Leggi ad personam: quando il lupo perde il pelo ma non il vizio
Ci risiamo:
lodo Schifani 2 dentro il pacchetto sicurezza. A che serve? Per evitare noie con il
processo Berlusconi-Mills. Ma non chiamatele leggi ad personam, non chiamatelo lodo Schifani, per carità: ora si chiama lodo Maccanico, fa molto “bipartisan”, in effetti. Insomma, i processi vanno sospesi, bloccati. La legge è uguale per tutti. Certo, ma per qualcuno è molto ma molto più uguale.
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La dittatura che avanza in sordina
Il numero di Punto Informatico di oggi è molto istruttivo, perché illustra i germogli che permettono la nascita delle
DITTATURE (notare il maiuscolo). Si parte dal disegno di legge proposto da Alessio Butti che
vieta la pornografia su Internet (pena 5 anni di carcere e sanzioni amministrative), si continua con le
continue querele online e relativi oscuramenti di blog, si continua ancora con la
condanna di un blog per aver commesso il reato - udite udite - di stampa clandestina. Scusate la franchezza e il “francesismo”, ma io mi sto rompendo realmente i coglioni. Sono anni che tentano di imbavagliare Rete e blog. Sono molteplici i
tentativi di leggi e decreti per bloccare questi fastidiosissimi blog. Mi vengono in mente i decreti Urbani, Pisanu, Gentiloni, Levi. Poi mi vengono in mente le censure dei blog di Ricca, di Monteleone, di Sarnari. Poi la legge sulle intercettazioni (vai in galera se le pubblichi o se le usi). Basta. Non so se siano più imbecilli i politici o certi magistrati. Cominciamo con il furbissimo disegno di legge di Butti. A parte l’ipocrisia del caso (divieto in Rete e libera circolazione nelle edicole), a parte la sensazione di tornare indietro nel tempo (comune senso del pudore anni ‘50), qui dimentichiamo una cosa: ci sono milioni di siti web che contengono pornografia ma - soprattutto - stiamo parlando di un intero settore economico che di colpo, con una legge del menga, manderebbe sotto i ponti migliaia di addetti. Pensate a chi produce film porno e che li promuove in Rete (registi, produttori, sceneggiatori, attori, segretarie, etc.). Pensate ai sexy shop che promuovono il negozio in Rete. Pensate ai webmaster che gestiscono siti di questo tipo. Pensate a tutti gli addetti di contorno. Che dire poi delle censure dei blog (si chiama “sequestro preventivo”) perché uno si alza la mattina e querela un blogger per diffamazione? Che dire della condanna per “stampa clandestina”? Io dico solo che abolirei l’Ordine dei Giornalisti. Io dico solo che per far valere completamente l’articolo 21 della Costituzione, chiunque deve poter dire la sua senza restrizione alcuna. Altro che stampa clandestina. A quando un bel decreto che renda i blog illegali tout court? Ma certa gente che legifera o che giudica, non farebbe meglio a dedicarsi all’agricoltura? Alcuni consigli di sopravvivenza per i blogger:
- registrare un dominio .com (e mai .it) anonimo (i dati dell’intestatario non sono resi pubblici)
- ospitare il blog su un server all’estero
- non memorizzare la password per accedere al blog sul computer
- ricordarsi che ancora non è stata inventata la macchina che legge il pensiero, perciò, qualora qualche zelante giudice intimasse di fornire la password per l’accesso al blog, si avrebbe sempre la possibilità di rispondere in due modi (a scelta): “mi avvalgo della facoltà di non rispondere” oppure - meglio ancora - “ooops non ricordo più la password”.
Eccheccazzo!
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