Home - Chi sono - Contattami

Giovedì 8 Maggio 2008

La morte delle lingue

Archiviato in: Società — Maurizio ( 08:05 )

Secondo i dati presenti su siti come Etnologue, Linguasphere e Linguistlist, sono circa 7.000 le lingue parlate nel mondo (6.912 secondo Ethnologue, 7.589 quelle elencate all’interno dello standard ISO 939-3), ma entro la fine di questo secolo metà di queste moriranno. Le lingue, infatti, nascono, vivono e muoiono esattamente come le persone. L’estinzione di una lingua però, implica come conseguenza la scomparsa della cultura ad essa strettamente legata. Molte culture e tradizioni, infatti, sono tramandate verbalmente di padre in figlio:
“Io sogno in Chamicuro,
ma non posso raccontare i miei sogni a nessuno,
perché nessun parla più il Chamicuro.
E’ triste essere l’ultima.”
(Natalia Sangama, anziana donna di lingua Chamicuro)
In Messico sono rimaste solo due persone a parlare l’ayapaneco. Queste due persone hanno litigato e non si parlano più. Il fatto è talmente grave che l’Istituto Nazionale delle Lingue Indigene sta cercando di convincere i due a partecipare ad un progetto d’insegnamento dell’ayapaneco ai giovani della loro comunità. In Australia sono rimaste 3 persone a parlare la lingua yawuru, mentre in Amazzonia 6 persone parlano l’arikapu. Sempre in Australia, è rimasta una sola persona che conosce l’amurdag. Ma questi sono solo alcuni esempi: si stima che ogni due settimane muoia una lingua. Le cause della morte di una lingua possono essere varie:
  • Competizione linguistica (inglese contro francese nelle pubblicazioni scientifiche)
  • Rifiuto di insegnare ai bambini nella loro lingua madre, (vedi il gaelico scozzese)
  • Imposizione di un’altra lingua (ad esempio dichiarandola come unica lingua ufficiale)
  • Sterminio del popolo che parla la lingua (vedi il declino dello yddish)
  • Declino naturale delle popolazioni native e delle loro tradizioni
Da Wikipedia:
“Il processo più comune di estinzione linguistica è un processo in cui una comunità di locutori di una lingua diviene bilingue in un’altra lingua, e gradualmente diventa fedele alla seconda lingua, fino a cessare di usare la lingua originale (esempio antico nella storia d’Italia è il greco in Calabria, dove fino al Cinquecento era la lingua madre della maggior parte della popolazione). Questo è un processo di assimilazione che può essere volontario o forzato su una popolazione. I locutori di alcune lingue, in particolare regionali o minoritarie, possono decidere di abbandonarle per motivi economici o utilitari, in favore di lingue considerate più utili o prestigiose. Le lingue possono anche morire quando i loro locutori vengono spazzati via dal genocidio o dalle malattie.”
C’è da dire anche che il 96% delle lingue esistenti al mondo è parlato soltanto dal 4% della popolazione mondiale. Meno di un quarto delle lingue esistenti al mondo sono utilizzate a scuola o su Internet. Internet - a modo suo - aiuta il processo di estinzione delle lingue. Quali sono infatti la lingue più diffuse in Rete? Il giapponese (37%), l’inglese (36%) e il cinese (8%). La nascita, lo sviluppo e la morte di lingue e culture, sono cicli sempre esistiti. Non stiamo parlando di un fenomeno recente come alcuni credono. La storia descrive la nascita, la vita e la morte di parecchie civiltà, come gli aztechi, i maya, gli incas, i micenei, i dorici, gli ittiti, gli assiri, i babilonesi, i fenici etc. Probabilmente la globalizzazione ha una certa influenza sulla sopravvivenza delle lingue, ma si tratta comunque di processi essenzialmente inevitabili. Oggi infatti identifichiamo la globalizzazione con le aziende multinazionali come Adidas e Nestlè, ma già i fenici (XII sec. a.C.), erano famosi per la loro abilità nel commercio al di fuori dei loro confini. Quando muore una lingua, scompare la cultura della popolazione che la parlava. La salvaguardia delle culture e delle civiltà è un tema importante e da non sottovalutare.

(questo post è dedicato a Marco e a tutti coloro che come lui vedono minacciata l’identità nazionale dalle invasioni degli stranieri)

Permalink

7 commenti »

  1. La frase che più suscita la mia attenzione è: “…si tratta comunque di processi essenzialmente inevitabili”, come se con ciò si volesse giustificare quello che sta accadendo adesso.
    A mio avviso la giusta lettura è che, si, sono processi inevitabili nel movimento della storia, ma non per questo desiderabili, giusti o auspicabili o da non contrastare!
    Sarebbe come dire che è inevitabile che ci siano gli assassini e dedurre da ciò la giustezza degli assassinii; che ci siano uragani terremoti e altre catastrofi naturali e dedurre da ciò che non deve dispiacere di trovarsi tra le vittime delle stesse, dato che sono cose inevitabili appunto; che ci siano le guerre e gli sconfitti e non battersi per vincere ma anzi accettare le sconfitte con piacere e quasi essere indifferenti a ciò, poichè sono “cose che succedono”.
    Non so se rendo l’idea.
    Il fatto che la storia del mondo sia fatta di estinzioni, sconfitte, popoli che ne conquistano altri o li soppiantano occupandone il territorio e distruggendone la cultura in virtù della maggior forza(vedi indiani d’America) non significa che questi eventi, quando si verifichino, siano fenomeni da accettare supinamente e senza reagire nel tentativo di opporvisi, essendo comunque accadimenti negativi, non solo per chi subisce ma in definitiva per tutti.
    Questi eventi accadono si, ma sono negativi e bisogna innanzitutto rendersi conto della loro negatività, e poi fare di tutto per contrastarli. Il tuo articolo conferma ed avvalora le mie pre-occupazioni per l’occupazione straniera che, soprattutto al nord, e nel volgere di pochissimi anni, sta soppiantando le popolazioni e le culture locali, e tutto ciò che ne consegue. Questa non è immigrazione, questa è invasione, che è diverso.
    Non mi si dica come sempre che anche gli italiani sono stati immigrati e bla bla bla, perchè non è la stessa cosa, come ripeto, non si tratta di immigrazione, l’immigrazione è una cosa ben diversa, non è un fenomeno per cui nel giro di pochissimi anni il volto intero di alcune città muti radicalmente, il substrato umano e culturale, ed anche la lingua ovviamente, che di questo passo sono destinate a scomparire.
    Io faccio sempre l’esempio del mare. Il mare è grande e se vi riversiamo dentro un bicchiere di petrolio, resterà sempre mare (e questa è l’immigrazione sana); se invece vi si riversa una petroliera diventa una chiazza di petrolio con tutti i disastri che conosciamo (e questo è ciò che sta accadendo all’Europa ed in particolare all’Italia).
    Quello che la sinistra non vuole capire è che tutto ciò che sta accadendo è in funzione del mantenimento del sistema capitalistico, per la sopravvivenza del quale ci stiamo “vendendo” tutto, a cominciare dall’ambiente, la natura, i valori umani, la nostra casa,(esattamente come una famiglia in difficoltà che ipoteca la casa per i debiti, perchè il suo standard di vita non è più sostenibile) e…tutto insomma, proprio tutto, solo ed esclusivamente nel nome del mantenimento di questo perverso, fallimentare perdente e marcescente sistema socio-economico.
    La soluzione ci sarebbe: fermarsi, smettere di produrre oltre il necessario, decrescere e indirizzarsi verso una società rifondata su valori completamente diversi, rimettendo tra le priorità i valori umani essenziali, e non il denaro ed il profitto.
    Ma non lo faremo, il treno non si arresterà se non infrangendosi contro il muro dell’insostenibilità.
    Non lo capiremo.
    Ed i disastri, per ora appena all’inizio, stanno già intorno a noi.

    Commento di Marco — 8 Maggio 2008 @ 16:58

  2. Inevitabilità.
    Da un punto di vista di una osservazione storica generale siamo d’accordo.
    Ma l’inevitabilità sta nella dinamica della storia appunto, non nell’evento in sè.
    Non è connaturata all’accadimento in quanto tale, per lo più.
    Nella storia tanti disastri sono accaduti, è vero, ma quanti sono stati evitati!
    Le catastrofi inevitabili sono solo e semplicemente quelle che non siamo stati capaci di evitare.

    Commento di Marco — 8 Maggio 2008 @ 17:13

  3. Marco, ma lo hai letto il post?

    “Rifiuto di insegnare ai bambini nella loro lingua madre, (vedi il gaelico scozzese)”

    Che c’entra con la tua supposta invasione islamica?!?

    Visto che vuoi salvare l’identità nazionale dalle “invasioni barbariche”, inizia a fare qualcosa! Da oggi, puoi evitare di pronunciare parole come:

    OK, ABAT-JOUR, GAFFE, BIDET E WATER. Ogni volta che le pronunci, uccidi l’italiano, sappilo.

    Mi raccomando eh? Sostituiscile sempre con:

    TUTTO BENE, PARALUME, STRAFALCIONE, LAVABO PER LAVARE I GENITALI E VASO SANITARIO!

    Dai, non tutto è perduto. Puoi vincere la tua battaglia personale. :D

    Ah, e non bere mai caffè mi raccomando! Mica vorrai alimentare lo sviluppo della cultura araba in Italia!

    (si scherza eh?) :D

    Commento di Maurizio — 8 Maggio 2008 @ 19:10

  4. Hai colto nel segno.
    Io infatti non sopporto l’uso delle parole straniere nella lingua italiana.
    Lo trovo anche questa un segno di mancanza di valori,
    nello specifico di orgoglio nazionale (che non è il nazionalismo).
    Ci facciamo colonizzare soprattutto dagli americani, mentre dovremmo essere noi a colonizzare culturalmente loro, essendogli (almeno in questo) enormemente superiori.
    E comunque anche qui, come in tutte le cose, è questione di misura.
    E’ il filo conduttore comune di tutto il mio discorso sul tema dell’invasione.
    La quantità.
    Potrai constatare che tutto è imperniato su questo concetto che ho più volte richiamato.
    Tutto è questione di quantità.
    Un conto un bicchiere, un altro conto una petroliera.
    E’ lì il punto.
    Non ho capito la tua obiezione sul post. Si che l’ho letto. Cosa c’è che non quadra?
    Non capisco neanche a quale battaglia personale ti riferisci.
    La battaglia contro l’invasione? Beh, sono abituato ad essere isolato nelle mie idee,
    non è una novità per me, sin da quando sostenevo negli anni ‘70, isolatissimo, unico tra tutti,
    che le BR non erano rosse ma in realtà “nerissime” ed eterodirette, e venivo riempito di contumelie e dileggi,
    se non aggredito perchè non condividevo l’afflato “rivoluzionario”.
    Si,..l’afflato della P2.
    Poi ciò che emerso mi ha dato ragione.
    Nella mia storia di comunista ho moltissime volte avuto modo di constatare l’ottusità della sinistra.
    Ma probabilmente non c’è nulla di nuovo sotto il sole.
    Il gregge, si sa, è gregge. E questo non vale solo per la sinistra.
    :-)

    Commento di Marco — 8 Maggio 2008 @ 20:57

  5. Meno male che ci sei tu a fare da cane da pastore.

    Commento di Maurizio — 8 Maggio 2008 @ 22:13

  6. Salace e pungente.
    Touchè!
    Ok, ok,
    Ciao! :-)

    Commento di Marco — 8 Maggio 2008 @ 23:01

  7. più che cane da pastore però, direi pecora nera

    Commento di Marco — 8 Maggio 2008 @ 23:03

RSS feed dei commenti a questo articolo.

L’URL per inviare un trackback a questo articolo è: http://www.mauriziosilvestri.com/2008/05/08/la-morte-delle-lingue/trackback/

Lascia un commento

Comments are moderated. Please don't post the same comment twice! Your comment will appear as soon as possible. Thanks.

I commenti sono moderati. Per favore non inviare commenti piu' di una volta! Il tuo commento apparira' appena possibile. Grazie.

XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <code> <em> <i> <strike> <strong>

Preview:



Funziona con WordPress