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Mercoledì 4 Aprile 2007

Gli artisti scavalcano le case discografiche

Archiviato in: Musica, Diritto d'autore, P2P — Maurizio ( 06:27 )

Su Punto Informatico di ieri, veniva riportata l’intervista pubblicata su La Gazzetta del Pirata ad un artista italiano che ha pubblicato un suo album sotto la licenza Creative Commons. Lorenzo Monni - questo è il nome del musicista - ha utilizzato anche il canale P2P per pubblicizzare il suo album. Non si tratta di un caso isolato. Come già visto in un precedente post, sono sempre di più gli artisti che scavalcano le case discografiche e si gestiscono autonomamente grazie alla Rete. Non si tratta neanche di un fenomeno nuovo e i siti che consentono l’autopromozione cominciano a moltiplicarsi. Ecco alcuni link: Si tratta di un fenomeno inarrestabile ormai. Io lo ripeto, secondo me il futuro della musica sarà: niente più CD audio, niente più album. Ci saranno le singole tracce scaricabili in formato mp3 a prezzi decisamente più bassi. Gli artisti potranno scegliere di mettere gratuitamente online le tracce. Gli introiti potrebbero magari derivare dalla pubblicità. E i discografici? I produttori? Hmmm…Il vecchio modello di business non funziona più, temo.

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Martedì 3 Aprile 2007

E’ la fine delle aziende di telecomunicazioni italiane

Archiviato in: Politica, Aziende — Maurizio ( 06:08 )

Telecom Italia sta per essere venduta. Due terzi di Olimpia S.p.A. - la holding che controlla Telecom Italia - stanno per essere offerti all’americana At&T e alla messicana American Movil. L’unico ostacolo sembra essere La7, l’emittente televisiva di proprietà di Telecom Italia. Infatti le leggi americane non ammettono che un operatore di telecomunicazioni, possegga anche una rete televisiva. Marco Tronchetti Provera (presidente di Olimpia S.p.A., nonchè vicepresidente della Confindustria) ha già fatto sapere che si occuperà di Telecom Italia Media, la società che controlla La 7. Il Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni ha dichiarato di essere preoccupato. Beh, invece di piangere sul latte versato, forse era il caso di preoccuparsi prima, per evitare che ciò accadesse. Invece no, Telecom Italia, dopo essere stata munta per bene, dopo gli acquisti a debito dei capitalisti senza capitali, viene ceduta agli stranieri. Il settore delle telecomunicazioni è strategico per un paese e inoltre, come dice anche Piero Fassino:
“in tutti i Paesi del mondo la rete è pubblica mentre sono privati gli operatori, ed il fatto che in Italia rischi di non essere così può creare non pochi problemi”.
Eppure niente, sembra che le aziende strategiche non possano godere di nazionalità italiana. Mi viene in mente quanto accadde con la Montedison. Era il polo chimico più importante d’Italia. Competeva con le più importanti aziende multinazionali del settore. Poi, pezzo per pezzo, la chimica italiana è stata venduta agli stranieri. Stessa sorte hanno avuto altre aziende strategiche. Nel comparto delle telecomunicazioni ormai non rimane più nulla in mani italiane. Dopo la telefonia mobile con Omnitel (venduta all’inglese Vodafone), Wind (passata al gruppo Orascom dell’egiziano Nagwib Sawiris), Tre (passata al gruppo cinese H3g), Fastweb (alla svizzera Swisscom), ora è il turno della telefonia fissa con Telecom Italia. Quando penso alle grosse aziende italiane mi vengono in mente: Montedison, Parmalat, Cirio, Olivetti. C’è sempre stato qualche scandalo tra le quinte o qualche privatizzazione non troppo riuscita. C’è sempre qualcosa che non funziona come dovrebbe. Fino a poco tempo fa l’Italia era la sesta potenza economica mondiale. Ora è stata superata dalla Cina. A guidare la classifica sono gli USA, il Giappone, la Germania, la Cina, la Francia e la Gran Bretagna. L’industria italiana non brilla di certo, ultimamente. Stanno scomparendo (o sono già spariti) interi settori industriali come quello chimico, quello del software, dell’hardware, dell’elettronica, della meccaninca di precisione. Ora è il turno del settore delle telecomunicazioni. In Italia l’economia è in mano ai soliti noti. In Italia le banche sono troppo coinvolte all’interno del tessuto industriale (partecipandovi direttamente). In Italia non è possibile creare un’azienda dal nulla, ottenere dei finanziamenti presentando come unica garanzia un’idea innovativa. Io non sono un esperto di economia o di politiche industriali, ma credo che in tutto questo contesto, il Governo non possa fungere da semplice spettatore. Forse c’è qualcosa che non va in Italia. O no?

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Lunedì 2 Aprile 2007

Trattative per i 15 marines britannici?

Archiviato in: Nucleare, Guerra — Maurizio ( 06:28 )

Poche ore dopo la manifestazione sotto l’ambasciata britannica a Teheran, il Ministro della Difesa Des Browne ha comunicato che sono in atto delle trattative diplomatiche tra la Gran Bretagna e l’Iran. E due: ora anche gli inglesi trattano? Forse si inizia a capire che la forza non può essere una soluzione? D’altra parte, assecondando queste ‘azioni’ di forza unilaterale (il rapimento dei 15 marines inglesi in Iran, il rapimento di Mastrogiacomo in Afghanistan, il rapimento di Adjmal e Rahmatullah) gli alleati mostrano una eccessiva debolezza. La questione non è affatto semplice. Anche il cancelliere tedesco Angela Merkel - presidente di turno della UE - è entrato in campo, richiedendo l’immediato rilascio dei 15 marines inglesi. La Merkel ha confermato l’appoggio totale alla Gran Bretagna. Ma l’Iran chiede alla UE di restare neutrale. Io continuo a dire che queste delicate questioni si devono risolvere diplomaticamente. Non credo che l’uso della forza sia la soluzione definitiva. Anche perché si rischiano ritorsioni. L’escalation che si venne a creare durante la cosiddetta guerra fredda, dovrebbe insegnare qualcosa. Il fatto è che il trattato di non proliferazione nucleare non è stato rispettato da tutti. Anzi, come è noto, gli USA lavorano apertamente ad una nuova generazione di armi nucleari. Siamo alle solite: due pesi e due misure. Perché l’Iran deve cessare immediatamente il piano nucleare mentre gli USA stanno rimodernando le proprie testate nucleari? Gli USA stanno pianificando un attacco nucleare in Iran. Il pretesto? Scardinare gli armamenti nucleari - presunti - dell’Iran. Dal Telegraph dell’11 aprile 2006:
“The Bush administration is planning to use nuclear weapons against Iran, to prevent it acquiring its own atomic warheads, claims an investigative writer with high-level Pentagon and intelligence contacts”.
Traduco: “l’amministrazione Bush sta pianificando l’uso di armi nucleari contro l’Iran, per impedirgli di produrre le proprie testate nucleari, afferma un redattore che ama investigare e che possiede fonti informative al Pentagono di alto livello”. E ancora:
“Although Iran claims that its nuclear programme is peaceful, US and European intelligence agencies are certain that Teheran is trying to develop atomic weapons.”.
Cioè: “Nonostante l’Iran dichiari che il suo programma di sviluppo nucleare sia indirizzato verso scopi di pace, i servizi segreti USA ed europei sono certi che Teheran stia tentando di sviluppare ordigni nucleari”. Hmmm…mi ricorda qualcosa. In Iraq dovevano essere presenti degli armamenti di distruzione di massa…ora in Iran ci sono gli ordigni nucleari. La scusa questa volta sarà la seguente: le bombe atomiche iraniane sono nel sottosuolo; per distruggerle occorrono delle armi nucleari ‘intelligenti’, più piccole, mirate. Solo il tanto che basta per distruggere gli armamenti iraniani. No, qui si sta prendendo una brutta piega. Anzi, una pessima piega. Che fine ha fatto il trattato di non proliferazione nucleare? Cosa ne pensate?

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