Disoccupati over 40
Digitando su Google le parole “disoccupati over 40” si ottengono 160.000 risultati. Se si applicano dei filtri alla ricerca in modo da escludere tutti i risultati che vanno dal 2003 al 2007, si ottengono ben 843 risultati. Ciò significa che è almeno dal 2003 che su Internet si parla di disoccupati over 40. Però si tratta di documenti vecchi, perché i siti che parlano di questo problema - aggiornati al 2008 - sono appena 843. Secondo dati ISTAT del 2005 (tre anni fa) il numero dei disoccupati con più di 40 anni ha superato il milione di unità. Se perdi lavoro a 40 anni, hai finito di vivere. Le imprese assumono solo giovani sotto i 30 anni. Nelle offerte di lavoro viene spesso specificata espressamente la dicitura: “max 35 anni”. Questa dicitura è fuorilegge, in quanto una normativa europea proibisce le discriminazioni. Infatti si tratta di un problema tutto italiano. Ma la dicitura “max 35 anni” è un falso problema: eliminandola, il risultato non cambierebbe. Durante un colloquio di lavoro, infatti, un datore di lavoro può trovare 1.000 scuse per non assumerti. Il problema è culturale. Il datore di lavoro infatti, preferisce assumere giovani inesperti perché gli costano meno. Il punto è che esistono lavori che richiedono esperienza. Utilizzare persone inesperte per tali mansioni, riduce sì i costi, ma a discapito della qualità. Ma in Italia la qualità non è una priorità. In Italia non esistono imprenditori con la I maiuscola. Persone cioè che investono a fronte di un ricavo futuro. In Italia gli “imprenditori” vogliono tutto e subito. Meglio produrre beni e servizi di scarsa qualità, piuttosto che investire a medio o lungo termine. In Italia in sostanza, non ci sono imprenditori. Ma cosa fa la politica per tentare di risolvere questo problema? Esiste il Ministero per le Pari Opportunità (ieri c’era la Pollastrini oggi c’è la Carfagna). Esistono le sovvenzioni della Comunità Europea. Bene, cosa si è prodotto di concreto dal 2003 ad oggi? Effettuando alcune ricerche in Rete, si scopre una miriade di società e di enti che gravitano intorno al settore “over 40” (ASSFORSEO, ATDAL, OVER40, IMPRESAFEMMINILE, CAPITALE DONNA, DISAMIS e via dicendo). Senza contare gli enti statali, regionali, provinciali e comunali. Cosa fanno? In teoria promuovono, incentivano, sviluppano, partecipano a convegni, aprono sportelli, indirizzano, creano progetti. In pratica? Dal 2003 ad oggi hanno prodotto: un corso di inglese da 40 ore (un programma così lungo avrà generato sicuramente degli interpreti madrelingua, suppongo), 3 corsi da 150 ore (help desk, web design, marketing e vendita). Fine. Pardon, non fanno solo queste cose. No, sostengono lo sviluppo d’impresa! Solo per il Lazio sono stati stanziati ben 5.208.235,31 euro. 3.770.762,37 euro per la sola città di Roma. Infatti a Roma le imprese gestite da ex-disoccupati over 40 anni, pullulano. Pensate che nel 2006 sono stati pubblicati ben due bandi, uno dei quali finanziava le nuove imprese con denaro a fondo perduto: da un minimo di 10.000 euro ad un massimo di 35.000 euro! Con queste folli cifre, chiunque può aprire la propria azienda no? Ma coloro che creano questi bandi hanno mai fatto una ricerca banale per scoprire qual è la somma minima richiesta per aprire un’attività in franchising? Il dubbio che viene – ma io sono una persona notoriamente maligna – è che tutte queste aziende nate con lo scopo di occuparsi del problema dei disoccupati over 40, in realtà abbiano fatto una cosa sola: incassare i finanziamenti. Già, perché facendo alcune ricerche in Rete si scoprono decine e decine di aziende e di siti web che si linkano l’un l’altro. Parlano tutti di progetti, di promozione, di sviluppo, di convegni, ma i progetti concreti dove sono? I risultati dove sono? In questi siti si parla di aria fritta, si parla di “bilancio di competenze”, ma non si trovano dati reali del tipo: “numero di persone assunte: X”. Questa gente partecipa ai convegni. Il tema dei convegni è: “lavoro over 40, che fare?”. Insomma i politici le aziende e le associazioni si incontrano e discutono. Parlano, parlano, parlano. Sviluppano, incentivano, promuovono, aprono sportelli, dibattiti. Le associazioni ti chiedono dei soldi. Buffo no? Associazioni di disoccupati che chiedono soldi ai loro iscritti. Sì, ma mentre tutta questa gente parla e intasca sovvenzioni e finanziamenti, i disoccupati che hanno superato i 40 anni, cosa mangiano? Meno male che ora c’è l’ex valletta Carfagna!