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Giovedì 26 Aprile 2007

Termovalorizzatore si o termovalorizzatore no?

Archiviato in: Politica, Ambiente — Maurizio ( 10:07 )

Quanto sto per scrivere mi è stato ispirato da un post di Axell contro quanto affermato da Beppe Grillo sul sindaco di Torino Chiamparino. Si parla di demagogia e per onestà intellettuale vorrei mostrare questo video prima:

e il post che lo smonta poi. In quest’ultimo post si evidenzia la demagogia contenuta nel video. Io non voglio entrare in merito all’operato di Chiamparino (che non conosco), però vorrei parlare un po’ dei rifiuti. Si dice che in casi di emergenza, le soluzioni siano due: usare i termovalorizzatori o spostare i rifiuti da qualche altra parte. Siccome inceneritore è una brutta parola, oggi si parla di termovalorizzatori. Si tratta in sostanza di inceneritori a tutti gli effetti (solo che una parte dei rifiuti viene riconvertita in energia). Per coloro che non si fidano di Wikipedia (e fanno bene) ecco la definizione di termovalorizzatore su Ecoage. Che sia chiaro: inceneritori o termovalorizzatori che dir si voglia, entrambi producono diossina, un potentissimo inquinante cancerogeno: vi ricordate di Seveso? Vi ricordate dell’ICMESA? Ma lasciamo perdere i termovalorizzatori e lo spostamento dei rifiuti e poniamoci una domanda: è possibile ridurre i rifiuti? Si, è possibile. C’è chi si prefigge come obiettivo il loro azzeramento! Non occorre essere dei politici pagati profumatamente per informarsi, basta andare su Google e digitare: “riutilizzare rifiuti” (senza doppi apici) e al quarto posto spunta subito questo link. Un minimo di navigazione in Rete e si apprende che la carta compone il 35% dei rifiuti mentre il 21% è composto da materiali organici, l’11% da vetro, il 9% da plastica, l’8% da polveri fini ed il 7% da metalli. Già, ma come fare a ridurre tali rifiuti?
  1. disegnare prodotti più facili da riciclare e riparare
  2. ridurre la quantità degli imballaggi
Il primo punto è evidente: invece della politica dell’usa e getta, occorrerebbe incentivare (leggi rendere obbligatoria per legge) la politica dell’usa e ripara. Niente colla, si alle viti. Blocchi facilmente smontabili. Invece la tendenza è all’opposto: per guadagnare di più, i produttori creano oggetti non riparabili. Vediamo il punto due: l’80% della carta gettata è cartone da imballaggio mentre il 70% della plastica gettata è plastica da imballaggio. Lo sapevate che ogni giorno 270.000 alberi finiscono nel cesso? Lo sapevate che esiste la carta biodegradabile? Ridurre gli imballaggi no? Voi comprereste un dentifricio senza scatola di cartone al supermercato? Io si. Lo sapevate che esiste la bioplastica? Si dice che i composti organici non siano riciclabili: falso! Il cibo ed altri rifiuti organici possono essere dati in pasto ad alcuni batteri, i quali possono in cambio produrre concimi, fertilizzanti o gas per alimentare le caldaie. Non è fantascienza, è realtà. E’ spiegato a parole semplici in questo sito. Esiste poi il trattamento meccanico a freddo che consente di recuperare il 70% dei rifiuti. Ma se uno fa delle ricerche in Rete, arriva a scoprire che di alternative ai termovalorizzatori ce ne sono a bizzeffe. Se io che sono un cittadino comune sono a conoscenza di tali procedure, volete che un politico non ne sia a conoscenza? I casi sono due: o fa finta di non conoscerle (e allora sarebbe da mandare a casa) oppure non le conosce davvero (e sarebbe ugualmente da mandare a casa). E non voglio sentire parlare di emergenze per favore: ci sono città italiane che vivono l’emergenza da anni. Vabbè dai, tanto ora avremo il Partito DemocrISTIANO…

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