Il professor De Rita e… i monarco-politicanti, appunto
Il professore Giuseppe De Rita la pensa come me: siamo governati da un manipolo di monarco-politicanti. Ecco le sue parole:
“[…] Il problema che stiamo affrontando è quello di una logica gerarchico-piramidale, di un sistema antico controllato da una classe dirigente che si annida nella vetta della piramide e manda tutto il resto all’inferno. E’ l’effetto di uno Stato accentrato fin dal Risorgimento, che ha prodotto una stratificazione sociale e di potere granitica che non si intacca se non si riesce a cambiare la governance del paese […]”e ancora:
“[…] Mancando l’articolazione delle responsabilità nella primazia totale dello Stato, le classi dirigenti sono quelle che conquistano la puntina della piramide in mille modi: con i soldi, i media, la corruzione, la parentela, magari il sesso […]”Ma… soprattutto:
“[…] Noi non ne usciamo se non cambiamo l’architettura del potere, che invece di autentiche classi dirigenti ci regala classi monarchiche, classi di Corte […]”.Classi monarchiche, di Corte. I monarco-politicanti, appunto.
2 commenti »
RSS feed dei commenti a questo articolo.
L’URL per inviare un trackback a questo articolo è: http://www.mauriziosilvestri.com/2008/11/13/il-professor-de-rita-e-i-monarco-politicanti-appunto/trackback/
Ho letto quasi tutti i tuoi ultimi post sui monarco-politicanti e non solo.
Ti dico quel che penso anche se e’ un po’ diverso dal tuo punto di vista:
1) la democrazia rappresentativa potrebbe essere salvata con forti iniezioni di democrazia diretta;
2) il liberismo potrebbe essere corretto con forti dosi di socialismo consistenti:
a) in un maggior numero di imprese no-profit;
b) in limiti tassativi al rapporto stipendio dirigenti / stipendio operai.
Una domanda: hai letto Michael Albert? Se no, ti consiglio di darci un’occhiata.
Mikelo
Commento di Mikelo — 13 Novembre 2008 @ 23:46
Insomma tu proponi una via di mezzo. In medio stat virtus. Potrebbe funzionare, non dico di no. Non sono però d’accordo sul punto 2b. Ho una pessima esperienza con le forme di impresa no-profit. Meglio imprese pubbliche allora. E qui si torna al comunismo: comunione dei mezzi di produzione (che poi secondo me è la chiave di volta). Confesso la mia ignoranza, non conosco Michael Albert. Hai qualche titolo da suggerire?
Commento di Maurizio — 14 Novembre 2008 @ 09:23