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Mercoledì 11 Aprile 2007

Chi fa da se…

Archiviato in: Chitarra, Musica, Riflessioni, Arte — Maurizio ( 06:09 )

Molti sono convinti che per imparare qualcosa, occorra necessariamente frequentare un corso o una scuola. Beh, non sono d’accordo. Ho imparato molte cose da autodidatta (il disegno, la chitarra, l’inglese), anzi, per alcune cose, ho imparato più da solo che con i corsi. Prendiamo ad esempio la musica. Ecco un elenco di alcuni musicisti autodidatti famosi: Luis Armstrong (trombettista jazz), Ferdinando Carulli (chitarrista classico), Francisco Tarrega (chitarrista classico), Ian Anderson (flautista dei Jethro Tull), Andrea Braido (chitarrista rock), Lee Konitz (chitarrista folk), John Petrucci (chitarrista dei Dream Theater), Dizzy Gillespie (trombettista jazz), Marty Friedman (chitarrista rock), Steve Hackett (chitarrista dei Genesis), Steve Howe (chitarrista degli Yes), Jimi Hendrix (se non lo conosci è grave), Jimmy Page (chitarrista dei Led Zeppelin), Stevie Ray Vaughan (chitarrista blues), Frank Zappa (chitarrista indefinibile) e…beh, volevo finire con Friedrich Chopin (IL GENIO del pianoforte, arte sublime allo stato puro). Ok, ma visto che è possibile ottenere qualche risultato anche da autodidatta, vorrei dire perché a mio avviso autodidatta E’ MEGLIO. La classica obiezione dei fautori dei corsi e delle scuole è la seguente: un metodo è il frutto dell’esperienza centenaria di molti, perciò tutto quello che potresti scoprire tu da solo in una vita intera, è quasi sicuramente già stato scoperto da qualcun altro in passato. Inutile sprecare tempo tentando metodi nuovi. Questo è senza alcun dubbio vero, ma quando parlo di autodidattismo, non intendo certo l’assenza totale di qualsiasi metodo. Infatti esistono libri, video, siti, forum, chat, riviste e via dicendo. Basta documentarsi, no? Chi impara da solo, non intraprende un metodo nuovo, non reinventa la ruota. Allora dove sta la differenza? Eccola: un insegnante tende ad impartire lezioni rigide, dalle quali non ci si deve scostare, cerca di incunearti all’interno di schemi prestabiliti, mentre l’autodidatta personalizza il metodo. Il corso è rigido, l’autoapprendimento è flessibile. Ogni individuo è un’entità a sé. Ciò che può essere valido per alcuni, può non esserlo per altri. L’autodidatta è solitamente una persona animata da forte passione. La mia passione per la chitarra ad esempio, mi ha spinto a leggere decine di riviste e di libri tecnici. Io non ho adottato un metodo solamente, al contrario, ho scoperto vari metodi e li ho personalizzati. Adoro quasi qualsiasi tecnica e genere chitarristico, dal finger picking del ragtime, alle ’svisate’ del blues, dalla pulizia e precisione dei pezzi classici alla saturazione dell’hard rock, dall’eleganza dell’improvvisazione jazzistica all’allegria del country bluegrass. Inoltre adoro le contaminazioni. Un’altra obiezione che avanzano i detrattori del metodo ‘fai da te’ è la seguente: se non ti segue un maestro, un insegnante, ti mancherà una guida. Un insegnante sa dove e come indirizzarti, ha una visione di insieme che colui che sta imparando, per forza di cose non ha. Vera anche questa obiezione, ma la mia risposta è sempre la stessa: autodidattismo non significa assenza totale di una guida. Un buon libro ad esempio, può fornire la guida iniziale, può diventare il leitmotif del percorso di apprendimento. Come iniziai lo studio della chitarra? Fu quasi per caso. Iniziai lo studio dei primi accordi (il Re maggiore fu il mio primo accordo), poi comprai il mio primo libro sulla chitarra, il classico metodo: impara la chitarra in 24 ore. Il passo successivo fu un secondo libro: ‘il manuale di chitarra rock’ (di Andrea Carpi). Oggi ho perso il conto dei libri e dei metodi per chitarra che ho letto (si va dal metodo Ferdinando Carulli per chitarra classica, al metodo di chitarra ragtime di G. Unterberger). Ovviamente non mi sono fatto mancare i video didattici di J. Malmesteen e il libro ‘i segreti della chitarra’ di Joe Satriani, nonché libri di jazz sparsi qua e là. La bramosia di sapere, mi ha spinto sempre più avanti. Già, la chitarra è stato uno dei miei primi amori…peccato averla appesa al chiodo da anni. Questo è un mio grande cruccio, perché la manualità si perde con il tempo. L’esercizio dovrebbe essere costante. Il tempo…quante ore mi occorrerebbero? Facciamo almeno 25-26 al giorno? Naaa, mi sa che non mi bastano…

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13 commenti »

  1. Concordo in pieno col tuo discorso ed aggiungo una cosa che per me è una lezione di musica ogni giorno: Il lettore di cd. Per quanto mi riguarda le lezioni di composizione e armonia hanno un po’ perso senso nel momento in cui tutti possono ascoltare quello che vogliono nella propria casa ed immagazzinarlo nella propria testa come una lezione. Per me il lettore di dischi è un maestro che si tramuta in pochissimo tempo da Mozart a Pastorius o Mingus. Una volta non c’era, ma secondo me se ci fosse stato gente come Tchaikovsky non avrebbe preso una lezione di armonia.

    P.S.: Però io sapevo che Petrucci non è autodidatta, che si è diplomato al prestigioso collegio di Berkley.

    Commento di Lorenzo — 11 Aprile 2007 @ 19:23

  2. Aspetta. Non esageriamo. Lo studio dell’armonia non è da sottovalutare. Ti insegna il senso degli accordi ed i collegamenti tra di loro. Guarda che io non dico che non servono i metodi eh? Io un libro di armonia l’ho letto. ;o) Riguardo a Petrucci, ha iniziato come autodidatta, poi ha frequentato mi pare per 2 anni il Berklee College of Music. Ma tu cosa suoni?

    Commento di Maurizio — 11 Aprile 2007 @ 21:16

  3. Chitarra! Ho visto il tuo blog ;o)

    Commento di Maurizio — 11 Aprile 2007 @ 21:19

  4. Ma io sono convinto che il senso degli accordi e le varie leggi armoniche le si possa imparare ad orecchio, ascoltando ogni giorno la musica.

    Commento di lorenzo — 12 Aprile 2007 @ 08:52

  5. Dipende anche dagli dagli strumenti, io sono diplomata in sax e in effetti ho fatto molti più passi in avanti dopo il diploma che durante il Conservatorio, ma è necessario per un bel po’ di tempo avere uno che ti segua e corregga i tuoi errori di impostazione, respirazione e altre cose che da solo, ti assicuro da studente e insegnante, NON PUOI arrangiarti.

    Commento di Thasala — 11 Settembre 2007 @ 12:15

  6. Thasala, c’è un chitarrista cieco di nome Jeff Healey, che suona la chitarra elettrica da seduto, appoggiandola di piatto sulle ginocchia. Poi mette la mano sinistra sulla tastiera in un modo che, giuro, io non riuscirei neanche dopo 10 anni di esercizi. Impostazione pessima. Per nulla efficiente. Un disastro insomma. Eppure produce dell’ottimo blues…

    Commento di Maurizio — 12 Settembre 2007 @ 17:42

  7. Io mi definisco sassofonista perchè posso e so suonare QUALSIASI genere. Dal leggere uno spartito, ad improvvisare ecc ecc… Così come credo che per definirsi chitarrista, pianista o altro bisognerebbe essere in grado di suonare QUALSIASI cosa, altrimenti sei uno che suona la chitarra. E’ come dichiararsi medici solo per aver letto alcuni libri di medicina.
    Essere attori significa riuscire interpretare QUALSIASI ruolo e bene.
    Detto questo ci credo che il chitarrista che dici tu possa produrre ottimo blues. E a parte il blues? Bisogna conoscere e sapere seguire le regole, per essere bravi a far di testa propria…

    Commento di Thasala — 22 Settembre 2007 @ 12:00

  8. Beh, per i medici esistono le specializzazioni. Se così non fosse, un ortopedico sarebbe equivalente ad un gastroenterologo o magari un endocrinologo sarebbe equivalente ad un ginecologo. Quanto agli attori, ci sono quelli comici, quelli drammatici, quelli di teatro etc. Poi è chiaro che ci sono anche quelli eclettici che sono bravi in qualsiasi cosa.
    Quanto alla chitarra, poiché la consco un po’, ti posso dire che un chitarrista classico medio (dopo 10 anni di conservatorio) è totalmente incapace di suonare un pezzo di Jimi Hendrix o - peggio - di Edward Van Halen. E’ ovvio che sia così. Le tirate di corda, il vibrato, il tapping, lo swapping, etc, semplicemente non esistono nella chitarra classica. La chitarra classica e quella elettrica sono quasi due strumenti diversi. Io suonicchi-avo sia pezzi classici che rock o blues. Però ho 3 chitarre diverse, perché le corde di nylon tipiche della chitarra classica NON si prestano alle tirate di corda. Servono quelle di metallo.
    A parte il blues, tu dici. Quindi, poiché Jimi Hendrix non era in grado di suonare pezzi di Segovia, è sbagliato definirlo uno dei più grandi chitarristi di tutti i tempi? Anzi, un caposcuola addirittura?
    Tecnicamente parlando, magari Chopin sarebbe stato in grado di suonare anche i pezzi di Duke Ellington, di Charlie Parker o di Miles Davis, ma secondo te un pianista classico può suonare allo stesso modo di un pianista jazz? I pezzi sincopati, i tempi dispari, l’improvvisazione, lo swing, le note anticipate, le note posticipate, non sono proprie della musica classica (in quanto sono stati inventati secoli dopo). Magari Chopin si sarebbe sentito un tantino a disagio, credo…

    Commento di Maurizio — 22 Settembre 2007 @ 13:08

  9. Grazie non occorre che tu mi dica quello che si impara in Conservatorio. Il punto è che quando hai le basi classiche e ti gira PUOI imparare altri generi come ho fatto io e non è stato faticoso. Chissà perchè invece quelli che suonano ad orecchio e han sempre fatto altri generi trovarsi davanti uno spartito o una lettura tecnica di qualche pagina, fare e interpretare (e capire che cacchio vuole) un compositore o un direttore diventa un trauma.
    Io credo che per essere persone che non si fanno il mazzo 4-5 ore al giorno per anni e anni ce la tiriamo un po’ o sbaglio? Un medico è medico dopo già i primi 6 anni e dopo si specializza. Ma gli anni di studio se li è fatti.
    Jimie Hendrix viene definito tale da chi preferisce genere tale. A me per esempio non piace. Ho tutti i suoi cd per capirlo ma non mi piace. E parecchi chitarristi rock blues che provenivano da scuole classiche ne trovano i difetti e dicono “a me non piace, e alla fine NON è IL PIù GRANDE”.
    Capisco se uno avesse studiato e poi dicesse “non serve andare a lezione”… ma detto da gente che ha fatto tutto da sola e poi ha appeso la chitarra al muro … beh non aggiungo altro.
    Ciao stammi bene.

    Commento di Thasala — 22 Settembre 2007 @ 16:46

  10. Vedo che hai la tipica spocchiosità e ‘inquadramento’ di chi avendo fatto studi classici pensa di essere Dio al confronto di tutti gli altri. Un po’ di umiltà ed elasticità mentale no eh? Tra l’altro non hai capito neanche il senso del post. E sei la prova lampante di quanto intendevo dire. Sei così inquadrata che non ammetti strade e percorsi diversi dai tuoi. Questa è la sclerotizzazione che uccide la creatività (che era il senso del post che NON HAI CAPITO).

    Allora, tanto per incominciare Chopin fu essenzialmente un autoditatta, lo sapevi?

    Secondo, visto che mi tiri in ballo, io da autodidatta studiai solfeggio ed armonia e quando avevo 20 anni, passavo 8 ore al giorno (si, hai capito bene) sulla chitarra, altro che 4-5. Non ho mai detto si saper suonare SOLO ad orecchio. La chitarra l’ho appesa al chiodo perché lavorando 8 ore al giorno come programmatore, non ho il tempo. E non ho mai detto di essere chissà chi, le mie sono solo opinioni, non mi sembra di essermela tirata. Ma guarda, non ho alcuna intenzione di parlare di me.

    L’esempio del medico era per dire che non puoi saper fare tutto. Se sei ortopedico non puoi essere anche ginecologo. Ecco perché se sei un bravo musicista classico non sarai ANCHE un bravo musicista jazz E blues E country E rock e via dicendo. L’esempio del chitarrista blues era per evidenziare che chi non è stato ‘inquadrato’ da un maestro usa approcci diversi ed INNOVATIVI e questo non è necessariamente un limite, anzi. Van Halen ha studiato pianoforte per anni (non è un pianista autodidatta) ma è riconosciuto come uno dei più grandi chitarristi viventi, non come pianista. Infatti lui ha inventato un modo nuovo di suonare la chitarra: 2 mani sulla tastiera (invece di una). Si chiama tapping. Una tecnica inventata da lui che semplicemente NON ESISTE NELLA MUSICA CLASSICA! Il plettro non esiste nella chitarra classica. Ci sono tecniche di plettro che vanno studiate per anni (come lo swapping). Un chitarrista classico se leggesse lo spartito di chitarristi jazz/rock come Frank Gambale o Allan Holdsworth, NON SAPREBBE COSA FARE!

    Ho sentito gente che viene dal Conservatorio fare gli stessi apprezzamenti che fai tu e, sinceramente, non me ne può fregare di meno della rigidità mentale di ALCUNI di loro. Non sono io a dire che personaggi come Jimi Hendrix, Van Halen, Joe Satriani siano stati dei capiscuola. Cioè gente che ha CREATO MODI NUOVI DI SUONARE LA CHITARRA. E’ scritto nei libri della storia del rock ormai. Chi ha la spocchiosità, la sclerosi, l’inquadratura inculcata nel cervello da anni di studi classici come te, non capisce e non si rende conto dei limiti mentali che ha. Questo era il senso del post e tu, con il tuo argomentare, non fai che confermare la mia tesi. Un sassofonista jazz autodidatta? Ornette Coleman. Lo conosci? Ti saluto.

    Commento di Maurizio — 23 Settembre 2007 @ 11:29

  11. “Vedo che hai la tipica spocchiosità e ‘inquadramento’ di chi avendo fatto studi classici pensa di essere Dio al confronto di tutti gli altri. Un po’ di umiltà ed elasticità mentale no eh? Tra l’altro non hai capito neanche il senso del post. E sei la prova lampante di quanto intendevo dire. Sei così inquadrata che non ammetti strade e percorsi diversi dai tuoi. Questa è la sclerotizzazione che uccide la creatività”

    Sottoscrivo in pieno.

    Lorenzo

    Commento di lorenzo — 26 Settembre 2007 @ 16:43

  12. ignorante!!! E’ JIMMI PAGE, non JIMI PAGE!!!! E poi era il chitarrista dei LED ZEPPELIN,l’inventore dell’hard rock, non era il chitarrista dei Deep Purple, quello era RITCHIE BLACKMORE!!!!! ripassati la storia prima di scrivere caz…e te del genere…
    Un fan dei LED

    Commento di black dog — 24 Giugno 2008 @ 15:37

  13. Caro black dog, hai perfettamente ragione. La mia - in quanto chitarrista - è stata una svista imperdonabile. In quanto a maleducazione però, potrei tranquillamente prendere lezioni da te.

    Commento di Maurizio — 25 Giugno 2008 @ 09:45

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