L’Italia ripudia la guerra
Questo è il post più lungo che abbia mai scritto, ma credo che meriti la lettura. In particolare l’ultimo link che si trova in fondo a questo post. Non dimenticate di visitarlo. Cominciamo. Perché se Turigliatto e Rossi votano contro la guerra in Afghanistan sono dei dissidenti? Perché l’Iran deve cessare immediatamente il piano nucleare mentre gli USA stanno rimodernando le proprie testate nucleari? Perché noi stiamo qui a discutere se Rifondazione Comunista ha fatto bene ad allontanare Turigliatto o ha sbagliato, mentre ci sono venti di guerra che soffiano minacciosi? Ci sono troppe incongruenze che mi disturbano. E’ sempre la solita, vecchia, trita, ritrita, ripresentata in varie salse, anacronistica, velenosa storia del due pesi e due misure. Gli USA stanno pianificando un attacco nucleare in Iran. Il pretesto? Scardinare gli armamenti nucleari - presunti - dell’Iran. Vediamo…da noi casca il Governo a causa della politica estera, e negli USA si pianificano le guerre: Iraq, Afghanistan, Iran. Dal Telegraph dell’11 aprile 2006:
“The Bush administration is planning to use nuclear weapons against Iran, to prevent it acquiring its own atomic warheads, claims an investigative writer with high-level Pentagon and intelligence contacts”.Traduco: “l’amministrazione Bush sta pianificando l’uso di armi nucleari (ma non sono da condannare?) contro l’Iran, per impedirgli di produrre le proprie testate nucleari, afferma un redattore che ama investigare e che ha contatti con fonti informative al Pentagono di alto livello”. E ancora:
“Although Iran claims that its nuclear programme is peaceful, US and European intelligence agencies are certain that Teheran is trying to develop atomic weapons.”Cioè: “Nonostante l’Iran dichiari che il suo programma di sviluppo nucleare sia indirizzato verso scopi di pace, i servizi segreti USA ed europei sono certi che Teheran stia tentando di sviluppare ordigni nucleari”. Hmmm…mi ricorda qualcosa. In Iraq dovevano essere presenti degli armamenti di distruzione di massa, non è vero? Certo, ora in Iran ci sono gli ordigni nucleari. Vediamo. Armi di distruzione di massa in Iraq, Talebani in Afghanistan e bombe atomiche in Iran. In effetti Rossi e Turigliatto hanno fatto male a votare contro la politica estera italiana: dobbiamo obbedire agli USA, altrimenti potremmo diventare degli stati canaglia…no, tranquilli ragazzi: da noi c’è solo qualche goccia di petrolio sotto la Pianura Padana. Non c’è da temere. Stando sempre all’articolo del Telegraph (ricordo che risale a circa un anno fa) gli strateghi del Pentagono stanno aggiornando i piani per colpire i siti nucleari iraniani con ordigni B2 a lunga gittata e missili lanciati da sommergibili nucleari:
“This newspaper disclosed recently that senior Pentagon strategists are updating plans to strike Iran’s nuclear sites with long-distance B2 bombers and submarine-launched missiles. And last week, the Sunday Telegraph reported a secret meeting at the Ministry of Defence where military chiefs and officials from Downing Street and the Foreign Office discussed the consequences of an American-led attack on Iran, and Britain’s role in any such action.”Ricordiamo tutti la frase del presidente Ahmedinejad qualche tempo fa: “The Iranian president has said that Israel should be ‘wiped off the map’”. Cioè, “Israele deve essere spazzata via dalle cartine geografiche”. Ma torniamo ai dissidenti Turigliatto e Rossi che mal digeriscono la nostra politica estera. Finanziaria pesante? Più pesante del previsto? Difficile da digerire? Certo, è ovvio, perché c’è da fare la spesa: 13 miliardi di euro per comprare uno stormo di 133 caccia bombardieri d’attacco “Joint Strike Fighter” prodotti dalla Lockheed (USA). Lo racconta Dario Fo sull’Unità:
“Evviva! Avremo anche noi una potente aviazione da guerra con la bellezza di 133 aerei da combattimento che abbiamo appena ordinato agli Stati Uniti. Qualche giorno fa il senatore Lorenzo Forceri, su incarico del Governo, si è appositamente recato, quasi in segreto, a Washington per firmare l’accordo. L’acquisto ci costerà molto caro, ma alcuni tecnici della coalizione governativa ci assicurano che sarà un affare. Ogni macchina da guerra volante verrà assemblata in Italia, esattamente in un grande atelièr di alta meccanica presso Novara. Ci lavoreranno circa 200 operai. Evviva! Così abbiamo risolto il problema dell’occupazione e dei precari”.Si legge su Pueblounido:
“Uno stormo intero. Costo: 18 miliardi di euro. Abolizione dello scalone pensione. Costo: 5 miliardi”Se questo non significa due pesi e due misure, ditemelo voi! E noi qui, ad applaudire RC che allontana Turigliatto per 2 anni dal partito! Io non applaudo, io lo ritengo un atto vergognoso. Ecco, stiamo assistendo al capolavoro prodotto da Berlusconi con la sua legge elettorale di fine legislatura: comunisti che vengono espulsi da partiti comunisti perché troppo comunisti, democristiani che minacciano l’appoggio all’opposizione, democristiani che si dimettono facendo cascare il Governo (c’è chi sostiene che a causa dell’ultimatum di D’Alema, Prodi non avesse altra scelta). Io paradossalmente ritengo che Prodi abbia fatto la scelta giusta, ma non è questo il punto. Il punto è la politica estera che sta procedendo in linea a quella del precedente Governo, non si intravedono segni forti e decisi di discontinuità, a parte il ritiro delle truppe dall’Iraq. Si dice che in Afghanistan si renda necessario l’appoggio dell’Italia in quanto si è assunta l’impegno di partecipare alla missione ISAF. Infatti si legge sul sito dell’ Esercito che
“La forza di intervento internazionale denominata ‘International Security Assistance Force, ha il compito di garantire un ambiente sicuro a tutela dell’Autorità afghana che si è insediata a Kabul il 22 dicembre 2001 a seguito della Risoluzione n. 1386 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 20 dicembre 2001″Leggendo il rapporto NATO del 2004, si osserva che i paesi NATO e non NATO che partecipano sono molti, perciò l’Italia non è un caso isolato:
“ISAF IV: Led by NATO. Participation from 23 NATO member countries: Belgium, Bulgaria, Canada, the Czech Republic, Denmark, Estonia, France, Germany, Greece, Hungary, Iceland, Italy, Latvia, Lithuania, Luxembourg, the Netherlands, Norway, Poland, Romania, Spain, Turkey, the United Kingdom and the United States; eight NATO Partner countries: Albania, Azerbaijan, Croatia, Finland, Ireland, Sweden, Switzerland and the former Yugoslav Republic of Macedonia*; and one non-European country: New Zealand.”Tutto bene quindi? Allora, vediamo…la missione in Afghanistan parte nel 2001. Sono passati 5 anni e qual è la situazione? Non molto migliore dell’Iraq. Un paese distrutto. 26 ottobre 2006: due bombardieri B-1 sganciano ordigni su alcuni villaggi del distretto di Panjwayi. 60, forse 90 civili uccisi. Nessun talebano. Le scuse della NATO. Si legge su Peace Reporter:
“Nel parlamento afgano siedono perlopiù signori della guerra, che grazie alle elezioni del 2005 hanno potuto confermare a livello istituzionale il potere che già detenevano grazie al loro peso militare”E ancora:
“Il 20 febbraio 2007, tra le proteste di questa minoranza, la camera alta del Parlamento ha approvato una legge, già passata alla camera bassa, che “in nome della riconciliazione nazionale” garantisce l’amnistia a tutti coloro che hanno preso parte al conflitto che ha insanguinato il paese negli ultimi 25 anni”Versante economico:
“Con un Pil procapite di 800 dollari (poco più di 600 euro) l’anno, l’Afghanistan continua a essere uno dei paesi più poveri al mondo. L’80 percento degli afgani è occupato nell’agricoltura, di questi il 12 percento ha come unica fonte di sussistenza la coltivazione di papavero da oppio. La metà della popolazione vive sotto la soglia di povertà. La precaria situazione economica è uno dei fattori decisivi nel reclutamento di combattenti da parte della guerriglia contro le truppe straniere: una recente ricerca nelle province meridionali di Helmand e Kandahar ha rivelato che, mentre lo stipendio di un afgano impiegato nell’esercito o nella polizia arriva a circa 30 euro al mese, chi combatte per i talebani viene pagato con somme che vanno dai 150 ai 450 euro al mese.”Versante diritti umani:
“La condizione delle donne non ha subito quei drastici miglioramenti che la comunità internazionale si aspettava, e nella gran parte del paese la situazione è cambiata ben poco rispetto all’epoca talebana. Fawzia Koofi, vicepresidente della camera bassa del parlamento afgano, ha recentemente sottolineato che “secondo i dati Unifem, il 65 percento delle 50mila vedove di Kabul pensa al suicidio come unica via di uscita. La maggioranza delle donne afgane è vittima di violenza e vive in media circa vent’anni in meno rispetto alle donne negli altri paesi del mondo”. I matrimoni forzati sono all’ordine del giorno, così come la violenza domestica. Al di fuori delle grandi città, alle donne è raramente concesso lavorare fuori casa. Il diritto all’istruzione continua ad essere ampiamente negato alle bambine, specialmente nel sud del paese. Il diritto alla salute soffre della mancanza di infrastrutture sanitarie qualificate nella maggior parte del paese e, ad eccezione di qualche ospedale gestito dalle organizzazioni non governative, le strutture sanitarie esistenti sono a pagamento.”Lotta alla droga:
“Il programma anti-narcotraffico si è finora dimostrato un fallimento, costato diverse decine di milioni di dollari. Nel 2006, secondo un rapporto delle Nazioni Unite, la produzione di oppio è aumentata del 59 percento rispetto all’anno precedente, e l’Afghanistan ormai detiene il monopolio pressoché totale della produzione di eroina nel mondo. Le campagne di eradicazione delle colture, intraprese del governo afgano nelle province meridionali, stanno scatenando gli scontri fra l’esercito afgano e i contadini che cercano di difendere i loro campi.”Insomma, in 5 anni di bombardamenti, nulla è cambiato. La democrazia non si esporta con le guerre. Ma evidentemente la lezione Iraq non è stata sufficiente. E l’Italia deve ancora sostenere quest’assurdità? Certo, come fanno le altre nazioni. Si leggono su La Stampa alcuni stralci del discorso di Bush e viene fatto un elenco degli aiuti forniti dagli alleati:
“Norvegia, Lituania, Repubblica Ceca forniranno truppe speciali; Gran Bretagna, Polonia, Turchia e Bulgaria rafforzeranno i contingenti già schierati; l’Italia manderà degli aerei; la Romania contribuirà alla missione di polizia Ue; Danimarca, Grecia, Norvegia e Slovacchia forniranno fondi per le forze afghane; l’Islanda metterà a disposizione i cargo per il ponte-aereo”Ma la riflessione viene spontanea: poiché questa guerra in 5 anni non ha prodotto alcun risultato utile (come era prevedibile), ha senso continuare ancora in questa direzione? La guerra può essere una soluzione ai problemi? Che fine hanno fatto concetti come ‘negoziato’, ‘trattative di pace’, ‘trattative diplomatiche’? Certo, i talebani non vogliono sentire ragioni, non si può certo indurli alla ragione. E allora la guerra si rende necessaria. Del resto, si sa, questi terroristi devono essere sradicati. La macchina della guerra procede ininterrotta da quel fatidico 11 settembre. E poi c’è la questione dell’oppio. L’Afghanistan detiene il monopolio nella produzione di eroina nel mondo, come abbiamo visto. Però. Ci sono delle profonde contraddizioni all’interno dell’operato di questo Governo. L’articolo 11 della Costituzione italiana che recita: “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà dei popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” da una parte, il Governo che appoggia l’intervento militare in Afghanistan dall’altra. E’ la stessa contraddizione che spinge Rifondazione Comunista all’espulsione di Turigliatto. Già, perché un po’ troppo comunista. Però. Io avrei delle riserve e, a tutti coloro che ritengono debba esserci un pieno sostegno alla politica estera di questo Governo, suggerirei la lettura di questo documento (l’autore è Jacopo Barbarito, settembre 2006, la fonte del documento è: “Rinascita”), dove vengono illustrate tutte le operazioni militari portate avanti ininterrottamente dagli USA dal dopoguerra ad oggi. E’ una lettura MOLTO istruttiva.