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Martedì 3 Aprile 2007

E’ la fine delle aziende di telecomunicazioni italiane

Archiviato in: Politica, Aziende — Maurizio ( 06:08 )

Telecom Italia sta per essere venduta. Due terzi di Olimpia S.p.A. - la holding che controlla Telecom Italia - stanno per essere offerti all’americana At&T e alla messicana American Movil. L’unico ostacolo sembra essere La7, l’emittente televisiva di proprietà di Telecom Italia. Infatti le leggi americane non ammettono che un operatore di telecomunicazioni, possegga anche una rete televisiva. Marco Tronchetti Provera (presidente di Olimpia S.p.A., nonchè vicepresidente della Confindustria) ha già fatto sapere che si occuperà di Telecom Italia Media, la società che controlla La 7. Il Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni ha dichiarato di essere preoccupato. Beh, invece di piangere sul latte versato, forse era il caso di preoccuparsi prima, per evitare che ciò accadesse. Invece no, Telecom Italia, dopo essere stata munta per bene, dopo gli acquisti a debito dei capitalisti senza capitali, viene ceduta agli stranieri. Il settore delle telecomunicazioni è strategico per un paese e inoltre, come dice anche Piero Fassino:
“in tutti i Paesi del mondo la rete è pubblica mentre sono privati gli operatori, ed il fatto che in Italia rischi di non essere così può creare non pochi problemi”.
Eppure niente, sembra che le aziende strategiche non possano godere di nazionalità italiana. Mi viene in mente quanto accadde con la Montedison. Era il polo chimico più importante d’Italia. Competeva con le più importanti aziende multinazionali del settore. Poi, pezzo per pezzo, la chimica italiana è stata venduta agli stranieri. Stessa sorte hanno avuto altre aziende strategiche. Nel comparto delle telecomunicazioni ormai non rimane più nulla in mani italiane. Dopo la telefonia mobile con Omnitel (venduta all’inglese Vodafone), Wind (passata al gruppo Orascom dell’egiziano Nagwib Sawiris), Tre (passata al gruppo cinese H3g), Fastweb (alla svizzera Swisscom), ora è il turno della telefonia fissa con Telecom Italia. Quando penso alle grosse aziende italiane mi vengono in mente: Montedison, Parmalat, Cirio, Olivetti. C’è sempre stato qualche scandalo tra le quinte o qualche privatizzazione non troppo riuscita. C’è sempre qualcosa che non funziona come dovrebbe. Fino a poco tempo fa l’Italia era la sesta potenza economica mondiale. Ora è stata superata dalla Cina. A guidare la classifica sono gli USA, il Giappone, la Germania, la Cina, la Francia e la Gran Bretagna. L’industria italiana non brilla di certo, ultimamente. Stanno scomparendo (o sono già spariti) interi settori industriali come quello chimico, quello del software, dell’hardware, dell’elettronica, della meccaninca di precisione. Ora è il turno del settore delle telecomunicazioni. In Italia l’economia è in mano ai soliti noti. In Italia le banche sono troppo coinvolte all’interno del tessuto industriale (partecipandovi direttamente). In Italia non è possibile creare un’azienda dal nulla, ottenere dei finanziamenti presentando come unica garanzia un’idea innovativa. Io non sono un esperto di economia o di politiche industriali, ma credo che in tutto questo contesto, il Governo non possa fungere da semplice spettatore. Forse c’è qualcosa che non va in Italia. O no?

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4 commenti »

  1. Secondo me chi gestiva business strategici non vedeva la propria opera come strategica per la collettività ma solo per il proprio benessere. Montedison, Telecom, Parmalat ecc. non sono state marcate strette dai governi (e probabilmente è alla fine un bene) e i proprietari si sono sentiti liberi di fare tutto quello che riuscivano a pensare (con i risultati che tutti conosciamo)

    Commento di Ema — 3 Aprile 2007 @ 07:11

  2. E’ vero. Però non credo sia un bene che i governi se ne siano lavati le mani. La Telecom è un’azienda strategica. Non è un’azienda come un’altra, che ne so, la Fiat o la Parmalat. La Rete è il futuro, le aziende di telecomunicazioni non vanno lasciate agli stranieri…IMHO

    Commento di Maurizio — 3 Aprile 2007 @ 18:37

  3. Il problema di fondo è che i governi che hanno fatto le privatizzazioni si sono preoccupati di privatizzare (come da richiesta della UE) senza preoccuparsi dell’avidità dei nostri imprenditori e della loro incompetenza e degli sviluppi strategici. La rete andava tenuta non tanto pubblica ma ad azionariato diffuso (di pubblico in Italia è meglio che non ci sia nulla) e tutte le varie telecom sarebbero stati degli operatori che usavano (e pagavano) la rete comune. Liberi di allargarla (ma se ne sono guardati bene, Fastweb l’ha fatto fino a che ha usato soldi pubblici - AEM - poi si è accontentata di fare quello che hanno fatto tutti) ma la base doveva essere della collettività (che l’aveva pagata peraltro)

    Commento di Ema — 3 Aprile 2007 @ 19:36

  4. Quoto al 100%. Azionariato diffuso o pubblico, poco importa: l’importante è che non sia nelle mani di un singolo privato (che pensa esclusivamente agli interessi propri).

    Commento di Maurizio — 4 Aprile 2007 @ 06:31

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