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Lunedì 31 Marzo 2008

Asseconda la corrente, altrimenti ti travolge

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 07:29 )

Fino a poco tempo fa, ingenuamente, pensavo che nella vita bastasse desiderare fortemente una cosa, per farla avverare prima o poi. Oggi ho capito che non è così. Anzi, è l’esatto contrario: spesso, più desideri una cosa e meno avrai probabilità di ottenerla. Ormai è una regola per me: nel lavoro, nell’amore, nelle aspirazioni della vita, nei progetti, ho capito che se una cosa deve accadere, accade, indipendentemente dalla tua volontà. Viceversa, se una cosa non deve accadere, mettiti il cuore in pace: non accadrà. Questa tesi è completamente fuori dal mio modo di pensare, ma alla fine, nella vita, arrivi inevitabilmente al momento dei bilanci. Allora ti guardi alle spalle e ti rendi conto di come stanno le cose esattamente. La conclusione inevitabile di questa riflessione è la seguente: gli avvenimenti vanno assecondati, non combattuti. Inutile lottare, segui la corrente. Sogni, progetti, aspirazioni: buttali nel cesso e vivi il presente. Oggi ci sei, domani chissà. La vita alla lunga, ti fa diventare fatalista e alla fine, volente o nolente ti arrendi di fronte al dato di fatto: inutile tentare di combattere il destino.

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Domenica 30 Marzo 2008

Visto che va di moda, l’ho fatto anch’io!

Archiviato in: Politica — Maurizio ( 17:33 )

Pare che questo giochino vada di moda, ultimamente. Dopo averlo letto in due blog, l’ho fatto anch’io. Beh, devo dire che il risultato è abbastanza calzante. Tenendo bene a mente il logo che ho messo sopra la mia foto (in alto a destra), giudicate voi:

Il mio risultato

Oddio, se vogliamo essere pignoli, la Sinistra l’Arcobaleno la metterei decisamente più lontanuccia: diciamo un po’ più vicina al PD, visto quanto è stato fatto sotto il Governo Prodi… ;-)

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BlogBabel, OKNOtizie, Kilombo: i “servizi” 2.0 degli italiani

Archiviato in: Blog, Etica, Lobby, Informazione — Maurizio ( 11:00 )

Nel 1995 scoprii Internet. Ne rimasi affascinato. Cominciai a studiarne i protocolli e i servizi, gli RFC, i FYI, a leggere riviste del settore, libri specializzati. Allora non c’era ancora il web, meno che mai il “web 2.0″. Allora tutto era rigorosamente testuale, Google non esisteva, c’erano Gopher e Veronica, non esistevano le chat, ma esisteva IRC, i newsgroup. La Rete era anarchicamente democratica. Poi arrivò Google, arrivarono i blog, il web 2.0. Grandi innovazioni insomma. Poi però… arrivarono anche gli italiani. Gli italiani con tutta la loro carica di individualismo e di “furbizia”. Gente scaltra che alla collettività non pensa minimamente. Gente che privilegia l’interesse personale. Gente che si fa avanti grazie alle amicizie. Gente che non conosce la meritocrazia. Spuntarono così “servizi” come BlogBabel, Kilombo e OKNOtizie. Iniziarono così i dolori. Qualcuno dirà che sono polemico ed ingiusto nei confronti di chi si “fa il mazzo” per “il bene della collettività”. È vero, sono polemico. Ma è più forte di me: dico sempre quello che penso. Ho molti difetti e la sincerità estrema è uno di questi. Lasciatemelo dire con forza: la collettività non ha bisogno di questi “servizi”. Anzi, ritengo che tali “servizi” la danneggino. Non visitavo più BlogBabel da tre mesi. Stessa cosa con Kilombo (dove scrissi 3 o 4 post). Ad OKNOtizie hanno pensato direttamente loro a “bannarmi”. Già, perché quando sento puzza di bruciato, lo dico ai 4 venti. Di sicuro non ho i peli sulla lingua. La gente non ama molto sentirsi dire le cose, preferisce evitare. Se non ci riesce, ti impedisce di parlare tout court. La Rete è libera? Non lo so, fatevelo raccontare da quelli che hanno messo il video su Youtube e se lo sono visto far rimuovere. Per ora, reggono ancora i blog. I politici sono anni che tentano di imbavagliare la Rete. In Italia ci hanno provato con 3 o 4 decreti. L’ultimo è quello Levi. Fino a quando i blog saranno liberi però, ognuno potrà esprimere la propria opinione. Scopro oggi che BlogBabel ha intenzione di riaprire in Spagna. Dopo l’esportazione della mozzarella di bufala (con annessa diossina), ora tocca ai “servizi 2.0″. Che dire? Secondo me il commento più azzeccato lo ha espresso lui. Qualcuno poco informato, leggendo questo mio post potrebbe chiedersi: “perché mai questo qui ce l’ha a morte con quei siti?”. La risposta è semplice: perché odio censure, bavagli, epurazioni, privilegi, raccomandazioni, “amichetti”, furbetti del quartierino, arrivismi, trucchetti. Perché amo la libertà di espressione e la meritocrazia. Perché amo l’informazione vera.

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Mercoledì 26 Marzo 2008

Forse non curo la depressione, ma il diabete mi viene di sicuro

Archiviato in: Riflessioni — Maurizio ( 19:20 )

Pare che il cioccolato sia utile quando si è depressi. Sarà per questo che ho sempre due tavolette di scorta? Ogni giorno occorre la dose quotidiana. Questi giorni poi, ho anche comprato un chilo di ovetti e la dose giornaliera è aumentata. Già, però a me non sembra che faccia effetto. No, direi proprio di no. Speriamo almeno che non mi venga il diabete. Lo so, non frega a nessuno, lo so.

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Martedì 25 Marzo 2008

Avevo detto che non facevo nomi, ma sono uno scellerato

Archiviato in: Blog — Maurizio ( 23:38 )

Nel post precedente, ho parlato di BlogBabel. Poi ho anche detto di aver riscontrato anomalie su alti siti, ma senza fare nomi. Il motivo? Correttezza. Ma poi sapete, più ci penso e più ci rimugino e meno mi pare giusto. Allora diciamo di chi si tratta. In Italia c’è un sito di social network molto trafficato. Forse è il più trafficato. Si chiama OKNOtizie. Lo frequentavo saltuariamente da circa un annetto. Da ieri ho deciso di non frequentarlo più. In passato, altri utenti hanno abbandonato quel sito. Io ho riscontrato delle anomalie nel servizio e delle combriccole che ne impediscono un uso democratico e meritocratico. L’ho fatto notare e sono stato condannato e trattato da pazzo o ubriaco. Bene, dovete sapere che in privato o nei commenti, alcuni singoli utenti ammettono di aver riscontrato anomalie, ma purtroppo se ne guardano bene dall’ammetterlo pubblicamente. Devo dire che li capisco, visto il trattamento che mi è stato riservato. Ti senti solo contro tutti, nessuno ti appoggia, eppure sai che certe opinioni sono condivise da molti. Ad ogni modo, non voglio fare una polemica nel mio blog. Voglio solo elencarvi un po’ di link. Link a post scritti da utenti di OKNOtizie. Post di lamentela. Eppure da questi utenti non ho ricevuto sostegno (nel senso di voti OK, per chi frequenta OKNOtizie). Ecco perché ho deciso di non scrivere più su un sito che - francamente - mi ha disgustato. Ecco i link: Sento spesso le persone dire frasi del tipo: “ma che ti frega, ci sono cose più importanti nella vita”. Bene, queste persone non hanno capito che non si sta parlando di giocattoli, si sta parlando di democrazia e di principi. Sapete, la situazione di alcune parti della blogosfera italiana, rappresenta perfettamente l’Italia. Poi però non ci lamentiamo dei politici corrotti, di Berlusconi, di Prodi o D’Alema! Già, perché questa gente è stata votata, non è scesa sulle poltrone per opera dello Spirito Santo. Inoltre questi politici rappresentano bene gli italiani che, nel loro piccolo, fanno le loro piccole porcate. Basta visitare siti come BlogBabel od OKNOtizie.

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Cronaca di una morte annunciata: Blogbabel sospende il servizio

Archiviato in: Blog — Maurizio ( 12:55 )

Blogbabel ha chiuso temporaneamente i battenti. Blogbabel è una raccolta di blog italiani (circa 12.000). All’interno di Blogbabel è presente una classifica dei blog registrati nel sito. La classifica di Blogbabel - è bene dirlo subito - non è attendibile. Il problema è che da molti Blogbabel viene considerata la classifica ufficiale dei blog italiani. La stampa ufficiale considera tale classifica come la rappresentazione della blogosfera italiana. Niente di più falso. I blog italiani non sono 12.000 ma molti di più. Blogitalia ad esempio, ne conta più di 28.000. Escludendo Beppe Grillo, nelle prime posizioni erano presenti blog con un migliaio di visitatori giornalieri (questo almeno qualche mese fa). Vi dico solo che ho un sito che non è un blog e che non aggiorno più da un anno forse, che viaggia ancora sui 1.500 visitatori al giorno. Arrivare a quelle cifre, con un blog non è difficile. Ma il punto è che una classifica dei blog più autorevoli o più letti, dovrebbe essere stilata prendendo in considerazione parametri come il numero dei visitatori di ciascun blog oppure i voti dei visitatori. Invece Blogbabel prendeva in considerazione il numero di link in entrata di ciascun blog. Bizzarro. È come se al festival di S. Remo, Ramazzotti vincesse non grazie ai voti della giuria e del pubblico ma grazie a quante persone parlano di lui. Davvero folle. Questi criteri hanno creato due effetti collaterali: una classifica distorta e il proliferarsi di trucchi e stratagemmi vari per scalare la classifica stessa. Infatti, visto che l’unico criterio per arrivare in cima alle classifiche è il numero di link, alcune persone hanno pensato bene di promuovere concorsi e catene di S. Antonio. Della serie: vuoi vincere un telefono cellulare da 500 euro? Piazza un bel link sul tuo blog al mio blog. Ci sono stati poi gli alberi di Natale, gli auguri con i cin cin e via discorrendo. La cosa ancora più bizzarra poi è che il tuo blog poteva essere “catturato” all’interno della classifica di Blogbabel a tua insaputa. Non basta: qualora ti fossi accorto di essere stato “risucchiato” ti dovevi mettere l’anima in pace, perché era impossibile farsi cancellare dai loro archivi. Certe situazioni accadono solo in Italia. Chissà perché. Forse perché in Italia, ognuno si crea dei giardinetti felici e intreccia “rapporti di amicizia”. Si creano piccole cricche e mafiette che non hanno nulla da invidiare - nello spirito - a quelle grosse e decisamente più dannose. Poi è inutile essere ipocriti e prendersela con i politici nostrani: costoro sono lo specchio dell’Italia. Gente individualista ed ipocrita. Non entro nella polemica che - vi assicuro - è andata avanti per mesi. I gestori del servizio hanno effettuato degli aggiornamenti e in un giorno ci sono stati blog che hanno scalato o perso 600 posizioni. Vi dico solo che non visito più Blobabel da 3 mesi. Blogbabel ha sospeso il servizio - con una manovra ad effetto - dopo mesi e mesi di polemiche. Beh, ma se vi siete stufati delle polemiche, perché sospendere il servizio quando lo si può chiudere definitivamente? Ora sto notando delle anomalie similari su altri siti di cui non faccio il nome. Gente, queste cose richiedono tempo, ma alla lunga, i nodi arrivano al pettine.

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Lunedì 24 Marzo 2008

Ma Dio non era onnisciente?

Archiviato in: Religione — Maurizio ( 12:50 )

Dio disse ad Abramo:
“Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va’ nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò” (Genesi 22,2).”
Abramo obbedì e mentre stava per uccidere suo figlio Isacco, Dio lo fermò:
“Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio” (Genesi 22,12).
Questa è la prova di quanto un racconto fantasioso creato dall’uomo (la Bibbia) mostri all’interno parecchie contraddizioni. Infatti, se Dio è onnisciente, perché ha chiesto ad Abramo di uccidere il figlio? Avrebbe dovuto saperlo a priori che Abramo avrebbe ucciso il figlio. Se uno è onnisciente, prevede anche il futuro, prevede anche le reazioni degli uomini, il cosiddetto “libero arbitrio”. Quindi quella prova era perfettamente inutile. O Dio non è in grado di prevedere la reazione di Abramo a priori - e quindi non è onnisciente - oppure chi ha scritto la Bibbia si contraddice da solo. C’è una domanda alla quale nessun credente ha mai saputo rispondere. I credenti affermano che solo Dio può spiegare l’esistenza dell’universo. Infatti, prima del big bang, cosa c’era? Chi ha creato l’universo? Solo un’entità superiore come Dio può spiegare la nascita dell’universo. Qualcuno deve - per forza di cose - aver creato l’universo. Bene, ma allora, se seguiamo questo ragionamento, una domanda sorge spontanea: se l’universo è stato creato da Dio, allora, chi ha creato Dio?

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Venerdì 21 Marzo 2008

Le micidiali polveri della metropolitana di Roma

Archiviato in: Ambiente, Salute — Maurizio ( 10:15 )

Ne hanno parlato così tanto che ormai le conoscono anche i bambini. Sto parlando delle famigerate polveri sottili. Le polveri sottili sono delle particelle di sostanze tossiche così piccole da superare i filtri dei bronchioli e penetrare nel sangue. Qualsiasi particella tossica che viene inalata, entra nei polmoni, arriva nei bronchi e resta lì a vita. La conseguenza è il cancro ai polmoni o l’enfisema polmonare. Ma se le particelle sono piccolissime, non si fermano più nei bronchi, raggiungono i bronchioli e da lì entrano nel sangue e - attraverso la circolazione sanguigna - raggiungono qualsiasi organo del corpo umano. Ecco perché sono così micidiali. Bene, ma allora mi chiedo: come mai nelle città vengono adottate le targhe alterne e nessuno parla mai delle polveri contenute all’interno della metropolitana di Roma? La CAF (Construcciones y Auxiliar de Ferrocarriles), l’azienda che ha costruito i nuovi treni della linea A di Roma, denuncia il pericolo polvere generato dai treni. Secondo la CAF, i frequenti guasti che affliggono la linea A, sarebbero prodotti proprio da tali polveri. Il problema è che non c’è un adeguato sistema di areazione e di depurazione dell’aria. L’ATAC ribatte che i guasti sono calati rispetto a quando c’erano i vecchi treni. Beh, vi posso assicurare che - causa problemi con la mia auto - recentemente ho dovuto prendere per due settimane la metropolitana. Ci crederete? In due settimane ho visto 2 guasti. Del resto, i macchinisti lamentano “improvvise sonnolenze per mancanza di ossigeno”. Se poi prendete la linea A e scendete alla fermata Ottaviano o prendete la linea B e scendete alla fermata Magliana, noterete con stupore che piove dentro la stazione. Bello no? A Magliana, sulle scale hanno piazzato un cono per non far passare la gente. Già, perché altrimenti vi cade l’acqua in testa. Chissà come saranno le metropolitane delle città straniere? Quelle dei paesi civili, intendo, come Francia e Inghilterra. Roma ha 2 sole linee metropolitane. A Roma non puoi circolare con l’auto a causa dei divieti (ZTL) però la metropolitana chiude alle 22. Cioè se vuoi andare a mangiare una pizza al centro, scordati della metropolitana. Certo, ci sono gli autobus. Beh, ritengo che una metropoli come Roma, si meriti delle linee metropolitana decenti. Linee che permettano di raggiungere qualsiasi punto della città. Linee che non si guastino così frequentemente. Vicino casa mia c’è la stazione della metro Colli Albani. Sono mesi che campeggiano le scritte: “lavori urgenti”. Questi lavori urgenti che durano anni, mi ricordano tanto, ma proprio tanto l’emergenza rifiuti campana che dura da 15 anni. Allora, se non vogliamo farci prendere in giro, riconosciamo il livello da terzo mondo della metropolitana di Roma. Checché ne dica l’ATAC. Quindi mi chiedo: un sindaco che non riesce a gestire una città come Roma, come può essere credibile? Come può illudere di poter gestire un intero paese? Veltrusconi? No grazie.

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Mercoledì 19 Marzo 2008

Campagna elettorale con solo 10.000 euro. È possibile? Perché no?

Archiviato in: Politica — Maurizio ( 19:49 )

È possibile fare campagna elettorale spendendo solo 10.000 euro? È possibile produrre uno spot tv spendendo 0 euro? Perché no? Certo che è possibile se a farlo sono persone che credono realmente in quello che dicono. Devo dire che quando ho visto questo video mi sono commosso: erano secoli che non sentivo parole davvero di sinistra…

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Lunedì 17 Marzo 2008

Il programma politico che ho sempre sognato

Archiviato in: Politica — Maurizio ( 14:31 )

Il programma politico che ho sempre sognato, ora c’è. È il programma politico di Sinistra Critica. Ne condivido ogni punto, perché queste idee rappresentano il vero cambiamento, la vera lotta al capitalismo che - per chi non se ne fosse accorto - rappresenta la causa di tutti i mali a livello mondiale. Ve lo riporto integralmente:
“Viviamo in un paese attraversato da un’ondata liberista e conservatrice a tutto campo: contro i lavoratori e lavoratrici impoveriti da oltre venti anni di politiche orientate dall’Unione europea; contro i diritti civili e la laicità a opera di un Vaticano immerso in una logica oscurantista; contro l’ambiente e le comunità locali da parte di una logica del profitto che devasta le risorse e mette a rischio la salute; contro le istanze della pace e del futuro a opera di una guerra globale di cui l’Italia è tra gli artefici. Contro questa cappa si sono mobilitati negli anni passati milioni di persone che hanno poi permesso la vittoria dell’Unione contro le destre populiste, razziste, clericali e autoritarie. Questa carica è andata distrutta e devastata dall’esperienza del governo Prodi e della sinistra tradizionale che ha avallato la guerra, le politiche filopadronali, la subordinazione alle gerarchie vaticane. Quello da cui usciamo è un disastro politico e materiale ben raffigurato dai volti di Prodi, Bertinotti, D’Alema, lo stesso Veltroni. Per uscire dalla crisi servono due cose: il protagonismo diretto dei lavoratori e delle lavoratrici, dei precari, dei giovani, delle donne, dei migranti; e serve un’altra sinistra che non sia compromessa con il fallimento del governo Prodi e con il centrosinistra, una sinistra che fa quello che dice – come dimostra il comportamento parlamentare di Franco Turigliatto – che lavori alla ricostruzione di un progetto alternativo, di classe e anticapitalista. E serve anche un programma e un’iniziativa di trasformazione sociale per rispondere ai bisogni più immediati e alle istanze che provengono dalla società, dai movimenti, dai luoghi del conflitto sociale.
  1. La prima emergenza è quella salariale: di fronte al 20% delle famiglie sotto la soglia di povertà, a salari che si sono dimezzati con l’euro, a uno spostamento di ricchezza verso l’alto serve innanzitutto un aumento netto del reddito mensile di almeno 300 euro da realizzare con almeno tre strumenti: la diminuzione dell’Irpef per i redditi più bassi e l’aumento delle aliquote per quelli più alti; il recupero del fiscal drag; l’introduzione per legge di un salario minimo (1.300 euro) introducendo un meccanismo automatico di adeguamento all’inflazione reale dei salari e dei redditi (scala mobile). Ma noi riproponiamo anche il tema della riduzione d’orario e quindi delle 35 ore a parità di salario.
  2. Per ottenere risorse aggiuntive, aumentare i salari, migliorare il reddito complessivo e i servizi sociali, serve un forte aumento dell’imposizione fiscale che colpisca i redditi più alti – avvantaggiati negli ultimi quindici anni da centrodestra e centrosinistra – la tassazione progressiva delle rendite finanziarie a esclusione dei redditi dei pensionati e lavoratori a basso reddito (iscrizione delle rendite nella dichiarazione redditi). Ma serve anche una Patrimoniale sui beni immobili e mobili delle grandi imprese, delle società finanziarie, sui beni di lusso, sugli immobili del Vaticano. Questa misura è la sola che possa risarcire da venti anni di prelievi alle tasche dei lavoratori/trici. Ed è una misura che rende credibile, oltre che necessaria, l’abolizione dell’Ici sulla prima casa.
  3. Si continua a morire sul lavoro e si continuerà se non si prenderanno misure drastiche. Le uniche misure accettabili sono l’aumento significativo dei controlli e l’inasprimento delle pene per le imprese responsabili di omicidi sul lavoro. Servono almeno 10.000 ispettori del lavoro da assumere riducendo le spese militari – o dirottando risorse umane da questo comparto alla previdenza pubblica – e colpendo i profitti delle imprese. Serve un intervento urgente sui lavori nocivi a partire dall’amianto, riqualificando e soprattutto tutelando quei lavoratori e lavoratrici che si sono ammalati e che non godono delle necessarie garanzie.
  4. Dal 1997, con il pacchetto Treu, passando per la legge 30 e poi con il Protocollo sul Welfare, la flessibilità sul lavoro è aumentata peggiorando le condizioni di vita di chi lavora, aumentando le morti. È ora di abolire tutte quelle leggi e battersi per misure che combattono la precarietà, estendano le garanzie minime (contributi, maternità, stabilità dell’impiego) fino all’introduzione di un Salario Sociale per i disoccupati e i precari (1.000 euro mensili netti).
  5. Dopo venti anni di massacro delle pensioni è ora di ritornare a un sistema pubblico che garantisca il futuro dei lavoratori, che abbatta il potere delle assicurazioni private che non si faccia intrappolare dai fondi pensione. Serve un sistema pubblico – quello esistente è perfettamente in equilibrio se fosse ripulito dal peso dell’assistenza sociale – sotto il controllo dei lavoratori, con sistema a ripartizione e con metodo retributivo (pensione commisurata agli ultimi stipendi), per impedire le nuove povertà e assicurare una vecchiaia dignitosa.
  6. A devastare la vita quotidiana di lavoratori e lavoratrici, soprattutto di giovani alle prese con il proprio futuro c’è il peso dei mutui ipotecari per acquistare la prima casa. Serve una politica di lotta alle speculazioni immobiliari, di requisizione delle case sfitte, di riqualificazione del patrimonio edilizio esistente e di reintroduzione di forme di equo canone, per garantire a tutti e tutte il diritto a un alloggio dignitoso. Serve una grande banca nazionale, pubblica, controllata dai lavoratori e dagli utenti, che adotti una politica “sociale” dei prestiti e che sia da supporto a un piano economico ambientale e di riconversione.
  7. Le risorse del resto ci sono basta cercarle. Ad esempio nelle spese militari che il governo Prodi ha aumentato di oltre 5 miliardi in due anni. Riduzione drastica delle spese militari, riconversione dell’industria bellica – da tenere sotto il rigoroso controllo pubblico – progressiva riconversione dell’esercito a uso civile e finalizzato alla difesa del territorio. Nessun sostegno alle moderne “guerre umanitarie” e alle missioni internazionali, ritiro immediato e incondizionato di tutte le truppe all’estero, uscita dalla Nato, chiusura delle basi militari straniere, sono i primi passi per una politica di pace e una diversa destinazione delle risorse finanziarie.
  8. Sono passati quindici anni dalle prime, grandi privatizzazioni avvenute in Italia. Con il ruolo decisivo del centrosinistra, a partire da Prodi, lo Stato ha venduto gran parte delle sue strutture: la Telefonia, le Autostrade, una parte dell’Energia, le Banche. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: tariffe più care, servizi più scadenti e, guarda caso, dove è stata mantenuta una quota pubblica, profitti molto alti (Eni). È venuto il momento di ripubblicizzare le grandi società industriali: Telecom, Eni, Enel, Autostrade, per ridurre le tariffe e mettere al servizio sociale i lauti profitti che provengono da questi settori. Allo stesso tempo, bisogna rilanciare servizi pubblici partecipati, posti sotto il controllo dei lavoratori e degli utenti, impedendo ogni forma, anche parziale, di privatizzazione e liberalizzazione, ripubblicizzando ciò che è già stato venduto.
  9. Tra i servizi pubblici essenziali, oltre a sanità e previdenza c’è l’istruzione massacrata da oltre un decennio di politiche, di destra e di centrosinistra, aziendaliste e fallimentari. Lo sfascio è sotto gli occhi di tutti, le ricette si assomigliano sempre, il governo Prodi ha saputo solo aggravare una situazione già compromessa. Noi vogliamo un’istruzione pubblica al 100%, stipendi decenti per gli insegnanti, l’immediata regolarizzazione dei precari, la fine delle Università di serie A e B prodotte dal 3+2, un nuovo status per i ricercatori, un diritto allo studio concreto fatto di una tendenziale eliminazione delle tasse e di servizi affidabili per gli studenti.
  10. Garantire la proprietà e il controllo pubblico dei servizi sociali è anche il modo per attivare politiche di difesa ecologica dei territori. Il caso dei rifiuti in Campania è emblematico: oltre al disastro di un intero ceto politico, a partire da Bassolino e da tutto il centrosinistra, abbiamo assistito all’arricchimento illecito di una miriade di strutture private, a cominciare da quell’Impregilo che chiama in causa i Romiti. Serve una politica di difesa ambientale al 100%: no ai rigassificatori, al ritorno del nucleare, agli inceneritori, alle centrali a carbone, alla TAV. Vogliamo un sistema integrato di raccolta rifiuti, la raccolta differenziata e il riciclaggio. Vogliamo la tutela delle acque e la riduzione del consumo di acqua da parte di industrie e agricoltura, lo stop alla cementificazione, l’energia pulita, un sistema che faccia pagare alle imprese il costo sociale degli imballaggi eccessivi. È necessaria, inoltre, una politica di  riduzione drastica delle emissioni di gas, a partire dalla produzione industriale e attraverso la promozione del trasporto su ferro e del trasporto pubblico, contro il primato del trasporto individuale su gomma.
  11. Difesa dell’ambiente, qualità della vita richiedono anche una politica pulita. Basta con i privilegi della “casta”, non per una rivolta demagogica contro la politica in generale ma per una politica che rompa le separazioni e incentivi la partecipazione e la democrazia diretta. Serve una rivoluzione democratica: riduzione drastica delle indennità almeno della metà, limite ai mandati, rotazione degli eletti, elezione delle alte cariche dirigenziali nei servizi pubblici. Solo la partecipazione diretta, non delegata, espressione del conflitto sociale e delle istanze che provengono dal basso può aprire nuovi spazi pubblici per la democrazia.
  12. L’emergenza non è oggi solo sociale ma anche democratica e civile. Viviamo in un tempo segnato da vecchie e nuove forme di razzismo anche “istituzionale” con i vari decreti e patti sulla sicurezza, pratiche autoritarie, in cui la Chiesa recupera la tradizione più oscurantista e tenta di ingeritisi nella vita quotidiana. Siamo contro il razzismo e per la conquista di nuovi diritti: per il diritto di cittadinanza di residenza, l’abolizione della Bossi-Fini e del legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, la chiusura dei Cpt, per la libertà di circolazione dei/delle migranti
  13. Siamo per diritti civili, non negoziabili e non subordinabili a nessuna gerarchia ecclesiastica. Diritto alla libera sessualità, diritto all’autodeterminazione delle donne, difesa della 194, diritto ai PACS, rifiuto delle ingerenze e diritto al dissenso contro ogni dogma imposto. Per questo siamo al fianco degli studenti e dei professori che hanno contestato il Papa, delle donne che si battono contro la violenza maschile dei gay lesbiche, trans che vogliono vedere affermato il proprio diritto alla libera sessualità.
  14. Siamo antiproibizionisti e rifiutiamo la criminalizzazione del consumo di droghe. Per questo ci battiamo per la liberalizzazione di quelle leggere e la legalizzazione delle altre.
  15. Vogliamo uscire dall’emergenza democratica di cui è prigioniero questo paese. Quindici anni di maggioritario hanno moltiplicato le sigle e stabilizzato le politiche, tutte legate al rispetto dei parametri di Maastricht, alla fedeltà agli Usa, alla subordinazione al Vaticano. Oggi si profila una nuova svolta autoritaria di stampa presidenzialista. Noi siamo per il proporzionale senza sbarramenti, per la libera dialettica e per i governi fondati sui programmi. Siamo per la rotazione degli eletti, per il limite di mandato a due legislature, per il divieto di cumulo degli incarichi, per la democrazia diretta e partecipata, per il potere dal basso a partire dai luoghi della produzione sociale.
Un tale programma non si realizza semplicemente con un bel risultato elettorale ma ha bisogno di almeno due condizioni: una partecipazione e un protagonismo di massa, la possibilità di decidere e di determinare le grandi scelte. Noi siamo dalla parte dei movimenti contro la base di Vicenza, contro la Tav in Val di Susa, contro gli inceneritori e la devastazione ambientale, siamo con le donne in lotta per la propria autodeterminazione, con i lavoratori e lavoratrici per gli aumenti salariali, con gli studenti per il diritto allo studio, con il movimento lgtbq per la laicità e i diritti civili contro le ingerenze vaticane. Questi movimenti sono il sale della politica e la loro organizzazione e autorappresentazione è condizione essenziale del cambiamento. Non ci proponiamo quindi di rappresentare nessun movimento di lotta né vogliamo avocare a noi le sole istanze della trasformazione sociale. Ma noi siamo anche per la formazione di un nuovo soggetto anticapitalista, protagonista di lotte e vertenze che si pone il problema di una visione generale del cambiamento radicale della società. La presenza di Sinistra Critica a queste elezioni non equivale alla chiusura di un progetto di lungo periodo, la ricostruzione di una sinistra anticapitalista e di classe per la quale continueremo a spendere le nostre energie. Ci presentiamo alle elezioni ma non stiamo fondando, da soli, un nuovo partito. Vogliamo tenere aperto un percorso. Dichiararsi comunisti/e, ecologisti/e, femministe non prefigura alcuna facile sommatoria ma una strada da percorrere con altri/e.”
Il testo originale si trova sul sito di Sinistra Critica.

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