Riparliamo di acqua. Axell mi ricorda che domani è la Giornata Mondiale dell’acqua. Da domani, 22 marzo, parte anche l’iniziativa AMREF Sprecomeno subito. L’iniziativa dura un mese (fino al 22 aprile) ed ha come scopo la sensibilizzazione nei confronti del problema della scarsità dell’acqua. E’ “un appello a ridurre gli sprechi in Italia e una raccolta fondi per portare acqua potabile e igiene nelle scuole del Nord Uganda.”. Questa è l’immagine che possiamo mettere nei nostri blog per informare dell’iniziativa:
Premessa: sono felice per l’avvenuta liberazione di Daniele Mastrogiacomo. Ho firmato l’appello per la sua liberazione. Nutro la massima stima e rispetto nei confronti di quei giornalisti che rischiano la vita per riportare ciò che accade nel mondo. Detto questo, vorrei spendere due parole su Syed Agha. Syed Agha è il nome del traduttore afghano che lavorava da tempo con i giornalisti occidentali per 100 dollari al mese. Padre di due figli, il più grande di 3 anni e mezzo, era l’autista di Daniele Mastrogiacomo. E’ stato barbaramente ucciso. Sgozzato dopo un processo sommario. Il carnefice, dopo aver compiuto l’atto, ha ripulito il coltello sui vestiti dell’autista ucciso. Syed Agha aveva 25 anni. La moglie era incinta e - appresa la notizia della sua uccisione - ha perso il figlio. Ora, io mi chiedo: perché nessuno ne parla? Perché nessuno parla mai delle condizioni di vita del popolo afghano? Ecco uno stralcio tratto da Peace Reporter:
“Per la gente di qui l’oppio non è il diavolo, il male, bensì l’unico bene, l’unica fonte di sopravvivenza. Chiunque possieda un appezzamento di terra fertile più grande di un orto lo coltiva a papaveri. Basta fare un giro fuori da Lashkargah, al di là del fiume Helmand, per rendersene conto: tutti i campi, ma proprio tutti, sono stati seminati a oppio. Anche quello di Nizab: quarant’anni, magro come un chiodo, intento a strappare con il falcetto le erbacce che infestano i germogli dei papaveri. “In famiglia siamo venti persone. Con quello che ricavo dalla vendita dell’oppio riesco appena a sfamare i miei figli. Guardate qui – dice sfilando una scarpa di gomma tutta rotta a uno dei bambini che gli stanno intorno – non ho nemmeno i soldi per vestirli! Se non fosse per l’oppio moriremmo di fame, perché non c’è altro: non potremmo certo campare con quel che danno al mercato per il grano o il cotone, un decimo di quello che pagano per l’oppio”.
E ancora:
“Lo so che l’oppio uccide la gente – dice Nizab – e non solo nei vostri paesi, ora anche qui da noi. Non è colpa mia se ci sono persone che hanno i soldi per drogarsi: io di soldi non ne ho e per dar da mangiare ai miei figli sono costretto a coltivare questa roba. Magari potessi riuscirci facendo altro! Se il cotone e il grano rendessero come l’oppio, cambierei subito coltura. Se ci fossero altri lavori da poter fare per vivere, non ci penserei due volte. Ma qui non c’è niente altro che questo: tariak, oppio”.
Si va in Afghanistan - ci fanno sapere - in missione di pace. Ma siamo davvero sicuri che questa gente ci veda come i loro salvatori? Ecco cosa pensano di noi i contadini afghani:
“Ho visto i manifesti in città e ho sentito dire in giro che arriveranno i poliziotti e anche i soldati inglesi a distruggere i nostri campi: che vengano pure, noi li aspettiamo! Difenderemo a costo della vita i nostri campi, perché tanto se ci tolgono anche questo, moriremo lo stesso: di fame! Se con i soldi dell’oppio i talebani ci si comprano le armi per me va bene, perché sono loro che difenderanno i nostri campi. Adesso è meglio che ve ne andiate prima che qualche…guardiano vi spari dalle colline laggiù”.
Sarà, ma io continuo a pensare che le guerre non siano il mezzo più idoneo per esportare la democrazia.
Ho sempre pensato che un bel videoproiettore in casa debba essere un’idea davvero sfiziosa. Già, il televisore non fa proprio per me. Però…ripensandoci, forse è meglio un bel televisore. Questo magari. Speriamo che il telecomando non sia di dimensioni rapportate allo schermo però…
Una donna fa ad un’amica: “stavamo pensando di mettere una pianta in giardino…”
il marito: “una bella quercia farebbe la sua porca figura!”
l’amica risponde: “beh, ma poi ci vogliono un sacco di soldi…”.
A questo punto la moglie dice: “lo so, gliel’ho detto che non possiamo permettercelo”.
Il marito a questo punto fa: “beh, ma mica costa tanto!”
L’amica: “e poi gli operai? Ci pensi che casino?”
La moglie risponde: “Già, non ci voglio neanche pensare…”
A questo punto il marito comincia ad avere delle perplessità ed esclama ingenuamente: “ma quale operai, la pianto io in pochi minuti.”
Ecco, se l’è cercata. La replica - scontata - della moglie:
“certo che gli uomini sono tutti uguali, so’ proprio de coccio!” (per i non romani: “sono duri, sono cocciuti”).
Spiegazione:
Tra le due donne sembra avvenire una sorta di comunicazione non verbale. Si capiscono al volo, mentre il marito fraintende completamente il senso del discorso (o meglio, capisce il senso in base alle parole che vengono dette). La moglie stava pensando: se piantiamo una quercia, questa farà delle radici lunghissime. Le radici arriveranno al muro della casa e cominceranno a sgretolarlo. In effetti sarebbe un vero problema. Però il marito non aveva afferrato il concetto, mentre l’amica aveva capito al volo. Come mai? Perché gli uomini ragionano in modo lineare, logico, mentre le donne ragionano in modo circolare, per associazioni. Le associazioni quercia=radici=muro divelto, erano perfettamente intelligibili per le due donne. Perciò la comunicazione tra due donne avviene anche senza dover esprimere a voce tali concetti. E gli uomini? Si devono adeguare. C’è un interprete da qualche parte? Si scherza eh? Le donne, se non ci fossero bisognerebbe inventarle, lo dico sempre io. Una qualità che hanno rispetto agli uomini è sicuramente il senso pratico. Sono d’accordo con Vera Montanari quando su Grazia scrive: “Dio benedica il sano pragmatismo delle donne, quell’innata, congenita capacità di affrontare i problemi in maniera concreta e propositiva, che ha consentito, la scorsa settimana a Bruxelles, ad Angela Merkel, cancelliera tedesca e presidente di turno dell’Unione Europea, di portare a casa un accordo tra i 27 Paesi membri sulle questioni ambientali.”. E’ vero, è proprio così: io auspicherei almeno un 50% di donne in politica, forse cambierebbe qualcosa. Avete aneddoti sull’argomento da raccontare? Commenti? Dite la vostra. Come dite? Ebbene si, leggo anche il blog di Grazia…
Disfunzioni Musicali, il mitico negozio di dischi romano, abbassa la saracinesca per sempre. Stessa sorte tocca a Revolver. Motivo? Non si vendono più CD musicali. Sempre per rimanere in tema, un’ordinanza del Tribunale di Roma impone a Telecom Italia l’obbligo di fornire i nominativi degli indirizzi IP di 3.636 persone (dietro richiesta di una casa discografica tedesca) che avrebbero condiviso alcuni brani musicali tutelati da diritti. L’obbligo viene sancito dalla direttiva europea - recepita dall’Italia - ‘IP enforcement’. Insomma, il mercato dei CD musicali è in crisi per colpa del P2P. Beh, io dico una cosa: i discografici stanno distruggendo un intero settore, grazie alla loro ottusità. Il problema vero è che discografici e politici guadagnano troppo! Hanno un tenore di vita troppo alto, perciò la loro vita è completamente distaccata dalla realtà. Ecco perché non riescono a ’sentire’ certe problematiche. La tutela dei diritti d’autore non c’entra nulla: infatti solo l’8% del prezzo di copertina di un CD musicale va in tasca all’autore. Forse i discografici credono che i CD musicali vengano acquistati da notai, avvocati, commercialisti. Si, anche loro li acquistano, ma il grosso del mercato lo fanno i giovani (magari disoccupati eh?). Ora, il prezzo di un CD musicale è veramente insostenibile da un ragazzino appassionato di musica che riceve la ‘paghetta’ dai genitori. E’ davvero tanto difficile da capire? Cari discografici, vi state scavando la fossa da soli: la musica non viene più veicolata attraverso i canali di distribuzione classici. Noi stiamo vivendo un periodo di transizione. Ecco un esempio di come verrà distribuita la musica in un futuro davvero vicino: Free Music Project. Faccio una previsione: in futuro la musica verrà distribuita gratuitamente, gli autori scavalcheranno le case discografiche e i proventi verranno dalla pubblicità. Alcuni già lo stanno facendo. Che ne pensate?
A seguito della cancellazione accidentale del database del blog avvenuta giorni fa, alcuni visitatori che avevano già commentato in precedenza, non vedono visualizzati i loro commenti immediatamente. Il sistema li vede come ‘nuovi’ e mi tocca riapprovarli. Abbiate pazienza. Prometto che non accadrà più.
Mi scoccia terribilmente parlare di blog e di giornalismo (dico davvero), ma qui mi ci sento tirato per i capelli. Prendo spunto ancora una volta da un post di Biagio per scriverne uno io. Ma che è colpa mia se per sviscerare la mia opinione non mi basta scrivere un commento sui blog altrui? Ma veniamo al punto. Su ‘Il Manifesto’, qualche giorno fa esce un articolo di Franco Carlini (persona che ho sempre stimato) che - al solito - fa discutere parecchi blogger. Ovviamente l’articolo originale non è reperibile in rete, poiché - com’è sua consuetudine - Il Manifesto non pubblica gli articoli in Rete (così come fanno già parecchie testate). Per poter leggere gli articoli, occorre comprare una copia in formato cartaceo, abbonarsi, oppure visitare questo blog. Sorvolo sull’opportunità di tale posizione - a mio avviso totalmente anacronistica - e cito un passo ‘illuminante’ dell’articolo:
“Sulle forme della democrazia e ancor più sull’illusione del voto in rete su ogni possibile decisione, la discussione è finita da tempo, dopo le ventate tecno-utopiche dei primi anni ‘90 e chi frequenti l’insieme dei blog, specialmente quelli italiani, potrà avere conferma di quanto poco discorsiva, colloquiale e spesso vuota sia la suddetta blogosfera. Noterà come molti autori siano monomaniacali, autoreferenziali e autocitantesi, sovente pronti all’insulto, approssimativi nei giudizi. Persino alcuni tra i migliori giornalisti, da anni nel mestiere e nella rete, quando bloggano, si sentono in dovere di sfoderare fastidiosi toni colloquiali in prima persona, tipo «ho pensato che», «mi arriva una telefonata da ». Ma fai il tuo mestiere, viene da dire: dammi le notizie e il loro contesto, ché delle tue telefonate mi importa assai.”
Beh, devo dire che sono rimasto sbigottito. E’ incredibile. Sono andato a leggere l’articolo originale, perché non volevo credere che l’avesse scritto proprio Carlini. Quanto pressapochismo. Quanta arroganza. Quanto qualunquismo. Quanto anacronismo! E’ il tipico discorso dell’impiegato dell’informazione che si sente attaccato, minacciato. E’ il tipico discorso di chi parla senza conoscere. Di chi ancora non ha ben chiaro cosa sia la Rete (vedi i politici italiani). Ma il Carlini che conoscevo io è sparito? Riguardo all’autoreferenzialità, ai blog monomaniacali, all’insulto, ai giudizi approssimativi, viene da chiedere: Carlini, ma che razza di blog hai letto? Guarda che ce ne sono a centinaia di blog validi. Riguardo alla democrazia…ho appena scritto un postone sul mondo della carta stampata in Italia. Certo, non è un’inchiesta giornalistica (perché giornalista non sono), certo, potrà essere approssimativo, potrà contenere degli errori, potrà essere scritto in tono colloquiale (piaga davvero terribile!) però intanto se ne parla… e la cosa bella è che se scrivo una stupidaggine, chiunque potrà commentare dicendo: a Maurì, ma che diavolo stai farneticando? Sulla carta stampata ciò non è possibile. Più democrazia di così! L’informazione fornita dai blog, viene ‘dal basso’. Analizziamo l’etimologia della parola ‘democrazia’: dal greco, ‘demos’ che significa ‘popolo’ e ‘cratos’, che significa ‘potere’. Cioè potere che viene dal popolo (contrapposto all’oligarchia, cioè il potere di pochi). E quindi? I blog sono in perfetta sintonia con il significato del termine ‘democrazia’. In Rete chiunque può scrivere - liberamente - ciò che meglio crede. Non affidiamoci ai discorsi del Papa che ribaltano completamente la realtà. L’atteggiamento di Carlini in questa vicenda, è a dir poco anacronistico. I blog devono essere considerati complementari ai giornali classici. I blog non sono dei giornali. La professione dei giornalisti veri, come ad esempio Ilaria Alpi, Daniele Mastrogiacomo, Giuliana Sgrena, Riccardo Iacona (enumero i primi che mi vengono in mente) non verrà mai minacciata dall’avvento dei blogger. E soprattutto nessuno la mette in discussione. Possibile che ancora non sia chiaro? Certo, i blog stimoleranno i giornali (che saranno solo online, caro Il Manifesto) a produrre informazione di qualità, a migliorarsi. I giornalisti ‘impiegati’ dell’informazione, coloro che si limitano a copiare ed incollare pedissequamente i dispacci di agenzia, beh, costoro sì, soccomberanno. Ma i giornali resteranno in vita. E poi, oltre alla democrazia, io parlerei anche di pluralismo dell’informazione (chiunque può aprire un blog facilmente ormai). Ma leggiamo un altro passo ‘illuminante’ dell’articolo di Carlini:
“Di recente anche la giusta indignazione per lo scadente sito del turismo italiano (il famoso www.italia.it presentato da Rutelli a fine gennaio e criticato anche qui) è in larga misura diventata una sequenza di indignazioni a costo zero. Per esempio il fatto che la gara per quel portale fosse stata vinta dalla Ibm, quando ministro dell’innovazione era Lucio Stanca, che dalla Ibm veniva, è stata presentata come il solito favore tra politica e aziende. Il che non è vero, dato che si trattò di una gara vera, dove Ibm vinse per il costo più basso offerto; ogni giornalista per bene l’avrebbe verificato, ma i commentatori estemporanei, quelli che «ogni uomo è un reporter» non ci provano nemmeno, non ci si pone il problema, essendo sempre e comunque più suggestive le teorie del complotto.”.
Beh, anche quest’affermazione sul portale Italia.it non ha senso. Che vuol dire che IBM vinse per il costo più basso? Ipotizziamo che un ente indica una gara pubblica per l’appalto sullo sviluppo di un portale sul turismo. Ipotizziamo che a tale gara partecipino solo pochi soggetti. Ipotizziamo ancora che tali soggetti si mettano d’accordo prima della gara in modo da presentare offerte artificiosamente ed inverosimilmente alte. Sono solo ipotesi eh? Un buon Governo, di fronte a tale ipotesi, come dovrebbe reagire? Dovrebbe forse limitarsi alla scelta dell’offerta più conveniente? Non credo. Il Governo è dotato di apparati di controllo? Sono presenti nel suo organico dei consiglieri tecnici incaricati di esprimere dei pareri? Se è così, allora qualcosa non ha funzionato (e infatti, i nostri parlamentari, come minimo si interrogano sui requisiti di accessibilità del portale in questione; certo, magari chiedersi anche come mai è stato bruciato tutto quel denaro pubblico non farebbe male). E’ lecito che un cittadino italiano si ponga delle domanda in merito all’uso del denaro pubblico? Cioè se io noto che si spendono 13 miliardi di euro per acquistare 133 aerei da combattimento dagli americani, che 45 milioni di euro vengono buttati per sviluppare un portale sul turismo, che solo 5 miliardi vengono stanziati per le pensioni, beh, sarò padrone di scriverlo sul mio blog personale? Certo, sarebbe da chiedersi: come mai quando D’Alema è al governo nel 1998 si firmano accordi con gli americani sugli armamenti (maggiori informazioni su questi ‘traffici’ sono reperibili qui e qui), poi si ripudiano quando Berlusconi è al governo nel 2002 e poi si rispolverano quando Prodi è al governo nel 2007? Qualcosa non quadra, ma questa è un’altra storia…
P.S.: in questo post i termini anacronismo e anacronistico si sono sprecati…come mai?
Siccome non avevo nulla da fare, ho deciso di tracciare un quadro generale del comparto editoriale italiano. Beh, a dire il vero, ho trattato solo il settore della
carta stampata, anche se - per avere sotto mano una visione globale - avrei dovuto considerare anche radio, televisioni (RAI e private) e libri. Comunque alcune emittenti radio e televisive le ho inserite. Bene, cosa emerge dall’analisi dei dati che ho riportato qui sotto? Direi che è possibile dividere l’intero comparto dell’informazione su carta in 2 grandi spicchi: aziende private e pubbliche. Iniziamo subito a dire che molte testate sono sovvenzionate anche dai contributi pubblici. L’Unità è il quotidiano che beneficia maggiormente di finanziamenti pubblici (6.817.231,05 euro ricevuti nel 2003). Seguono l’Avvenire con 5.990.900,04 euro, Il manifesto con 4.441.529,33 euro, La Padania con 4.028.363,80 euro, Il Foglio con 3.511.906,92 euro, Il Secolo D’Italia di Fini Gianfranco con 3.098.741,40 euro e L’Avanti con 2.582.284,89 euro). Detto questo, dai dati emerge che l’informazione in Italia sembra essere controllata totalmente dalle alcune aziende private. Vediamo:
Carlo De Benedetti controlla il Gruppo Editoriale L’Espresso
Banche e aziende (Fiat e Pirelli) controllano RCS
Il gruppo editoriale Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. è controllato per il 50,14% dal gruppo Fininvest (che è di Silvio Berlusconi)
Confindustria controlla il Sole 24 Ore
La Fiat controlla La Stampa
Paolo Berlusconi controlla Il Giornale
Veronica Lario possiede Il Foglio (Veronica Lario è la moglie di Silvio Berlusconi)
Mondadori possiede Panorama
Libero è di Giampaolo Angelucci
L’Unità è finanziato dallo stato
Il Manifesto è finanziato dagli stessi giornalisti (cooperativa)
Direi che a occhio e croce, banche, aziende come la Fiat e la Pirelli, De Benedetti e Berlusconi (Mondadori e Gruppo ed. Espresso) controllano quasi la totalità dell’informazione cartacea in Italia. Ne restano fuori l’Unità ed il Manifesto. Seguono i dati che ho reperito su Internet dai ’siti ufficiali’, come direbbe qualcuno di mia conoscenza. I siti ufficiali sono quelli delle case editrici. Mi sono infine divertito a creare un grafico a torta, per rendere maggiormente l’idea. Nel grafico, per ‘banche’ intendo Mediobanca, Intesa Sanpaolo, Capitalia, Fiat e Pirelli ed altre (per maggiori dettagli clicca ‘profilo societario’ nella scheda sottostante). Per ‘Berlusconi’ intendo Berlusconi, Mondadori, Veronica Lario, Paolo Berlusconi.
A scanso di equivoci, c’è da dire che l’informazione la fanno ancora i giornalisti. Giusto per capirci, alcuni giornalisti scrivono su più di una testata (ad esempio Enzo Biagi o Marco Travaglio). Quindi un aspetto interessante è chi scrive in un dato giornale. Prendendo ad esempio ‘Libero’, e constatando chi ci scrive abitualmente, ognuno può trarre le proprie conclusioni. Il grafico è stato generato online con lo strumento Create A Grahp. I dati li ho presi dalle schede sottostanti (compilate estrapolando i dati da ADS - Accertamenti Diffusione Stampa. Dati del 2005). Cosa è ADS? Attualmente costituiscono ADS le seguenti Associazioni: UPA (Utenti Pubblicità Associati), Assocomunicazione (Associazione delle Imprese di Comunicazione) e UNICOM (Unione Nazionale delle Imprese di Comunicazione), che rappresentano la “parte Utenti-Agenzie”, FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) e FCP (Federazione Concessionarie di Pubblicità) che rappresentano la “parte Editori-Concessionarie”.
Seguono le schede delle varie testate
(Il primo riquadro rappresenta la casa editrice, il secondo la testata; seguono il direttore del giornale e i redattori che di solito scrivono su quel giornale. Ho inserito anche il numero delle copie vendute, compresi gli abbonamenti. In fondo al post c’è una legenda che descrive i significati degli acronimi)
(Dal 1991 il Gruppo Editoriale L’Espresso è controllato da Carlo De Benedetti). Qui è possibile consultare il profilo societario Altre riviste del gruppo: Guide De L’Espresso, Limes, MicroMega, National Geographic Italia. Emittenti radiofoniche: Radio DeeJay, Radio Capital, M2O. Emittenti televisive: All Music
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(RCS MediaGroup: fondata da Bruno Tassan Din, nipote: Angelo Rizzoli) Oggi: 63,527% di Mediobanca, Fiat, Presenti, Ligresti, Pirelli (Marco Tronchetti Provera), Intesa Sanpaolo (Corrado Passera), Capitalia (Cesare Geronzi). Qui è possibile consultare il profilo societario. Altre riviste del gruppo: Amica, Anna, Astra, Brava Casa, Domenica Quiz, Domenica Quiz Mese, Il Mondo, Io Donna, L’Europeo, Max, Newton, Novella 2000, Oggi, Ok La salute prima di tutto, Visto. Emittenti radiofoniche: CNR Radio FM, Play Radio e RIN Digital Radio. Altro: DADA S.p.A.
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(Editrice La Stampa S.p.A. è una casa editrice, controllata dal gruppo Fiat tramite la holding Itedi)
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(Paolo Berlusconi 82%)
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(Giampaolo Angelucci)
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(L’unità è il quotidiano italiano che maggiormente beneficia dei finanziamenti pubblici riservati all’editoria di partito (6.817.231,05 euro ricevuti nel 2003). http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/contributi_editoria_2006/pdf/02_comma%2010.pdf)
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(Il gruppo editoriale Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. è controllato per il 50,14% dal gruppo Fininvest). Qui è possibile consultare il profilo societario Altre riviste del gruppo: 2TV, Casa Facile, Casa Idea, Casabella, Casaviva, Chi, Ciak, Confidenze, Creare, Cucina Moderna, Cucina No Problem, Donna In Forma, Donna Moderna, Economy, Flair, Grazia, Guida TV, Interni, Nuovi Argomenti, Panorama, Panorama Travel, PC Professionale ,Per me, Prometeo, Sale & Pepe, Star TV, Telepiù, Tu, Tv Sorrisi E Canzoni, Ville e Giardini. Emittenti radiofoniche: Radio 101. Emittenti televisive: Canale 5, Italia 1, Retequattro (tramite Mediaset). Altro: la Fininvest possiede anche la Medusa Film
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LEGENDA:
DBC: Carlo De Benedetti RCS: Rizzoli Corriere della Sera Espresso: Gruppo Editoriale L’Espresso S.p.A. (presidente onorario Carlo Caracciolo, presidente Carlo De Benedetti, amministratore delegato Marco Benedetto) La Stampa: Editrice La Stampa SEE: Società Europea di Edizioni CE: Cooperativa Editoriale NIE: Nuova Iniziativa Editoriale VL: Veronica Lario Mondadori: 50,2% del gruppo Fininvest. Presidente Marina Berlusconi CONTRIBUTI PUBBLICI: Per consultare i dati relativi ai finanziamenti pubblici, visita il sito del Governo: Contributi pubblici
Se notate errori od inesattezze ditemelo!
Aggiornamento: Biagio mi ricorda la puntata di Report che tratta i finanziamenti pubblici ai giornali. I dati sono reperibili anche dal sito del Governo (link precedente). A parte i contributi pubblici, la cosa interessante del servizio di Report riguarda gli stipendi. Si va dai 15.000 euro di Vittorio Feltri (direttore di Libero) ai redattori freelance in nero (5 euro e 50 a pezzo). I soldi dei contributi statali? Vanno ai partiti.
Uno studio realizzato dalla OpenNet Initiative (portato avanti dalla Harvard Law School, la University of Toronto,la University of Cambridge e la University of Oxford) evidenzia una pericolosa tendenza. Secondo lo studio, “sarebbero almeno 2 dozzine i paesi che praticano forme di censura digitale”. Si tratta di “una forte tendenza nella direzione sbagliata” come ha affermato John Palfrey, direttore del Centro per Internet e Società di Harvard. (fonte: Repubblica.it). Ma questa tendenza è sotto gli occhi di tutti a mio avviso, non credo serva uno studio apposito per evidenziare questo fastidioso andazzo adottato dai governi di vari paesi. Meno male che c’è una notizia in controtendenza: dopo le varie pressioni da parte dei sostenitori della privacy in Rete, Google ha annunciato nel suo blog che l’indirizzo IP verrà cancellato dalla base dati dopo tempo variabile tra 18 e 24 mesi. Ricordo a tutti coloro che temessero la violazione della privacy, che esistono strumenti come TOR che consentono l’accesso ad Internet in modo anonimo. Personalmente non ho mai utilizzato tali strumenti per due motivi: primo, ritengo di non avere informazioni personali e riservate da nascondere (i miei dati sono pubblici), secondo, perché preferisco combattere per un paese libero, senza restrizioni o vincoli di sorta, piuttosto che dover utilizzare strumenti - peraltro perfettamente leciti - per aggirare le restrizioni.
Purtroppo non ricordo il blog dove ho trovato questo video, perciò non posso citare la fonte. Si tratta dello spot per la campagna sociale contro l’anoressia dell’associazione svedese ‘Anorexia Bulimia kontakt’. L’anoressia è un problema serio e lo spot merita di essere visto in quanto arriva dritto al problema senza tanti giri. Ogni commento mi sembra superfluo: