Il Cenacolo di Leonardo Da Vinci? Una cagata!
“Non sapevo che Vittorio Sgarbi sapesse dipingere!”
“Non lo sa fare, infatti.”
“Capisce di tecniche dei colori, di guazzo, di affreschi, di velatura, carboncino, matita, chiaroscuro, acquarelli, spatola, acquaforte, mosaici, murales?”
“Mai preso matite, pastelli, pennelli in mano.”
“Ma non sa neanche disegnare?”
“No.”
“Ma gli scarabocchi con la penna?”
“None. Niente di niente. Ah, si, alle elementari faceva le stanghette nei quaderni a quadretti, però la maestra gli tirava le orecchie perché le faceva sempre storte…”
“E allora come fa a dire che il cenacolo è una cagata?”
“Perché lui può: è un critico d’arte!“
“Azz! E chi lo ha eletto critico?”
“Nessuno.”
“Ah, ma allora si può criticare l’arte anche senza saper dipingere?”
“Certo.”
“Beh, allora io posso criticare lui senza essere un critico d’arte! Sgarbi? Ma vaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaff…”
Non ho mai digerito i critici d’arte, Sgarbi in primis.
E poi ha osato insultare il mio mito: Leonardo. Non un semplice artista, di più: pittore, scultore, musicista, architetto, inventore, scienziato…direi che sia stato un personaggio unico al mondo. Irripetibile. E Vittorio Sgarbi? Un semplice laureato in filosofia.
3 commenti »
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Io odio i cosidetti critici in generale… che siano d arte di musica o di cinema sono solo dei poveri disgraziati che per sbarcare il lunario fanno supercazzole a non finire credendo di essere dei grandi intenditori…
Commento di canedaguardia — 31 Ottobre 2007 @ 09:08
Non mi scandalizzo per questa affermazione di Sgarbi. Mi scandalizzo, invece, che Sgarbi sia assessore alla cultura di Milano. Pensavamo di aver visto di tutto, invece…
Commento di aradia - il pane e le rose — 1 Novembre 2007 @ 11:42
“fanno supercazzole”
E’ vero. E’ una cosa che ho notato anch’io. Spesso i critici usano una terminologia oscura. O forse è la mia ignoranza a farla sembrare oscura. Sta di fatto che a volte, ciò che dicono sia davvero incomprensibile. Scritto da Enrico Ghezzi:
“Del resto, è nel non-visto, ancora una volta e sempre, che sta il nodo politico di un senso del vedersi televisivo, e che si trova lampante la grandezza/miseria della situazione televisiva del vivere e anche - o specialmente - di quel che si può o vuole chiamare ancora ’servizio pubblico”
Eeeehhh???? AzzStaddì?!?
Che poi se vai a vedere, incastonandolo all’interno del contesto, il senso c’è. E si ‘intuisce’ che sta parlando della linea editoriale “politicizzata” della RAI. Ma usare frasi più umane no, eh?
(Per i masochisti: Il Papa FuoriOraio della RAI)
Commento di Maurizio — 1 Novembre 2007 @ 16:18