Inglese maccheronico? No, grazie.
Lavoro nel settore informatico, perciò sono abituato alle sigle, agli acronimi e ai termini inglesi. Fin qui tutto normale. Da qualche anno a questa parte però, ho notato un fenomeno “bizzarro”: l’uso esagerato e spesso improprio di sigle e termini inglesi. È un fenomeno che si sta acutizzando sempre di più. Ci sono persone che esagerano con l’inglese e lo usano a sproposito. Li trovo così ridicoli. La lingua italiana sta diventando un optional. Passi per i congiuntivi che - siccome la gente non li sa usare - alla fine sono diventati facoltativi. Passi per locuzioni tipo “ma però”, che ai miei tempi erano considerate errate ed oggi sono ammesse. Passi tutto, però l’inglese ad ogni costo, no. Quello proprio no. A me è sempre piaciuto l’inglese, però se parlo in italiano - perché io sono italiano - evito di fare il “manager” anche quando non serve. Se devo raggiungere un obiettivo, raggiungo un obiettivo, non un target. Se compro un oggetto marcato, compro un oggetto marcato, non uno brandizzato. Se devo consuntivare un lavoro, consuntivo l’impegno svolto, non l’effort. Per non parlare poi dell’inglese “italianizzato”. Non so, del tipo: “quello è un cellulare brandizzato”. Oppure: “dobbiamo raggiungere il target acquisendo maggiore know-how”. Oppure “la nostra mission è la seguente…”. Oppure: “occorre switchare le competenze per bypassare l’empasse della mancanza di know-how”. Ma la cosa che più mi fa incazzare è l’uso dell’inglese per mascherare la realtà. Prendiamo le professioni ad esempio. Una volta c’erano i venditori, oggi ci sono i seller, i sales manager, i sales director. Oggi non si sa bene che tipo di lavoro facciano certe persone. Oggi infatti ci sono i promoter, i junior controller, i software engineer, i teleseller, i senior buyer (che a me fanno pensare a dei vecchietti che comprano nei supermercati), i sales account manager, i credit controller, i gestori corporate e i gestori retail, gli store merchandiser manager. Ma che cazzo di lavoro fate?
Comunque, per capire meglio di cosa parlo, eccovi un colloquio di lavoro molto ma molto vicino alla realtà:
colloquio
(Come lo capisco quel tizio che si incazza. Siamo noi che stiamo uccidendo la lingua, le tradizioni, la cultura del nostro paese, non gli extracomunitari. Questo post è dedicato a Marco).
3 commenti »
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Ti capisco bene, personalmente quelli che mi fà più ridere è quando usano la parola “mission” gli unici che possono dire di avere la mission sono quelli del vaticano
Commento di Lolindir Faelivrin — 16 Settembre 2008 @ 12:29
Sono dei poveracci. Macchiette. Caricature. Personette da quattro soldi.
Gente che si muove nella vita come robot. Che agisce coma “ha detto la televisione”.
Robot della machina capitalistica.
Gente che non ha valori,….non dico la patria, ma un minimo di senso di orgoglio culturale,
un senso di identità.
Ma è anche solo una questione di livello umano, di maturità personale.
L’unica identità che hanno è quella di soggetti economici. Spessore culturale sottozero.
La tipica, odiosa, ignorante razza berlusconiana.
Io, personalmente, mi rifiuto di seguire, e puntualmente chiedo “scusa,…che hai detto?”
pretendendo che mi venga tradotto in italiano.
Altrimenti “non capisco”.
Commento di Marco — 17 Settembre 2008 @ 00:29
Marco, non ci crederai: a volte ho chiesto la traduzione in italiano… non la sapevano!!!
Hai detto bene, robot. Anzi no, marionette, burattini.
Commento di Maurizio — 17 Settembre 2008 @ 08:18