Ancora su stampa e blog…uffa!
Mi scoccia terribilmente parlare di blog e di giornalismo (dico davvero), ma qui mi ci sento tirato per i capelli. Prendo spunto ancora una volta da un post di Biagio per scriverne uno io. Ma che è colpa mia se per sviscerare la mia opinione non mi basta scrivere un commento sui blog altrui? Ma veniamo al punto. Su ‘Il Manifesto’, qualche giorno fa esce un articolo di Franco Carlini (persona che ho sempre stimato) che - al solito - fa discutere parecchi blogger. Ovviamente l’articolo originale non è reperibile in rete, poiché - com’è sua consuetudine - Il Manifesto non pubblica gli articoli in Rete (così come fanno già parecchie testate). Per poter leggere gli articoli, occorre comprare una copia in formato cartaceo, abbonarsi, oppure visitare questo blog. Sorvolo sull’opportunità di tale posizione - a mio avviso totalmente anacronistica - e cito un passo ‘illuminante’ dell’articolo:
“Sulle forme della democrazia e ancor più sull’illusione del voto in rete su ogni possibile decisione, la discussione è finita da tempo, dopo le ventate tecno-utopiche dei primi anni ‘90 e chi frequenti l’insieme dei blog, specialmente quelli italiani, potrà avere conferma di quanto poco discorsiva, colloquiale e spesso vuota sia la suddetta blogosfera. Noterà come molti autori siano monomaniacali, autoreferenziali e autocitantesi, sovente pronti all’insulto, approssimativi nei giudizi. Persino alcuni tra i migliori giornalisti, da anni nel mestiere e nella rete, quando bloggano, si sentono in dovere di sfoderare fastidiosi toni colloquiali in prima persona, tipo «ho pensato che», «mi arriva una telefonata da ». Ma fai il tuo mestiere, viene da dire: dammi le notizie e il loro contesto, ché delle tue telefonate mi importa assai.”Beh, devo dire che sono rimasto sbigottito. E’ incredibile. Sono andato a leggere l’articolo originale, perché non volevo credere che l’avesse scritto proprio Carlini. Quanto pressapochismo. Quanta arroganza. Quanto qualunquismo. Quanto anacronismo! E’ il tipico discorso dell’impiegato dell’informazione che si sente attaccato, minacciato. E’ il tipico discorso di chi parla senza conoscere. Di chi ancora non ha ben chiaro cosa sia la Rete (vedi i politici italiani). Ma il Carlini che conoscevo io è sparito? Riguardo all’autoreferenzialità, ai blog monomaniacali, all’insulto, ai giudizi approssimativi, viene da chiedere: Carlini, ma che razza di blog hai letto? Guarda che ce ne sono a centinaia di blog validi. Riguardo alla democrazia…ho appena scritto un postone sul mondo della carta stampata in Italia. Certo, non è un’inchiesta giornalistica (perché giornalista non sono), certo, potrà essere approssimativo, potrà contenere degli errori, potrà essere scritto in tono colloquiale (piaga davvero terribile!) però intanto se ne parla… e la cosa bella è che se scrivo una stupidaggine, chiunque potrà commentare dicendo: a Maurì, ma che diavolo stai farneticando? Sulla carta stampata ciò non è possibile. Più democrazia di così! L’informazione fornita dai blog, viene ‘dal basso’. Analizziamo l’etimologia della parola ‘democrazia’: dal greco, ‘demos’ che significa ‘popolo’ e ‘cratos’, che significa ‘potere’. Cioè potere che viene dal popolo (contrapposto all’oligarchia, cioè il potere di pochi). E quindi? I blog sono in perfetta sintonia con il significato del termine ‘democrazia’. In Rete chiunque può scrivere - liberamente - ciò che meglio crede. Non affidiamoci ai discorsi del Papa che ribaltano completamente la realtà. L’atteggiamento di Carlini in questa vicenda, è a dir poco anacronistico. I blog devono essere considerati complementari ai giornali classici. I blog non sono dei giornali. La professione dei giornalisti veri, come ad esempio Ilaria Alpi, Daniele Mastrogiacomo, Giuliana Sgrena, Riccardo Iacona (enumero i primi che mi vengono in mente) non verrà mai minacciata dall’avvento dei blogger. E soprattutto nessuno la mette in discussione. Possibile che ancora non sia chiaro? Certo, i blog stimoleranno i giornali (che saranno solo online, caro Il Manifesto) a produrre informazione di qualità, a migliorarsi. I giornalisti ‘impiegati’ dell’informazione, coloro che si limitano a copiare ed incollare pedissequamente i dispacci di agenzia, beh, costoro sì, soccomberanno. Ma i giornali resteranno in vita. E poi, oltre alla democrazia, io parlerei anche di pluralismo dell’informazione (chiunque può aprire un blog facilmente ormai). Ma leggiamo un altro passo ‘illuminante’ dell’articolo di Carlini:
“Di recente anche la giusta indignazione per lo scadente sito del turismo italiano (il famoso www.italia.it presentato da Rutelli a fine gennaio e criticato anche qui) è in larga misura diventata una sequenza di indignazioni a costo zero. Per esempio il fatto che la gara per quel portale fosse stata vinta dalla Ibm, quando ministro dell’innovazione era Lucio Stanca, che dalla Ibm veniva, è stata presentata come il solito favore tra politica e aziende. Il che non è vero, dato che si trattò di una gara vera, dove Ibm vinse per il costo più basso offerto; ogni giornalista per bene l’avrebbe verificato, ma i commentatori estemporanei, quelli che «ogni uomo è un reporter» non ci provano nemmeno, non ci si pone il problema, essendo sempre e comunque più suggestive le teorie del complotto.”.Beh, anche quest’affermazione sul portale Italia.it non ha senso. Che vuol dire che IBM vinse per il costo più basso? Ipotizziamo che un ente indica una gara pubblica per l’appalto sullo sviluppo di un portale sul turismo. Ipotizziamo che a tale gara partecipino solo pochi soggetti. Ipotizziamo ancora che tali soggetti si mettano d’accordo prima della gara in modo da presentare offerte artificiosamente ed inverosimilmente alte. Sono solo ipotesi eh? Un buon Governo, di fronte a tale ipotesi, come dovrebbe reagire? Dovrebbe forse limitarsi alla scelta dell’offerta più conveniente? Non credo. Il Governo è dotato di apparati di controllo? Sono presenti nel suo organico dei consiglieri tecnici incaricati di esprimere dei pareri? Se è così, allora qualcosa non ha funzionato (e infatti, i nostri parlamentari, come minimo si interrogano sui requisiti di accessibilità del portale in questione; certo, magari chiedersi anche come mai è stato bruciato tutto quel denaro pubblico non farebbe male). E’ lecito che un cittadino italiano si ponga delle domanda in merito all’uso del denaro pubblico? Cioè se io noto che si spendono 13 miliardi di euro per acquistare 133 aerei da combattimento dagli americani, che 45 milioni di euro vengono buttati per sviluppare un portale sul turismo, che solo 5 miliardi vengono stanziati per le pensioni, beh, sarò padrone di scriverlo sul mio blog personale? Certo, sarebbe da chiedersi: come mai quando D’Alema è al governo nel 1998 si firmano accordi con gli americani sugli armamenti (maggiori informazioni su questi ‘traffici’ sono reperibili qui e qui), poi si ripudiano quando Berlusconi è al governo nel 2002 e poi si rispolverano quando Prodi è al governo nel 2007? Qualcosa non quadra, ma questa è un’altra storia…
P.S.: in questo post i termini anacronismo e anacronistico si sono sprecati…come mai?
1 commento »
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Sono d’accordo con te. Penso che i giornalisti in questo periodo dovrebbero guardare con più attenzione in casa loro visto che stanno facendo molto spesso disastri Ciao Giulia
Commento di Giulia — 18 Marzo 2007 @ 19:46