Le grandi aziende italiane, parte 1: Telecom Italia
A partire da oggi, ho intenzione di inaugurare una serie di post dedicati alle grandi aziende italiane. Vista la complessità dell’argomento, ho deciso di dividere la materia in più parti, perciò si tratterà di post a puntate. Perché sono interessato alle aziende italiane? Semplice, perché ci hanno sempre detto che la causa della crisi economica italiana è stata provocata dall’euro, che la crisi economica è mondiale, che è colpa della Cina, che è colpa del costo del lavoro e chi più ne ha più ne metta. Però secondo me ci hanno nascosto i veri motivi. Io credo che i malanni dell’Italia siano due: i politici corrotti ed i ‘furbetti del quartiere’. Tralasciando temporaneamente i politici corrotti, occupiamoci dei furbetti. Le aziende che ho in mente sono Telecom Italia, Alitalia, Parmalat, Cirio, Nestlè, Finmeccanica e via dicendo. Bene, partiamo da Telecom Italia, la più grande azienda di telecomunicazioni italiana.
Ho sempre nutrito una profonda antipatia per Telecom Italia, perché è un’azienda monopolista (non ex-monopolista, non ci raccontiamo favole), perché è la causa del Digital Divide in Italia, e perché ha frenato lo sviluppo della banda larga nel nostro paese. Inoltre, a causa di un disguido con una bolletta, sono senza telefono da più di un mese. Perciò non ho motivo per stimare quest’azienda. Però, spesso la verità non si trova da una parte sola, e, analizzando la storia di Telecom Italia, si scoprono fatti interessanti. Prima di tutto Telecom Italia ha un fatturato costante di 30 miliardi di euro circa. Del resto, come potrebbe essere diversamente? Si tratta di un’azienda che introita un canone fisso, versato da 26.000.000 di abbonati. Ciò corrisponde ad un’entrata notevole, come ho dimostrato facendo due conti della serva. Di contro non sembrano esserci uscite (manutenzione ed innovazione non sono certo il fiore all’occhiello di questa azienda). E allora? Come si spiega il debito di 44 miliardi di euro? Vediamo la storia di Telecom Italia:
Nel 1918, nasce la SIP (Società Idroelettrica Piemontese). Nel 1925 il territorio italiano viene diviso in 5 aree distinte, date in concessone alle società telefoniche STIPEL (Società Telefonica Interregionale Piemontese e Lombarda), TELVE (Società Telefonica delle Venezie), TIMO (Società Telefoni Italia Media Orientale), TETI (Società Telefonica Tirrena) e STET (Società Torinese Esercizi Telefonici). Nel 1933, L’IRI scorpora STIPEL, TELVE e TIMO, e fonda la STET, una finanziaria che avrebbe dovuto controllare le tre aziende scorporate. Nel 1964 (il mio anno di nascita!) nasce la nuova SIP (Società per l’esercizio telefonico). In questo periodo la SIP gestisce 4.220.000 utenti, cifra che sarà destinata a salire, arrivando nel 1993 a 24.000.000 di utenti. Nel 1994, la SIP viene fusa con le aziende del gruppo IRI-STET (Italcable, Telespazio, SIRM e IRITEL) e prende la denominazione che conosciamo oggi: Telecom Italia.
- 1995 - TIM (Telecom Italia Mobile) viene scorporata: il 63,01% di TIM è controllato da Telecom Italia.
- 1997 - Telecom Italia viene quotata in borsa. Per poter abbassare il debito pubblico, in previsione dell’entrata in Europa, si decide di privatizzare Telecom Italia. La cessione del 35,26% del capitale produce 26.000 miliardi di lire. Il Ministero del Tesoro esce quasi completamente dalla partecipazione (gli rimane un 3,5%). Agnelli, con 6,62% delle azioni controlla Telecom Italia. Subentra Guido Rossi come Presidente. Il Governo attuale è quello di Romano Prodi (PDS, PPI, Lista Dini, UD, Verdi; Durata: 876 giorni). Sempre nel 1997, ma prima della privatizzazione, Telecom compra il 29% di Telekom Serbia, pagando 878 miliardi di lire. Cinque anni dopo, caduto Milosevic, rivenderà la quota a Telekom Serbia per 378 miliardi, con una perdita del 57%.
- 1998 - Nasce HOPA di Colaninno, insieme a Antonveneta, Chase Manhattan, Emilio Gnutti, Monte dei Paschi di Siena, Unipol (di Giovanni Consorte). Franco Bernabè diventa il nuovo amministratore delegato.
- 1999 - Scalata di Roberto Colaninno. Olivetti, attraverso la Tecnost di Roberto Colaninno, lancia l’OPAS, riuscendo ad acquisire il 51,02% di Telecom Italia. Il Ministero del Tesoro rimase neutrale, anche se avrebbe potuto esercitare il diritto di veto sull’operazione (grazie alla legge sulla Golden Share). Tecnost per comprare il 51,02% deve spendere 61.000 miliardi di lire. Non avendo soldi, se li fa prestare dalle banche e emette delle obbligazioni per oltre 37.000 miliardi di lire. Successivamente Tecnost e Olivetti si fondono e Bell controlla la catena con il 22% di Olivetti. Governo attuale: D’Alema (DS, PPI, Democratici, UDEUR, PDCI, VERDI, Rinnovamento; Durata: 119 giorni)
- 2001 - Olivetti-Telecom è in difficoltà. Telecom Italia viene venduta ad Olimpia S.p.A. di Tronchetti Provera e Benetton. Il 23% di Olivetti viene comprato pagando 4,175 euro per azione. Telecom Italia è ora controllata da Olimpia, Pirelli (60%), Edizione Holding (Benetton), Banca Intesa, Unicredito e Hopa (holding Gnutti). Governo attuale: Berlusconi (Forza Italia, AN, Lega Nord Nord, Biancofiore, Ccd - Cdu, Indipendenti, Partito repubblicano. durata :5 anni).
- 2005 - Fusione Telecom e TIM. Per comprare TIM il debito di Telecom Italia sale da 29 a 44 miliardi di euro. Dal 2002 al 2005 i dipendenti di Telecom Italia passano da 102.620 a 85.484.
- 2006 - Nonostante il debito, vengono aumentati i dividendi degli azionisti. Il 15 settembre Marco Tronchetti Provera si dimette. Scoppia lo scandalo delle intercettazioni telefoniche. Subentra nuovamente Guido Rossi. Telecom Italia è gestita con un patto di controllo tra Olimpia, Mediobanca e Generali). La quota di partecipazione è del 23,567%. Il patto di controllo è presieduto da Tronchetti Provera. Si ipotizza la vendita di Telecom Italia all’azienda spagnola Telefonica.
- Oggi - Oganico attuale: presidente: Guido Rossi, vicepresidente: Gilberto Benetton, vicepresidente esecutivo: Carlo Buora, amministratore delegato: Riccardo Ruggiero; tra i consiglieri: Massimo Moratti, Carlo Alessandro Puri Negri (Pirelli) Gianni Mion (Benetton), Giovanni Consorte (Unipol).
Pirelli Edizioni Finance (Benetton) Hopa Inicredito Italiano Banca Intesa
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| 58% | 16% | 16% | 4,77% | 4,77%
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Hopa S.p.A Olimpia S.p.A. Assicurazioni Generali
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| 3,72% | 18% | 4,06%
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Telecom Italia
Dice Beppe Grillo: “Al tempo dell’Ulivo e di D’Alema. Il tempo delle privatizzazioni, il tempo dei ‘capitani coraggiosi’, ma senza una lira. Regnava da poco su Telecom Italia Franco Bernabè, un regnante dignitoso che aveva dato buona prova di sé all’Eni. Telecom non aveva praticamente debiti e generava tutti i giorni denaro sonante. Telecom possedeva società, immobili, aveva, tanto per dire, la flotta di auto aziendali più grande d’Italia. Un patrimonio costruito con le tasse di generazioni di italiani. D’Alema, allora presidente del consiglio, per motivi che nessuna mente umana (e forse neppure aliena) è in grado di capire avalla la cessione al duo Colaninno-Gnutti.”. Dice Antonio Di Pietro: “La Telecom è l’ennesima dimostrazione che la vendita a debito da parte dello Stato a privati senza una reale capacità finanziaria di monopoli naturali non produce risultati positivi, né per lo Stato, né per i cittadini”. Omnitel è stata ceduta a Vodafone, Wind all’egiziano Sawiris, Fastweb verrà acquisita da Swisscom, che fine farà Telecom Italia? Ancora stiamo qui a parlare di crisi economica internazionale? Di euro? Di Cina? Come mai le aziende straniere non risentono di questa crisi? Come mai acquistano le nostre aziende? No, qui c’è qualcosa che non va. In Italia le aziende sono state saccheggiate ed i politici che si sono susseguiti non hanno mosso un dito per evitare ciò. Come dite? Non è colpa del Governo se i politici non sapevano? Non è colpa di Elisabetta Gardini (Forza Italia) se non sapeva cosa è la CONSOB? Certo, la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa è un organo di vigilanza che dovrebbe tutelare gli investitori e la trasparenza di certe operazioni. Mica era tenuta ad esserne a conoscenza. Come dite? Antonio Fazio (ex Governatore della Banca d’Italia) era troppo impegnato a controllare la tenuta del collante della poltrona e la vendita di Antonveneta? No, forse non mi sono spiegato bene, faccio un esempio per illustrare meglio cosa è accaduto con Telecom Italia: supponiamo che il portiere di casa mia impazzisca improvvisamente e decida di acquistare una ferrari testa rossa. Non ha i soldi, perciò se li fa prestare dalle banche. Però ogni mese la banca bussa alla sua porta e chiede la rata del finanziamento comprensiva degli interessi. Cosa fa allora il solerte portiere? Comincia a vendere il volante della ferrari. Poi vende una ruota, poi un’altra. Alla fine rimane solo la scocca. Quanto vale ora quella ferrari? Che differenza passa tra il solerte portiere ed il capitalista senza capitali? Se prima provavo odio nei confronti di Telecom Italia, beh, devo dire che conoscendo la sua storia ho cambiato idea. Adesso comincio ad essere dispiaciuto per la sorte di questa azienda. Un’azienda per l’80% di proprietà di piccoli investitori ma controllata - per dirla alla Grillo - da capitalisti senza capitali. Personaggi che - mirando esclusivamente al proprio tornaconto - hanno depauperato un’azienda con un fatturato di 30 miliardi di euro.