Non basta avere un’idea grandiosa: occorre saperla vendere
John Loud era un conciatore americano. Nel 1888 brevettò la prima penna a sfera. Però non ebbe successo. Negli anni seguenti furono progettate 350 penne a sfera. Senza successo. La penna colava se l’inchiostro era troppo fluido oppure si ostruiva se era troppo denso. Molti anni più tardi, nel 1935, il giornalista ungherese László József Bíró, insieme al fratello, crearono una versione migliorata. Tentano di produrre la penna in Francia, ma abbandonano l’idea a causa della guerra. Nel 1943 iniziano a produrre la penna STRATOPEN in Argentina. Il primo vero successo però, si ha nel 1945, quando Milton Reynolds la vende negli USA, ai magazzini Gimbels. Era una mattina di ottobre quando una folla di 5000 persone si accalcava all’entrata del Gimbels Department Store di New York. Il giorno prima Gimbels aveva ottenuto una prima pagina sul New York Times per la promozione della penna. Ecco l’inserzione:
“Fantastica… miracolosa penna stilografica… garantiti 2 anni di scrittura senza ricaricarla”Il barone Marcel Bich acquistò il brevetto della penna a sfera da Birò e qualche anno più tardi, nel dicembre del 1950 presentò la sua penna a sfera, chiamandola BIC, togliendo la “h” dal suo nome, per evitare gaffe con la pronuncia (Bich, bitch, cioè stronza). Loud ebbe l’idea originaria, ma solo Birò e Bich ci guadagnarono. Sembra che il primo a chiamarla “biro” - usando il nome del giornalista ungherese - fu Italo Calvino. La leggenda vuole che l’inventore della penna a sfera, vide un pallone rotolare in una pozzanghera e lasciare una striscia bagnata sull’asfalto. Altre versioni parlano di bambini che giocano con le biglie sulla spiaggia. 50 anni di tentativi, prima di arrivare al successo. Mi ricorda tanto la storia del farmacista che inventò la Coca-Cola: non sempre chi ha l’idea grandiosa è colui che ci guadagna. In altre parole, la pubblicità è l’anima del commercio. Questa è la morale.