Traffico
La vita nelle metropoli non è a misura d’uomo. Non è naturale. Lo sapevano bene i pubblicitari che hanno ideato lo spot della Cynar. “Contro il logorio della vita moderna”, recitava lo spot. Ma di questo argomento parlerò in un prossimo post. Oggi parliamo di vita in automobile. Già, di vita, perché le statistiche dicono che in media, nelle grandi città, si trascorrono un paio d’ore in automobile ogni giorno. Due delle preziosissime 24 ore di cui disponiamo. Suona la sveglia, quello strumento infernale inventato dall’uomo per combattere il fisiologico bisogno di sonno, e già sei incazzato. Fai colazione e ti prepari per andare al lavoro. Vai sempre di corsa e al tuo confronto, Fantozzi è un dilettante. Scendi in strada, ancora non infili la chiave nella serratura della portiera e già smadonni. Già, perché qualcuno ha pensato bene di parcheggiare la sua auto in doppia fila, bloccando inesorabilmente la tua. Apri la portiera e cominci a sfogare l’istinto omicida sul clacson. Ma colui o colei che ti ha bloccato, sembra lontano/a mille miglia. Tutte le mattine vai di fretta, temendo di arrivare tardi al lavoro. Quella mattina però inizia storta. Dopo venti minuti di strombazzamenti, eccolo, arriva lui sorridendo. Con una calma serafica e un sorriso ad 84 denti ti fa “ecco, la tolgo subito”. Ecco un cazzo, pensi tu sorridendo a denti stretti. Però pensi anche che poteva andare peggio. Potevi trovare un’auto parcheggiata a fianco della tua. Attaccata alla tua. Dalla parte del guidatore ovviamente. Una volta un tizio parcheggiò a 20 cm dalla mia auto. Impossibile aprire la portiera. Ma occhio eh? Conosco un tizio che gira sempre con un chiodo da carpentiere da 15 cm. State attenti - voi che parcheggiate con ‘noncuranza’ – potrebbe capitarvi di incontrarlo. Ritrovereste la vostra auto con un bel ‘ritocco’ alla carrozzeria. Di quelli che si ricordano a lungo. Ma torniamo all’auto. Sei riuscito ad uscire dal parcheggio. Ti ‘butti’ letteralmente nel traffico. Un fiume di autovetture che guizzano a destra e a sinistra. Per fortuna che nessuno può sfrecciarti sopra o sotto! Aaaah! Si inizia subito con dei simpatici lavori in corso. La carreggiata è stata ristretta e si passa con il contagocce. Due operai stanno lavorando vicino ad un tombino. Il loro lavoro durerà almeno due o tre mesi. Se tutto va bene. Altrimenti passerà tanto di quel tempo che transenne ed operai diventeranno parte del paesaggio. Quando spariranno, ne avrai nostalgia, sentirai qualcosa che manca nell’insieme. Si passa con il contagocce dicevo, perciò ecco spuntare automaticamente tre categorie di persone: i furbi, gli idioti che intralciano e gli idioti che stressano. Il furbo: evita la lunga fila di macchine incolonnate pazientemente. Ha fretta lui. Mica può fare la fila. Eh! Le supera e, arrivato in prossimità del restringimento della carreggiata, passa davanti a tutti, tagliando la strada al primo della fila con prepotenza. L’idiota che intralcia: si ferma in prossimità del restringimento e sembra colto da un malore improvviso. La sua auto si blocca e tu, dopo qualche minuto, cominci ad essere preoccupato per la sua salute. Un infarto improvviso? Una sincope? Un colpo di sole a dicembre? Un attacco di panico? Ti sporgi dal finestrino per scrutare meglio. No, tranquilli, tutto a posto: sta solo parlando al cellulare! E tu vorresti farglielo ingoiare intero, quel cellulare. L’idiota che stressa: non resiste in fila per più di 4 secondi. Al quinto secondo comincia a suonare con il clacson. Suona come un pazzo e gesticola con le mani in modo forsennato. Indica un pezzo di asfalto di circa 2 metri che è libero. Perché l’auto davanti a lui non lo occupa? Si chiede. Cazzo ti suoni, non vedi che ci sono dei lavori in corso? Finalmente è il tuo turno. Attraversi il restringimento e già pregusti una folle corsa, l’acceleratore è tuo amico e sicuramente la strada sarà deserta. Seeeeee! Lallero. Ecco davanti a te l’uomo con il cappello! Qualsiasi automobilista sa bene che occorre evitare l’uomo con il cappello come la peste. Del resto una persona che tiene il cappello anche in auto, già ti fa capire di che tipo si tratta. L’uomo con il cappello cammina a circa 10-15 km orari anche in autostrada. L’uomo con il cappello ignora l’esistenza di due carreggiate di marcia. Ignora che in Italia il codice della strada imponga di tenere la destra. Lui marcia esattamente al centro, tra le due carreggiate. Lui crede che quella striscia bianca tra le due carreggiate sia un segnapercorso che il comune ha disposto gentilmente per evitare che qualcuno perda la strada. Occorre mettercisi sopra e non perderla mai di vista. L’uomo con il cappello guarda fisso davanti a sé e niente intorno a lui può turbarlo. Alla sua destra e alla sua sinistra, ci sono automobili che lo sorpassano acrobaticamente, ci sono automobili che cappottano, automobili che sbandano, automobili che si schiantano contro i pali della luce. Sembra uno di quei telefilm polizieschi americani tutto inseguimenti e automobili che volano per aria. Mi sembra di vedere anche i Chips in lontananza. Ma lui niente, imperterrito. Non si accorge minimamente del terzo conflitto termonucleare che si sta consumando intorno a lui. Chissà se Prodi indossa il cappello quando guida! Ah, già, lui non guida, ha l’autista. Al massimo va in bicicletta. L’uomo con il cappello non perirà mai in un incidente stradale. L’uomo con il cappello li provoca agli altri, gli incidenti. Già, perché quando tu vai di fretta e ti ritrovi l’uomo con il cappello che marcia a 15 km orari e davanti a lui c’è il deserto dei tartari, smadonni di brutto. Lo devi superare. E’ questione di vita o di morte. Finché non lo superi hai l’adrenalina a 1000. Ed ecco che per superare lui, ti schianti contro l’auto che viene in senso opposto. Tu non lo racconti quanto ti è accaduto e lui, lui neanche si è accorto del tuo frontale. So di gente che è morta di infarto inveendo contro un uomo con il cappello. Dopo 10 km, l’uomo con il cappello svolta a sinistra e tu – miracolo – devi proseguire dritto. Finalmente puoi innestare almeno la terza marcia. Alcuni motorini ti si affiancano a sinistra e, dallo specchietto retrovisore destro ne vedi uno che ti sta raggiungendo da destra. Davanti a te una voragine nel manto stradale che ammicca voluttuosa. Sai già che non la potrai evitare. Infatti non puoi sterzare né a destra né a sinistra, rischieresti di scontrarti con un motorino. Ti prepari al peggio ed affronti la voragine. Gli ammortizzatori ringraziano e tu maledici Veltroni, Rutelli e l’ANAS (che non c’entra nulla ma non guasta). Superata la voragine, metti la freccia per svoltare a destra. Il motorino alla tua destra ti raggiunge e ti taglia la strada. Già, lui doveva girare a sinistra, che ci vuoi fare? Finalmente, dopo un’ora di viaggio, arrivi al lavoro. Distrutto ma sopravvissuto. Scusi, dov’è la doccia?
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