La pioggia è bella quando stai a casa
La pioggia è bella quando stai a casa, ma diventa un incubo quando devi andare al lavoro. Quando piove a dirotto come in questi giorni poi, a Roma le strade si allagano e di colpo ti ritrovi in Amazzonia. Le canne che sporgono dai lati delle strade, sembrano cresciute a dismisura in una sola notte. Le fronde degli alberi si abbassano e le foglie toccano i tettucci delle macchine. L’asfalto è nascosto sotto 20 cm d’acqua non drenata dall’impianto di scolo intasato. Le auto scorrono lente. Mancano solo le pagaie e siamo sul Rio delle Amazzoni. Fin qui niente di male, il problema spunta quando sei a metà strada. Quando arrivi all’imbocco della Cristoforo Colombo e noti che all’incrocio due auto si sono scontrate (quando piove, il traffico si rallenta e ai semafori ci si esaspera. Passa tu che passo io e… boom!). L’incidente sarebbe sufficiente a farti smadonnare, ma non basta: ci si mettono anche due vigili che pensano bene di bloccare tutto l’incrocio. Niente da fare, non si può passare. Una striscia di plastica gialla impedisce l’accesso alla Colombo. Devi tornare indietro. L’incrocio sarà stato largo almeno 10 metri, che necessità c’era di bloccarlo totalmente? A mio avviso nessuna. Non è la prima volta che - a causa di un incidente - i vigili blocchino la strada e ti costringano ad un lungo giro tortuoso che ti fa perdere un’ora di tempo. Ma perché a Roma quando piove gli automobilisti sembrano tutti dei ragazzini alla prima lezione di scuola guida?
5 commenti »
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Tutto il mondo è paese. A Napoli, purtroppo, succede più o meno la stessa cosa. Ah, dimenticavo: i sacchetti di spazzatura galleggiano meglio delle pagaie. Giuro!
Commento di Biagio — 21 Maggio 2008 @ 11:29
Piove sul bagnato, sarebbe il caso di dire. Piove governo ladro però, mi sembra più calzante…
Commento di Maurizio — 21 Maggio 2008 @ 12:43
Hanno chiuso la fermata della metro “Giulio Agricola” perché si è allagata. Evidentemente, non hanno il secchio per raccogliere l’acqua piovana come nella stazione “Ottaviano”
Commento di aradia - il pane e le rose — 21 Maggio 2008 @ 13:28
Vatti a guardare la teoria psicologica dello “spazio vitale”, la risposta sta li.
Quando si è in più di un certo limite numerico in un dato spazio, l’”altro” diventa un ostacolo, un nemico, un fastidio che innervosisce e indispone. Ed è giusto che sia così, è del tutto naturale.
Siamo animali sociali, ma al contempo abbiamo bisogno di un ragionevole spazio (in ogni senso inteso) in cui muoverci e vivere tranquillamente senza che gli altri siano continuamente di ostacolo (e non di collaborazione) alla nostra esistenza.
Ecco perchè chiunque di buon senso direbbe che dobbiamo decrescere a cominciare dalla quantità di popolazione, e non continuare ad aumentare.
Ma no, non è il buon senso che ci guida, ma ancora una volta la maledetta economia del mercato e del pil, che impone regole del tutto contrarie alla natura ed alla ragionevolezza.
E la stessa nostra alienazione causta dal bombardamento di questi concetti come se fossero positivi, ci ha fatto perdere di vista il riferimento al nostro primo, sano, saggio istinto naturale, in ogni aspetto della nostra vita.
Ci fanno le megalopoli, le mega centrali, tutto è mega, nulla più a misura d’uomo (sano), continuiamo a crescere ed a considerere la “crescita” come un valore positivo, mentre è solo il valore di una economia perversa che ha perso di vista l’uomo, che va avanti da sola ormai dimentica che ogni tipo di scienza dovrebbe essere al servizio dell’uomo e non il contrario.
Ci dovrebbe essere un governo dell’economia, mentre è invece l’economia che ci governa.
Alla fine tutti i mali hanno una stessa origine, così come tutti i “beni”,
e rientrano in un disegno univoco, positivo quando questo è positivo, negativo quando è negativo.
Commento di Marco — 21 Maggio 2008 @ 16:43
Ho inviato un commento ma è scomparso nel nulla.
Non mi va di riscriverlo.
Peccato.
Commento di Marco — 21 Maggio 2008 @ 16:44