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Martedì 8 Gennaio 2008

Emergenza rifiuti in Campania: questi pezzenti di napoletani!

Archiviato in: Politica, Ambiente, Scandali, Moralismo, Mafia, Corruzione — Maurizio ( 11:43 )

Una cosa che mi fa incazzare di brutto è leggere su blog e giornali, post e articoli che sparano a zero contro i napoletani. Passino i giornali e i telegiornali di regime, il cui scopo è mostrare “ribelli” che incendiano rifiuti, ma i blog proprio no. Non li tollero. Passino i finti reportage dei giornali (che mostrano solo teppismo e non spiegano i reali motivi), ma i blogger sono persone informate, non possono parlare per luoghi comuni. Ok, non volete leggere quello che dice Beppe Grillo sul suo blog perché lo ritenete un qualunquista che non propone nulla di costruttivo, va bene, ma almeno informatevi prima di sputare sentenze. A parte il fatto che Grillo propone delle idee per risolvere il problema dei rifiuti (quindi NON è un distruttore aizza popoli come viene spesso dipinto), ma ok, voi non vi fidate. Allora andate su Google, troverete un sacco di documenti in merito. Vi fidate di Peacelink? Di Legambiente? Cercate, informatevi, ma per favore non sputate sentenze in modo gratuito. Siccome mi sono stufato di leggere questi apprezzamenti gratuiti da parte di cittadini “puliti” dell’Italia (specie quelli del Nord) ho fatto una rapida ricerca in Rete. Sottolineo il termine RAPIDA, perché un’inchiesta approfondita richiede tempo (che non ho). Le informazioni che seguono le ho tratte da Wikipedia, Peacelink, Legambiente, Il Sole 24 Ore. La situazione dei rifiuti in Campania viene definita emergenza, eppure si tratta di problemi che durano da 15 anni. 14 anni di commissariamento straordinario che ha consentito ciò che oggi è sotto i nostri occhi. Ecco la storia.
  • 11 febbraio 1994 il Governo si accorge del problema. Viene nominato il Prefetto di Napoli come organo in grado di sostituirsi ai vari enti territoriali, per gestire l’emergenza rifiuti.
  • Marzo 1996: si affianca al Prefetto, il Presidente della Giunta della regione per pianificare un piano per lo smaltimento dei rifiuti
  • Giugno 1997: viene pubblicato il piano regionale che prevede la realizzazione di 2 termovalorizzatori e di 7 impianti per la produzione di CDR (Combustibile Derivato dai Rifiuti)
  • Luglio 1998: una commissione parlamentare constata che in 4 anni nulla è cambiato
  • 2001: entrano in funzione 3 impianti di produzione di CDR (Caviano, Avellino e Santa Maria Capua Vetere
  • 2002: altri 3 impianti CDR entrano in funzione (Giugliano, Casalduni e Tufino)
  • 2003: entra in funzione l’impianto CDR di Battipaglia. Arrivano alla Procura di Napoli numerose denunce, in relazione al funzionamento del trattamento rifiuti, alle discariche, ai siti di stoccaggio
  • 27 giugno 2007: la Commissione europea avvia una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per la cronica crisi dei rifiuti in Campania.
  • 31 luglio 2007: la procura di Napoli deposita le richieste di rinvio a giudizio per 28 indagati, tra i quali Antonio Bassolino (commissario straordinario per l’emergenza dal 2000 al 2004), Piergiorgio Romiti e Paolo Romiti (ai vertici della società Impregilo, azienda affidataria dell’appalto per la gestione dei rifiuti)
  • 28 dicembre 2007, Amato dice: “2 commissari e risolveremo il problema in 11 mesi”
Questi impianti di CDR, non sono in grado di produrre ecoballe che possano essere effettivamente eliminate in impianti di termodistruzione o termovalorizzazione (che tra l’altro non sono operativi). Perciò in tutti questi anni gli impianti di CDR hanno prodotto milioni di tonnellate di ecoballe che non si possono bruciare (in quanto produrrebbero esalazioni pericolose). La Campania rappresenta il 43% del territorio italiano inquinato e i napoletani “ribelli e pezzenti” pagano il 40% in più - rispetto alla media nazionale - come tassa sui rifiuti. L’azienda Impregilo ha creato gli impianti di CDR irregolari (che non producono vere ecoballe lavorabili ma semplicemente impacchettano i rifiuti), commissari e presidenti di regione non hanno controllato e la camorra guadagna milioni di euro. In merito al contratto firmato con la Impregilo, Bassolino risponde:
“ho firmato il contratto senza leggere”
Intanto le ecoballe non possono essere trattate nei termovalorizzatori, non possono andare nelle discariche e non si sa cosa farne. In Campania nel 1998 erano 2.456.081 le tonnellate di rifiuti. L’1,5% era raccolta differenziata. Nel 2005, su 2.806.113 tonnellate di rifiuti, solo il 10,6% è raccolta differenziata. Nel 2004 la Protezione Civile ha commissionato uno studio scientifico sulle conseguenze sanitarie della mancata gestione dei rifiuti in Campania. Ecco i risultati:
  • +9% l’aumento della mortalità maschile
  • +12% l’aumento della mortalità femminile
  • +84% l’aumento dei tumori al polmone e al fegato, linfomi e sarcomi, malformazioni congenite
Cosa si è fatto fino ad oggi? Ecco:
  • trasferimento dei rifiuti fuori dalla regione, sia in Italia che all’estero (Germania)
  • apertura di discariche, anche in deroga alle leggi vigenti
Da uno stralcio tratto da una commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti si capisce che “[…] La criminalità organizzata di stampo camorristico continua ad intervenire in maniera diretta sui traffici illeciti di rifiuti, lucrando notevoli somme di denaro […]”. I rifiuti non sono raccolti perché le aree di raccolta sono sature oppure poste sotto sequestro dalla magistratura perché fuorilegge. I rifiuti sono dati alle fiamme dai cittadini esasperati e causano emissioni di diossina e casi di intossicazione. Intanto c’è stata l’interdizione per la Impregilo. Ipotesi di reato: truffa aggravata. Bloccati 750 milioni di anticipo dovuti alle aziende dai comuni o come anticipi del commissariato emergenza rifiuti per la costruzione del termovalorizzatore di Acerra. Stando alla Corte dei Conti si sono spesi 1,8 miliardi per l’emergenza rifiuti. La produzione giornaliera di rifiuti in Campania e di circa 8000 tonnellate. I termovalorizzatori (che poi sono degli inceneritori) non sono la soluzione perché producono micidiali polveri sottili. Molto pericolose per la salute. Ecco alcune soluzioni del “qualunquista” Beppe Grillo:
  1. Riduzione dei rifiuti (Berlino, per fare un esempio, ha ridotto in sei mesi i rifiuti del 50%)
  2. Raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale
  3. Riciclo di quanto raccolto in modo differenziato
  4. impianti di bioessicazione
  5. In termini economici non conviene bruciare in presenza di una raccolta differenziata perché il legno può essere venduto alle aziende per farne truciolato, il riciclaggio della carta rende più dell’energia che se ne può ricavare e il riciclaggio della plastica è conveniente. Occorrono 2/3 kg di petrolio per fare un kg di plastica
  6. La raccolta differenziata può arrivare al 70% dei rifiuti, il 30% rimanente può ridursi al 15-20% dopo la bioessicazione. Una quantità che è inferiore o equivale agli scarti degli inceneritori. Ma si tratta di materiali inerti e non tossici con minori spese di gestione ed impatti ambientali sanitari
Si legge su Peacelink:
“Da ormai 15 anni, la Campania è il crocevia dello smaltimento dei rifiuti provenienti da ogni regione, affare che ha fruttato, e frutta, enormi guadagni alla camorra ma anche alle altre organizzazioni criminali e ad altri individui, ci si riferisce ai cosiddetti criminali dal colletto bianco: amministratori, chimici analisti, impiegati. Per anni hanno escogitato un trucco molto semplice, chiamato in gergo “giro bolla”, che consiste nel falsificare il modulo di identificazione dei rifiuti, il Mud; formalmente loro sversano in discariche lecite, ma in realtà gettano i rifiuti in cave, fiumi e laghi. Solo nel casertano sono state sequestrate qualcosa come 1.000 discariche abusive. Ma c’è anche chi, in modo illegale e criminale, si è sbarazzato di autentiche bombe gettandole nelle discariche autorizzate per lo stoccaggio dei rifiuti solidi urbani. Fin dai primi anni novanta una vera e propria holding composta da imprenditori, clan criminali, soggetti affiliati a logge massoniche e politici corrotti, ha gestito il trasporto, dal centro-nord verso il Mezzogiorno, di rifiuti industriali e urbani. Da Lombardia, Piemonte ma anche Toscana verso la Campania ma con propaggini significative nel Lazio, in Calabria, Basilicata e Puglia, TIR carichi di rifiuti finivano il loro tragitto presso discariche non autorizzate a riceverli e, soprattutto cave abusive, terreni scavati per l’occasione, riempiti di immondizia e ricoperti, aree dell’entroterra disabitate.”
Eh, sì, sono proprio dei pezzenti questi napoletani. Mica sono “puliti” come quelli del Nord…

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