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Mercoledì 10 Ottobre 2007

L’Italia ripudia la guerra - 2

Archiviato in: Politica, Guerra — Maurizio ( 19:00 )

L’articolo 11 della Costituzione della Repubblica Italiana recita:
“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”
Tutte le volte che leggo la Costituzione mi chiedo: ma si tratta solo di un bel documento fine a se stesso e senza alcun valore reale? No, perché se è vero che la Costituzione è la legge principale, la legge che sta alla base dell’ordinamento italiano, allora è anche vero che la giustizia italiana deve farsi carico di far rispettare quanto è stato scritto in quella legge. Per non scadere nel qualunquismo, diciamo che la giustizia italiana prende in seria considerazione quanto scritto nella Costituzione. Ma se è vero ciò, allora l’Italia non dovrebbe essere favorevole alla guerra, giusto? Va bene, ci sono degli accordi tra i vari stati che impongono all’Italia un suo intervento nelle ‘missioni di pace’. Questo non è - apparentemente - in contrasto con quanto scritto nella Costituzione. Si potrebbe obiettare allora che il rifinanziamento delle missioni estere, a volte non va proprio verso tale direzione. Si potrebbe obiettare che in alcuni paesi come l’Afghanistan, non ci sia una missione di pace. Si potrebbero avanzare delle ipotesi e spingersi ad affermare che in tali paesi ci sia proprio la guerra. La guerra tout court, quella tanto ripudiata dall’Italia. Ma queste sono solo ‘ipotesi’. Anche se queste ‘ipotesi’ fecero cascare il Governo Prodi (e qui penso a Turigliatto, il ‘dissidente’ espulso dal PRC perché ‘troppo’ comunista e reo di aver fatto cascare il Governo).

A Colleferro, un comune vicino a Roma c’è una fabbrica che si chiama Simmel Difesa SpA. Oggi c’è stata un’esplosione all’interno di quella fabbrica. 1 morto e 15 feriti. Ma cosa produce la Simmel Difesa? Fuochi d’artificio? Nient’affatto: produce armi. E qui mi viene in mente il film di Alberto Sordi: ‘finché c’é guerra c’é speranza’. Ma quali armi produce la Simmel Difesa? Tra le altre, anche le cluster bomb, ossia bombe a grappolo. Le bombe a grappolo sono armi micidiali. Una bomba di quel tipo, contiene al suo interno altre mini-bombe. Quando una bomba a grappolo esplode a mezz’aria, dissemina nel territorio parecchie mini-bombe che esplodono a loro volta. Una parte di tali mini-bombe però, resta inesplosa. Tali bombe inesplose perciò, diventano delle vere e proprie mine antiuomo. Mine che possono esplodere anche a distanza di anni. La guerra è finita ma le mine restano e - ogni tanto - qualche bambino ci va a mettere le mani sopra. E qui viene il bello. Già, perché l’Italia è uno dei 57 paesi del mondo che produce bombe a grappolo. Interessante no? Ma torniamo alle mine. L’art. 1 della legge 29 ottobre 1997, n. 374 (norme per la messa al bando delle mine antipersona), recita:
“Sono vietate la ricerca tecnologica, la fabbricazione, la vendita, la cessione a qualsiasi titolo, l’esportazione, l’importazione, la detenzione delle mine antipersona di qualunque natura o composizione, o di parti di esse”
Ma poiché le bombe a grappolo non sono mine antiuomo, l’anno scorso, venne proposta la modifica di tale legge in questo modo:
“1. All’articolo 2 della legge 29 ottobre 1997, n. 374, dopo le parole: «dispositivo od ordigno», sono inserite le seguenti: «, ivi incluse le submunizioni delle munizioni a grappolo,»”
Tutto bene allora? Non direi. Il primo agosto 2007 la Commissione Difesa della Camera ha stabilito che le bombe a grappolo possono essere bandite a patto che vengano sostituite con “altri sistemi d’arma che assolvano alle stesse funzioni” (SIC!). Infatti la Simmel Difesa è ancora lì. Dal sito ha fatto sparire il catalogo dei prodotti nel 2004, ma alcune ricostruzioni testimoniano la produzione di bombe a grappolo. Si legge su Cani Sciolti:
“E l’anno scorso il nome dell’azienda compare in Parlamento. Nella relazione stilata il 30 novembre 2006, introduttiva al disegno di legge presentato dall’on. Carlo Leoni per la modifica della 374/97 sulla regolamentazione delle mine antiuomo, la Simmel Difesa S.p.A viene additata come una delle due industrie italiane produttrici di Cluster, assieme alla compaesana ed ex collegata Snia BPD. La relazione di Leoni trae i suoi dati dalla denuncia della onlus Campagna Italiana contro le Mine, che riporta come nel catalogo della Simmel, prima dell’oscuramento, fosse evidente la presenza di due tipi di munizioni Cluster: il razzo aereo Medusa da 81 millimetri (caricato con 11 bomblets anti-persona e anti-materiale), e il munizionamento da artiglieria da 55 millimetri Howitzer Bomblets Cargo Round (caricato con 63 submunizioni anti-persona e anti-carro, dotate di meccanismi di autodistruzione). Ovvero ciò che basta alle aviazioni dei Paesi clienti a lasciare un segno del proprio passaggio negli arti e nei corpi delle popolazioni bombardate, anche a distanza di anni.”
L’industria bellica italiana ha prodotto un fatturato nel 2006 di oltre 2 miliardi e 192 milioni di euro. Sempre su Cani Sciolti si legge:
“entusiastica relazione del governo presentata alle Camere nel giugno scorso, che il volume delle esportazioni dell’industria bellica italiana nell’ultimo anno ha sucrlassato i dati degli anni passati. Il valore globale delle licenze di esportazione per il 2006 è stato di oltre 2 miliardi e 192 milioni di euro, per 1.183 licenze concesse. Ovvero 800milioni di euro e 61 licenze in più rispetto al 2005. “Se ne deduce”, si legge nella relazione del governo, “che l’industria per la difesa italiana ha mantenuto e rafforzato le proprie attività verso l’estero, nel corso di una tendenza espansiva registrata nell’ultimo quinquennio”
L’Italia finanzia le missioni di pace in Iraq. Come no! l’Italia dopo il 1991 (guerra del Golfo) ha continuato a fare affari con Saddam. L’Ausidet gli avrebbe fornito l’ossicloruro di fosforo; la Technipetrol sarebbe sospettata di aver impiantato una fabbrica per la produzione di elementi da destinarsi alla produzione del gas nervino; la Snia Techint del gruppo Fiat, che assieme alla Euromac sarebbe accusata di aver fornito macchinari, tecnologia e know-how per la realizzazione di armamenti nucleari; mentre la Snia Bpd si sarebbe occupata della tecnologia per la costruzione di missili. L’Italia risulta all’ottavo posto nell’elenco dei paesi esportatori di armi. L’Italia è il secondo esportatore al mondo di armi leggere. Si distinguesse così anche su altri versanti come la libertà d’informazione! Invece sembra che l’Italia sia scesa al 64mo posto nella classifica mondiale sulla libertà di stampa redatta da Freedom House. Ma l’Italia a chi vende tali armi? Cina, Malesia, Congo e molti altri paesi che non brillano certo per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani. E le nostre banche fanno affari con le operazioni di esportazione di armi. Maggiori informazioni sul commercio di armi sono reperibili su Disarmo.org.

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3 commenti »

  1. […] micidiali bombe a grappolo (cluster bomb), che pure essendo vietate, vengono prodotte in Italia dalla Simmel Difesa S.p.A. L’Italia si colloca all’ottavo posto nell’elenco […]

    Pingback di Il blog di Maurizio Silvestri » Invece di indignarci per la pseudo-censura di Luttazzi, il 25 aprile, combattiamo la censura vera — 15 Dicembre 2007 @ 13:27

  2. […] Perché in tivvù l’Italia condanna le bombe a grappolo poi di fatto permette ad aziende come la Simmel Difesa di restare aperte (la Simmel Difesa afferma di non produrre quelle armi. Io però suggerisco questa […]

    Pingback di Il blog di Maurizio Silvestri » Tempi… “moderni” — 29 Maggio 2008 @ 10:07

  3. […] http://www.mauriziosilvestri.com/?p=232 […]

    Pingback di cluster bomb e mine « Tracce di Elfo — 8 Giugno 2008 @ 13:19

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