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Martedì 18 Novembre 2008

Qui licenziano tutti. Il capitalismo è alle corde?

Archiviato in: Politica, Lavoro, Aziende, Economia, Ve lo avevo detto io — Maurizio ( 11:18 )

Mentre Citigroup - la prima banca Usa - fa sapere che taglierà 50 mila posti di lavoro, pari al 14 per cento circa del totale dei dipendenti, mi sembra ancora di sentire le parole di Tremonti: “l’Italia uscirà rafforzata dalla crisi”. ROTFL. Vediamo un po’ le borse: Intesa SanPaolo -8,19%, Unicredit -6,03%, Bmps -5,94%. Tranquilli, questa crisi toccherà solo il mercato finanziario, dicevano mentre Fanny Mae e Freddie Mac (le principali finanziarie USA) fallivano. Ma quante cazzate vorranno ancora raccontare questi monarco-politici? Le borse non mostrano solo la crisi del settore bancario: Mediaset -5,49%, Prysmian -5,03%, Eni -4,16%. Tanto per citarne qualcuna. Ma vediamo i fatti. Crisi settore auto: calo del 12,2% rispetto all’anno scorso. Fiat: cassa integrazione allo stabilimento Sata di Melfi. Germania, 1 miliardo di aiuti statali alla Opel. La General Motors ha pubblicato un video su Youtube dove dice che se “crolla Detroit” (quartier generale della GM), si prevedono 5,5 milioni di disoccupati per i prossimi tre anni. Il collasso è imminente, dicono. Per evitarlo una sola soluzione: 25 miliardi di dollari di aiuti da parte del Governo. Intanto l’Engineering: licenzia 236 persone. La Sun Microsystem licenzierà dai 5000 ai 6000 dipendenti. La Whirlpool annuncia 431 tagli a Varese. Alla Ceramiche Leonardo di Casalfiumanese, ci sono 53 licenziamenti. 114 licenziamenti alla Cerim di Mordano. Alla Seat Pagine Gialle di Torino, ci sono 195 licenziamenti. Chiude la Fonderie Mario Mazzucconi con 140 esuberi. La Perla, altri 365 esuberi. Fidelity Investments, tagli per 1.288 unità. Nokia, 1.820 posti di lavoro in meno. Motorola, 3.000 licenziamenti, 400 solo in Italia. AMD, tagli per 500 unità. Linkedin taglia un decimo della forza lavoro. Alitalia, previsti 17.000 licenziamenti (duemiliardi e trecentomilioni di buco nei bilanci). Per strada, i negozi chiudono uno dietro l’altro. Le gioiellerie fanno offerte tipo “prendi 3 e paghi 2″. La Gabetti licenzia 500 dipendenti. Se vieni licenziato, scordati il lavoro a tempo indeterminato. Se hai più di 40 anni, scordati di lavorare, non ti vuole nessuno. Insomma, c’è crisi no? Vediamo la ricetta dei monarco-politici: aiutare le imprese con aiuti statali. Tutti i paesi stanno considerando la medesima ricetta. Sì, ma chi tirerà fuori questi soldi? No, perché forse a costoro è sfuggito un piccolo particolare: gli stati sono costituiti dalla collettività, siamo noi insomma. Noi chi? Noi lavoratori dipendenti licenziati (soprattutto in Italia, dove l’economia fondata sull’evasione fiscale, si regge con le tasse pagate dai lavoratori dipendenti). Semplice no? Ragazzi, qualcosa qui non torna. Ora non datemi del qualunquista. Io qui sto volutamente semplificando il problema, ovviamente. Qui stiamo in deflazione. Che fine faranno tutti questi dipendenti licenziati? Diventeranno poveri e avranno bisogno di soldi per vivere. Allora non sarebbe meglio aiutare le persone licenziate invece delle imprese che licenziano? Ancora meglio: non sarebbe il caso di prendere atto del fallimento del capitalismo? La corda, tira tira si spezza. Perché il settore auto è in crisi? Perché ormai un’auto con 4 ruote la posseggono tutti. Imporre l’acquisto forzato di auto alla gente (leggi “euro 4-5-6-7-8-9, ad libitum”) non funziona più. Le rottamazioni non funzionano più. I cellulari li posseggono anche i bambini di 10 anni, a chi altro li vogliamo vendere? Se non fai innovazione, non puoi pretendere di vendere sempre gli stessi prodotti alla gente. Alla fine raggiungi la saturazione del mercato. Perché dobbiamo comprare le arance dalla Spagna quando ne produciamo di ottime in Sicilia? Perché il contadino vende le zucchine a 20 centesimi e noi le compriamo a 3 euro? La butto lì: non è che questo sistema stia mostrando i propri limiti? Il comunismo nessuno lo vuole, però pensate come sarebbe il mondo se la Fiat fosse posseduta da tutti noi. Se le Autostrade fossero nostre e non di Benetton. Se Telecom Italia fosse nostra. Gli utili sarebbero della collettività e non di pochi eletti. Gli utili verrebbero reinvestiti in ricerca e innovazione. Magari le auto diventerebbero davvero elettriche o marcerebbero con l’alcool prodotto dalla canna da zucchero. Certo, i ricchi non esisterebbero più, ma anche i poveri scomparirebbero. Tutti lavorerebbero: lavorare meno ma lavorare tutti. Dove sta scritto che la giornata lavorativa debba essere di 8 ore? Nelle tavole di Mosè? La UE ha riportato l’orario lavorativo settimanale da 40 ore a 60. Nella più totale indifferenza generale. Perché l’operaio deve morire di fame mentre il dirigente che manda in malora l’azienda deve essere ricco? Perché Cimoli riceve una buonuscita milionaria per aver condotto l’Alitalia in fallimento mentre i dipendenti di quell’azienda devono perdere il posto di lavoro? Questa non è democrazia (potere del popolo) ma è aristocrazia (potere di pochi eletti). Il capitalismo però è alle corde: quanto potrà durare ancora?

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