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Lunedì 16 Luglio 2007

L’orrore corre sul web

Archiviato in: Internet, Pedofilia — Maurizio ( 19:50 )

Su Repubblica di oggi, c’è un’inchiesta sulla pedofilia in Rete. E’ agghiacciante quanto si legge in quell’articolo. Ci sono paesi dove la legislazione in materia è carente se non addirittura permissiva! E lì che occorre premere. L’opinione pubblica può molto. Occorre far pressione su quei governi che fanno poco o nulla per evitare queste nefandezze (non è certo il caso dell’Italia per fortuna). Però, censurare dei siti in Italia è un palliativo (perché raggiungibili ugualmente via proxy esteri) e non risolve il problema. Il problema va affrontato a livello internazionale. Altrimenti è come volersi difendere da un’inondazione chiudendo la porta di casa!

AGGIORNAMENTO:

sul blog di Mantellini, viene denigrato l’articolo dicendo in sostanza che non è giornalismo. Bene. In passato ho sempre combattuto i giornalisti che di volta in volta agitavano lo spauracchio della pornografia piuttosto che quello della pedofilia per demonizzare la Rete. Uso la Rete da 12 anni, ho utilizzato servizi che i ‘nuovi arrivati’ neanche conoscono perché ormai scomparsi o poco conosciuti (tipo gopher, veronica, telnet, IRC et similia), perciò non ho mai sopportato quei giornalisti che parlano male di cose che neanche conoscono (la Rete). Non sopporto Carlini che continua a contrapporre i blog alla carta stampata (quando sono invece due cose complementari e diverse tra loro). Sono stato contrario alla campagna di Epolis contro il sito di orgoglio pedofilo in quanto la ritenevo controproducente perché 1) si è prodotto l’effetto opposto (aumentando enormemente le visite a tale sito grazie alla involontaria ‘campagna pubblicitaria’ di Epolis) 2) perché tali censure sono facilmente aggirabili 3) perché la censura è avvenuta solo in Italia (mentre nel resto del mondo il sito era ancora visibile) 4) perché la pedofilia si perpetra all’interno delle famiglie, e non in Rete. Gli ambienti domestici sono i luoghi dove avvengono maggiormente le violenze ai minori.

Detto questo però, che facciamo, sottovalutiamo il giro d’affari pazzesco che c’è in Rete in merito alla pedofilia? Che facciamo, evitiamo di parlare del fenomeno dei pedosciacalli? Che facciamo, evitiamo di considerare che la Rete sta diventando sempre di più un potente mezzo di comunicazione e che quindi facilita anche i contatti tra i pedofili? Che facciamo, evitiamo di parlare dei 256.302 siti monitorati dalla Polizia Postale? Non è diffamazione della Rete questa, è cronaca. Come dico sempre, la verità non sta quasi mai da una parte sola, perciò, ciò che era vero qualche anno fa, ora non lo è più. Gli articoli sulla carta stampata che ho sempre combattuto, erano di ben altro taglio (della serie: la Rete è un covo di pedofili, è un supermarket della pornografia). Quello di oggi mi sembra diverso. Del resto anche Punto Informatico parla spesso di pedofilia e pedopornografia in Rete (facendo una ricerca su PI escono qualcosa come 148 documenti). E poi, se davvero Repubblica demonizza la Rete con questi articoli di pseudo-giornalismo, allora anche UNICEF e Polizia Postale devono esagerare un po’ con questa ‘Rete pedofila’, no? Si legge su Punto Informatico: “Secondo la Polizia Postale, l’11 per cento dei minori italiani che si collegano alla rete è venuto in contatto con pedofili”. Però. Certo, mi direte voi, non sarebbe male se su Repubblica parlassero anche degli 80.000 italiani che ogni anno praticano il turismo sessuale, alimentando un torbido giro che coinvolge molti paesi (con governi troppo permissivi). Giusto, è vero, sono d’accordo su questo.

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