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Giovedì 28 Giugno 2007

Appello: aiutiamoletizia.it

Archiviato in: Comunicazioni di servizio — Maurizio ( 09:24 )

Ritorno a postare qui per diffondere questa cosa che purtroppo ho appreso solo oggi dal blog di Ladytux. Riporto anch’io il testo fedelmente. FATE GIRARE.
(Credo che l’autore del post non se ne avrà a male di questo copia ed incolla).

Bisogna fare in fretta, la piccola Letizia non può aspettare. Letizia è una bambina di quattro anni (è nata il 31 luglio 2003) affetta da leucodistrofia matacromatica, una patologia degenerativa che fa perdere progressivamente al bambino colpito le funzioni vitali come il camminare,il parlare, la vista l’udito e le facoltà cognitive fino a spegnersi in uno stato vegetativo e il successivo decesso.
Mediante la rete informatica la famiglia di Letizia scopre che a Camden (New Jersey) una ricercatrice italiana, la Dr.ssa Paola Leone ha messo a punto una terapia genica sperimentale che potrebbe bloccare le conseguenze degenerative di questa malattia. La ricercatrice si conferma disponibile a mettere a parte dei suoi studi anche Letizia a patto che dal Gaslini di Genova giungano a disposizione i risultati degli esami della Dr.ssa Di Rocco che sono fondamentali per stabilire la terapia genica e i dosaggi relativi.
Ora è fondamentale raccogliere i fondi necessari alla famiglia per poter curare la piccola Letizia, la famiglia è un gruppo di amici hanno fondato un comitato con lo scopo di raccogliere il denaro necessario.
Conosco Luciano, il papà di Letizia, da anni, conosco la sua capacità di essere indipendente fin da ragazzo. Luciano è un uomo che ha sempre ottenuto risultati con le proprie forze, ma ora ha bisogno di tutti, ora vi chiedo di aiutarlo, anche una piccola somma è decisiva.
PS: sempre più schifato da uno stato che non aiuta le persone che vivono un dramma del genere; se in Italia non siamo capaci di curare alcune malattie il servizio sanitario nazionale dovrebbe intervenire per sostenere le spese di famiglie che devono andare all’estero per non spegnere la speranza.
Questo è l’ennesimo caso di cervelli italiani (la dottoressa Paola Leone) costretti ad andare all’estero per poter proseguire la carriera da ricercatrice.
http://aiutiamoletizia.it sul sito trovate il contocorrente, i odi per creare iniziative a sostegno della raccolta fondi ed i banner da inserire sui siti e sui blog


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Venerdì 22 Giugno 2007

Canon in Re

Archiviato in: Musica — Maurizio ( 06:30 )

Una delle versioni da me preferite del Canon in Re di Johann Pachelbell, tra le centinaia che girano su YouTube.
Che meraviglia…
Lo ascolterei per ore…



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Giovedì 21 Giugno 2007

La verità non sta QUASI mai da una parte sola

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 09:07 )

Spesso affermo di aver capito questa cosa nella vita: la verità non sta quasi mai da una parte sola. Però non ho mai approfondito tale concetto. Ecco, ne parlo oggi. Io credo che non ci sia politico integerrimo che non abbia mai fatto qualcosa di storto nella sua vita, così come non ci sia politico corrotto che non abbia mai fatto qualcosa di buono, qualcosa in cui credeva veramente. Quando due persone litigano, non esiste chi ha ragione al 100% e chi ha torto al 100%. Hanno entrambi un po’ di ragione e un po’ di torto. Uno psicologo di cui adesso non mi sovviene il nome, disse una volta che l’amore è una cosa leggera, che non va presa troppo sul serio. Io metto anima e corpo in queste cose, perciò ho sempre pensato che costui dicesse un’eresia. Sbagliavo. Mi sono accorto che il mio tipo di approccio può creare dei rapporti morbosi. Ma non è di questo che voglio parlare. Oggi voglio portare degli esempi concreti, di ‘vita urbana’ che permettono di capire come - cambiando punto di vista - sia difficile stabilire dove si trova la ragione e dove si trova il torto. A Roma esistono alcune strade che si incrociano, dove non esiste alcun semaforo. Presso tali incroci, gli automobilisti che percorrono una strada, hanno la precedenza su quelli che percorrono l’altra. A volte però, tale precedenza è pressoché assoluta. Accade perciò che chi si trova a percorrere la strada che ha la precedenza, si senta in diritto di non far passare mai coloro che provengono dall’altra strada. Non solo. Accade spesso che dall’altra strada si immettano degli automobilisti ‘prepotenti’ che invadono la corsia nonostante non abbiano la precedenza. Bene, chi si trova a percorrere la strada con la precedenza, quando incontra questi automobilisti ‘prepotenti’ inizia ad inveire contro di loro. “Ma guarda questo stronzo! A momenti ci prendevamo!”, viene da dire. Si da il caso che a me - come a molti credo - sia capitato spesso di transitare sia nella strada con la precedenza che nell’altra strada più ‘sfigata’. Quando percorri la strada ‘sfigata’, cambia completamente la visione della realtà. Ecco cosa accade. Ti trovi in prossimità dell’incrocio e ti fermi. Aspetti per un po’ e vedi che nessuno ti fa passare. E’ giusto – pensi – hanno la precedenza. Dopo un po’ che ti trovi fermo a quell’incrocio cominci ad innervosirti e senti dietro di te qualche colpo di clacson. Alla fine qualcuno si sporge dal finestrino e ti fa: “vogliamo fare notte?”. Capisci perciò che se non ti immetti con un minimo di decisione, non passerai mai. A quel punto ti butti e ti immetti con prepotenza. Immancabile l’automobilista che arriva a tutta birra dalla parte opposta lanciandoti degli improperi. Chi ha ragione? Del resto, se ti trovi dalla parte di chi ha la precedenza e – gentilmente – rallenti per far passare chi si trova dall’altra parte, ti accorgi che tutti gli automobilisti ‘senza precedenza’ si accodano e tu resti fermo ad aspettare pensando: ‘chi me lo ha fatto fare, non mi dovevo fermare!’. Altro esempio di vita urbana: la metropolitana. Spesso la metropolitana di Roma, nelle ore di punta assomiglia ad un carro bestiame. La gente si trova stipata all’interno ed i treni si trasformano in vagoni di carne in scatola umana. Ecco i due punti di vista. Se ti trovi all’interno del vagone, pressato da tutti i lati ed in prossimità delle porte, alla loro apertura ti trovi davanti una valanga umana che tenta di entrare sfidando le leggi della fisica. A quel punto pensi: ‘ma perché non prendete la prossima, idioti!’. Ed osservi le persone che ti stanno di fronte in cagnesco, con una espressione del viso che vuole dire: ‘mica vorrai entrare, vero?’. Ma cosa accade se ti trovi dall’altra parte? Dalla parte di chi deve salire sul treno? Arriva un treno zeppo di persone e tu pensi: ‘no, prendo la prossima’. La prossima metropolitana che arriva è – guarda un po’ – ancora peggio: impenetrabile. Allora aspetti quella successiva. Poi quella successiva ancora. Alla fine stai facendo terribilmente tardi al lavoro e inizi a pensare: ‘mi devo buttare, la prossima la devo prendere ASSOLUTAMENTE, è questione di vita o di morte!’. Inutile dire che dopo un po’ ti ritrovi a fare a botte per entrare dentro quella cazzo di metropolitana. Altro esempio accadutomi tempo fa. Sono una persona decisamente corretta perciò non trascino i mobili, non accendo lo stereo la sera, non faccio la lavatrice dopo le 22 e mi tolgo le scarpe appena entro dentro casa per non far rumore! Esco di casa la mattina alle 7 e 30 e ritorno alle 18. Praticamente gli altri condomini, ignorano quasi la mia esistenza. Magari fossero tutti come me gli altri condomini! Bene, si da il caso che il tubo di scarico del mio balcone (abito al sesto piano) a volte si otturi da solo. A volte, dopo che ha piovuto, si stappa da solo e inizia a scendere l’acqua di sotto. Un giorno, appena tornato dal lavoro, vado sul balcone e lo trovo allagato. Capisco che si tratta del tubo di scarico otturato, perciò penso: ‘devo assolutamente sturarlo’. Mi affaccio per verificare la presenza di passanti sul marciapiede. Dal sesto piano posso controllare tutto l’isolato. Attendo che il marciapiede sia completamente sgombro e sturo il tubo di scarico. Inizia a scendere una cascata d’acqua. ‘Qualche secondo e smette’, penso tra me. Illuso. Il maledetto balcone ci mette più del previsto a svuotarsi. L’acqua sembra non finire mai. La bastarda scende come un torrente in piena. Dopo circa 10 secondi, inizio a sentire delle bestemmie provenire dal marciapiede sottostante. Un gruppo di persone comincia ad inveire e ad urlare. E’ una tipica scena fantozziana. Si da il caso che l’ex amministratore si trovi a passare da quelle parti. A quel punto costui urla agli altri passanti: ‘E’ il balcone di Silvestri!’. ‘Cazzo! Ma proprio qui dovevi passare in questo momento?’ penso tra me. Sento suonare il citofono e mi si gela il sangue. ‘Porca miseria, devo rispondere, non posso far finta di nulla’. Mi armo di coraggio e, preparandomi al peggio, rispondo al citofono. ‘Maurì, guarda che sta scendendo l’acqua dal balcone’, mi urla l’ex amministratore. Ed io, mentendo spudoratamente: ‘Ah si? Sono appena arrivato, ora controllo’. ‘Mettici uno straccio, tappalo!’, mi fa lui. Vado sul balcone e con uno straccio raccolgo l’acqua residua rimasta ancora sul balcone. Praticamente era quasi tutta scolata, un altro paio di secondi e la cascata sarebbe morta da sola. Pur essendo una persona corretta, in quel frangente ho compiuto una leggerezza: avrei dovuto sturare il tubo di scarico del balcone di notte oppure raccogliere l’acqua con uno straccio. Ecco, anche le persone più corrette, non sono infallibili. La morale di tutto ciò è la seguente: se tutti fossimo consapevoli del fatto che la verità quasi mai (il ‘quasi’ è d’obbligo, altrimenti mi contraddico da solo) sta da una parte sola, ci sarebbero meno litigi, meno discussioni e le cose andrebbero decisamente meglio nel mondo.

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Martedì 19 Giugno 2007

Errori

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 14:35 )

Ci si accorge dei propri errori solo dopo averli fatti. A volte gli effetti di certi errori sono irreversibili. Il risultato è che si raccoglie ciò che si ha seminato. Io non me li perdonerò mai certi errori.

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La mosca

Archiviato in: Donne — Maurizio ( 06:34 )

Vorrei essere una mosca
mi poserei sul monitor del suo computer
per poter osservare da quella posizione privilegiata
i suoi grandi occhi marroni
che bello vederli guizzare qua e là
a tratti oscurati dal battito delle ciglia
forza qualcuno la faccia sorridere
voglio abbagliarmi

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Lunedì 18 Giugno 2007

Muoversi o non muoversi?

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 13:16 )

Mi trovo all’interno di un pozzo artesiano. Uno di quei pozzi fatti a budello, che si restringono sempre di più. Se ti trovi in uno di questi pozzi, più ti muovi e peggio è. Scivoli sempre più in profondità. Ecco, a me sta accadendo proprio questo. Più mi muovo e più l’immagine di me stesso che viene dipinta, è lontana dalla realtà. Non si può star fermi, perché occorre uscire fuori dal pozzo, manca l’aria. Non ci si può muovere, perché ogni tentativo maldestro di uscirne fuori, peggiora la situazione. Vorrei che l’immagine fosse chiara e corrispondente alla realtà ma non ci riesco. E’ una situazione angosciante. Già, perché in fondo in fondo, non è una brutta immagine a ben vedere.

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Domenica 17 Giugno 2007

Giusto per tranquillizzare un po’ Aradia

Archiviato in: Senza categoria — Maurizio ( 16:20 )

Oggi scrivo non tanto perché ho voglia di scrivere, anzi, di voglia non ne ho affatto, scrivo solo per tranquillizzare la mia chioccia Aradia che è molto preoccupata per il mio equilibrio psicofisico. Simona, si scherza eh? Un uomo apprezza moltissimo la solidarietà femminile. Io almeno la penso così. Che dire, oggi ho ricevuto una mail che mi ha aperto gli occhi, una vera doccia fredda. Come dissi già tempo fa, ho capito una cosa nella vita: la verità non sta quasi mai da una parte sola. Ciò significa che - evidentemente - qualcosa che non va devo averla anch’io. Non si scappa. Altrimenti non si spiegherebbero le cose che mi accadono puntualmente. Il problema però è che ognuno è quello che è, non ci si può cambiare. Io sono quello che sono, nel bene e nel male. Non posso farci nulla. Io non ho modo di capire se una data persona visita il mio blog, a meno che tale persona non commenti qualche post. Altrimenti non ho alcun modo di collegare un indirizzo IP ad una data persona. Nei miei log vedo solamente centinaia di indirizzi IP diversi. Chi sono costoro? Coloro che non commentano sono perfettamente anonimi. Però credo a chi mi dice che viene a visitarmi. A questa persona vorrei dire che l’unica cosa positiva di questa faccenda - a volerla proprio trovare una nota positiva - è essere riuscito a chiudere con un suo sorriso. Almeno questo. Non mi sarei mai perdonato di averla lasciata ‘incazzata’ a causa mia. Questo post fa veramente schifo, come tutte le cose che faccio ultimamente. La cosa che ripeto continuamente è: errare è umano. Già, ma io devo essere davvero diabolico viste tutte le volte che persevero! Ci si può innamorare di una persona conosciuta sul web? Ci sono gli scettici. Io posso assicurare costoro di aver conosciuto varie persone che si sono incontrate sul web e che si sono sposate. Alcune di queste vivono felici da anni.

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Sabato 9 Giugno 2007

Le parolacce

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 12:41 )

Nella vita reale - da bravo romano - le mie frasi sono intercalate da alcune parolacce, un po’ come fanno tutti: “che cazzo stai a di’”, “sono tutte cazzate”, “me so’ rotto li cojoni” e via dicendo. Però non amo affatto le parolacce. E sono abbastanza ‘parco’ nell’uso. Le dico perché viene naturale, quando le dicono tutti. Altrimenti diventi un extraterrestre. Nel blog invece, ho deciso di abolirle completamente, anche nei commenti. Infatti, queste che avete appena letto, credo siano le uniche presenti in tutto il blog. Una cosa che mi infastidisce proprio però, è sentire parolacce da una donna. Non so perché, però non mi piace, la considero una volgarità gratuita. Si, sono un po’ all’antica per certe cose. Quando poi queste parolacce vengono dette da una donna con odio e sono a indirizzate a me, beh, mi arrivano come delle pugnalate. E rimangono impresse nella mente. Anche se chi me le ha dette le ha successivamente cancellate dal blog. A che serve cancellarle? Tanto ormai me le hai dette! E mi hai fatto male.

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L’amore è biunivoco!

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 10:23 )

Il massimo dell’assurdo si verifica quando il dolore ce lo procuriamo da soli. Si, perché è quasi una forma di autolesionismo. L’amore è un sentimento a doppio senso: non può esistere se è a senso unico. Ha vita breve: alla fine muore. E’ inevitabile. Del resto è giusto così. Può essere alimentato un po’ dalla speranza, può sopravvivere grazie alla falsa speranza, ma alla fine muore. Non c’è niente da fare: è solo questione di tempo. La cosa più dolorosa è rendersi conto di ciò, ecco perché si fa fatica a riacquistare la lucidità. Ma è giusto così, altrimenti si finisce col prendersi in giro da soli. Ci si appiglia a fatti inesistenti e puramente inventati dalla mente. Ci si autoconvince, ci si autoinganna. Già, perché la realtà non è per niente bella da vedere. La paura della realtà ti fa credere alla fantasia. E’ dura spegnere gli interruttori, ma se questi non si spengono da soli, beh, alla fine forse è meglio spegnerli manualmente. Click! Click! Click! E spegniti, maledetto!

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Giovedì 7 Giugno 2007

Romanticherie…

Archiviato in: Donne, Uomini — Maurizio ( 20:58 )

Una mia amica mi ha detto che ormai le ragazze non credono più alle dichiarazioni d’amore come nei film. Io devo essere una persona che vive all’interno di un film allora, perché io le dichiarazioni le faccio. Ma si - penso - ha ragione lei. Oggi le donne si spaventano di fronte a certe dichiarazioni, non ti credono, magari pensano che sei un maniaco se fai loro una corte assidua. Eh, si, i tempi sono cambiati ormai. Ma…un momento…cos’è tutto questo casino? Beh, mentre sto scrivendo, la mia vicina di pianerottolo sta ricevendo una serenata in chiave moderna! Giuro! La musica che proviene da qua sotto (abito al sesto piano!) è altissima: sembra di stare ad un concerto. All’inizio la cosa mi ha innervosito parecchio, poi quando ho capito che era una serenata, beh, che dire…sapete…io sono un romanticone…

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