Censura Internet: Italia come Cina?
Sono sempre stato convinto dell’ignoranza dei politici italiani nei confronti di quel potente mezzo di comunicazione che è Internet. Ho sempre imputato le loro ‘bizzarre’ normative riguardanti la Rete, ad una scarsa conoscenza del mezzo. Sono dei burocrati goffi ed impacciati, e vecchi ‘mentalmente’ per capire uno strumento così moderno come Internet, pensavo. Ma forse non ho mai capito nulla. Forse mi sono sempre sbagliato. Forse i politici italiani stanno iniziando a capire le potenzialità di Internet ed iniziano ad averne timore. Infatti, rileggendo l’articolo Cassandra Crossing/Italia come Cina (Punto Informatico), ho iniziato a vedere sotto un’altra luce il recente decreto contro la pedopornografia in Rete firmato dal ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di mettere insieme tutti i pezzi del puzzle:
- legge 7 marzo 2001: in base a tale legge chiunque voglia pubblicare informazioni su un sito web deve ottemperare a speciali disposizioni e - se le informazioni pubblicate hanno carattere periodico - deve registrare il sito presso il tribunale come qualsiasi testata giornalistica (infatti tale legge assimila un sito web siffatto, ad una testata giornalistica). Coloro che non si adeguano a tale normativa sono puniti con reclusione fino a 2 anni (cfr. Punto Informatico)
- 15 aprile 2004: legge 106/2004 dell’ex ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani. Secondo tale legge tutti i siti web italiani devono depositare una copia elettronica del sito stesso presso le biblioteche centrali di Roma e Firenze. Motivo apparente della norma: “al fine di conservare la memoria della cultura e della vita sociale italiana”
- 27 luglio 2005: decreto Pisanu. Il decreto impone i fornitori di accesso Internet a tenere traccia di e-mail, siti web, p2p - insomma di tutto il traffico generato dai loro utenti - per un periodo non inferiore a 6 mesi. Cioè tutto ciò che fai in rete viene registrato dal tuo provider per 6 mesi. Scopo del decreto? Per combattere il terrorismo!
- Finanziaria 2006: provvedimento dell’AAMS (Azienda Autonoma dei Monopoli di Stato) che censura 500 siti dedicati alle scommesse ed ai giochi di azzardo online
- 2007: riconfermato il provvedimento attuato dall’AAMS e firmato decreto conto la pedopornografia in Rete dal ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni. Il decreto Gentiloni impone ai provider la censura dei siti pedopornografici. Ieri i siti di scommesse, oggi i siti pedopornografici, a quando i siti politici?
Non male come trend. Ma ricapitoliamo: registriamo tutti i siti italiani per conservare la cultura italiana; registriamo il sito al tribunale perché è come se fosse un giornale; censuriamo i siti stranieri di lotterie e casinò perché solo AAMS può gestire le lotterie; teniamo traccia almeno per 6 mesi di tutto quello che fanno i navigatori italiani per evitare il terrorismo; oscuriamo i siti cattivi per proteggere gli italiani dalla pedopornografia. Coincidenze? Politici goffi ed impacciati? Mah…