Alan Cox ed il brevetto del DRM
Sei un paladino dell’open source? Non riesci a sconfiggere il tuo nemico sostenitore del closed source? Combattilo usando le sue stesse armi…i brevetti! A questa sbalorditiva conclusione deve essere arrivato il geniale
Alan Cox quando ha presentato una
richiesta di brevetto nientemeno che del…DRM! E dire che lui ha sempre combattuto closed source e brevetti! Attenzione però: lo scopo sembrerebbe quello di acquisirne i diritti, per poter poi negare le licenze a chiunque voglia implementare algoritmi di tipo DRM. In Rete molti hanno espresso una certa perplessità riguardo la fattibilità di tale operazione. Non sono un esperto di diritto (anzi è una materia che ho sempre odiato) e anch’io ho le mie perplessità (sulla riuscita dell’operazione e sui brevetti software in generale), però…che dire, mi fido del mitico Alan! Se riesce, devo riconoscere che il piano è proprio diabolico…
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Radio, Internet e PERFORM
E dalle! Sempre lì intorno girano.
DRM, TPM, Broadcast flag…tutte tecnologie mascherate da innovazioni per la sicurezza e per la protezione dei diritti digitali, ma, in realtà, sistemi per limitare la libertà degli utenti. Sono anni che ci provano con il TPM (versione moderna del vecchio Palladium di Microsoft, tanto per capirci). Sembrava aperto uno spiraglio, con l’annuncio di EMI di eliminare il DRM dai suoi CD audio ed ecco che tocca alle radio che trasmettono in Rete. Delle radio in Rete e della possibilità - oggi legittima - di registrarne le trasmissioni in formato mp3 ne ho già parlato
qui. Il punto è che ora i senatori americani ci riprovano con il
PERFORM, una nuova legge per ‘blindare’ le trasmissioni delle radio su Internet. Già, altrimenti chiunque potrebbe registrarne i flussi in streaming, ottenendo dei perfetti file mp3. Eppure mi ricordo ancora quando si registravano le trasmissioni radio sulle musicassette! Chi se le ricorda? Questa nuova legge, se approvata, annullerebbe gli effetti dell’Audio Home Recording Act (il quale autorizza la copia delle trasmissioni radio per uso non commerciale).
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Legacci politici
Sta per partire il Wimax in Italia. Il timore diffuso è che le licenze vengano acquisite dai soliti noti (che di fatto ne impedirebbero la diffusione). In realtà, il problema non è solo l’assegnazione delle licenze. Infatti, anche ammettendo che tutto prosegua senza intoppi, rimane sempre il pericolo della politca. Una volta liberalizzate le licenze, potrebbero in ogni caso essere emanate leggi e decreti affossa-Wimax; a prescindere dal libero mercato e dalla vigilanza di AGCOM. E’ quanto è accaduto in passato con il Wifi. Il DPR 447 del 5 Ottobre 2001 stabiliva che le frequenze potevano essere impiegate solo nell’ambito di LAN ad uso privato. Successivamente questo impedimento venne eliminato, ma il decreto Pisanu aggiunse un altro impedimento. Stando a quanto scritto nel decreto Pisanu del 27 luglio 2005, è necessario richiedere un’autorizzazione al questore per chi mette a disposizione terminali telematici. Inoltre è richiesta la “preventiva acquisizione di dati anagrafici riportati su un documento di identità dei soggetti che utilizzano postazioni pubbliche non vigilate per comunicazioni telematiche ovvero punti di accesso ad Internet utilizzando tecnologia senza fili”. Lo scopo di tale decreto è la lotta al terrorismo. Una bella mazzata per il wifi, perché tutti questi impedimenti hanno di fatto scoraggiato l’installazione di hotspot. Ora, anche ammettendo che il Wimax venga liberalizzato, c’è sempre il rischio di leggi o decreti ‘miopi’ che ne impediscano lo sviluppo. Non c’è niente da fare, occorre informare. Occorre diffondere questi concetti anche tra in non addetti ai lavori. Occorre far capire le enormi opportunità che la Rete ha da offrire a tutti. I nostri politici devono capire che certi decreti contro il terrorismo o la pedofilia, non solo non servono, ma sono addirittura dannosi per il libero sviluppo della Rete.
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