Gli spammer che lavorano nei call center
Un giornalista di Repubblica,
si finge precario e viene assunto all’interno di un call center.
640 euro nette al mese per contattare gente stufa di essere disturbata al telefono. Per essere spronati dal team leader con frasi tipo “Il nostro fucile sono le cuffie. Con loro dobbiamo saper colpire il bersaglio”. Praticamente si tratta di lavorare all’interno di un’azienda di spammer:
“[..] Perché quando qualcuno non accetta la proposta, l’ordine non è di escluderlo dal database, ma di rimetterlo in circolo per essere richiamato tra poche ore o tra una settimana, a secondo della violenza della sua protesta. Il contrario di quanto stabilisce il Garante della privacy che dal dicembre 2006 obbliga i call center a «rispettare la volontà degli utenti di non essere più disturbati» [..]”.
Ma non solo spamming. Anche truffa. Il team leader infatti ti consiglia come ti devi comportare con il malcapitato che viene spammato. Ti suggerisce ciò che gli devi dire:
“[…] Guardi, glielo dico senza farmi sentire sennò mi licenziano. Lo compri, costa solo 17 euro, le conviene piuttosto che pagare 3 euro ogni mese. In realtà lo state fregando. Presto si romperà, e l’azienda non ha nessuna voglia di fare manutenzione […]”
Questo è il futuro. Questo è l’unico lavoro che si trova oggi. Dentro a questi call center ci trovi di tutto: dai giovani di 19 anni alle segretarie di 40 anni licenziate. Sì, perché credetemi, anche se possedete un lavoro con contratto a tempo indeterminato, non vuol dire nulla. E’ un attimo diventare poveri: l’azienda che vi aveva assunto vi licenzia o fallisce e voi vi ritrovate a cercare nuovamente lavoro. Solo che oggi avete superato i 40 anni e nessun datore di lavoro in Italia è disposto ad assumere chi ha superato i 35 anni di età. Non ci credete? Rispondete ad un annuncio di lavoro qualsiasi e al colloquio dichiarate di avere non so, 42 anni. Provare per credere. Ragazzi, questa è la flessibilità. E’ cosa buona e giusta. Ce lo insegnano i nostri governanti che - ogni tanto - ci danno anche qualche “scappellotto” chiamandoci “bamboccioni”. Sono dei papà premurosi e ironici, loro. Scherzano. Dall’alto dei loro
10.000 euro mensili.
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Non sono un giornalista
Mi è arrivata una mail che pubblico immediatamente:
“Gentile Muarizio,
la contatto in qualità di ufficio stampa di Ferrari Formaggi e
vorrei poter avere l’occasione di fornirle alcune precisazioni
sull’opertao dell’azienda. In particolare Ferrari ribadisce di non
aver mai acquistato formaggio da Tradel, Megal e Delia, e di
utilizzare per la sua produzione di grattuggiati solo formaggio
naturale di alta qualità. Spero di poter avere occasione di fornirle
ulteriori e dettagliate informazioni sulle procedure di qualità
attuate da Ferrari Formaggi a garanzia dei suoi prodotti e a tutela
dei consumatori.
Cordailmnete
elsiabetta marano”
Allora, prima di tutto perché una mail privata? Ho messo un link al vostro comunicato stampa in fondo a questo post. Secondo: io non sono un giornalista, questo blog lo gestisco per hobby e non posso/voglio entrare in merito ai dettagli di certe vicende. Semplicemente non ho il tempo né i mezzi per farlo. Terzo: quanto ho scritto nel mio post è tratto da inchieste pubblicate su giornali come Repubblica e Il Salvagente. Quarto: anche Galbani e Biraghi negano di essere coinvolte. Chi ha ragione? Non lo so, non è compito mio stabilirlo. Certo, non ho mai sentito un delinquente ammettere di esserlo: si dichiarano tutti innocenti. Io mi limito solo a riportare ciò che leggo su Internet. Se fossi un giornalista professionista, andrei a fondo in questa vicenda. Ma non sono un giornalista. Comunque la Rete è democratica: chiunque può leggere da sé gli articoli che vengono pubblicati. Eccone alcuni:
La truffa del formaggio avariato
nel grattugiato finivano gli scarti (Repubblica)
Il formaggio avariato finiva nelle buste di grattugiato (Consumatori Liguria)
Zaia e la megatruffa del formaggio grattugiato (Il Salvagente)
La prima tranche: l’inchiesta di Cremona (Il Salvagente)
Comunicato ai consumatori (comunicato stampa di Ferrari Formaggi)
Mi rendo conto del danno di immagine subito dalle aziende citate nei vari articoli presenti in Rete, qualora queste risultassero estranee ai fatti. Il punto però è il seguente: è compito della magistratura stabilire come stanno le cose, non dei giornalisti. I giornalisti però hanno l’obbligo di riportare i fatti dei quali vengono a conoscenza. Questo è il loro lavoro. Io poi, sono solo un semplice blogger dilettante (nel senso che non lo faccio per professione), figuriamoci. Ad ogni modo, l’articolo 21 della Costituzione mi consente di esprimere il mio pensiero con qualsiasi mezzo. Il mio pensiero è il seguente: stiamo parlando di salute, perciò - a mio avviso - i reati di frode alimentare dovrebbero essere puniti con il carcere, non con semplici sanzioni amministrative. Altrimenti continueremo a sentire parlare di formaggi avariati, di vino al metanolo, di mucca pazza, di latte alla melanina et similia.
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