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Lunedì 1 Gennaio 2007

Saddam Hussein giustiziato: poteva andare meglio

Archiviato in: Politica — Maurizio ( 06:07 )

Stretta di mano tra Rumsfeld e Saddam
Saddam Hussein è stato impiccato l’altro ieri ed io non sono soddisfatto. Eppure quando è stata annunciata la morte di Pinochet ho ritenuto ciò una buona notizia. Si volta pagina, ho pensato. Certo, i desaparecidos cileni non riappariranno magicamente, ma un brutto capitolo di storia è stato scritto, è passato, non esiste più. Pinochet, Milosevic, Ceausescu - tanto per citarne alcuni - sono tutti personaggi che morendo hanno fatto un favore all’umanità (a proposito, occhio a quanto viene scritto su Wikipedia, che pur essendo di natura open source, a volte non sembra essere proprio obiettiva!). Di conseguenza la morte di un dittatore è una notizia che si apprende sempre con un senso di sollievo per le povere popolazioni oppresse. Eppure la morte di Saddam Hussein non mi ha soddisfatto. Si trattava forse di un personaggio non meritevole di sparire dalla faccia della terra? No, non direi proprio. Leggendo il rapporto del Febbraio 2003 di “Nessuno tocchi Caino”, si apprendono gli orrendi crimini dei quali Saddam Hussein si è macchiato. Una feroce repressione di qualsiasi minimo accenno di dissenso era in atto durante il regime di Hussein. A coloro che dissentivano venivano strappate le unghie e tagliate le orecchie e la lingua. Molte persone sparivano nel nulla. I prigionieri venivano torturati. Per non parlare del genocidio dei Curdi. Il terrore che si respirava viene descritto efficacemente dalle parole dell’amante greca di Hussein, Parisoula Lampsos. Di lui la Lampsos diceva: “Per me era un dovere, ero obbligata a farlo. La paura induce a fare molte cose che non ci piacciono, ma io non dovevo mostrarla a Saddam. Quella soddisfazione, almeno, non gliela volevo dare. Quando lui mi voleva e io entravo nel suo letto, chiudevo gli occhi per riaprirli solo quando tutto era finito. Lui mi domandava perché mi comportavo così e voleva ché gli rispondessi: “Perché sono felice”; ma in realtà io piangevo con gli occhi asciutti. Dopo avere fatto l’amore con Saddam mi sentivo una specie di mostro, mi odiavo e mi disprezzavo. Correvo a farmi la doccia, mi lavavo in modo maniacale e, finalmente, scoppiavo a piangere.”. Saddam rimaneva al potere perché nessuno aveva il coraggio di dissentire. Nel 2002 Saddam Hussein venne rieletto Presidente con il 100% dei voti. Tutto ciò era frutto del terrore che la popolazione provava al solo pensiero di dissentire dalle opinioni imposte dal regime. Ma allora, perché non sono soddisfatto dell’avvenuta impiccagione di Saddam Hussein? Semplice, perchè sono contrario alla pena di morte. Non che lui non la meritasse, intendiamoci. Sono contrario alla pena di morte in assoluto. Come principio. La pena di morte è un orrendo retaggio che ancora molti paesi si portano dietro. Non solo attuandola ci si macchia dello stesso crimine del condannato, ma è soprattutto inutile. Nel caso specifico poi, è addirittura un errore politico a mio avviso. Infatti il rais è morto dichiarandosi martire. Ora c’è il rischio che la guerra civile in Iraq possa inasprirsi. Anzi, ci sono paesi come la Libia che vedono molto negativamente la cosa. Il generale Gheddafi ha indetto persino il lutto nazionale per tre giorni. La morte di Saddam Hussein è stata voluta fortemente da Bush per recuperare il forte calo del consenso che la guerra in Iraq ha causato. Se infatti il giorno dopo l’11 settembre non c’era americano contrario alla guerra, man mano che il conflitto in Iraq andava avanti il consenso dell’opinione pubblica americana calava. Colpa dei notevole numero di morti che tale conflitto ha generato. C’è un interessante articolo sul sito Comedonchisciotte dove viene fatto un raffronto tra Saddam Hussein e Bush. Nell’articolo del sito (la cui fonte originale si trova su Pravda.ru) si raffrontano i 148 sciiti condannati a morte da Saddam Hussein con i 152 ordini di condanna a morte firmati da George Bush quando era governatore del Texas (si cita ad esempio il caso di Terry Washington, un ritardato mentale condannato a morte in quel periodo). Si raffrontano le torture inflitte da Saddam Hussein agli oppositori con le torture compiute nel carcere di Abu Grhaib (vedi Abu Ghraib su wikipedia). Ci sono poi le vicende di Guantanamo. Infine si potrebbe parlare del capo di imputazione stesso: l’eccidio dei curdi nella città di Halabja ad opera di Saddam Hussein. Beh, la vicenda non è chiara al 100%. Ci sono delle ombre. Non dimentichiamoci che gli ispettori dell’ONU non hanno trovato armi di distruzione di massa. Chi ha procurato quindi il gas nervino usato da Saddam Hussein contro i curdi? In un articolo pubblicato su Altrestorie.org si parla della responsabilità degli USA in quella faccenda. In rete si può reperire ancora un famoso video che mostra la stretta di mano tra Donald Rumsfeld e Saddam Hussein (quando governava Rondald Reagan). A quei tempi una moltitudine di paesi che ora condannano l’eccidio di Halabja, si prodigava letteralmente per rifornire l’Iraq di armi e di finanziamenti. La Francia gli vendeva i Mirage e gli elicotteri, la Germania la tecnologia delle armi chimiche, gli USA un finanziamento di un miliardo di dollari. Tutto ciò avviene nel periodo durante il quale i curdi vengono sterminati. Le opinioni della politica estera di tutti questi paesi cambiano improvvisamente dopo l’occupazione del Kuwait nel 1990. Saddam Hussein diventa improvvisamente un feroce dittatore da combattere. Se si legge Aljazira.it si scoprono punti di vista diversi da quelli riportati dalla stampa in generale. Aljazira è un giornale fazioso si potrebbe obiettare. Ma punti di vista diversi li troviamo anche su Peacelink, sito che non definirei fazioso. Insomma la pena di morte non solo è da condannare, non solo è un errore politico, ma in questo caso traballa lo stesso concetto di giustizia. Un processo sommario che non ha ovviamente portato alla luce le responsabilità americane nella vicenda. Insomma il classico due pesi e due misure. Quando conviene agli USA Saddam Hussein è un alleato, quando non conviene più diventa un feroce dittatore. Ed il consenso dell’opinione pubblica americana aumenta nuovamente (forse) ascoltando le dichiarazioni di George Bush: “l’esecuzione è stato l’atto di giustizia che lo stesso Saddam Hussein aveva negato alle vittime del suo regime brutale”. Per fortuna che c’è Bush che agisce come ‘nostro’ garante della salvaguardia della giustizia. Ma…qualcuno ha forse mai richiesto il suo intervento come garante della giustizia nel mondo? Non erano compiti dell’ONU questi? No George, chi realmente ripudia la guerra, farebbe volentieri a meno di tali sedicenti paladini ‘garantisti’, promotori della pace a parole e guerrafondai nei fatti.

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