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Giovedì 18 Gennaio 2007

Parli di Marijuana? Ti sequestro il sito!

Archiviato in: Web, Censura — Maurizio ( 10:29 )

Leggendo questa notizia su Punto Informatico, non credo ai miei occhi. E’ stato sequestrato dalla Polizia Postale un sito web dove venivano fornite informazioni su sostanze allucinogene in circolazione sul mercato illegale e sui loro effetti. Inoltre il sito forniva indicazioni sulla loro coltivazione, preparazione e modalità d’uso. Tutto questo stando a quanto scritto da Punto Informatico. Occorre fidarsi, in quanto il sito in questione (www.psicoattivo.it) è sotto sequestro e non è possibile verificarne il contenuto. Al posto del sito si trova una pagina della Polizia Postale. Stando sempre a quanto dichiarato da Punto Informatico, non si tratta di un caso isolato, in quanto già nel 2005 furono censurati alcuni siti ed il webmaster arrestato. I siti in questione sono www.marjuana.it e www.semini.it. Ora, il cervello è una massa di materia grigiastra che ha come scopo principale la produzione di pensiero. Cioè serve per riflettere. Essendo un essere vivente dotato di cervello, non riesco ad esimermi dal praticare questa ‘bizzarra’ pratica. I pensieri che fluttuano all’interno della mia scatola cranica sono i seguenti: i siti web di cui sopra, non sono stati sequestrati perché diffondevano informazioni, perché in Italia (stato di diritto, democratico e liberale), la diffusione di informazioni non è reato (anzi, è tutelata dall’articolo 21 della Costituzione). Stando a quanto recita la Costituzione la stampa (e quindi anche i siti web) non può essere soggetta a censura o sequestri. Tranne nei casi di violazione delle norme della legge sulla stampa. I siti web di cui sopra non sono stati sequestrati perché vendevano semi di cannabis, in quanto tale pratica in Italia è del tutto legale. In Italia infatti, è vietata la coltivazione della cannabis (da 6 a 20 anni di reclusione; la legge 49/2006, cosiddetta Fini-Giovanardi non non chiarisce la differenza tra coltivazione per uso personale e coltivazione per vendita e spaccio) ma non il possesso dei semi, che possono essere usati per altri fini (ad esempio per collezionismo). Quindi ricapitolando: i siti web di cui sopra fornivano informazioni su sostanze allucinogene e stupefacenti (ed è legale), vendevano semi di cannabis (ed è legale in quanto i semi in sé non sono considerati sostanza stupefacente dalla legge italiana). Dov’è allora l’inghippo? Bene, l’insieme di tutti questi fatti, viene considerata istigazione alla coltivazione (che è illegale). Ma questa argomentazione a dire il vero sembra pretestuosa. Se ciò fosse vero, allora dovremmo sequestrare e censurare migliaia di siti web. In Rete infatti, è possibile trovare qualsiasi tipo di informazione. E sottolineo la parola qualsiasi. Questo fatto, la politica italiana sembra ignorarlo. Ma perché invece di preoccuparci dei siti web che diffondono informazioni, non ci preoccupiamo di quei siti web che non le diffondono? Il portale Italia.it è un sito web annunciato da anni, costato ben 45 milioni di euro ai contribuenti italiani ed ecco cosa ci offre: Italia.it. Sono anni che periodicamente digito l’indirizzo di quel sito per vedere se finalmente sono riusciti a scriverci qualcosa! Anni. Il sito Italia.it si trova in quella situazione dal 3 giugno del 2004. Ancora mi ricordo quando lessi la notizia quasi 3 anni fa…pensai…45 milioni di euro per un portale? E pensare che io stavo creando qualcosa di simile per molto meno…un portale sul turismo a livello mondiale, dedicandomici durante il tempo libero. Ancora ricordo l’inserimento degli indirizzi dei siti web di tutti i comuni italiani…più di 8.000 comuni, tutti inseriti a mano, in circa un mese di lavoro (nel tempo libero). Due sole persone per inserire tutti quei dati. In un mese. Con Italia.it qualche azienda si è intascata 45 milioni di euro e non ha fatto nulla! Ma perché non hanno chiamato a me dico io: gli facevo lo stesso lavoro ad un millesimo di quel prezzo! Leggendo questo post vedo che qualcuno è arrivato alle mie stesse conclusioni. Il dominio Italia.it è intestato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Bene! Ma questa storia meriterebbe un post a parte. Tornando al discorso sequestro e censura, mi torna in mente il libro “Spaghetti hacker” di Stefano Chiccarelli e Andrea Monti. Nel libro viene raccontata la storia dell’hacking in Italia. Cosa mi fa associare questo post a quel libro? La parola ’sequestro’. E’ un libro interessante che consiglio a tutti di leggere. Ma non solo. Mi tornano in mente i siti stranieri di scommesse online (censurati dall’AAMS). Mi torna in mente l’ultimo decreto Gentiloni (che legalizza la censura con il pretesto della pedopornografia). Insomma, l’Italia sembrerebbe un paese dalla censura facile. E questa è la cosa che meno sopporto. Non dico cosa penso in fatto di cannabis, perché altrimenti la Polizia Postale oscura questo blog (non può sequestrare i server di Googe infatti) e come minimo mi arresta per istigazione al consumo di canne. Non dico neanche quanti danni ormai accertati dalla comunità scientifica mondiale possa arrecare il tabacco. Dico solo che quando diedi l’esame di fisiologia ed igiene del lavoro industriale, circa 20 anni fa, lessi una paginetta che illustrava tali danni e rimasi senza parole (chissà che ne pensa Veronesi). Dico solo che lo Stato Italiano incassa circa il 75% del costo di un pacchetto di sigarette (tra IVA, accise e dazio) e - nonostante questo palese conflitto di interessi - ostenta la sua ipocrisia in un modo che a parer mio offende l’intelligenza degli italiani. Accidenti, non riesco a smettere di divagare, ma queste faccende mi indignano. Come recita la celebre frase di Stewart Brand: “information wants to be free”, l’informazione deve essere libera e protetta da censure. Tutto ciò che è censura non fa parte di un paese realmente libero a mio avviso. Il termine stesso ‘censura’ mi incute timore. Ecco perché dobbiamo combatterla in modo forte, chiaro e deciso.

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Mercoledì 17 Gennaio 2007

Alan Cox ed il brevetto del DRM

Archiviato in: Diritto d'autore, Open source — Maurizio ( 12:49 )

Sei un paladino dell’open source? Non riesci a sconfiggere il tuo nemico sostenitore del closed source? Combattilo usando le sue stesse armi…i brevetti! A questa sbalorditiva conclusione deve essere arrivato il geniale Alan Cox quando ha presentato una richiesta di brevetto nientemeno che del…DRM! E dire che lui ha sempre combattuto closed source e brevetti! Attenzione però: lo scopo sembrerebbe quello di acquisirne i diritti, per poter poi negare le licenze a chiunque voglia implementare algoritmi di tipo DRM. In Rete molti hanno espresso una certa perplessità riguardo la fattibilità di tale operazione. Non sono un esperto di diritto (anzi è una materia che ho sempre odiato) e anch’io ho le mie perplessità (sulla riuscita dell’operazione e sui brevetti software in generale), però…che dire, mi fido del mitico Alan! Se riesce, devo riconoscere che il piano è proprio diabolico… ;-)

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Radio, Internet e PERFORM

Archiviato in: Web, Musica, Diritto d'autore — Maurizio ( 12:28 )

E dalle! Sempre lì intorno girano. DRM, TPM, Broadcast flag…tutte tecnologie mascherate da innovazioni per la sicurezza e per la protezione dei diritti digitali, ma, in realtà, sistemi per limitare la libertà degli utenti. Sono anni che ci provano con il TPM (versione moderna del vecchio Palladium di Microsoft, tanto per capirci). Sembrava aperto uno spiraglio, con l’annuncio di EMI di eliminare il DRM dai suoi CD audio ed ecco che tocca alle radio che trasmettono in Rete. Delle radio in Rete e della possibilità - oggi legittima - di registrarne le trasmissioni in formato mp3 ne ho già parlato qui. Il punto è che ora i senatori americani ci riprovano con il PERFORM, una nuova legge per ‘blindare’ le trasmissioni delle radio su Internet. Già, altrimenti chiunque potrebbe registrarne i flussi in streaming, ottenendo dei perfetti file mp3. Eppure mi ricordo ancora quando si registravano le trasmissioni radio sulle musicassette! Chi se le ricorda? Questa nuova legge, se approvata, annullerebbe gli effetti dell’Audio Home Recording Act (il quale autorizza la copia delle trasmissioni radio per uso non commerciale).

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Legacci politici

Archiviato in: Politica, Internet — Maurizio ( 11:22 )

Sta per partire il Wimax in Italia. Il timore diffuso è che le licenze vengano acquisite dai soliti noti (che di fatto ne impedirebbero la diffusione). In realtà, il problema non è solo l’assegnazione delle licenze. Infatti, anche ammettendo che tutto prosegua senza intoppi, rimane sempre il pericolo della politca. Una volta liberalizzate le licenze, potrebbero in ogni caso essere emanate leggi e decreti affossa-Wimax; a prescindere dal libero mercato e dalla vigilanza di AGCOM. E’ quanto è accaduto in passato con il Wifi. Il DPR 447 del 5 Ottobre 2001 stabiliva che le frequenze potevano essere impiegate solo nell’ambito di LAN ad uso privato. Successivamente questo impedimento venne eliminato, ma il decreto Pisanu aggiunse un altro impedimento. Stando a quanto scritto nel decreto Pisanu del 27 luglio 2005, è necessario richiedere un’autorizzazione al questore per chi mette a disposizione terminali telematici. Inoltre è richiesta la “preventiva acquisizione di dati anagrafici riportati su un documento di identità dei soggetti che utilizzano postazioni pubbliche non vigilate per comunicazioni telematiche ovvero punti di accesso ad Internet utilizzando tecnologia senza fili”. Lo scopo di tale decreto è la lotta al terrorismo. Una bella mazzata per il wifi, perché tutti questi impedimenti hanno di fatto scoraggiato l’installazione di hotspot. Ora, anche ammettendo che il Wimax venga liberalizzato, c’è sempre il rischio di leggi o decreti ‘miopi’ che ne impediscano lo sviluppo. Non c’è niente da fare, occorre informare. Occorre diffondere questi concetti anche tra in non addetti ai lavori. Occorre far capire le enormi opportunità che la Rete ha da offrire a tutti. I nostri politici devono capire che certi decreti contro il terrorismo o la pedofilia, non solo non servono, ma sono addirittura dannosi per il libero sviluppo della Rete.

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Martedì 16 Gennaio 2007

Basta parlare di iPhone!

Archiviato in: Cellulari, Marketing — Maurizio ( 11:57 )

Non vorrei più parlare dell’iPhone della Apple, ma questa cosa la devo dire proprio. Ho letto decine di commenti sul nuovo telefonino Apple ma la perplessità più diffusa in Rete riguarda il prezzo. Il commento tipico recita più o meno così: “costa troppo, non lo comprerà nessuno!”. Beh, purtroppo devo dire che non c’è commento più sbagliato. Il ‘gingillo’ costa un patrimonio in effetti, ma verrà venduto, eccome se verrà venduto. Agli scettici consiglierei di leggere quanto dice lo stesso Steve Jobs: i-love-all-this-whinging-about-iphone.html. Ecco un passo degno di nota:

“Cracks me up to read this articles where these broke-ass reporters wring their little hands and wonder if the “high price” of the iPhone will hurt demand. Have you idiots not figured it out yet? Higher prices make people want things more. Jesus. Have you learned nothing?”.

Cioè più o meno: “mi schianto a leggere questi articoli dove questi BIP di reporter si torcono le mani chiedendosi se l’alto prezzo dell’iPhone limiterà la domanda. BIP, non l’avete ancora scoperto? I prezzi più alti fanno desiderare di più le cose alla gente. Gesù. Non avete capito nulla?”. E ancora:

“per alcune fasce di persone, i prezzi incredibilmente alti non sono un freno, all’opposto, sono un incentivo. Prendi gli orologi Rolex. Non sono migliori dei Timex. Probabilmente sono peggiori. Ma poichè loro spendono così tanto per i Rolex, qualsiasi nuovo BIP arricchito del mondo scopre che ne deve avere uno.”.

Sembra che ai tempi di NeXT, una volta stabilito il giusto prezzo, tale prezzo venne volutamente quadruplicato! Ma la gente non comprava. Alla fine il grande Steve scoprì il numero magico: un rincaro forzato del 50%. Beh, devo dire che leggendo questo post ho avuto due dubbi: 1) non si tratta del vero Steve Jobs 2) si tratta di un blog quantomeno ironico. A prescindere dalla fondatezza o meno di quanto scritto in quel blog, ecco come la penso: non comprerò mai un iPhone (ammesso che continuerà a chiamarsi così), comprerò un Nokia N95 (lo ‘coltivo’ da un anno ormai), le macchine Apple non sono più le stesse (da quando sono passate da IBM ad Intel). I miei iMac ed iBook sono rigorosamente PPC IBM. Sono dei veri RISC. Speriamo che il microprocessore duri in eterno…Di Intel mi basta e mi avanza il Celeron del mio Toshiba…

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La legge è uguale per tutti…ma per alcuni è ancora più uguale!

Archiviato in: Politica — Maurizio ( 11:48 )

Ancora una volta ha vinto la prescrizione. Le leggi emanate dal governo Berlusconi continuano a produrre effetti. Un’ordinanza del presidente della prima sezione del Tribunale di Milano ha decretato il non luogo a procedere relativamente ai reati di appropriazione indebita, falso in bilancio e frode fiscale - contestati a Berlusconi - per avvenuta prescrizione. I reati contestati riguardano gli episodi fino al 1998 (falso in bilancio e frode fiscale) e fino al 1999 (appropriazione indebita). La prescrizione è stata ‘agevolata’ da una delle tante leggi ad personam introdotte da Berlusconi: la famosa legge ex-Cirielli 251/2005). La depenalizzazione del falso in bilancio è dovuta invece alla legge 61/2002 (emanata sempre dal governo Berlusconi). Da corollario ci sarebbe anche da dire che varie leggi furono emanate con l’unico scopo di allungare i tempi dei procedimenti e di ostacolarne il regolare andamento. Un esempio su tutti è la legge 367/2001 (legge sulle rogatorie). Altre leggi ‘degne di nota’ sono il Lodo Schifani (legge 140/2003, che introduce il concetto di impunità per le 5 più alte cariche di Stato, tra cui anche il Presidente del Consiglio) e la legge Cirami sul legittimo sospetto (248/2002). Ecco un elenco di alcune leggi ad personam che Berlusconi ha emanato durante il suo mandato per ‘ben governare’ il popolo italiano:
  • 2001: Modifica PAI (Piano Assetto Idrogeologico)
  • 2001: Rogatorie (legge 367/2001)
  • 2002: Falso in bilancio (legge 61/2002)
  • 2002: Legittimo sospetto (legge 248/2002)
  • 2003: Lodo Schifani (legge 140/2003)
  • 2004: Condono edilizio (legge 308/2004)
  • 2004: Legge Gasparri (legge 112/2004)
  • 2005: Costruzioni in Sardegna (legge 15/2005)
  • 2005: Prescrizione (legge 251/2005)

Altre leggi ad personam emanate dal governo Berlusconi sono reperibili su Wikipedia.

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Luoghi comuni

Archiviato in: Salute — Maurizio ( 11:37 )

I luoghi comuni sono pericolosi perché ci impediscono di ragionare con la nostra testa. Si tratta di ragionamenti preconfezionati creati e diffusi da alcune aziende al fine di trarne profitto. Ad esempio mi vengono in mente le aziende produttrici di acque minerali. Un messaggio che viene molto propagandato oggi è infatti la necessità di bere molta acqua. Se ne consigliano in media 2,5 litri al giorno. Per millenni il meccanismo fisiologico della sete è stato sufficiente ad introdurre la giusta quantità di acqua necessaria a mantenere il corretto equilibrio idrico. L’era moderna ci ‘insegna’ che tale meccanismo non basta più. Ho sempre dubitato di questi messaggi ’salutisti’. Oggi, leggo su Repubblica di una ragazza californiana morta dopo un concorso radiofonico che premiava chi riusciva a bere più acqua. Come è possibile morire a seguito di una grande bevuta? Subito è scattata la ricerca in Rete. Ecco quanto ho scoperto: il corpo umano contiene dal 45% al 78% di acqua (la variabilità dipende dalla costituzione fisica). Un corretto ricambio idrico è necessario per la sopravvivenza delle cellule ed evitare la disidratazione. Fin qui niente di nuovo. Poi leggo che esiste la cosiddetta ‘intossicazione da acqua’. L’introduzione di troppa acqua infatti, può determinare uno scompenso dell’equilibrio idro-salino (iponatriemia). Lo squilibrio può provocare la morte per encefalopatia iponatremica. Ciò sembra essere particolarmente vero per chi soffre di scompensi a livello dell’ormone ADH (Anti Diuretic Hormone). Di questo ne parla anche il British Medical Journal. Una curiosità: la ‘fame’ d’acqua, cioè la necessità (psicologica o derivata da altre malattie come il diabete) di assumere grandi quantità di acqua, si chiama ‘potomania’ (occhio alle vocali eh?). La morale? Ragiona con la tua testa e non ti fidare dei luoghi comuni: ascolta la tua sete! (Ogni riferimento pubblicitario è puramente casuale).

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Lunedì 15 Gennaio 2007

Gli anticorpi che salveranno Internet

Archiviato in: Internet — Maurizio ( 14:22 )

Ormai sono arrivato alla conclusione che Internet è un organismo vivente. E’ un’idea che stavo maturando da un po’, ma la certezza di questa affermazione l’ho avuta leggendo questo post su Wired e scambiando qualche commento su alcuni blog. Nel suddetto post, il professore Jonathan Zittrain (Internet governance and regulation, Oxford University) ipotizza la fine di Internet, a causa di spam, virus, spyware e maleware. La sua tesi è che l’aggressività sempre più forte del malware sposterà gli utenti più smaliziati, dai propri PC ad apparecchi alternativi (come Blackberry, iPod, Xbox e via dicendo). Poiché tali apparecchi diventeranno sempre più proprietari e meno aperti, si finirà per migrare verso sistemi chiusi che, di fatto, uccideranno l’innovazione che oggi prospera grazie ad Internet (che è un sistema aperto). La sconfitta dell’innovazione ucciderà Internet stessa. In altre parole, Internet si è sviluppata così come la conosciamo noi perché si è avvalsa di standard aperti. E questo è senza dubbio vero. La vera innovazione nasce negli ambienti aperti (standard, protocolli, software, etc.). Quando gli utenti - per accedere ad Internet - si orienteranno verso apparati proprietari (abbandonando il PC), i sistemi chiusi avranno la meglio ed Internet morirà. Bene, io non credo a questa tesi. Io la penso diversamente. Dunque…Internet è una rete di reti diverse di computer. Milioni di computer collegati tra loro. Cavi di rame, fibre di vetro, onde radio, collegano tra loro milioni di microprocessori e milioni di dischi. Dentro molti di questi dischi, sono contenuti i siti web. Statici. Pagine elettroniche registrate su materiale magnetico. Si sta parlando quindi una infrastruttura di tipo inorganico. Questa struttura è tutto fuorché un organismo vivente. Forse. Ma a ben guardare, no, non è esattamente così. Quello che la gente chiama comunemente Internet, altro non è che il Web (o WWW, World Wide Web, ragnatela mondiale). Ma Internet è ben altro: posta elettronica, liste di discussione, gruppi di discussione, chat. Internet insomma è popolata da persone. Ma fin qui niente di nuovo per il momento. IRC è uno dei primi protocolli di ‘chat’ che è stato creato su Internet. Il web ancora non esisteva. IRC collega persone di tutto il mondo che discutono dei più svariati argomenti all’interno di ’stanze’ virtuali tematiche (i canali). Vista così quindi, Internet sembra ancora una infrastruttura inorganica popolata da persone (organiche). Ma ecco il pezzo forte: i blog. Già, i blog. Fino a poco tempo fa esistevano solo i classici siti web. C’erano persone che scrivevano delle pagine e c’erano delle persone che leggevano quelle pagine. Non c’era interazione. Un sito web, sepolto sotto miliardi di pagine web, poteva non essere mai scoperto da anima viva. Poi vennero i motori di ricerca a dare una mano. I forum, le chat, i newsgroup consentivano l’interazione tra gli individui, ma non c’era ancora un vero interscambio dell’informazione. Il miracolo avvenne con i blog. I blog consentono infatti l’interazione tra chi scrive e chi legge. Chi legge diventa a sua volta autore (commentando) e chi scrive diventa lettore (leggendo i commenti). I blog sono collegati tra loro e le notizie all’interno della blogosfera viaggiano alla velocità della luce. Quasi letteralmente. Cosa impensabile con i siti web, neanche quelli dei giornali. E qui si comincia ad intravedere il concetto di organismo vivente. La Rete infatti non è fatta più di freddi computer collegati tra loro. Ora la Rete è composta da persone collegate tra loro. La rete diventa una ’struttura’ composta da milioni di menti collegate tra loro. Le informazioni tra mente e mente transitano in tempo quasi reale. Le informazioni volano da un capo all’altro della blogosfera a velocità altissime. E’ come un unico cervello. Anzi no, una rete di cervelli. Ok, ora che abbiamo assimilato la Rete ad un enorme organismo vivente, possiamo ipotizzare che al suo interno esistano degli anticorpi. Possiamo cioè ipotizzare che la Rete sia in grado di difendersi autonomamente dagli attacchi dei virus. Come? Basterebbe far circolare all’interno della Rete le giuste informazioni. Lo spam ed i virus ad esempio, hanno vita facile grazie al comportamento imprudente di ciascuno di noi. Se ciascuno di noi adottasse un comportamento ineccepibile per ciò che concerne la sicurezza, tali minacce non esisterebbero. Che i virus si diffondano solo a seguito dei comportamenti imprudenti degli utenti è un fatto assodato da tempo (in 20 anni di lavoro e divertimento con i computer, non ho mai avuto grossi problemi con i virus). Il tam tam che viene fatto nella blogosfera, ha un potere enorme a mio avviso. Argomenti come ‘Twitter’, ‘delurking day’, ‘autoreferenzialità’, ‘iPhone’ in passato hanno viaggiato velocissimi all’interno della blogosfera. O sbaglio? L’informazione diventa perciò il miglior antivirus. Ecco perché credo che la Rete non morirà. Ma c’è dell’altro. Oltre a concepire la Rete come un gigantesco organismo (e non più come un freddo ed inorganico groviglio di cavi), c’è un altro concetto da tener presente. Qui mi ha fatto riflettere anche il post di Stefano Quintarelli sul tema della neutralità della Rete (concetto questo, molto difeso anche da Tim Berners Lee, uno dei fondatori del Web). Il suo post ed i relativi commenti si trovano qui. In sostanza Stefano mi illustra la tesi di Zingales (autore di ‘Salvare il capitalismo dai capitalisti’, libro che confesso di non aver letto) secondo la quale, per quanto si possa ostacolare l’evoluzione, si tratta di uno sforzo inutile. Serve solo a rallentare il processo, in quanto le forze che impongono i cambiamenti sono ormai al di fuori del controllo dei paesi. Come a dire: i singoli governi non possono frenare l’innovazione per troppo tempo. L’innovazione è come un’immensa pentola a pressione: se si tenta di bloccarne l’avanzata, in assenza di una valvola di sfogo, la pentola esploderà prima o poi. E lo farà con una potenza inaudita (un esempio più calzante potrebbe essere la falda acquifera: l’acqua infatti aggira l’ostacolo e alla fine trapassa la roccia!). Io penso che ciò corrisponda al vero. E’ sufficiente studiare la storia dell’evoluzione tecnologica. Nessuno è mai riuscito ad impedire lo sviluppo tecnologico. Rallentarlo si, ma non impedirlo. I treni non li voleva nessuno all’inizio perché…spaventavano le mucche le quali avrebbero prodotto meno latte (sic!). I videoregistratori erano delle armi diaboliche per riprodurre illegalmente i film. I lettori Mp3 favorivano la pirateria, le reti P2P erano dei covi di pirati. La stessa Internet in Italia era considerata inizialmente un covo di pornografi, i giornalisti l’attaccavano e le masse la snobbavano (l’ignoranza regnava sovrana allora). Queste sono tutte innovazioni che hanno subito dei rallentamenti a seguito degli ostacoli ed alle resistenze che hanno incontrato. Ma non sono morte. Non si riesce ad impedirne lo sviluppo. Un esempio attuale? Dopo lo scandalo Sony con il suo ‘trojan-DRM’ (un vero e proprio trojan all’interno dei CD), la casa discografica EMI ha annunciato che nei nuovi CD non verrà più inserita alcuna tecnologia ‘anticopia’ DRM. Non male no? Insomma ci si sta ravvedendo. In sostanza, ormai nessuno è più in grado di imporre uno standard od una tecnologia proprietaria a lungo termine. E…beh, sono ottimista…l’open source prenderà il sopravvento sul closed source (come a dire che Linux la spunterà su Windows). Per forza di cose deve essere così: se una tecnologia è migliore di un’altra, alla lunga la spunterà su quella peggiore. E poiché - per forza di cose - uno standard aperto è migliore di uno chiuso, alla lunga quello aperto prevarrà su quello chiuso. Certo, magari occorreranno anni, ma è solo questione di tempo. La stessa censura cinese sta - lentamente - scricchiolando. Il governo cinese ne è consapevole e - faccio una profezia - alla fine dovrà soccombere. E solo questione di tempo. Forse io non vedrò questi cambiamenti, ma avverranno prima o poi. Le crepe incominciano con delle microfratture inizialmente. Infinitesimali. Ma le crepe possono alla fine far crollare una diga. Concludendo, queste dinamiche delle quali ho parlato, sono gli anticorpi, la Rete (con noi dentro) è l’organismo vivente. Internet non potrà morire mai caro professore. Questa è ovviamente la mia opione, o per dirla meglio, IMHO (niente, non riesco ad evitare i post interminabili…).

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Sabato 13 Gennaio 2007

Ustica: la strage impunita

Archiviato in: Stragi — Maurizio ( 10:32 )

La strage di Ustica…dopo 27 anni nessun colpevole, 81 vittime, nessun risarcimento per i loro familiari…alto tradimento? Ora non esiste più se non c’é violenza (grazie Berlusca). USA, Francia, Italia, Libia, Gran Bretagna…ma quanti erano? Già…la NATO. Somalia…c’è un leader di Al Quaeda…gli USA bombardano…per prendere un terrorista ammazzano 27 civili. E noi un lieve impercettibile mormorio. Si, sono da condannare queste azioni americane…no-no-no, non si fanno queste cose…fine delle rimostranze. Se non ci fossero due pesi e due misure, si dovrebbe poter leggere nei giornali: leader di Al Quaeda si nasconde all’interno del Pentagono. Wow! Con una sola testata nucleare lo si potrebbe eliminare…o no? Quasi quasi la diffondo io questa notizia. L’Iran annuncia un programma nucleare…sanzioni dell’ONU. Gli USA annunciano piano per dotarsi (loro possono) di nuove testate nucleari. E noi in silenzio. Niente sanzioni. Perché mi ritorna in mente la strage del Cermis? Perché penso alla strage di Bologna? Che strana associazione di idee, no? Perché provo rabbia nel parlare di queste cose? Perché provo indignazione? Non so…già, sono proprio un tipo strano io…lo so, lo so, avevo detto basta con i postoni, ma questo pezzo di diario lo DEVO inserire:

“Caro diario sono felice, oggi è il 26 giugno 1980 e sono stata promossa. EVVIVA!!!!! (ho tredici anni) Mamma e Papà sono molto orgogliosi di me, mi hanno promesso da mesi che il loro regalo per la promozione sarà portarmi con loro in Sicilia. EVVIVA!! Ce l’ho fatta e non vedo l’ora di fare il mio primo viaggio in aereo, anche per i miei genitori è la prima volta. Oggi ho telefonato a mia cugina a Palermo, le ho detto che fra qualche giorno ci vedremo, anche la nonna è contentissima e non vede l’ora, ed anch’io sono impaziente di fare questo viaggio. Caro diario oggi 26 giugno 1980 c’è stato un cambiamento nel programma. La mamma ha detto che siccome non ha trovato posto in aereo, partono solo loro due con la speranza di poter trovare due biglietti, promettendomi un nuovo regalo al ritorno. UFFA!!! Non è giusto! Sono arrabbiatissima! Non voglio un altro regalo. Ho pianto tutto il pomeriggio, ma le mie lacrime sono servite solo a far partire la mamma molto triste. Le sue parole per consolarmi sono state: “tu devi badare alla famiglia perché sei la più giudiziosa”. UFFA! Mamma mi ha tradita, non è stata di parola. Non si fanno promesse se poi non si mantengono. Io voglio il regalo promesso. Voglio volare con Mamma e Papà. Oggi 27 sono partiti, nel pomeriggio hanno telefonato per dire che l’aereo partiva in ritardo, colevano parlare con me, ero così arrabbiata che non sono andata al telefono. Caro diario oggi 28 giugno 1980 non credetrai a quello che ti dirò ora: la Mamma e il Papà non hanno ancora telefonato per dire che sono arrivati. Qui sono tutti agitati. Non credo a quello che sento, dicono che l’aereo è scomparso!! NO! Non è possibile, non può succedere niente di brutto ai miei genitori. Io sono la piccola di casa. Ma perché a casa nostra c’è sempre il dottore e mi mandano sempre a comprare la camomilla? Perché i miei fratelli e mia sorella piangono sempre? Perché la TV fa vedere sempre quelle immagini nel mare? Sono tutte finte, come dice sempre la Mamma! Se potessi sentirla al telefono la Mamma mi tranquillizzerebbe. Mi sento morire. I miei fratelli sono partiti a cercare Mamma e Papà. Sono due giorni che tengo le dita incrociate, qui sono tutti disperati, ma io no, perché so che Mamma e Papà torneranno molto presto. C’è un via vai di parenti, amici che ci opprimono, piangono. Non sanno che lo fanno inutilmente, perché non è vero niente, Mamma e Papà torneranno da me, perché non lascerrebbero mai la propria piccola qui sola. I miei genitori mi vogliono troppo bene per abbandonarmi. Tornate presto vi prego. Caro diario mi stanno facendo credere a questa realtà, ma io tengo forte le mie dita incrociate, quello che sto passando non te lo so descrivere. Mi riempio di pizzicotti per svegliarmi da questo incubo che non finisce mai. Papà, Mamma dove siete andati a finire? Perché mi lasciate così sola… In famiglia c’è tensione, non so più se chiamarla famiglia, ora non è rimasto niente della mia meravigliosa famiglia. Solo il dolore regna fra noi e fa continuare i nostri giorni. Oh Dio, che sta succedendo a noi tutti? Perché hai voluto questo? Chi ha voluto e permesso tutto questo? Perché delle persone fanno queste cattiverie? Perché devono esistere questi sbagli e far soffrire così la gente? Caro diario oggi sono andata nella casa dove ero così felice con i miei genitori, è così vuota, spoglia, lugubre ed ho cominciato a sognare ad occhi aperti. Vedo Mamma e Papà scendere dall’auutobus con delle grandi valige, entrare in casa, salire le scale ed io precipitarmi ad abbracciarli! Oh Signore ti ringrazio!! Non mi stacco più da loro, non mi voglio più svegliare, portatemi via con voi vi prego. Ho pianto tanto, tanto, urlato più forte che potevo, avrei voluto farli scendere da quel maledetto aereo che me li aveva portati via. Sono stanca, nauseata, ho paura che impazzirò o forse pazza lo sono già. Vorrei farla finita. Mamma, Papà perché non mi avete portato via con voi? Io non riesco più a vivere! Caro diario sono strastufa, non ce la faccio più, ora ti saluto, vado a dormire, spero che i miei sogni mi portino via con loro. Anno 1990. Da quel triste momento di dieci anni fa tutti mi hanno sempre detto che ero fortunata ad essere così piccola e che quindi non soffrivo più di tanto, ma non sanno che quando la speranza muore la vita non ha più senso. Quella bambina è cresciuta, ora ha ventitré anni, ed ancora non sa che senso dare a questa sua sofferenza.” (Linda Lachina).

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Venerdì 12 Gennaio 2007

Delurking day (o de-lurking day o delurking days?)

Archiviato in: Blog — Maurizio ( 00:25 )

La cosa più divertente che ho notato scrivendo questo blog, è che alla fine volenti e nolenti si entra all’interno di una comunità di altri blogger. E all’interno di tale comunità periodicamente nascono dei tormentoni. Oggi (fino al 14?) è la volta del ‘delurking day’. Potevo esimermi dal partecipare? Direi di no. ;o) Il 5 gennaio 2005 nasce il “de-lurking day”, da un’idea lanciata da un blogger americano: Paper Napkin. Non so bene in quale giorno si festeggi in realtà, in quanto ogni blogger lo lancia un po’ quando gli pare. Ad ogni modo il de-lurking day dovrebbe ‘aggirarsi’ tra il 5 ed il 14 gennaio. Scopro questa cosa oggi, leggendo un post di Napolux (che lo ‘festeggia’ dal 10 al 13 gennaio). Si ma cosa è questo delurking day? Il termine viene da ‘lurker’ che su Internet rappresenta colui che legge i forum, i newsgroup, i blog, etc., senza mai parteciparvi attivamente. Se parliamo di blog, partecipare significa lasciare un commento. Durante il delurking day si esorta (supplica) i visitatori che leggono il blog (ma che non hanno mai scritto un commento), a farsi vivi. La prassi vuole che a questo punto segua la…ehm…supplica :-))) Quindi:
  • leggi questo blog e non hai mai commentato?
  • sei colto/a da una irrefrenabile voglia di scrivere?
  • vuoi lasciare anche tu un segno?
  • vorresti commentare ma ti vergogni di farlo?
  • sei timido/a?
  • non hai mai avuto nulla da dire leggendo i miei post?
  • sei un blogger che leggo e commento e…ehm…vuoi ricambiare? ;o)
  • non hai un c…. di meglio da fare?

Allora sfogati! Questo è il tuo giorno. E’ l’occasione giusta per lasciare un tuo commento!

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