Sprecomeno subito: parliamo ancora di acqua
Riparliamo di acqua.
Axell mi
ricorda che domani è la
Giornata Mondiale dell’acqua. Da domani, 22 marzo, parte anche l’iniziativa AMREF
Sprecomeno subito. L’iniziativa dura un mese (fino al 22 aprile) ed ha come scopo la sensibilizzazione nei confronti del problema della scarsità dell’acqua. E’ “un appello a ridurre gli sprechi in Italia e una raccolta fondi per portare acqua potabile e igiene nelle scuole del Nord Uganda.”. Questa è l’immagine che possiamo mettere nei nostri blog per informare dell’iniziativa:

Il link da associare all’immagine è il seguente:
http://www.amref.it/Locator.cfm?PageID=3657
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E Syed Agha?
Premessa: sono felice per l’avvenuta liberazione di Daniele Mastrogiacomo. Ho firmato l’appello per la sua liberazione. Nutro la massima stima e rispetto nei confronti di quei giornalisti che rischiano la vita per riportare ciò che accade nel mondo. Detto questo, vorrei spendere due parole su Syed Agha. Syed Agha è il nome del traduttore afghano che lavorava da tempo con i giornalisti occidentali per 100 dollari al mese. Padre di due figli, il più grande di 3 anni e mezzo, era l’autista di Daniele Mastrogiacomo. E’ stato barbaramente ucciso. Sgozzato dopo un processo sommario. Il carnefice, dopo aver compiuto l’atto, ha ripulito il coltello sui vestiti dell’autista ucciso. Syed Agha aveva 25 anni. La moglie era incinta e - appresa la notizia della sua uccisione - ha perso il figlio. Ora, io mi chiedo: perché nessuno ne parla? Perché nessuno parla mai delle condizioni di vita del popolo afghano? Ecco uno stralcio tratto da
Peace Reporter:
“Per la gente di qui l’oppio non è il diavolo, il male, bensì l’unico bene, l’unica fonte di sopravvivenza. Chiunque possieda un appezzamento di terra fertile più grande di un orto lo coltiva a papaveri. Basta fare un giro fuori da Lashkargah, al di là del fiume Helmand, per rendersene conto: tutti i campi, ma proprio tutti, sono stati seminati a oppio. Anche quello di Nizab: quarant’anni, magro come un chiodo, intento a strappare con il falcetto le erbacce che infestano i germogli dei papaveri. “In famiglia siamo venti persone. Con quello che ricavo dalla vendita dell’oppio riesco appena a sfamare i miei figli. Guardate qui – dice sfilando una scarpa di gomma tutta rotta a uno dei bambini che gli stanno intorno – non ho nemmeno i soldi per vestirli! Se non fosse per l’oppio moriremmo di fame, perché non c’è altro: non potremmo certo campare con quel che danno al mercato per il grano o il cotone, un decimo di quello che pagano per l’oppio”.
E ancora:
“Lo so che l’oppio uccide la gente – dice Nizab – e non solo nei vostri paesi, ora anche qui da noi. Non è colpa mia se ci sono persone che hanno i soldi per drogarsi: io di soldi non ne ho e per dar da mangiare ai miei figli sono costretto a coltivare questa roba. Magari potessi riuscirci facendo altro! Se il cotone e il grano rendessero come l’oppio, cambierei subito coltura. Se ci fossero altri lavori da poter fare per vivere, non ci penserei due volte. Ma qui non c’è niente altro che questo: tariak, oppio”.
Si va in Afghanistan - ci fanno sapere - in missione di pace. Ma siamo davvero sicuri che questa gente ci veda come i loro salvatori? Ecco cosa pensano di noi i contadini afghani:
“Ho visto i manifesti in città e ho sentito dire in giro che arriveranno i poliziotti e anche i soldati inglesi a distruggere i nostri campi: che vengano pure, noi li aspettiamo! Difenderemo a costo della vita i nostri campi, perché tanto se ci tolgono anche questo, moriremo lo stesso: di fame! Se con i soldi dell’oppio i talebani ci si comprano le armi per me va bene, perché sono loro che difenderanno i nostri campi. Adesso è meglio che ve ne andiate prima che qualche…guardiano vi spari dalle colline laggiù”.
Sarà, ma io continuo a pensare che le guerre non siano il mezzo più idoneo per esportare la democrazia.
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