Alla ricerca del bambino perduto
“Ci sono persone che diventano adulte definitivamente, altre che rimangono ancora un po’ bambine”. E’ una frase che si dice ogni tanto ed ha - nell’accezione comune - una valenza negativa, poiché considera come un difetto, la presenza negli adulti di alcuni tratti infantili. Io però vorrei leggerla al contrario questa frase, perché a volte le cose stanno diversamente da quanto si crede comunemente. Evidentemente è la società moderna che ci vuole così, ma il fatto è che noi adulti abbiamo perso molte delle qualità che hanno i bambini. Quali? Eccole:
- la capacità di sorprenderci, di meravigliarci
- la naturalezza nei comportamenti e l’assenza di maschere
- la fantasia e la creatività
- la curiosità, la voglia di conoscere, di scoprire cose nuove
- la vitalità, l’energia, l’entusiasmo
- la capacità di esprimerci liberamente
E’ difficile da credere, ma la cultura ci condiziona intimamente sin da piccoli. I bambini ‘imparano’ a disegnare seguendo degli schemi precostituiti, degli stereotipi. Così una faccia diventa un cerchio, gli occhi diventano due cerchi, i capelli delle semirette, il corpo un rettangolo e così via. Non stiamo disegnando ciò che osserviamo, stiamo interpretando la realtà. Associamo delle forme geometriche a ciò che ci circonda. Gli schemi che ci vengono inculcati non si manifestano solo nel disegno, ma in tutto ciò che facciamo. Però…però, ci sono persone che non hanno perso del tutto queste caratteristiche infantili. Io credo di averne incontrate almeno un paio nella mia vita. Una la conobbi anni fa: ero affascinato dal suo canticchiare le canzoni dei cartoni animati (specie quelli giapponesi tipo Goldrake o Occhi di Gatto).
Recentemente ho conosciuto un’altra persona. Lei si esprime con la fotografia. Niente schemi precostituiti. Una foto in bianco e nero ad esempio, può contenere un oggetto colorato, così è difficile non notarlo. Specie se è una tovaglia rosso fuoco stesa fuori dalla finestra. Le frecce diventano improvvisamente dei pastelli colorati. In un istante vengono fermati per sempre tre amori di età diverse. Come fanno i bambini, qualsiasi oggetto si improvvisa giocattolo e le tovaglie diventano tuniche e, fa nulla se l’ananas non c’era, ma rappresentiamo l’ultima cena, dai. Tre sassi di torrente rappresentano i tre desideri del genio della lampada. Già, i tre desideri. Osservando le sue foto, è come se leggessi nella sua mente. E ciò che vedo è bellissimo. Grazie per quelle immagini. Davvero. I tre desideri…beh, sarebbe bello poterli esaudire. Ehi, ma…un momento: abbiamo in comune i 3 desideri! Mi accorgo che sono gli stessi! Hmmm…sarà la deformazione professionale da programmatore, ma stavo pensando…quattro desideri sono ovviamente impossibili da realizzare per una persona sola, ma se due persone hanno gli stessi identici desideri, allora la somma non fa 6, e i desideri restano sempre 3! Giusto? Allora facciamo due desideri diversi per uno (lo sappiamo solo noi il trucco) e così diventano 4. Ne avanzano altri 2! Hmmm…vuoi vedere che ho trovato il sistema per fregare il genio della lampada?
2 commenti »
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che carino, grazie, davvero. troppo gentile.
non ho ben capito il trucco matematico dei desideri, è tardi, sono stanca, magari domani mi ci faccio un disegnino, però hai ragione tu, un modo per fregare il genio ci deve essere!!!
Commento di susanita — 16 Aprile 2007 @ 17:30
Hai ragione. A volte sono troppo cervellotico e le cose semplici diventano complesse con me.
Supponiamo che gli stessi 3 desideri tuoi siano anche gli stessi 3 desideri mei…
Pensaci.
Il ragionamento matematico dovrebbe venire da sé.
Commento di Maurizio — 16 Aprile 2007 @ 18:59