Dichiarazioni dei redditi online: Beppe Grillo non ci sta
Apprendo oggi che mercoledì scorso, l’Agenzia delle Entrate ha reso pubblici su Internet i dati relativi alle dichiarazioni dei redditi del 2006 di tutti gli italiani. La cosa è durata poche ore, in quanto il Garante della Privacy - fulmineo - ha bloccato tutto. Ma la Rete si sa, è democratica, perciò i dati, una volta pubblicati restano su Internet. Benedetto peer to peer. Sulla Rete, ogni cosa che dici viene memorizzata, ne resta traccia. Non puoi sgarrare. È la potenza di Internet. Dico subito la mia: ho sempre pensato che la storia della privacy fosse una cagata pazzesca (per dirla alla Fantozzi). Ho sempre pensato che l’unico scopo di quella legge fosse la tutela degli intoccabili. Fosse per me, renderei pubblici anche i conti correnti bancari. Altro che privacy. Che poi diciamocelo, la legge sulla privacy non tutela una mazza. Infatti basta dare il consenso - obbligatorio - e puff, sparisce la privacy. Se non autorizzi non puoi inviare curriculum, non puoi aprire un conto corrente, non puoi stipulare una polizza assicurativa, non puoi fare nulla. Quindi, la legge sulla privacy è una presa in giro. Tanto per essere chiari. Nei paesi civili come la Finlandia, la Svezia e… l’Italia, i dati relativi ai redditi sono pubblici. L’Italia? Esatto. Infatti il DPR del 29 settembre 1973, n. 600, art. 69 recita:
“[…] Il Ministro delle finanze dispone annualmente la pubblicazione degli elenchi dei contribuenti il cui reddito imponibile è stato accertato dagli uffici delle imposte dirette e di quelli sottoposti a controlli globali a sorteggio a norma delle vigenti disposizioni nell’ambito dell’attività di programmazione svolta dagli uffici nell’anno precedente […]”ma soprattutto:
“[…]Gli elenchi sono depositati per la durata di un anno, ai fini della consultazione da parte di chiunque, sia presso lo stesso ufficio delle imposte sia presso i comuni interessati. Per la consultazione non sono dovuti i tributi speciali di cui al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 648 (34) […]”Quindi, l’Agenzia delle Entrate, pubblicando su Internet i dati relativi alle dichiarazioni dei redditi del 2006, ha solo applicato la legge. Però questa trovata non è piaciuta a molti italiani. Già, ricordiamoci che il nostro Paese può vantare un’evasione fiscale stimata in circa 270 miliardi di euro. Vediamo… il debito pubblico è di circa 1.622 miliardi di euro. 270 x 6 = 1.620. Spese permettendo, in soli 6 anni se tutti pagassero le tasse, il debito pubblico sarebbe azzerato (SIC!). Insomma, una volta che il fisco fa una cosa lodevole, cosa fa Beppe Grillo? Scrive queste stronzate:
“[…]Follia, questa è follia. Dopo l’indulto che ha liberato le carceri questo ex governo di imbelli, presuntuosi e deficienti fornisce ai criminali le informazioni sul reddito e l’indirizzo di casa dei contribuenti. Pagare le tasse così è troppo pericoloso, meglio una condanna per evasione fiscale che una coltellata o un rapimento. Il rapporto fiscale è tra il privato cittadino e lo Stato e tale deve rimanere.[…]”Suvvia, Grillo… vorresti davvero far credere a chi ti legge che la criminalità organizzata ha la necessità di consultare il sito dell’Agenzia delle Entrate per scoprire a chi far pagare il pizzo? Ma ritieni davvero così idioti coloro che ti leggono? Dai, per favore, non spararle così grosse! Sii bravo. Io condivido quasi tutto ciò che dice Grillo, però a volte, il comico genovese si lancia in discussioni populistiche e demagogiche, ammettiamolo. Questo post di Grillo è emblematico. O no?
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