Il prezzo della benzina di agosto
Siamo ad agosto, il Ministro Bersani si accorge che i prezzi della benzina in Italia sono in media più alti di 7 centesimi di euro rispetto alla media europea. In un articolo di Panorama (il giornale di Berlusconi), si ipotizza che l’interesse per il prezzo della benzina in Italia si acutizzi ad agosto e a natale. Su Panorama si legge:
“Sarà un caso che proprio nei periodi di punta, quando gli italiani partono per il mare o per i monti, il governo si accorga che la benzina è troppo cara? Che questo accada mentre si formano decine di chilometri di code per le infrastrutture che non ci sono o che tardano o che vengono cancellate dai progetti governativi?”a me non interessa ciò che scrive Panorama. A me interessa evidenziare l’ennesima presa per il culo rivolta agli italiani. Forse è vero che la discrepanza tra l’Italia e gli altri paesi della UE è di ‘soli‘ 7 centesimi di euro, però è anche vero che ci sono paesi della UE come l’Estonia, dove un litro di benzina costa 0,89 euro. Come mai l’Estonia è così virtuosa? Il prezzo di un litro di benzina nei vari paesi della UE è reperibile in questa tabella (grazie alla quale si scopre ad esempio che in Grecia un litro di benzina costa 1,06 euro, in Spagna 1,09 e in Italia 1,35 euro). Ma non importa, ammettiamo pure che facendo la media dei prezzi, l’Italia ‘sfori’ di soli 7 centesimi di euro. Non è questo il punto. Il punto è che il prezzo di un litro di benzina in Italia è composto per la metà da tasse. Sul prezzo della benzina gravano infatti l’IVA e le Accise. Cosa sono le accise? Sono delle tasse inventate da Mussolini per finanziare la guerra in Abissinia e che ad oggi sono ancora in vigore. Negli anni i vari Governi che si sono succeduti in Italia, hanno aggiunto continuamente nuove accise e nessun Governo le ha mai tolte! Nel 2007 noi stiamo ancora pagando la guerra in Abissinia del 1935 (1,90 lire), la crisi di Suez del 1956 (14 lire), il disastro del Vajont del 1963 (10 lire), l’alluvione di Firenze del 1966 (10 lire), il terremoto del Belice del 1968 (10 lire), il terremoto del Friuli del 1976 (99 lire), il terremoto in Irpinia del 1980 (75 lire), la missione in Libano del 1983 (205 lire), la missione in Bosnia del 1996 (22 lire), il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004 (0,020 euro, ossia 39 lire). Il tutto per un totale di 485,9 lire (0,25 euro). Noi tutti paghiamo 0,25 euro su ogni litro di benzina. In un dossier della FAIB del 2007 (Federazione Autonoma Italiana Benzinai) si legge che ogni giorno in Italia si erogano 109 milioni di litri di carburante. Moltiplichiamo 0,25 euro per 109 milioni. Otteniamo una cifra enorme: 27.250.000 euro che ogni giorno, con la scusa di finanziare la guerra in Abissinia o la missione in Bosnia, noi italiani paghiamo al fisco. Dove vanno a finire tutti questi soldi? Le guerre, le alluvioni e i terremoti sono finiti da un pezzo! Se a tutto ciò aggiungiamo poi l’IVA, scopriamo che il prezzo di un litro di benzina in Italia è costituito per la metà da tasse. E Bersani vede ad agosto i 7 centesimi di euro di discrepanza rispetto agli altri paesi della UE. E no! Mica possono fare come vogliono questi petrolieri! Ma per favore! Caro Bersani, invece di fare demagogia, facendo finta di interessarti alle tasche degli italiani, perché non elimini queste assurde accise? Per finire vorrei aggiungere una cosa: in Brasile le auto vanno ad alcool da 30 anni. La UE ha imposto alti dazi al Brasile per le esportazioni di alcool. Come mai? Eppure il Brasile ricava alcool dalla canna da zucchero (una fonte pulita). Le auto ad alcool inquinano meno. Perché invece di costringerci a comprare auto nuove continuamente (euro4, euro5, euro6 e via dicendo) non le facciamo andare ad alcool? Inquineremmo di meno e spenderemmo la metà. Del resto, le maggiori case automobilistiche (Fiat compresa) producono da tempo automobili a benzina per il mercato europeo e automobili ad alcool per i mercati come il Brasile. C’è qualcosa che non quadra, vero?
AGGIORNAMENTO:
Si dice che l’Italia sia in linea con gli altri paesi europei in materia di tasse sulla benzina. E’ vero. In Francia ad esempio, hanno la TIPP (tassa sui prodotti petroliferi) e la TVA (tassa sul valore aggiunto, che credo sia una specie di IVA francese). E allora? E’ come dire: siccome molti paesi prevedono la pena di morte, l’Iran è in linea con essi. Ma perché non andiamo a confrontarci con i paesi più virtuosi in materia di prezzi sulla benzina? Perché non ci confrontiamo con l’Estonia, la Grecia, la Lituania o la Lettonia? Perché non diciamo che anche in paesi come la Francia si discute per l’eliminazione di queste tasse? C’è poi chi dice che sia giusto che la benzina contenga questa forte componente fiscale al suo interno, perché così non si incentiva l’uso dell’automobile a tutto vantaggio dell’ambiente. Così si inquina meno e si rispetta il trattato di Kyoto. Le dicono i Verdi francesi queste cose. Già, peccato però che in Francia i mezzi pubblici funzionino. In Francia ci sono delle alternative valide per spostarsi. In Italia no. In Italia spesso sei costretto ad usare l’automobile. Infine vorrei aggiungere un fatto: queste imposte (perché le accise sono imposte, non tasse) vengono pagate allo stesso modo da tutti, ricchi e poveri. Quindi il carico fiscale su un litro di benzina grava di più sui meno abbienti. Non sarebbe il caso di renderla progressiva in proporzione al reddito? Perché un Tronchetti Provera che usa un SUV per andare a comprare le sigarette sotto casa deve pagare 0,25 euro esattamente come un pendolare che macina km e km giornalmente per guadagnare uno stipendio che non gli permette di arrivare a fine mese? Ma soprattutto: dove vanno a finire gli introiti incamerati grazie alle accise? Non certo per finanziare la guerra in Abissinia. Vengono usate per costruire ponti, scuole, autostrade, ospedali? Va bene, le pago allora. Ma voglio sapere come vengono utilizzate.