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Giovedì 9 Agosto 2007

Il prezzo della benzina di agosto

Archiviato in: Politica, Automobili — Maurizio ( 10:11 )

Siamo ad agosto, il Ministro Bersani si accorge che i prezzi della benzina in Italia sono in media più alti di 7 centesimi di euro rispetto alla media europea. In un articolo di Panorama (il giornale di Berlusconi), si ipotizza che l’interesse per il prezzo della benzina in Italia si acutizzi ad agosto e a natale. Su Panorama si legge:
“Sarà un caso che proprio nei periodi di punta, quando gli italiani partono per il mare o per i monti, il governo si accorga che la benzina è troppo cara? Che questo accada mentre si formano decine di chilometri di code per le infrastrutture che non ci sono o che tardano o che vengono cancellate dai progetti governativi?”
a me non interessa ciò che scrive Panorama. A me interessa evidenziare l’ennesima presa per il culo rivolta agli italiani. Forse è vero che la discrepanza tra l’Italia e gli altri paesi della UE è di ‘soli‘ 7 centesimi di euro, però è anche vero che ci sono paesi della UE come l’Estonia, dove un litro di benzina costa 0,89 euro. Come mai l’Estonia è così virtuosa? Il prezzo di un litro di benzina nei vari paesi della UE è reperibile in questa tabella (grazie alla quale si scopre ad esempio che in Grecia un litro di benzina costa 1,06 euro, in Spagna 1,09 e in Italia 1,35 euro). Ma non importa, ammettiamo pure che facendo la media dei prezzi, l’Italia ‘sfori’ di soli 7 centesimi di euro. Non è questo il punto. Il punto è che il prezzo di un litro di benzina in Italia è composto per la metà da tasse. Sul prezzo della benzina gravano infatti l’IVA e le Accise. Cosa sono le accise? Sono delle tasse inventate da Mussolini per finanziare la guerra in Abissinia e che ad oggi sono ancora in vigore. Negli anni i vari Governi che si sono succeduti in Italia, hanno aggiunto continuamente nuove accise e nessun Governo le ha mai tolte! Nel 2007 noi stiamo ancora pagando la guerra in Abissinia del 1935 (1,90 lire), la crisi di Suez del 1956 (14 lire), il disastro del Vajont del 1963 (10 lire), l’alluvione di Firenze del 1966 (10 lire), il terremoto del Belice del 1968 (10 lire), il terremoto del Friuli del 1976 (99 lire), il terremoto in Irpinia del 1980 (75 lire), la missione in Libano del 1983 (205 lire), la missione in Bosnia del 1996 (22 lire), il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004 (0,020 euro, ossia 39 lire). Il tutto per un totale di 485,9 lire (0,25 euro). Noi tutti paghiamo 0,25 euro su ogni litro di benzina. In un dossier della FAIB del 2007 (Federazione Autonoma Italiana Benzinai) si legge che ogni giorno in Italia si erogano 109 milioni di litri di carburante. Moltiplichiamo 0,25 euro per 109 milioni. Otteniamo una cifra enorme: 27.250.000 euro che ogni giorno, con la scusa di finanziare la guerra in Abissinia o la missione in Bosnia, noi italiani paghiamo al fisco. Dove vanno a finire tutti questi soldi? Le guerre, le alluvioni e i terremoti sono finiti da un pezzo! Se a tutto ciò aggiungiamo poi l’IVA, scopriamo che il prezzo di un litro di benzina in Italia è costituito per la metà da tasse. E Bersani vede ad agosto i 7 centesimi di euro di discrepanza rispetto agli altri paesi della UE. E no! Mica possono fare come vogliono questi petrolieri! Ma per favore! Caro Bersani, invece di fare demagogia, facendo finta di interessarti alle tasche degli italiani, perché non elimini queste assurde accise? Per finire vorrei aggiungere una cosa: in Brasile le auto vanno ad alcool da 30 anni. La UE ha imposto alti dazi al Brasile per le esportazioni di alcool. Come mai? Eppure il Brasile ricava alcool dalla canna da zucchero (una fonte pulita). Le auto ad alcool inquinano meno. Perché invece di costringerci a comprare auto nuove continuamente (euro4, euro5, euro6 e via dicendo) non le facciamo andare ad alcool? Inquineremmo di meno e spenderemmo la metà. Del resto, le maggiori case automobilistiche (Fiat compresa) producono da tempo automobili a benzina per il mercato europeo e automobili ad alcool per i mercati come il Brasile. C’è qualcosa che non quadra, vero?

AGGIORNAMENTO:

Si dice che l’Italia sia in linea con gli altri paesi europei in materia di tasse sulla benzina. E’ vero. In Francia ad esempio, hanno la TIPP (tassa sui prodotti petroliferi) e la TVA (tassa sul valore aggiunto, che credo sia una specie di IVA francese). E allora? E’ come dire: siccome molti paesi prevedono la pena di morte, l’Iran è in linea con essi. Ma perché non andiamo a confrontarci con i paesi più virtuosi in materia di prezzi sulla benzina? Perché non ci confrontiamo con l’Estonia, la Grecia, la Lituania o la Lettonia? Perché non diciamo che anche in paesi come la Francia si discute per l’eliminazione di queste tasse? C’è poi chi dice che sia giusto che la benzina contenga questa forte componente fiscale al suo interno, perché così non si incentiva l’uso dell’automobile a tutto vantaggio dell’ambiente. Così si inquina meno e si rispetta il trattato di Kyoto. Le dicono i Verdi francesi queste cose. Già, peccato però che in Francia i mezzi pubblici funzionino. In Francia ci sono delle alternative valide per spostarsi. In Italia no. In Italia spesso sei costretto ad usare l’automobile. Infine vorrei aggiungere un fatto: queste imposte (perché le accise sono imposte, non tasse) vengono pagate allo stesso modo da tutti, ricchi e poveri. Quindi il carico fiscale su un litro di benzina grava di più sui meno abbienti. Non sarebbe il caso di renderla progressiva in proporzione al reddito? Perché un Tronchetti Provera che usa un SUV per andare a comprare le sigarette sotto casa deve pagare 0,25 euro esattamente come un pendolare che macina km e km giornalmente per guadagnare uno stipendio che non gli permette di arrivare a fine mese? Ma soprattutto: dove vanno a finire gli introiti incamerati grazie alle accise? Non certo per finanziare la guerra in Abissinia. Vengono usate per costruire ponti, scuole, autostrade, ospedali? Va bene, le pago allora. Ma voglio sapere come vengono utilizzate.

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8 commenti »

  1. Trovo che l’articolo da lei scritto sia piuttosto ben centrato, anche se a volte, perdoni l’osservazione, si lascia un po’ troppo andare alla polemica.

    Pero’, sebbe io sia d’accordo con lei su quasi tutto quello che dice, soprattutto a proposito della stupidita’ e ingiustizia di queste accise, c’e’ un pezzo del suo scritto che proprio non riesco a capire:

    “Infine vorrei aggiungere un fatto: queste imposte (perché le accise sono imposte, non tasse) vengono pagate allo stesso modo da tutti, ricchi e poveri. Quindi il carico fiscale su un litro di benzina grava di più sui meno abbienti. Non sarebbe il caso di renderla progressiva in proporzione al reddito? Perché un Tronchetti Provera che usa un SUV per andare a comprare le sigarette sotto casa deve pagare 0,25 euro esattamente come un pendolare che macina km e km giornalmente per guadagnare uno stipendio che non gli permette di arrivare a fine mese?”

    Primo, probabilmente il signor Provera spendera’ i suoi 0,25 Euro moltiplicati per la benzina in piu’ da lui consumata per andare a prendersi le sigarette, quindi paghera’ in ogni caso di piu’. Secondo, non vedo perche’ chi ha i soldi debba essere sempre sottoposto a misure di tassazione straordinaria e debba pagare di piu’ di chi soldi ne ha meno. E’ forse un crimine guadagnare tanto??? Terzo, mi piacerebbe sapere come secondo lei si potrebbe far pagare l’accise in proporzione al reddito percepito: dovremmo forse portare con noi copia della dichiarazione dei redditi ogni volta che andiamo a fare benzina??? Ma per favore…

    Commento di Gregorio Bo — 9 Agosto 2007 @ 17:45

  2. Gregorio, prima di tutto diamoci del tu, perché in Rete si fa così e perché altrimenti mi sento a disagio… :-)
    Riguardo alla polemica…beh, io sono un tipo polemico: è la mia natura.
    Riguardo a Tronchetti…vediamo…se Tronchetti consuma 1000 litri di benzina, spende 250 euro di imposte. Se il signor Rossi consuma 1000 litri di benzina, spende la stessa cifra. Quindi Tronchetti *NON* spende di più. Ok? Ma il signor Rossi è un precario. Guadagna 700 euro al mese. 250 euro per il signor Rossi fanno la differenza tra pranzare o saltare il pranzo. Per il signor Tronchetti 250 euro in meno, non fanno alcuna differenza. Quindi un Governo che si preoccupa dei più deboli, visto che impone dei balzelli, che li renda almeno progressivi in base al reddito (come l’IRPEF per intenderci).
    Alcune persone si chiedono perché mai questi ‘poveri’ ricchi debbano pagare di più dei poveri…hmmm…vediamo…forse perché l’articolo 53 della Costituzione della Repubblica dice che “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche IN RAGIONE DELLA LORO CAPACITA’ CONTRIBUTIVA”? Se lo Stato mi dice che devo pagare la guerra in Abissinia o l’intervento in Bosnia, mi chiede di contribuire a delle spese pubbliche. Quindi tale contributo DEVE essere proporzionale al reddito. Lo dice la Costituzione, non si scappa.
    Sul metodo, beh, non è compito mio suggerirlo: non sono il Ministro dell’Economia (ad ogni modo, non so, butto lì la prima cosa che mi passa per la testa, forse le accise potrebbero essere sostituite da un’imposta a forfait, un po’ come il bollo, da pagare in base alla potenza/cilindrata dell’auto. Così chi possiede un Ferrari paga di più di chi possiede una Panda e non serve la dichiarazione dei redditi). Se poi iniziamo ad usare le auto ad alcool e ad olio di colza, magari le eliminiamo proprio le accise eh?

    Commento di Maurizio — 10 Agosto 2007 @ 09:17

  3. cioa ho scritto anche io un post sul caro benzina. In realtà la tassazione è ben oltre la metà, ma arriva addirittura al 65%!

    http://aghost.wordpress.com/2007/08/06/la-benzina-in-realta-costa-pochissimo/

    ciao :)

    Commento di aghost — 10 Agosto 2007 @ 17:59

  4. > non vedo perche’ chi ha i soldi debba essere sempre sottoposto a misure di tassazione straordinaria e debba pagare di piu’ di chi soldi ne ha meno

    Egregio signor Gregorio Bo,
    si tratta di solidarietà sociale, un principio fondamentale dello Stato democratico che ci ha permesso di emanciparsi dalla regola primitiva “ognuno per sé e Dio per tutti!”

    Commento di aradia - il pane e le rose — 10 Agosto 2007 @ 22:01

  5. Mmmmm… Temo di essere stato frainteso.
    Innanzitutto, riguardo al signor Provera. Certamente se i due cittadini, l’impiegato e il ricco proprietario della Pirelli, consumassero la stessa quantità di carburante, pagherebbero la stessa cifra in balzelli. MA, il punto è che, proprio come detto nell’articolo, il signor Provera prende la macchina anche per andare a comprare le sigarette. E probabilmente una macchina che consuma molto di più di quella dell’impiegato. Quindi pagherà per questi lussi con l’addizionale quantità di benzina consumata e con i conseguenti maggiori contributi pagati. Perchè dovrebbe pagare proporzionalmente di più per il solo fatto di avere i soldi, tanto più in una tassa su un bene di consumo e non sul reddito?
    In secondo luogo,
    “Egregio signor Gregorio Bo,
    si tratta di solidarietà sociale, un principio fondamentale dello Stato democratico che ci ha permesso di emanciparsi dalla regola primitiva “ognuno per sé e Dio per tutti!””
    Intanto ringrazio per l’egregio, perchè certamente non merito un tale titolo onorifico. Comunque sia, il principio di solidarietà sociale, e l’articolo 53 della Costituzione riguardo alla capacità contributiva, vengono comunque rispettati in un sistema in cui ognuno paga la stessa porzione del proprio reddito. Infatti, il 30% di 100.000 è più del 30% di 50.000, è, direi, ovvio. E così via a scalare. Quindi chi guadagna di più contribuisce effettivamente di più. Quindi, e questo è il punto che temo sia stato frainteso, non è che io invochi una stessa cifra da pagare per tutti: sarebbe ingiusto e anche abbastanza stupido. Quello che secondo me sarebbe giusto è una tassazione a percentuale fissa, che prende comunque di più dai più abbienti, ma non si trasforma in una misura vessatoria contro i ricchi. Che poi, spesso e volentieri, per diventare ricchi se la sono sudata, e se non loro i loro padri o nonni, e non vedo perchè chi meritatamente acquisisce ricchezza debba poi essere soggetto a misure per livellarlo con il resto del popolo. Con una cultura del genere, che vede l’imprenditore di successo come un cattivo soggetto da riportare alla normalità, lo spirito d’iniziativa e d’impresa viene per forza distrutto, come dimostra il punto estremo di una politica del genere, ovvero l’Unione Sovietica, che certamente non ha avuto un grande successo dal punto di vista economico.

    Spero di essermi chiarito,

    Cordialmente,

    Gregorio

    Commento di Gregorio Bo — 12 Agosto 2007 @ 04:36

  6. Più guadagni e più l’ALIQUOTA (non l’imponibile) è maggiore, lo dice la Costituzione nell’art. 53 (”Il sistema tributario è informato a criteri di progressività“). Chi non accetta ciò, non accetta la Costitizione e può tranquillamente espatriare. Ma se resta in Italia, deve accettare la normativa vigente (e la Costituzione è la base del sistema legislativo italiano).

    > secondo me sarebbe giusto è una tassazione a percentuale fissa

    Ipotesi: Tizio guadagna 1.000.000 euro l’anno. Caio ne guadagna 20.000. Sempronio è disoccupato.

    NELLO STATO ‘GREGORIOLAND’:

    Ipotizziamo una tassazione del 40% uguale per tutti. Allo stato servono infatti 400.000 euro per costruire gli ospedali e 100.000 euro per i sussidi per i disoccupati.
    il 40% su 1.000.000 euro sono 400.000 euro. Il 40% su 20.000 euro sono 8.000 euro.

    Tizio: 1.000.000 - 400.000 = 600.000 (reddito rimanente per campare)
    Caio: 20.000 - 8.000 = 12.000 (reddito rimanente per campare)
    Sempronio: deve morire perché non paga le tasse e lo stato non può dargli i sussidi perché non ha raccolto i 100.000 euro necessari. Infatti in totale lo stato ha raccolto solo 408.000 euro.

    Una volta che sono stati tassati, Tizio, Caio e Sempronio campano allo stesso modo? **NO**
    Tizio, con 600.000 euro va in barca tutto l’anno. Caio, con 12.000 euro, mangia tutti i giorni. Poi a febbraio ha problemi con i denti e spende 5.000 euro per curarli. Gli restano 7.000 euro. Campa fino a settembre (spendendo 1.000 euro al mese), dopodiché finisce tutti i soldi. A ottobre non ha i soldi per mangiare e muore di fame. Sempronio è già morto da un pezzo.
    Già, ma chi se ne frega? Peggio per chi è povero no? Mica è compito della collettività aiutarlo.

    NELLA REPUBBLICA ITALIANA:

    Ipotizziamo una tassazione del 50% per Tizio, del 10% per Caio e ZERO tasse per Sempronio (che anzi, riceve un sussidio di disoccupazione dallo stato, grazie ai contributi di Tizio e di Caio). Cioé l’aliquota è PROPORZIONALE AL REDDITO. Il 50% su 1.000.000 euro sono 500.000 euro. Il 10% su 20.000 euro sono 2.000 euro.

    Tizio: 1.000.000 - 500.000 = 500.000 (reddito rimanente per campare)
    Caio: 20.000 - 2.000 = 18.000 (reddito rimanente per campare)
    Sempronio: non paga nulla ma usufruisce dei servizi pubblici ugualmente (es.: gli ospedali). Infatti lo stato ha raccolto 502.000 euro.

    Una volta che sono stati tassati, Tizio continua ad andare in barca tutto l’anno (ma mangia meno aragoste a colazione e smette di fumare sigari Avana). Caio spende 5.000 euro per i denti a febbraio e gli avanzano 13.000 euro con i quali mangia fino a dicembre (spendendo 1.000 euro al mese) e non muore di fame e gli avanzano anche 3.000 euro. Sempronio vive grazie ai sussidi dello stato (perché lo stato ha raccolto 100.000 in più rispetto allo stato di Gregorioland e può darli a Sempronio). Caio e Sempronio, se si ammalano possono andare in ospedale.

    Gregorio…se tu fossi Sempronio, in quale dei due paesi preferiresti vivere? E se fossi Caio?
    E se fossi Tizio, sapendo che la tua rinuncia alla colazione con aragoste consente a Caio e a Sempronio di vivere, quale paese preferiresti tra i due?
    Alla fine del ragionamento, secondo te, qual è lo stato più giusto, GREGORIOLAND o l’ITALIA?

    (ovviamente cifre e percentuali sono ipotetiche e poco realistiche, lo scopo è infatti puramente esplicativo. Perciò non ci fissiamo sui numeri).

    Se questo concetto fosse chiaro a tutti, i ricchi pagherebbero più volentieri queste maggiori imposte. Invece i ricchi, ritenendo ingiusto pagar tasse, EVADONO proprio. Gli unici che non possono evadere sono i lavoratori dipendenti (che difficilmente sono ricchi). Quindi alla fine, se andiamo proprio a vedere, se vogliamo dirla tutta tutta, Tronchetti magari va in Ferrari su una strada costruita grazie ai soldi raccolti ‘drenando’ gli stipendi dei lavoratori dipendenti. Noooooo, ma magari Tronchetti paga tutte le tasse fino all’ultimo centesimo ed evade solo Valentino Rossi eh? ;-)

    Commento di Maurizio — 12 Agosto 2007 @ 19:46

  7. Uh, a dire il vero, preferirei stare a Gregorioland. Primo, perchè il nome mi piace di più :D. Secondo, perchè le cose non stanno esattamente così. Infatti, ci sono due modi in cui una redistribuzione sociale è comunque possibile: il primo, è che il ricco in questione, appunto perchè contagiato dal senso civico e magari anche da un tocco di carità cristiana, potrebbe magari decidere di donare parte dei soldi risparmiati a varie associazioni benefiche/chiese/quello che vuoi che aiuterebbero il disoccupato e il cittadino in difficoltà allo stesso modo (se non meglio) dello stato. E, tra l’altro, il signor ricco saprebbe esattamente per cosa vengono usati i suoi soldi, quindi potrebbe donare più volentieri sapendo esattamente chi va a beneficiare, diritto che, mi sembra, gli dovrebbe essere più che concesso, dal momento che quei soldi lui se li è guadagnati. In secondo luogo, anche se fosse un ricco avido e che pensa solo a sè stesso, privo di qualsiasi senso civico, assai difficilmente metterà i soldi in un enorme deposito per farci il bagno alla Paperon de Paperoni. Molto più probabilmente spenderà i soldi in generi di consumo e di lusso, che come è ovvio devono essere prodotti da qualcuno. Ecco quindi rientrare in gioco gli altri due personaggi della nostra vicenda. Il signor medio impiegato e il signor disoccupato avranno probabilmente più lavoro, (nel caso del disoccupato, un lavoro e basta), guadagnando di più e supplendo da soli ai propri bisogni. Senza contare che con ogni probabilità lavorando di più produrrebbero più beni, per soddisfare l’aumentata domanda, contribuendo così a creare ricchezza invece di semplicemente prenderla a chi l’ha prodotta e distribuirla.
    Riguardo poi all’evasione, certamente l’idea di pagare di più non funziona molto bene come incentivo al pagare tutti, non trovi?

    Commento di Gregorio Bo — 16 Agosto 2007 @ 04:20

  8. buongiorno, per trovare risposta al suo pezzo la invito a venire a visitare il mio blog…
    In sintesi comunque le dico che non è tanto un problema di disparità di accise, soprattutto in confronto ai principali partners europei, anche se chiaramente tasse messe sessant’anni fa oggi non sono più giustificabili, vista la perdita della loro funzione…
    Il problema sta nel fatto che nonostante lo spread (margine legato ai trasporti, alla distribuzione, etc) sia rimasto lo stesso negli ultimi 4 anni, il prezzo alla pompa tende a non coincidere con quello ottimale…Motivo semplice: o ci speculano le compagnie petrolifere, oppure i distributori!

    Commento di bluseagull — 7 Settembre 2007 @ 07:08

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