Termovalorizzatore si o termovalorizzatore no?
Quanto sto per scrivere mi è stato ispirato da un post di Axell contro quanto affermato da Beppe Grillo sul sindaco di Torino Chiamparino. Si parla di demagogia e per onestà intellettuale vorrei mostrare questo video prima:
e il post che lo smonta poi. In quest’ultimo post si evidenzia la demagogia contenuta nel video. Io non voglio entrare in merito all’operato di Chiamparino (che non conosco), però vorrei parlare un po’ dei rifiuti. Si dice che in casi di emergenza, le soluzioni siano due: usare i termovalorizzatori o spostare i rifiuti da qualche altra parte. Siccome inceneritore è una brutta parola, oggi si parla di termovalorizzatori. Si tratta in sostanza di inceneritori a tutti gli effetti (solo che una parte dei rifiuti viene riconvertita in energia). Per coloro che non si fidano di Wikipedia (e fanno bene) ecco la definizione di termovalorizzatore su Ecoage. Che sia chiaro: inceneritori o termovalorizzatori che dir si voglia, entrambi producono diossina, un potentissimo inquinante cancerogeno: vi ricordate di Seveso? Vi ricordate dell’ICMESA? Ma lasciamo perdere i termovalorizzatori e lo spostamento dei rifiuti e poniamoci una domanda: è possibile ridurre i rifiuti? Si, è possibile. C’è chi si prefigge come obiettivo il loro azzeramento! Non occorre essere dei politici pagati profumatamente per informarsi, basta andare su Google e digitare: “riutilizzare rifiuti” (senza doppi apici) e al quarto posto spunta subito questo link. Un minimo di navigazione in Rete e si apprende che la carta compone il 35% dei rifiuti mentre il 21% è composto da materiali organici, l’11% da vetro, il 9% da plastica, l’8% da polveri fini ed il 7% da metalli. Già, ma come fare a ridurre tali rifiuti?
- disegnare prodotti più facili da riciclare e riparare
- ridurre la quantità degli imballaggi