Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire
Buon primo maggio a tutti. “Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire” fu lo slogan coniato in Australia nel 1855 dalle organizzazioni dei lavoratori. Una volta le condizioni dei lavoratori erano pessime: si lavorava dalle 10 alle 12 ore al giorno per 6 giorni alla settimana. Il primo maggio 1866, a Chicago, i sindacati organizzarono uno sciopero per rivendicare la giornata lavorativa di 8 ore. Il 3 maggio gli scioperanti si incontrarono davanti alla fabbrica McCormick e vennero attaccati dalla polizia. Gli operai allora organizzarono un presidio a Haymarket Square. La polizia ordinò alla folla di disperdersi. Un ordigno esplose e morirono 12 persone e 7 poliziotti. La polizia aprì il fuoco sulla folla, ferendo dozzine di persone e uccidendone 11. Più tardi, il primo maggio venne dichiarato festa dei lavoratori. La festa del primo maggio venne sospesa solo durante il ventennio fascista. 10 anni dopo, nelle fabbriche si lavorava ancora 11-12 ore in media, mentre nelle piccole imprese si lavorava anche 15-16 ore al giorno. Nel 1900 negli USA, la maggior parte degli operai lavorava ancora 10 ore al giorno. In Italia per molto tempo fu in vigore il regio decreto 992/1923 che fissava il tetto massimo dell’orario lavorativo in 8 ore giornaliere e 48 ore settimanali (più 12 ore settimanali di straordinari). Le 40 ore settimanali furono una conquista che si ottenne molti anni dopo, esattamente nel 1969, grazie a successive dure lotte ed accordi contrattuali. I primi furono i metalmeccanici, che con il contratto nazionale del 1969 ottennero aumenti salariali uguali per tutti, e la riduzione d’orario a 40 ore settimanali. In quegli anni gli operai erano di sinistra, non votavano la Lega ed erano rappresentati dal simbolo del martello nel logo del partito comunista (oggi il martello è stato tolto e D’Alema, Occhetto, Veltroni, Bertinotti, Mussi e compagnia hanno spazzato via definitivamente la sinistra dall’Italia). Successivamente si adeguarono tutte le altre categorie. In Italia le 40 ore settimanali vennero sancite per legge solo nel lontano 1997 (legge 196/1977). Nel 1993, la Comunità Europea, con la direttiva 93/104/CE, stabilì il tetto massimo dell’orario lavorativo in 48 ore settimanali (compresi gli straordinari). Tale direttiva venne modificata con quella del 2003, confermando il tetto delle 48 ore. L’11 maggio 2005 però, la Commissione Barroso presentò una modifica alla direttiva del 2003. In tale modifica si portava il tetto massimo da 48 ore a 65! I paesi che spingevano a favore dell’aumento del tetto massimo erano la Gran Bretagna e alcuni paesi dell’Europa dell’Est. La modifica non passò, ma è stato comunque un attacco ai diritti dei lavoratori da non sottovalutare. Ricordiamoci che i nostri diritti non sono acquisiti per sempre. Occorre sempre vigilare (vedi la vicenda dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori). Mai abbassare la guardia.
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