Mercoledì 18 Giugno 2008
Visto come stanno andando le cose qui in Italia…
Tratto dall’ handobook for bloggers and cyber-dissidents:
- Usare uno pseudonimo al posto di nome e cognome (non so… Berlusconau, Urbanosky, Levinsky, PostalPoliceman et similia)
- Usare un fornitore di posta elettronica gratuito come Yahoo, Hotmail o Hushmail
- Usare una piattaforma di blogging gratuita come Blogger
- Siccome l’indirizzo IP del computer dal quale si scrive il blog può essere tracciato, non postare mai da casa ma andare presso un luogo pubblico come un cybercafe o una biblioteca
- Usare un proxy anonimo per accedere al web (su publicproxyservers.com c’è una lista di server proxy pubblici, scegliere tra quelli segnalati come “high anonymity”). Il proxy è un server che richiede le pagine al posto tuo. Tracciando gli indirizzi IP di un blog, si arriverebbe al proxy. Un giudice potrebbe però costringere il proxy a rivelare la tua identità, perciò, per essere più sicuri, magari conviene utilizzare TOR
- Utilizzare GPG per la posta elettronica (le mail vengono crittografate)
- Utilizzare Mixmaster
A questi consigli, ne aggiungerei altri:
- Non registrare mai un blog con un nome di dominio .it
- Registrare il blog con dominio .com utilizzando un registrar straniero che consenta l’anonimato (impedendo la consultazione dei dati del dominio con Whois). Ad esempio Katzglobal
- Utilizzare un provider straniero per l’hosting (lo spazio su disco dove ospitare il blog)
- Qualora venisse compromessa la propria anonimità e un giudice intimasse di fornire userid e password per accedere al blog, ricordarsi che è sempre possibile non fornire questi dati, rispondendo: “mi avvalgo della facoltà di non rispondere” oppure “oops, non ricordo più la password”
- Visitare questo sito: EFF
AGGIORNAMENTO:
Per rendere nulli gli effetti della censura, quando un blog viene oscurato occorre fare una cosa molto importante: comunicare la cosa via mail al maggior numero di blogger presenti in Rete. Si otterrà l’effetto opposto di quello voluto dai censori: tutta la Rete parlerà della faccenda.
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Martedì 17 Giugno 2008
Di Pietro: supporto legale ai blogger perseguitati
Dal blog di Antonio Di Pietro (clicca sul banner qui sopra):
“La cosiddetta legge sulle intercettazioni, che tappa la bocca ai giornalisti e impedisce alla magistratura di indagare sulla maggior parte dei reati, non è voluta dagli italiani onesti, ma da politici disonesti. Questa legge impedirà la cronaca giudiziaria su atti pubblici. Non verremo più a sapere dei furbetti del quartierino, delle operazioni omicide compiute all’ospedale Santa Rita di Milano. Questa è una legge fascista. Esiste di fronte allo scempio della democrazia il diritto di disobbedienza civile da parte dei cittadini. Ed è esattamente quello che farò in questo blog e nel sito dell’Italia dei Valori, che pubblicheranno senza alcun timore delle conseguenze ogni atto pubblico di natura giudiziaria che sia di interesse dell’opinione pubblica.
Inoltre, l’Italia dei Valori darà il proprio supporto legale a tutti i blogger che saranno perseguiti per aver pubblicato notizie giudiziarie pubbliche.” (Antonio Di Pietro)
A chi ancora nutrisse dei dubbi e ritenesse la censura italiana un falso spauracchio, consiglio alcune ricerche interessanti su Google (non dimenticate i doppi apici):
“Antonino Monteleone”
“Giovanni Spampinato”
“Agostino Fera”
“Roberto Campria”
“Sergio Sarnari”
“Piero Ricca” anzi, meglio: “Ricca Fede”
“sito sottoposto a sequestro preventivo“
Questo solo per dare una vaga idea della libertà che esiste in Italia…
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Lunedì 16 Giugno 2008
Leggi ad personam: quando il lupo perde il pelo ma non il vizio
Ci risiamo: lodo Schifani 2 dentro il pacchetto sicurezza. A che serve? Per evitare noie con il processo Berlusconi-Mills. Ma non chiamatele leggi ad personam, non chiamatelo lodo Schifani, per carità: ora si chiama lodo Maccanico, fa molto “bipartisan”, in effetti. Insomma, i processi vanno sospesi, bloccati. La legge è uguale per tutti. Certo, ma per qualcuno è molto ma molto più uguale.
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La dittatura che avanza in sordina
Il numero di Punto Informatico di oggi è molto istruttivo, perché illustra i germogli che permettono la nascita delle DITTATURE (notare il maiuscolo). Si parte dal disegno di legge proposto da Alessio Butti che vieta la pornografia su Internet (pena 5 anni di carcere e sanzioni amministrative), si continua con le continue querele online e relativi oscuramenti di blog, si continua ancora con la condanna di un blog per aver commesso il reato - udite udite - di stampa clandestina. Scusate la franchezza e il “francesismo”, ma io mi sto rompendo realmente i coglioni. Sono anni che tentano di imbavagliare Rete e blog. Sono molteplici i tentativi di leggi e decreti per bloccare questi fastidiosissimi blog. Mi vengono in mente i decreti Urbani, Pisanu, Gentiloni, Levi. Poi mi vengono in mente le censure dei blog di Ricca, di Monteleone, di Sarnari. Poi la legge sulle intercettazioni (vai in galera se le pubblichi o se le usi). Basta. Non so se siano più imbecilli i politici o certi magistrati. Cominciamo con il furbissimo disegno di legge di Butti. A parte l’ipocrisia del caso (divieto in Rete e libera circolazione nelle edicole), a parte la sensazione di tornare indietro nel tempo (comune senso del pudore anni ‘50), qui dimentichiamo una cosa: ci sono milioni di siti web che contengono pornografia ma - soprattutto - stiamo parlando di un intero settore economico che di colpo, con una legge del menga, manderebbe sotto i ponti migliaia di addetti. Pensate a chi produce film porno e che li promuove in Rete (registi, produttori, sceneggiatori, attori, segretarie, etc.). Pensate ai sexy shop che promuovono il negozio in Rete. Pensate ai webmaster che gestiscono siti di questo tipo. Pensate a tutti gli addetti di contorno. Che dire poi delle censure dei blog (si chiama “sequestro preventivo”) perché uno si alza la mattina e querela un blogger per diffamazione? Che dire della condanna per “stampa clandestina”? Io dico solo che abolirei l’Ordine dei Giornalisti. Io dico solo che per far valere completamente l’articolo 21 della Costituzione, chiunque deve poter dire la sua senza restrizione alcuna. Altro che stampa clandestina. A quando un bel decreto che renda i blog illegali tout court? Ma certa gente che legifera o che giudica, non farebbe meglio a dedicarsi all’agricoltura? Alcuni consigli di sopravvivenza per i blogger:
- registrare un dominio .com (e mai .it) anonimo (i dati dell’intestatario non sono resi pubblici)
- ospitare il blog su un server all’estero
- non memorizzare la password per accedere al blog sul computer
- ricordarsi che ancora non è stata inventata la macchina che legge il pensiero, perciò, qualora qualche zelante giudice intimasse di fornire la password per l’accesso al blog, si avrebbe sempre la possibilità di rispondere in due modi (a scelta): “mi avvalgo della facoltà di non rispondere” oppure - meglio ancora - “ooops non ricordo più la password”.
Eccheccazzo!
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Venerdì 13 Giugno 2008
Un altro caso di blog censurato: Italia come Cina?
Grazie a questo post di Aghost, vengo a sapere della vicenda di Sergio Sarnari. Un blogger che denuncia sul proprio blog i problemi avuti con una ditta di arredamenti. La risposta della ditta è stata una denuncia con richiesta di risarcimento danni di 400.000 euro. Inoltre il sito è stato sottoposto a sequestro preventivo dalla polizia postale. Questa vicenda mi ricorda la censura del blog di Piero Ricca. Quella volta il sito venne oscurato in modo più subdolo, senza alcun avviso di censura. Semplicemente il sito venne “gestito” dalla Guardia di Finanza, cancellando il post incriminato. Ora, parliamo tanto della censura cinese, ma non ci accorgiamo di quella italiana. Questi fatti sono di una gravità inaudita, in quanto ledono i principi sanciti dall’articolo 21 della Costituzione della Repubblica italiana, che recita:
“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”
Vogliamo denunciare una persona? Va bene, ma il sequestro preventivo è censura tout court. In Italia i casi di censura sul web sono molto più numerosi di quanto si creda. Solo la AAMS ne censurò almeno 500. In Italia funziona così: ti sta sul cazzo un blogger? Hai tanti soldi da spendere? Denuncialo e fagli chiudere il blog. Peccato che un blog possa essere riaperto (magari su un server fuori dall’Italia). Peccato che un dominio possa essere registrato in modo anonimo. Peccato che quando accadono fatti come questo, alla fine tutta la blogosfera ne parli. Non so se la ditta dei arredamenti in questione abbia ottenuto un ottimo rientro in termini di immagine. Ad ogni modo, per evitare tutti questi tentativi continui di censura (cfr. il caso del decreto Levi), dobbiamo reagire con forza parlandone. Il risultato sarà opposto a quello ricercato da chi censura i blog: la Rete parlerà della vicenda e la vicenda diventerà di dominio pubblico. Questo meccanismo si chiama democrazia, cioè potere del popolo. Comunque ho fatto una ricerca su Google digitando:
“sito sottoposto a sequestro preventivo”
doppi apici compresi. Ho ottenuto 235 risultati. Magari qualcuno di questi è stato censurato giustamente, ma quanti soprusi ci saranno in mezzo? Un consiglio a chi subisce la censura del blog: divulgare il fatto in tutti i modi, inviando una mail agli altri blogger. Denunciare queste vicende è doveroso. Altrimenti rischiamo di diventare come la Cina.
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Giovedì 12 Giugno 2008
Intercettazioni: c’è fretta di concludere
A volte, persino su Repubblica, spuntano degli ottimi articoli. Forse si tratta di isolati “ribelli” che sfuggono al controllo centrale, fatto sta che oggi sul secondo quotidiano più letto d’Italia Liana Milella scrive:
“Il nodo è tutt’altro. Il Cavaliere vuole evitare che i processi di Milano arrivino a sentenza. È irritato per l’accelerazione imposta nel procedimento Mills in cui è imputato per corruzione giudiziaria per via della falsa testimonianza dell’avvocato londinese. Per fermare le toghe c’è una sola via: prima bloccare il processo poi ricorrere a un nuovo lodo Schifani.
Il piano di Ghedini era perfetto. Intrecciato con le norme sulla sicurezza. Poiché i tribunali sono intasati e la polizia si lamenta che ladri e scippatori, una volta arrestati, ritornano liberi, l’unica via è anticipare quei processi. Per farlo bisogna bloccare, per un anno, tutti gli altri. Compresi quelli del Cavaliere. Quando Maroni si è visto mettere sotto il naso il progetto lo ha bloccato. La strategia giudiziaria del Cavaliere ha subito una battuta di arresto.”
L’articolo è una lucida e fredda analisi che fa riferimento all’ultimo tentativo di scardinare la giustizia italiana, bloccando le intercettazioni. Per accelerare i tempi, al posto di un DDL (Disegno Di Legge) era spuntato un DL (Decreto Legge):
“Il decreto legge è un atto con forza di legge che può essere adottato dal governo (cioè dal Consiglio dei Ministri) in casi straordinari di necessità e urgenza.” (Wikipedia)
Evidentemente c’è fretta di superare certi “fastidiosi intralci”. Del resto Berlusconi espresse le sue intenzioni già in campagna elettorale. Non c’è niente da fare, queste toghe lo perseguitano e vanno bloccate. Sempre su Repubblica si leggono i commenti degli esponenti del Governo sulla vicenda.
- Sandro Bondi: “parlo solo di cultura”
- Franco Frattini: “bella domanda, vorrei saperlo anch’io”
- Ignazio La Russa: “non so niente”
- Roberto Calderoni: “Mi date una notizia, non ne so nulla”
Insomma, come è noto, i decreti legge avanzano da soli, sono dotati di vita propria. Nessuno ne sa mai nulla. Chissà quali saranno le manine che scrivono certi documenti. Chissà chi le guida. Mah! Che sia colpa degli extraterrestri? Si invoca la privacy. Ma prendendo ad esempio lo scandalo della casa di cura Santa Rita di Milano, la domanda sorge spontanea: questi documenti, violano la privacy?
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Mercoledì 11 Giugno 2008
Finalmente potremo lavorare fino a 65 ore a settimana. Evvai!
Alla fine, dalle e dalle, ci stanno riuscendo. Ormai si sono fissati sui concetti di flessibilità e di costo del lavoro. È un chiodo fisso. Obiettivo: competere con i cinesi. Ergo: superare l’assurdo e arcaico concetto delle 8 ore lavorative quotidiane. Pensateci: in media un uomo dorme 8 ore su 24. E le rimanenti 16 ore? Perché lavorarne solo 8 quando se ne possono lavorare 16? Quando si può dormire e mangiare in fabbrica? Niente più traffico, niente più automobili, niente più problemi d’affitto. Vitto e alloggio forniti gentilmente dallo schiavis… ehm, pardon, datore di lavoro. Poi chissà, magari un giorno gli scienziati riusciranno a farci dormire solo 6, 5, 4, 3 ore. Le rimanenti 21 ore si potrebbe lavorare. Evvai! Il sogno degli “imprenditori” italioti. Altro che 35 ore. Altro che vita a misura d’uomo. 27 ministri europei hanno deliberato. La Commissione europea è soddisfatta. Basta con questo assurdo limite delle 48 ore settimanali. Limite che fu raggiunto al prezzo di durissime lotte dei lavoratori (non dei sindacati papponi eh?). Non se ne poteva più di questi limiti assurdi. Già Barroso ci aveva provato nel 2003. Oggi, finalmente, i ministri europei ci sono riusciti. Pensateci: chi vuole potrà ammazzarsi di lavoro. Ragazzi, io vado a festeggiare. Non sto nella pelle.
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Martedì 10 Giugno 2008
Problemi tecnici, server irraggiungibile. Che palle!
Sono un po’ di giorni che il server che ospita questo blog è praticamente irraggiungibile. Non credo che il problema sia tanto imputabile al provider che fornisce il servizio di hosting, quanto al fatto che questo risiede negli USA. Effettuando un tracerouter tra un punto qualsiasi negli USA e il mio server infatti, non si rivelano problemi. Il punto è che il server non si raggiunge dall’Italia. Ora, visto che il mio blog è in italiano, sto iniziando a valutare la possibilità di trasferirlo in Italia. Cambiare provider insomma. Non vorrei farlo, visto che il mio attuale provider si è sempre dimostrato affidabile ed economico. Ma in una settimana i visitatori si sono praticamente dimezzati. Non sarebbe gravissima come cosa, se non fosse per il fatto che questi visitatori persi non sono più tornati. Praticamente mi ritrovo ad una situazione simile a parecchi mesi fa. Ha senso cercare di far crescere un blog, quando tutti gli sforzi vengono vanificati da un problema tecnico? Ho intenzione di aspettare un po’ per vedere se il problema è temporaneo. In caso contrario cambio servizio di hosting e opto per un provider italiano. Nel frattempo, fatemi sapere se attualmente riscontrate problemi nell’accedere a questo blog.
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Lunedì 9 Giugno 2008
Pronto il grande bavaglio alla Magistratura: stop alle intercettazioni
Le prime pericolose mosse della destra stanno per affacciarsi sulla “ribalta” della politica italiana. Quanto promesso da Berlusconi in campagna elettorale sta per essere attuato: il mega grande bavaglio alla magistratura troppo operosa. Dopo le prime azioni di governo specchietto per allodole, ecco la prima vera mossa berlusconiana: la “regolamentazione” delle intercettazioni. Dopo l’eliminazione di ICI e parcometri ecco il grande “divieto”. Ora che gli italioti sono felici perché non pagano ICI e parcometri infatti (tasse che verranno prontamente sostituite da altre molto più trendy di sicuro), è il momento giusto per azioni pesanti come questa. Sì, perché i sondaggi di Repubblica dicono che il gradimento degli italiani nei confronti del Governo Berlusconi è in aumento. È proprio il momento giusto. Ed ecco la mossa-bavaglio: cinque anni di carcere a coloro che utilizzeranno o diffonderanno i risultati di intercettazioni che non coinvolgono terrorismo e criminalità organizzata. Tradotto in italiano spicciolo, significa: chi si azzarderà ad intercettare un politico andrà in carcere. Le dittature iniziano così, con bavagli e censure. Infatti saranno colpiti dal provvedimento sia magistrati che giornalisti. L’Associazione Nazionale Magistrati ovviamente insorge: le intercettazioni sono uno strumento indispensabile e fondamentale per le investigazioni, anche in caso di reati meno gravi del terrorismo, come ad esempio l’estorsione. Ma chi se ne frega degli altri reati no? L’importante è che nessun politico venga mai intercettato, in modo da poter svolgere - come se non accadesse già - tranquillamente i propri affari privati. Cari italiani, avete voluto la bicicletta? Beh, ora vi aspettano almeno 5 anni di dure pedalate in salita. Buon “giro” d’Italia. E intanto Rete4 continua a trasmettere.
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Sabato 7 Giugno 2008
Perché le donne vanno al bagno sempre in coppia?
Diciamocelo: noi uomini, le donne, non le capiremo mai fino in fondo. Tempo fa azzardai un tentativo di spiegazione ipotizzando una sorta di pensiero circolare femminile. Contrapposto a quello lineare maschile. Quella tesi spiegava discretamente il seguente fenomeno molto noto ai maschietti: parli con una donna del più e del meno, quando lei – improvvisamente – ti rivolge una domanda che non c’entra nulla con il contesto della discussione. Apparentemente. Già, perché grazie a tutta una serie di associazioni mentali a te ignote (tipiche del pensiero circolare femminile), loro riescono a saltare di palo in frasca e se azzardi una vaga espressione perplessa, replicano seccamente: “voi uomini non capite mai una mazza”. Le mie tesi volte a capire l’universo femminile, sono il frutto di lunghi studi e notti insonni. Però c’era ancora una cosa che non avevo mai capito. Una cosa che ho scoperto oggi, casualmente, grazie alla Rete. Il mistero che mi assillava era il seguente: perché le donne vanno al bagno sempre in due o tre? La spiegazione – come dicevo – si trova su Internet. Molti blog la pubblicano immutata. Potevo esimermi dal riproporvela? Certo che no. Eccovela:
Il grande segreto di tutte le donne rispetto ai bagni è che da bambina tua mamma ti portava in bagno, puliva la tavolozza, ne ricopriva il perimetro con la carta igienica e poi ti spiegava: ‘MAI, MAI appoggiarsi sul gabinetto’ e poi ti mostrava ‘la posizione’ che consiste nel bilanciarsi sulla tazza facendo come per sedersi ma senza che il corpo venga a contatto con la tavolozza. ‘La posizione’ è una delle prime lezioni di vita di una bambina, importantissima e necessaria, deve accompagnarci per il resto della vita. Ma ancora oggi, da adulte, ‘la posizione’ è terribilmente difficile da mantenere quando hai la vescica che sta per esplodere. Quando ‘devi andare’ in un bagno pubblico, ti ritrovi con una coda di donne che ti fa pensare che dentro ci sia Brad Pitt. Allora ti metti buona ad aspettare, sorridendo amabilmente alle altre che aspettano anche loro con le gambe e le braccia incrociate. È la posizione ufficiale di ‘me la sto facendo addosso’. Finalmente tocca a te, ma arriva sempre la mamma con ‘la bambina piccola che non può più trattenersi’ e ne approfittano per passare avanti tutte e due! A quel punto controlli sotto le porte per vedere se ci sono gambe. Sono tutti occupati. Finalmente se ne apre uno e ti butti addosso alla persona che esce. Entri e ti accorgi che non c’è la chiave (non c’è mai); non importa… Appendi la borsa a un gancio sulla porta, e se non c’è (non c’è mai), ispezioni la zona, il pavimento è pieno di liquidi non ben definiti e non osi poggiarla lì, per cui te la appendi al collo ed è pesantissima, piena com’è di cose che ci hai messo dentro, la maggior parte delle quali non usi ma le tieni perché non si sa mai. Tornando alla porta… dato che non c’è la chiave, devi tenerla con una mano, mentre con l’altra ti abbassi i pantaloni e assumi ‘la posizione’… AAhhhhhh… finalmente… A questo punto cominciano a tremarti le gambe… perché sei sospesa in aria, con le ginocchia piegate, i pantaloni abbassati che ti bloccano la circolazione, il braccio teso che fa forza contro la porta e una borsa di 5 chili appesa al collo. Vorresti sederti, ma non hai avuto il tempo di pulire la tazza né di coprirla con la carta, dentro di te pensi che non succederebbe nulla ma la voce di tua madre ti risuona in testa ‘non sederti mai su un gabinetto pubblico!’, così rimani nella ‘posizione’, ma per un errore di calcolo un piccolo zampillo ti schizza sulle calze!!! Sei fortunata se non ti bagni le scarpe. Mantenere ‘la posizione’ richiede grande concentrazione. Per allontanare dalla mente questa disgrazia, cerchi il rotolo di carta igienica maaa, cavolo…! non ce n’è…! (mai). Allora preghi il cielo che tra quei 5 chili di cianfrusaglie che hai in borsa ci sia un misero kleenex, ma per cercarlo devi lasciare andare la porta, ci pensi su un attimo, ma non hai scelta. E non appena lasci la porta, qualcuno la spinge e devi frenarla con un movimento brusco, altrimenti tutti ti vedranno semiseduta in aria con i pantaloni abbassati. NO!! Allora urli ‘O-CCU-PA-TOOO!!!’, continuando a spingere la porta con la mano libera, e a quel punto dai per scontato che tutte quelle che aspettano fuori abbiano sentito e adesso puoi lasciare la porta senza paura, nessuno oserà aprirla di nuovo (in questo noi donne ci rispettiamo molto) e ti rimetti a cercare il keenex, vorresti usarne un paio ma sai quanto possono tornare utili in casi come questi e ti accontenti di uno, non si sa mai. In questo preciso momento si spegne la luce automatica, ma in un cubicolo così minuscolo non sarà tanto difficile trovare l’interruttore! Riaccendi la luce con la mano del kleenex, perché l’altra sostiene i pantaloni, conti i secondi che ti restano per uscire di lì, sudando perché hai su il cappotto che non avevi dove appendere e perché in questi posti fa sempre un caldo terribile. Senza contare il bernoccolo causato dal colpo di porta, il dolore al collo per la borsa, il sudore che ti scorre sulla fronte, lo schizzo sulle calze… il ricordo di tua mamma che sarebbe vergognatissima se ti vedesse così; perché il suo culo non ha mai toccato la tavolozza di un bagno pubblico, perché davvero ‘non sai quante malattie potresti prenderti qui’. Ma la débâcle non è finita… sei esausta, quando ti metti in piedi non senti più le gambe, ti rivesti velocemente e soprattutto tiri lo sciacquone! Se non funziona preferiresti non uscire più da quel bagno, che vergogna! Finalmente vai al lavandino. È tutto pieno di acqua e non puoi appoggiare la borsa, te la appendi alla spalla, non capisci come funziona il rubinetto con i sensori automatici e tocchi tutto finché riesci finalmente a lavarti le mani in una posizione da gobbo di Notredame per non far cadere la borsa nel lavandino; l’asciugamani è così scarso che finisci per asciugarti le mani nei pantaloni, perché non vuoi sprecare un altro kleenex per questo! Esci passando accanto a tutte le altre donne che ancora aspettano con le gambe incrociate e in quei momenti non riesci a sorridere spontaneamente, cosciente del fatto che hai passato un’eternità là dentro. Sei fortunata se non esci con un pezzo di carta igienica attaccato alla scarpa o peggio ancora con la cerniera abbassata! Esci e vedi il tuo ragazzo che è già uscito dal bagno da un pezzo e gli è rimasto perfino il tempo di leggere Guerra e Pace mentre ti aspettava. ‘Perché ci hai messo tanto?’ ti chiede irritato. ‘C’era molta coda’ ti limiti a rispondere. E questo è il motivo per cui noi donne andiamo in bagno in gruppo, per solidarietà, perché una ti tiene la borsa e il cappotto, l’altra ti tiene la porta e l’altra ti passa il kleenex da sotto la porta; così è molto più semplice e veloce perché tu devi concentrarti solo nel mantenere ‘la posizione’. E la dignità.
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