Italia, paese di “moderati”, aria fritta e pippe mentali a go go
Mentre su FaceBook ci si dilunga in pippe mentali su come legiferare per tutelare i blog dalla censura, i monarco-politici attaccano continuamente la libertà della Rete. Da anni. Con i decreti e i disegni di legge più disparati:
- legge 7 marzo 2001: in base a tale legge chiunque voglia pubblicare informazioni su un sito web deve ottemperare a speciali disposizioni e - se le informazioni pubblicate hanno carattere periodico - deve registrare il sito presso il tribunale come qualsiasi testata giornalistica (infatti tale legge assimila un sito web siffatto, ad una testata giornalistica). Coloro che non si adeguano a tale normativa sono puniti con reclusione fino a 2 anni
- 15 aprile 2004: legge 106/2004 dell’ex ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani. Secondo tale legge tutti i siti web italiani devono depositare una copia elettronica del sito stesso presso le biblioteche centrali di Roma e Firenze. Motivo apparente della norma: “al fine di conservare la memoria della cultura e della vita sociale italiana”. ROTFL!
- 27 luglio 2005: decreto Pisanu . Il decreto impone i fornitori di accesso Internet a tenere traccia di e-mail, siti web, p2p - insomma di tutto il traffico generato dai loro utenti - per un periodo non inferiore a 6 mesi. Cioè tutto ciò che fai in rete viene registrato dal tuo provider per 6 mesi. Scopo del decreto? Per combattere il terrorismo!
- Finanziaria 2006: provvedimento dell’AAMS (Azienda Autonoma dei Monopoli di Stato) che censura 500 siti dedicati alle scommesse ed ai giochi di azzardo online
- 2007: riconfermato il provvedimento attuato dall’AAMS e firmato decreto conto la pedopornografia in Rete dal ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni. Il decreto Gentiloni impone ai provider la censura dei siti pedopornografici. Ieri i siti di scommesse, oggi i siti pedopornografici, a quando i siti politici?
- 3 agosto 2007: ddl Levi
- 9 giugno 2008: viene ripresentato alla Camera il DDL Levi
- Novembre 2008, torna il DDL Levi
Quando qualcuno fa notare che forse l’errore sta a monte, che un paese democratico non dovrebbe prevedere alcun controllo sulla stampa tout court, gli si risponde che la questione è fuori luogo. Della serie: prima occupiamoci di Internet che è più urgente, poi - forse - parleremo della stampa in generale. Pippe mentali appunto. L’Italia credo sia l’unico paese al mondo dove le testate giornalistiche debbano essere registrate presso un tribunale e dove per fare giornalismo si debbe essere iscritti ad un Ordine apposito. Chi fa giornalismo senza essere registrato rischia 2 anni di carcere. Non so se mi spiego. In Italia se non sei registrato e fai il giornalista, commetti il reato di stampa clandestina. Anche se parli bene di Berlusconi, per dire. Ma allora a che serve l’articolo 21 presente nella Costituzione della Repubblica italiana? Sono solo parole vuote? Suppongo di sì. A che serve discutere su come migliorare un decreto (quello Levi) o il suo contro-decreto (quello del quale si sta occupando Cassinelli)? Si crea una legge per rattoppare i danni di un decreto (quello Levi) il quale a sua volta rattoppa i danni della legge sulla stampa del 1948. Ma invece di produrre leggi a rotta di collo, non sarebbe il caso di abrogare semplicemente quella ignobile legge del 1948 che prevede il reato di stampa clandestina? Chiunque deve essere libero di dire quello che pensa, senza dover essere registrato presso un tribunale o appartenere ad un Ordine. Semplice. Ma la legge del 1948 non verrà mai abrogata dai monarco-politici, perché loro, senza tivvù e giornaletti compiacenti, non esistono più. Uno dei grossi problemi del nostro paese è la presenza di troppi “moderati”. Le soluzioni invece, devono essere radicali. Ecco due punti che non andrebbero mai dimenticati:
- esiste già un sistema di controllo e di censura preventiva in Italia. Esistono già apposite sezioni della polizia postale che quando trovano un sito pedopornografico, terroristico o che tratta giochi d’azzardo, se ne prendono cura chiudendolo. Quindi non serve alcuna ulteriore tutela su questo punto.
- chiunque esprima dei pareri sia verbalmente che per iscritto è già responsabile di quello che dice. Ciò significa che chiunque si ritenga danneggiato dalle affermazioni di un giornalista, di un blogger o di qualsiasi cittadino residente nel territorio italiano, può sporgere querela per diffamazione. Quindi non serve alcuna ulteriore tutela su questo punto.
Perciò per favore, smettiamo di essere “moderati” e di discutere di aria fritta. Andiamo al sodo. Snelliamo il sistema normativo italiano togliendo un po’ di leggi assurde ed evitiamo di complicarlo ulteriormente.
1 commento »
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Sono contento che si smascherino i “moderati”, cioè i peggiori estremisti che si siano mai visti nella storia dell’umanità. Ecco cosa ne penso.
Comment di stargazer — 25 novembre 2008 @ 20:01