I negozi di CD musicali stanno chiudendo
Disfunzioni Musicali, il mitico negozio di dischi romano, abbassa la saracinesca per sempre. Stessa sorte tocca a Revolver. Motivo? Non si vendono più CD musicali. Sempre per rimanere in tema, un’ordinanza del Tribunale di Roma impone a Telecom Italia l’obbligo di fornire i nominativi degli indirizzi IP di 3.636 persone (dietro richiesta di una casa discografica tedesca) che avrebbero condiviso alcuni brani musicali tutelati da diritti. L’obbligo viene sancito dalla direttiva europea - recepita dall’Italia - ‘IP enforcement’. Insomma, il mercato dei CD musicali è in crisi per colpa del P2P. Beh, io dico una cosa: i discografici stanno distruggendo un intero settore, grazie alla loro ottusità. Il problema vero è che discografici e politici guadagnano troppo! Hanno un tenore di vita troppo alto, perciò la loro vita è completamente distaccata dalla realtà. Ecco perché non riescono a ’sentire’ certe problematiche. La tutela dei diritti d’autore non c’entra nulla: infatti solo l’8% del prezzo di copertina di un CD musicale va in tasca all’autore. Forse i discografici credono che i CD musicali vengano acquistati da notai, avvocati, commercialisti. Si, anche loro li acquistano, ma il grosso del mercato lo fanno i giovani (magari disoccupati eh?). Ora, il prezzo di un CD musicale è veramente insostenibile da un ragazzino appassionato di musica che riceve la ‘paghetta’ dai genitori. E’ davvero tanto difficile da capire? Cari discografici, vi state scavando la fossa da soli: la musica non viene più veicolata attraverso i canali di distribuzione classici. Noi stiamo vivendo un periodo di transizione. Ecco un esempio di come verrà distribuita la musica in un futuro davvero vicino: Free Music Project. Faccio una previsione: in futuro la musica verrà distribuita gratuitamente, gli autori scavalcheranno le case discografiche e i proventi verranno dalla pubblicità. Alcuni già lo stanno facendo. Che ne pensate?
3 commenti »
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Guarda, morto un papa, un sistema p2p o una casa discografica, se ne fa un’ altro/a.
Qui o si arriva all’abolizione del p2p o a sistemi p2p a prova di RIAA & C.
In ogni caso qualcuno se la prenderà in quel posto. Chi vivrà vedrà.
Certo 20 euro a CD sono una ruberia bella e buona, tenendo conto che magari di quei 20 solo 1 o 2 vanno all’artista.
Commento di Napolux — 19 Marzo 2007 @ 20:27
Perché per forza di cose qualcuno se la deve prendere in quel posto? Tu immagina un iTunes Store che non blindi gli mp3 (vedi DRM). Immagina che tale iTunes Store non ti chieda un centesimo per scaricare musica. Immagina che per fartela scaricare visualizzi banner…Certo, i guadagni vanno ridimensionati…è questo il punto: RIAA & C, riusciranno ad essere meno esosi? Hmmm…
Commento di Maurizio — 19 Marzo 2007 @ 20:45
[…] canale P2P per pubblicizzare il suo album. Non si tratta di un caso isolato. Come già visto in un precedente post, sono sempre di più gli artisti che scavalcano le case discografiche e si gestiscono autonomamente […]
Pingback di Il blog di Maurizio Silvestri » Gli artisti scavalcano le case discografiche — 4 Aprile 2007 @ 06:27