Generazione Google: non usate Internet che diventate stupidi!
Secondo lo scrittore americano Nicholas Carr, Google rende stupidi. Anzi, ad essere precisi, Internet stessa contiene al suo interno i germi della demenza senile. In pratica, l’enorme mole di dati a disposizione in qualsiasi momento, sta creando una generazione di “internauti” mordi e fuggi. Della serie: visto che le informazioni sono tantissime, io non approfondisco nulla, leggo superficialmente e forse vengo anche sopraffatto dai dati. Gli utilizzatori di Internet, non leggerebbero più libri, non riuscirebbero più a concentrarsi e non riuscirebbero a leggere oltre il terzo paragrafo di un blog. Una sorta di fast food dell’informazione, insomma. Il problema è che a pensarla allo stesso modo sono anche i ricercatori dell’University College London. I ragazzi della “Google generation” (quelli nati dopo il 1993) pensano di meno e consumano in fretta l’informazione, senza essere più in grado di digerirla a fondo. Carr addirittura si lamenta della “troppa facilità” con la quale si ottengono le informazioni oggi. Certo, una volta si doveva andare fisicamente in biblioteca, spendere un sacco di tempo e l’informazione poteva essere digerita bene. Oggi no, hai tutto e subito, quasi non te lo gusti. Ma io dico, quanti anni ha Carr? Quasi 50. Mi sembra mia madre di 68 anni alle prese con il videoregistratore! Anche Umberto Eco, un altro che ce l’ha a morte con Internet avverte:
“[..] Non voglio richiamarvi all´uso della penna d´oca, ma ricordarvi che la formazione avviene solo attraverso un rapporto spiritualmente cannibalesco tra maestro e allievo. Un rapporto che può svolgersi solo in presenza e non nell´assenza, che è tipica dell´informazione virtuale. La cultura non è solo un accumulo di dati, ma il risultati del loro filtraggio. Della loro decimazione […]”Ma cosa aspettiamo a tornare davvero alla penna d’oca? Alle macchine da scrivere meccaniche? Ma torniamo alle tavole di pietra no? Fortuna che queste sarebbero persone “illuminate”. Cari miei, Internet è uno strumento, nulla di più. Esattamente come il telefono. Se le generazioni di Google sono più stupide, non diamo la colpa di ciò a Google per favore! Le ricerche approfondite, possono essere dispendiose anche su Internet, esattamente come in una biblioteca. Uno strumento, non è buono o cattivo in sé, dipende da come lo si usa. Una pistola può essere dannosa nelle mani di un delinquente, mentre può essere utile nelle mani di un poliziotto. Un telefono è utilissimo se devi chiamare un taxi, mentre è odiosissimo se usato per fare telemarketing. Insomma, invece di denigrare Internet, impariamo ad usarlo. E non facciamoci prendere dalla tecnofobia. Tanto la tecnologia e il progresso avanzano indipendentemente da noi. Una volta la gente aveva paura del treno, perché spaventava le mucche che di conseguenza producevano meno latte (SIC!). Oggi altri “illuminati” hanno paura di Internet perché farebbe diventare stupidi. Ma occuparsi di problemi un po’ più seri, no?
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Caro Maurizio, mi spiace ma questa volta non mi trovi d’accordo sulla tua posizione.
C’è un punto fondamentale che ti vede in errore logicoed è l’affermazione secondo la quale questa gente ce l’avrebbe con internet. Tu parli di colpa di Google, di denigrare Internet, ma in realtà nessuno lo ha fatto!
Prendere in considerazione gli studi di questi ricercatori o l’opinione di quello scrittore o di Umberto Eco non significa denigrare internet, ma solo appunto studiarne e analizzarne alcuni risvolti!
Non so affatto se questi studi siano veritieri o meno,…certamente gli americani sono anche quelli delle cattedre di parapsicologia etc etc …dunque può essere anche una bufala, ma prevenzioni mai!
Bisogna considerare tutto senza prevenzioni, e certamente l’analisi prospettata è tutt’altro che peregrina, e direi corrisponde ad un giudizio istintivo che un po’ tutti hanno delle attuali generazioni.
Inoltre quando si tratta di persone “illuminate” appunto,…ancor più bisogna muoversi con cautela e soprattutto con il dovuto rispetto verso chi formula queste diagnosi.
Conta anche (eccome se conta!) da chi certe cose sono dette o pensate!
Proprio tu alcuni mesi fa citasti degli a dir poco stravaganti studi psicologici questi si piuttosto improbabili a mio avviso, ai quali però davi totale credito, …non sarà perchè non toccavano in tal caso i tuoi “punti sensibili” ?
Insomma,…in un modo o nell’altro potrebbe benissimo esserci del vero in queste analisi, e il tuo giudizio trasuda prevenzione da tutti i pori, in modo evidente.
Ti invito dunque a rivedere onestamente la tua posizione.
Rifletti soprattutto sull’errore di fondo di cui ho parlato all’inizio.
Commento di Marco — 1 Luglio 2008 @ 00:26
Caro Marco, ebbe sì, sono di parte! Guai a chi mi tocca Internet!
Scherzi a parte,nella ricerca in questione (ho messo il link al PDF relativo) ci sono SICURAMENTE delle osservazioni veritiere ed interessanti. Però Carr ed Eco DENIGRANO la tecnologia:
“Through his blog “Rough Type,” Carr has been a critic of technological utopianism and in particular the populist claims made for online social production. In his 2005 blog essay titled “The Amorality of Web 2.0,” he criticized the quality of volunteer Web 2.0 information projects such as Wikipedia and the blogosphere and argued that they may have a net negative effect on society by displacing more expensive professional alternatives” (The Amorality of Web 2.0).
Insomma, questi tizi colpevolizzano uno strumento e NON l’uso che se ne fa. Perciò non mi sembra un giudizio di parte il mio. O no?
E poi scusa, Nicholas Carr può essere provocatore nei suoi scritti (http://www.nicholasgcarr.com/bigswitch/) e io no nei miei?
Commento di Maurizio — 1 Luglio 2008 @ 09:41
Beh, se così stanno le cose allora ok!
Se qualcuno denigra il mezzo in quanto tale, neanche io sono d’accordo.
Ma dal tuo articolo non traspariva questo mi sembra.
Commento di Marco — 1 Luglio 2008 @ 18:41
Perché io ho estratto ciò che c’era di più razionale nella ricerca dell’University College London e negli scritti di Carr. Altrimenti usciva fuori una mera critica nei confronti di Carr. Il punto è che la ricerca ha un senso, quello che dice Carr no, ha solo scopo provocatorio (magari per vendere libri). Insomma, è un atteggiamento alla Grillo di una volta (quando spaccava i computer sul palco). Stessa cosa vale per Eco. Mi ricordano l’ex ministro dell’istruzione Fioroni, quando SI VANTAVA di non usare il computer. A zappare la terra lo mandavo. Altro che ministero! >:/
Commento di Maurizio — 2 Luglio 2008 @ 08:43