La strage di via Acca Larentia
Dovete sapere che io abito a Roma, quartiere Tuscolano. Tutti gli anni, il 7 gennaio un corteo con fiaccole e tamburi parte da piazzale Appio ed arriva a via Acca Larentia, quasi dietro casa mia. È l’anniversario di una strage, quella di
Acca Larentia appunto. Il 7 gennaio 1978 tre giovani militanti del Fronte della Gioventù uscirono dalla sede dell’MSI di via Acca Larentia per un volantinaggio che riguardava il gruppo di musica alternativa “Gli amici del vento”. Ad attenderli c’erano dei proiettili. L’azione venne rivendicata dai “Nuclei Armati di Contropotere Territoriale “. Nel tafferuglio che seguì, un carabiniere - Edoardo Sivori - sparò ad altezza d’uomo, colpendo alla fronte il diciannovenne Stefano Recchioni (che morì dopo due giorni di agonia). I tre giovani che morirono sotto i colpi di pistola erano Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni. Il più grande aveva 20 anni. Chi non ha superato i 30 anni non ha vissuto il periodo degli anni ‘70. Anni di terrore. 69 morti, più di mille feriti, 7.866 attentati, 4.290 episodi di violenza. Era il periodo dello scontro tra fazioni di estrema destra e di estrema sinistra. Quando la politica diventava guerra. Gli anni bui del terrorismo. Il corteo di fiaccole che sfila il 7 gennaio è sempre pacifico, mesto ma deciso con l’incalzare dei tamburi. Per non dimenticare.
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Ci risiamo: torna la solita routine quotidiana…
Fine delle ferie: si torna al lavoro. Il cambio di “fuso orario” è stato repentino. Per timore di non sentire la sveglia, non ho dormito proprio. Arrivo al garage e cascano dalle nuvole: “ah! Non mi ricordavo che prendeva la macchina alle 7.15… non fa nulla, ora gliela sposto subito” (e dire che avevo avvertito ieri). Arrivo al lavoro e hanno disabilitato il mio account. Già, perché tutti gli anni, il primo gennaio si disabilitano gli account. Ormai è una tradizione. Fa parte del Natale. Per poter lavorare, devi richiedere nuovamente l’autorizzazione. “Motivi di sicurezza”, dicono. Sono 7 anni che lavoro in questa banca, ma tutti gli anni è la stessa storia. In realtà questa è solo la solita insulsa burocrazia all’italiana. Già, perché la soluzione temporanea è quella classica: ti fai prestare l’account da un collega. Alla faccia della sicurezza! Vi svelo un segreto: non lasciatevi incantare dalle fantastiche storie di hacker (che in realtà andrebbero chiamati “cracker”) che si intrufolano all’interno dei sistemi informatici. Ma quando mai. La maggior parte delle intrusioni avviene dall’interno! Comunque questo “disguido” costa alla banca qualche centinaio di euro. Il prezzo della mia giornata “lavorativa” (che non intasco io, sia ben chiaro). Però c’è la sicurezza. Vuoi mettere? Ovviamente, con un diverso account il mio computer non riconosce la tastiera italiana. Miracoli di Windows. Niente lettere accentate, due punti, apici, doppi apici, punti interrogativi. Niente. Solo le normali lettere dell’alfabeto. Ora penserete: ok, modifica il layout della tastiera, no? Ehm, sempre per motivi di sicurezza, non posso farlo. L’utenza che sto usando non mi permette neanche di modificare data e ora del computer. Dovete sapere che noi consulenti, per poter svolgere il nostro lavoro, abbiamo sovente la necessità di entrare all’interno delle basi dati di produzione. Si tratta degli archivi che contengono i dati reali dei clienti e delle aziende. Non si può fare altrimenti. Ovviamente ogni cosa che fai viene registrata automaticamente, perciò l’idea di poter solo immaginare vagamente l’ipotesi remota di qualcosa che può aver il minimo sentore di operazione illegale e già ti trovi dietro alle sbarre. Ciò nonostante, l’errore umano è sempre possibile. Magari qualche dato “si perde” (scherzo). Quindi, ricapitolando: puoi fare danni all’interno degli archivi dove ci sono i dati dei clienti, però non puoi cambiare la data sul tuo computer! Bizzaro, vero? Vi svelo un altro segreto: la sicurezza dei sistemi informatici non dipende tanto dalle accorte misure adottate dagli amministratori di sistema. No, dipende dalla responsabilità degli sviluppatori che bazzicano all’interno. Già, perché se fai qualche danno sono cazzi. I tuoi ovviamente. Ok, ora però non vorrei farvi credere che le banche prendano sotto gamba la questione della sicurezza informatica. Non è così. Io qui esagero un po’ e ironizzo su certe incongruenze. Ma torniamo ai problemi di tipo “logistico”. Mi sono fatto una piccola mappa dei caratteri “critici” premendo il tasto “ALT” e le varie combinazioni di codici ascii (ALT 133 è il carattere “à”, per intenderci). Perfetto. Ogni volta che mi serve un carattere accentato, faccio copia incolla. Aspetta, dove si trova il punto interrogativo? Ah, sì, “maiuscolo underscore”… Che stress. Aaah! Si ricomincia proprio bene. Rientrati a pieno ritmo all’interno della routine quotidiana.
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