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Mercoledì 8 Ottobre 2008

Canone RAI, una legge fascista?

Archiviato in: Moralismo, Televisione, Tasse — Maurizio ( 07:21 )

Ancora una volta, su Punto Informatico, c’è l’ennesimo articolo che parla del canone RAI e come di consueto si scatenano i commenti sull’argomento. Andiamo per ordine. Il canone RAI è un balzello istituito per Decreto del Re Vittorio Emanuele III nel lontano 1938, durante il periodo fascista. La monarchia è caduta grazie ad un referendum, nonostante ben il 45,7% degli italiani votò a favore del re (e da qui si capisce l’origine di tutti i mali del nostro paese, ma questa è un’altra storia), il fascismo è caduto, ma il canone RAI ancora esiste. Come si evince da questo piano triennale, la RAI ha introiti derivanti dal canone, dalla pubblicità e da attività commerciali. Non si capisce perché sia dovuto un canone e - contemporaneamente - ci si debba sorbire interruzioni pubblicitarie. Ma seguiamo le regole e quanto previsto dalla legge. Per evitare di pagare il canone è possibile richiedere il “suggellamento” dell’apparecchio televisivo seguendo l’ apposita procedura. Tutta questa storia del suggellamento però, è veramente kafkiana e assurda. Tale procedura è così farraginosa e in mala fede da far pronunciare al deputato Davide Caparini (come si legge in questo resoconto stenografico) le seguenti parole:
“[…] Nella mia interpellanza vi sono anche denunce di comportamenti scorretti da parte dei cosiddetti ispettori RAI. Vengono fornite agli utenti o presunti tali (a seconda che siamo al nord o al sud, ma esamineremo in seguito tali dati) informazioni fuorvianti ed ingannevoli. Addirittura, sono state denunciate considerazioni politiche, frasi del tipo: adesso che il ministro Bossi ha portato Raidue a Milano dovete pagare il canone, non è più possibile fare la disdetta. Si tratta di informazioni false ed ingannevoli date a cittadini che, il più delle volte, sono persone sprovvedute che aprono la porta ai suddetti funzionari nella speranza di avere di fronte interlocutori credibili, che rappresentano la concessionaria del servizio pubblico. […]”
Ma c’è da aggiungere che il canone RAI è dovuto anche se non si detiene alcun apparecchio televisivo: basta possedere un computer o un cellulare o qualsiasi voglia apparecchio atto a ricevere trasmissioni televisive. Ricapitolando: se non vuoi essere considerato un evasore fiscale, puoi richiedere il suggellamento dell’apparecchio televisivo. Un funzionario della RAI viene a casa tua, chiude il televisore all’interno di un sacco di juta e lo sigilla con piombi e ceralacca. Spese a cura della RAI (e quindi pagate dalla collettività). A parte il fatto che questa procedura può essere vanificata facilmente, ma… io non posseggo alcun televisore! Io posseggo un computer con il quale lavoro. Che facciamo, suggelliamo il computer? Io voglio lavorare con il mio computer e non voglio vedere la televisione. Come la mettiamo? Allora rendiamolo obbligatorio per tutti e amen. Tanto la proposta di inserirlo all’interno delle bolletta ENEL di tutti gli italiani, quelli del CDA della RAI l’hanno già portata avanti due anni fa. Bastano queste motivazioni, per far capire quanto il decreto sul canone RAI sia una legge fascista? Mah! Difficile convincere di ciò quel 45,7% degli italiani che - appena fuggito il re che ci portò in guerra - votarono per la monarchia. Masochismo? Idiozia? Difficile da stabilirsi.

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2 commenti »

  1. Non possono rinunciare al canone. Altrimenti con cosa li pagano i vari Vespa & C.? E le attricette disponibili della fiction?

    Commento di stargazer — 8 Ottobre 2008 @ 12:40

  2. E’ una cosa del tutto anacronistica e incongrua. Per non essere nell’obbligo di pagarlo si dovrebbe vivere fuori dalla realtà, come eremiti. Non dico che considererei ingiusto ogni tipo di eventuale prelievo, ma le attuali forme sono insensate.
    Si tratta in pratica di un versamento volontario.
    A questo punto lo si prelevi dalla tassazione generale, così almeno lo pagheranno tutti, e finirà questa farsa.

    Commento di Marco — 8 Ottobre 2008 @ 17:25

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