Lezione numero 2: controllare 3 volte prima di postare!
Ok, dopo la lezione numero 1 sui backup, ho imparato la lezione numero 2 sui blog che si scrivono. A seguito di un mio errore, ho fornito un’informazione errata in un post precedente. Quel post ha scatenato un putiferio. Non appena me ne sono reso conto - leggendo i commenti - ho corretto le informazioni errate, ma ormai la notizia era volata qua e là. Ecco perché questo post di spiegazione si rende doveroso. La morale di questa seconda lezione è: controllare sempre 3 volte ciò che si scrive, sia nei post che nei commenti scritti sui blog degli altri. E’ una cosa che ho sempre affermato, ma, evidentemente, ciò non è sufficiente per garantirmi l’esenzione da eventuali errori. Infatti errare humanum est, e, beh, io sono…molto umano
giorni fa, una curiosità personale, mi spinse ad indagare sulla carta stampata. Scopo: scoprire chi possiede cosa e chi scrive dove. Non si trattava di una indagine che aveva la pretesa di essere esaustiva, perciò ho preso in considerazione esclusivamente le testate a tiratura nazionale, tanto per avere una idea di massima. Il caso volle che Il Gruppo Editoriale L’Espresso, fosse in passato di proprietà di Berlusconi (tramite Mondadori). Successivamente però, Carlo De Benedetti ne acquisì la percentuale di maggioranza (dati CONSOB). Scartabellando i dati delle varie testate, la distrazione, un copia ed incolla sbagliato, causarono l’immissione di dati vecchi nel calcolo del grafico. Ricontrollando più volte, non mi accorsi dell’errore. La conseguenza nefasta fu: grafico errato che vedeva Berlusconi proprietario della maggioranza della stampa italiana! Stesso errore (per non farci mancare nulla) fu ripetuto nella relativa scheda di dettaglio.
Ad ogni modo, come evidenziato nel post, la mia non era un’analisi politica: non ho mai parlato né di destra né di sinistra. La conclusione finale del post rimane ancora valida: alcune aziende private controllano economicamente l’informazione in Italia. Se vogliamo parlare di controllo dell’informazione in senso stretto, cioè come capacità di condizionare l’opinione pubblica, allora occorre prendere in considerazione vari parametri. Primo: quanti sono gli elettori in Italia? Di questi, quanti leggono i giornali? Già, perché se sommiamo tutte le copie vendute di tutte le testate (comprese quelle locali), si raggiunge un numero che è molto al di sotto del numero totale degli elettori. A fronte di circa 47 milioni di aventi diritto al voto, vengono vendute (non lette) circa 6 milioni di copie (compresi i giornali locali e più piccoli). Questi sono dati indicativi, prendeteli senza troppe pretese, solo per avere un’idea di massima. In Italia infatti, sono ancora pochi quelli che leggono (sia cartaceo che elettronico ovviamente). In Italia l’opinione pubblica si condiziona in altri modi (oggetto di un prossimo post). Secondo: per fare un’analisi seria, occorre prendere in considerazione tutti i media: giornali, radio, televisioni, libri. Altrimenti si tratta solo di dati parziali. Terzo: a prescindere dal proprietario di un dato gruppo editoriale, le informazioni le fanno ancora i giornalisti. Perciò occorre considerare anche l’orientamento politico del direttore del giornale e quello del giornalista che scrive. Infatti ci sono giornalisti che scrivono su più di una testata. Ad ogni modo sono abituato a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, e, in questo caso, sono contento di osservare che chi legge lo fa con spirito critico. Occorre controllare sempre le fonti dalle quali vengono i dati (io le cito sempre per questo). Anche perché, si possono dire fesserie anche non volendo…