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Mercoledì 31 Dicembre 2008

Buon 2009!

Archiviato in: Feste — Maurizio ( 19:01 )

Auguri di buon anno a tutti i visitatori del blog :)

CI VEDIAMO… L’ANNO PROSSIMO!

Lo so, lo so… vecchia battuta, scontata, trita, ritrita e classica di ogni fine anno. Ma il 31 dicembre che altro vuoi dire?
Gli auguri però, sono sinceri. ;-)

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Italia, il paese dei monarco-politici e dei barboni morti di freddo

Archiviato in: Politica, Diritti civili, Lobby, Giustizia, Mafia, Corruzione — Maurizio ( 11:47 )

Possibile che in un paese che si definisce democratico debbano ancora esistere barboni che muoiono di freddo? Forse è la mia anima di sinistra (estrema o radicale la definirebbe qualcuno) che mi fa pensare alle migliaia di case sfitte e disabitate che ci sono in Italia? Sarà a causa della mia anima “comunista” che mi indigno per i 7.000 ricchi che vivono in case popolari ad affitti irrisori? Alcuni pagano soltanto 10 euro mensili. Perché mi fanno incazzare coloro che - con un reddito di 41.000 euro - pagano all’ATER un affitto di 118 euro al mese? È ovvio: perché sono comunista e penso che la casa sia un diritto, non un optional per soli ricchi. Ci sono alcuni dati che sono stridenti: proprio a Genova, dove è morto il barbone Babu, ci sono 25.000 abitazioni sfitte e 3.390 persone che hanno fatto la richiesta di una casa popolare. Due anni fa il TAR del Lazio diede ragione al presidente del X municipio Sandro Medici: aveva requisito a titolo temporaneo 15 alloggi al Tuscolano per 15 famiglie con anziani e disabili a carico. L’immobiliare Trea, proprietaria delle case sfitte fece ricorso. Il TAR però rigettò il ricorso. Nel frattempo, cosa fanno i monarco-politici? Beh, chi ha seguito la vicenda campana di Global Service, lo sa bene. L’indagine della procura di Napoli ha coinvolto assessori, consiglieri comunali, provinciali, regionali, parlamentari, magistrati penali e amministrativi, tecnici comunali, professionisti, burocrati ministeriali. Si legge in questo blog che nel 2002 il comune di Milano tolse alla gestione dell’ALER, circa 20.000 alloggi per affidarli a privati. Chi erano questi privati che si aggiudicarono gli appartamenti? Edilnord, GEFI e Romeo. Sì esatto: lo stesso Alfredo Romeo coinvolto nello scandalo Global Service di Napoli. Lo stesso Romeo che gestisce in appalto un patrimonio pubblico di 48 miliardi tra Napoli, Milano e Venezia. Tutto sotto l’occhio sonnecchiante dei vari Iervolino Moratti e Cacciari. Tutto questo una volta veniva definito mafia. Oggi viene definito genericamente malgoverno e se qualche magistrato indaga, viene prontamente trasferito. Intanto i barboni muoiono per strada. Gente, è un attimo diventare barboni: basta perdere il posto di lavoro. Meditate gente, meditate.

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Martedì 30 Dicembre 2008

Quest’inchiesta non s’ha da fare

Archiviato in: Politica, Scandali, Giustizia, Mafia, Corruzione — Maurizio ( 10:18 )

In effetti, se ci pensate, con il suo modo di fare Mastella assomiglia un po’ al Don Abbondio manzoniano: Why Not, l’inchiesta di Luigi De Magistris, proprio non s’ha da fare. Già, perché evidentemente - se andasse avanti - porterebbe alla luce vicende davvero inquietanti. Per evitare che l’odore del marcio appesti mezza Italia, per carità: che tutte le indagini siano bloccate. Altrimenti non si spiegherebbe l’uso sistematico del procedimento disciplinare del trasferimento. Oggi la Corte di Cassazione ha chiesto al CSM di trasferire ad altra sede il procuratore di Salerno Luigi Apicella, reo di aver voluto indagare su presunti illeciti ad opera della procura di Catanzaro. Qualcosa mi dice che se l’inchiesta Why Not fosse andata avanti, avremmo assistito ad un “mani pulite 2″. Ieri la mafia usava il tritolo, oggi usa il trasferimento d’ufficio. Vediamo. Luigi De Magistris indaga su un gruppo di potere trasversale associato ad una loggia massonica (”Loggia di San Marino”) che sarebbe coinvolto in un giro di finanziamenti e assegnazioni di appalti illeciti. Tra gli indagati sembrerebbero esserci anche Romano Prodi e Clemente Mastella. Pronta la risposta di Mastella: trasferite De Magistris. Questo è il primo trasferimento. Seguono: il carabiniere Pasquale Zacheo (il braccio destro di De Magistris), Gioacchino Genchi (il consulente informatico di De Magistris) e Carlo Vulpio (il giornalista del Corriere della Sera che si era interessato un po’ troppo a questi “trasferimenti”). Oggi tocca a Luigi Apicella ad essere trasferito. Il punto è che quando De Magistris venne trasferito, fece ricorso alla procura di Salerno. Cosa fece allora la procura di Salerno? Chiese le carte processuali a quella di Catanzaro per vederci chiaro. Insomma, tutto in regola. O forse no. Magari mi sbaglio, ma ho la lieve impressione che in Italia, chiunque voglia indagare seriamente su certe “faccende”, venga gentilmente spostato altrove ad occuparsi di altro. No, dai, forse sono io che vedo i fantasmi dove non ci sono. Sì, sì, deve essere per forza così, non ci sono dubbi: sono io ad essere maligno.

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Lunedì 29 Dicembre 2008

Brutti incontri…

Archiviato in: Politica, Perbenismo, Moralismo, Internet — Maurizio ( 11:38 )

Secondo il ministro della Cultura britannico Andy Burnham, la Rete è un mondo piuttosto pericoloso e occorre prendere seri provvedimenti per proteggere i bambini. Il ministro sta valutando l’idea di chiedere ai provider di apporre su determinati siti web la dicitura “vietato ai minori di”. Beh, e quale sarebbe la novità? I siti web per adulti già prevedono questi avvertimenti. Burmhan dice che ormai su Internet è fin troppo facile trovare contenuti inaccettabili come ad esempio una decapitazione. Ma che razza di siti web visita questo ministro? In 13 anni di utilizzo massiccio di Internet non ho mai visto un’immagine simile. Internet è come il resto del mondo: se apri la porta di casa puoi incontrare e vedere di tutto. Certo però che se ci si va a cacciare in certe zone malfamate, è molto più probabile fare brutti incontri…

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Mercoledì 24 Dicembre 2008

Buone feste

Archiviato in: Comunicazioni di servizio — Maurizio ( 13:31 )

Lo so, c’è la crisi, però gli auguri ancora me li posso permettere. Buone feste. :-)

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Martedì 23 Dicembre 2008

Papa Ratzinger e i trasgender autodistruttivi

Archiviato in: Diritti civili, Chiesa — Maurizio ( 09:42 )

Il Papa Ratzinger aka Benedetto XVI non ama i trasgender. Secondo lui:
“Non è l’uomo che decide, è Dio che decide chi è uomo e chi è donna”
Non solo, per lui:
“ciò che spesso viene espresso ed inteso con il termine “gender”, si risolve in definitiva nella autoemancipazione dell’uomo dal creato e dal Creatore. L’uomo vuole farsi da solo e disporre sempre ed esclusivamente da solo ciò che lo riguarda”
Forse al Papa sfugge un fatto: non sono gli uomini che vogliono farsi le tette o le donne che vogliono farsi il “pistolino”. Loro nascono così. E’ proprio Dio che ogni tanto crea delle donne con le tette e pistolino annesso. Secondo Ratzinger queste creature di Dio, sono donne o sono uomini? O forse è Dio a non avere le idee troppo chiare?

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Lunedì 22 Dicembre 2008

I capitalisti-sanguisuga italiani. Altro che crisi economica mondiale

Archiviato in: Scandali, Lavoro, Privilegi, Aziende, Giustizia, Economia — Maurizio ( 13:23 )



Perché l’Alitalia licenzia 12.000 dipendenti? Perché la Telecom annuncia 9.000 esuberi? Per via della crisi economica mondiale? O forse a causa della cattiva gestione di queste aziende? Perché negli altri paesi chi gestisce male un’azienda viene mandato a casa mentre in Italia al contrario riceve buonuscite milionarie? Non parlerò qui delle buonuscite milionarie dei manager delle aziende italiane che oggi vediamo licenziare migliaia di dipendenti. Non lo farò perché qualche provocatore potrebbe puntualizzare sulle cifre (sport nazionale: osservare il dito e ignorare la luna). Però vi indico un link al sito Repubblica.it (che facciano del pressapochismo anche loro?) dove vengono elencate le buonuscite milionarie di quei manager che licenziano i loro dipendenti. Leggete quell’articolo perché è molto istruttivo. Infine, ecco anche il testo dell’intervista agli autori del libro “la paga dei padroni” (Gianni Dragoni e Giorgio Meletti), tratto dal blog di Beppe Grillo:
“La crisi economica durerà almeno due anni dicono gli istituti più autorevoli, eppure tra i grandi manager italiani, uno solo, Alessandro Profumo, il più pagato del 2007, ha detto, quasi fosse una concessione, che nel 2008 non avrà il bonus. Forse una rinuncia dice. Un bonus che è stato di sei milioni di euro nel 2007, ma oltre a questo, la sua paga base è di oltre tre milioni di euro, perciò anche senza bonus, Alessandro Profumo, lo vedremo quando sarà pubblicato il bilancio, avrebbe comunque uno stipendio molto ricco, pari quasi alla media dei primi cento manager italiani che nel 2007 hanno guadagnato quattro milioni lordi a testa ciascuno. E’ l’unico ad aver detto di non averne diritto per i pessimi risultati della banca nel 2007. Tutti gli altri sono rimasti in silenzio: da Corrado Passera ad di Intesa SanPaolo, che è un po’ il grande concorrente di Profumo dell’Unicredit, ai vertici delle altre grandi banche e delle grandi società industriali, ad esempio la Pirelli, precipitata in borsa, il cui ad Negri è il più pagato con circa sei milioni all’anno. Quindi i picoli azionisti, il pubblico e i clienti di queste grandi società quotate in borsa che amministrano anche il risparmio privato, ma è il risparmio del parco buoi, ossia di coloro che non hanno voce, resta in attesa che anche i grandi capi si adeguino a quelli che sono risultati molto modesti. Le loro retribuzioni, come abbiamo cercato di spiegare nel nostro libro “La paga dei padroni” edito da Chiarelettere, erano stellari ma non erano agganciate ai risultati, o meglio, non era indicato nei bilanci a quali risultati fossero correlate queste retribuzioni. Quello che noi abbiamo notato osservando la situazione degli ultimi anni è quella che lo stipendio del capo aumentava sempre, indipendentemente dai risultati, e infatti due studiosi americani, pochi anni fa, nel cuore del capitalismo mondial e, hanno scritto un libro che si chiama “Stipendio senza risultati”. Quest’esempio vale anche da noi. La politica interviene certamente nelle società pubbliche controllate dallo Stato. Abbiamo visto il caso dell’Alitalia che pur essendo fallita, sta passando ad una cordata di imprenditori privati lasciando il buco del debito sulle spalle dei contribuenti e sugli azionisti che per metà sono privati. Eppure nel 2004, quando il governo era Berlusconi e ministro dell’economia era Tremonti chiamò come se fosse il miglior amministratore del mondo, disse Berlusconi, Giancarlo Cimoli delle Ferrovie dello Stato, gli fu garantito uno stipendio che è stato il più alto fra le compagnie aeree europee, 2,8 milioni lordi nel 2005, più del doppio della Lufthansa, più del triplo dell’Air France, ma l’Alitalia era ed è ancora la compagnia con le perdite più alte del mondo, non soltanto dell’Europa. Il resto delle società e del capitalismo italiano è amministrato da imprenditori privati con pochi capitali, ma che pretendono di avere i propri figli, o di essere sé stessi a guidarle con lauto stipendio, in questo caso la politica direi che è assente. Non c’entra sono decisioni di un sistema chiuso di relazioni, in cui con pochi capitali imprenditori, capitalisti e banchieri si danno un lauto stipendio anche quando gli utili che dovrebbero essere il sistema classico e più corretto di remunerazione del capitale, scarseggiano o sono troppo sottili. Il problema per quanto interessa a noi, non è tanto misurare gli importi di queste retribuzioni, il nostro problema è, per esempio: Cesare Romiti ha avuto una liquidazione di 100 milioni di euro quando ha lasciato la Fiat dopo 25 anni di servizio. Cioè una liquidazione di quattro milioni di euro per ogni anno di lavoro. La domanda è: perché la Fiat ha dato tutti questi soldi di liquidazi one a Cesare Romiti? Ed ecco che andando a cercare la risposta a questa domanda, si trovano i difetti e le malattie del capitalismo italiano, ciò che oggi i lavoratori e i piccoli azionisti pagano con gli effetti pesantissimi della crisi economica. Quello che noi ci chiediamo, e che dovremmo vedere nel 2009, non è solo se riduranno i loro stipendi adeguandoli alla crisi, ma è vedere se manager e imprenditori, che al loro fianco conducono le aziende italiane, modificheranno il loro comportamento e il loro stile di gestione. Ossia se si occuperanno veramente di contrastare gli effetti della crisi e di fare andare meglio le aziende, oppure se contnueranno a comportarsi nell’analisi del nostro libro emerge in modo lampante, cioè questo modo tipico di occuparsi principalmente degli interessi personali in termini di retribuzioni, ma anche di altre utilità, anziché occuparsi di far andare bene le aziende. Gli importi di cui parliamo sono enormi per il singolo manager che li incassa, ma se spalmati su tutti i dipendenti di un’azienda sono cifre irrilevanti, quindi il problema non è che se i manager guadagnassero meno, le aziende andrebbero meglio, ma è esattamente l’opposto. Se le aziende fossero gestite meglio i manager guadagnerebbero meno. Lo stipendio dei manager non è la causa del cattivo andamento delle aziende, ma è uno degli effetti. E’ il sintomo di una cattiva gestione delle aziende. All’estero sta succedendo una cosa più lineare, i manager che hanno gestito male le aziende e le banche vanno a casa. Lo leggiamo tutti i giorni sui giornali. In Italia non sta andando a casa nessuno, anzi sui giornali leggiamo le dichiarazioni di grandi manager e grandi banchieri che dicono che la crisi non accade a causa loro ma la crisi piove dal cielo. Vediamo all’estero che in questi mesi, da quando si è abbattuta la crisi finanziaria mondiale, non solo molti capitani d’industri a perdono il posto e vanno a casa, ma alcuni hanno dovuto accettare un taglio di stipendio, dei cosiddetti bonus e dei famigerati premi di risultato, ma in alcuni Paesi, come ad esempio il governo della Germania, ha stabilito che i manager se ricevono aiuti pubblici per evitare che l’azienda fallisca, ma anche per evitare di perdere il posto, non potranno guadagnare più di 500 mila euro lordi l’anno. Questo potrebbe anche essere un errore, noi non pensiamo siano giusti i tetti imposti per legge, ma certamente una maggiore moderazione e un maggiore legame ai risultati è opportuno. Negli Usa dove le tre grandi case automobilistiche di Detroit rischiano di non sopravvivere se non riceveranno miliardi di dollari di aiuti, i top manager hanno ormai ridotto la paga base a un dollaro, almeno così annunciano, e il resto del premio sarà pagato se ci saranno i risultati. L’Italia in questo non è pervenuta, nel senso che nessuno ha ancora fatto annunci di questo tipo, tranne Profumo, che come abbiamo detto, è stato costretto dalle difficoltà della banca e dal rischio di andare a casa.” Gianni Dragoni e Giorgio Meletti”


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Alla mafia il tritolo non serve più: ora basta delegittimare i magistrati

Archiviato in: Politica, Giustizia, Mafia, Corruzione — Maurizio ( 11:31 )

Dopo la Forleo, dopo De Magistris, dopo la procura di Salerno, tocca alla procura di Napoli. Una volta in Italia la mafia ammazzava i magistrati con le bombe. Ora questi mezzi cruenti non servono più, perché basta trasferire i magistrati, avocare le inchieste oppure delegittimarli. La Forleo indaga dove non deve indagare? La si fa passare per pazza e la si trasferisce. De Magistris indaga dove non deve indagare? Gli si tolgono le inchieste perché non ha rispettato la forma e ha commesso delle irregolarità. La procura di Salerno indaga su presunti illeciti della procura di Catanzaro? Viene bloccata con una contro-inchiesta. Tutti i giornali titolano “guerre tra procure”, quando in realtà la procura di Salerno era competente nell’indagine. De Magistris infatti, aveva fatto ricorso proprio alla procura di Salerno, la quale riabilitò il magistrato confermando la sua correttezza. Ho parlato della vicenda più volte in passato, ma un ottimo riassunto lo trovate sul blog di Andrea Sacchini. Bene, l’ultima procura che viene messa sotto torchio ora, pare essere quella di Napoli, in particolare il procuratore Giandomenico Lepore. Ora il colonnello della Gdf Vincenzo Mazzucco - arrestato nei giorni scorsi nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti al comune di Napoli - tira fuori una presunta segnalazione per assunzione (leggi “raccomandazione”) da parte del procuratore Lepore. Che stiano tentando di delegittimare Lepore? Non lo so, però non mi stupirò di certo se tra breve gli verrà sottratta l’inchiesta o verrà trasferito. Ma cosa stava accadendo a Napoli? Si parla di associazione per delinquere finalizzata alla turbativa degli appalti, abuso d’ufficio e corruzione. La vicenda coinvolge la giunta di Napoli. In carcere l’imprenditore Alfredo Romeo, agli arresti domiciliari 12 persone tra le quali due assessori della giunta comunale di Napoli. Tra gli indagati Renzo Lusetti (PD) e Itali Bocchino (An). Bipartisan, come da tradizione. Ecco i nomi:
“Tra i destinatari delle misure cautelari, figurano l’ex assessore alle Scuole, Giuseppe Gambale, l’ex assessore al Bilancio Enrico Cardillo, nonché un ufficiale della Guardia di finanza in forza alla Dia, che avrebbe informato l’entourage di Romeo delle indagini in corso. Nell’inchiesta, destinatari a loro volta di misure cautelari anche l’assessore Laudadio e l’ex provveditore alle Opere pubbliche per Campania e Molise, Mauro Mautone. Nell’ordinanza, infine, anche Paola Grittani, collaboratrice di Romeo, e altri nomi vicini all’imprenditore. Coinvolto anche Giorgio Nugnes, l’assessore che si è suicidato a fine novembre, e il colonnello della guardia di finanza Vincenzo Mazzucco. L’ufficiale sarebbe stato in servizio fino ad un anno fa alla Dia di Napoli.” (Repubblica.it)
Una volta i magistrati scomodi venivano ammazzati dalla mafia a suon di tritolo. Oggi si usano i guanti di velluto: basta delegittimare i magistrati e togliergli le inchieste.

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Sabato 20 Dicembre 2008

Questo è un blog di sinistra (quella vera)

Archiviato in: Comunicazioni di servizio — Maurizio ( 13:34 )

Forse è il caso di ribadire alcuni concetti. Odio la censura, sia chiaro, però questo è un blog di sinistra, perciò qui non viene tollerata la propaganda fascista, nazista et similia. Qualcuno potrebbe pensare che si tratti di intolleranza nei confronti di idee diverse dalle mie e allora sarò più chiaro. Se seguiamo pedissequamente la linea di principio secondo la quale nessun commento debba mai essere cancellato, allora chiunque potrebbe sentirsi in diritto di scrivere nel mio blog quello che più gli aggrada. Pedofili, nazisti, criminali, mafiosi, fascisti, teppisti, provocatori et similia si arrogherebbero il diritto di scrivere qui. In caso contrario, verrei tacciato di censura. Beh, le cose non stanno affatto così: esistono dei reati in Italia (ad esempio l’apologia del fascismo) e se non moderassi i commenti, potrei essere considerato co-responsabile di ciò che scrivono i visitatori del mio blog. Per molto meno altri blog sono stati fatti chiudere dagli organi preposti. Per chi non lo sapesse ancora, in Italia esiste la Polizia Postale, la Guardia di Finanza ed altri organi che vigilano sulla Rete. Ora, io non voglio certo che il mio blog venga fatto chiudere per colpa di qualche provocatore. Non solo: se un visitatore del mio blog viene attaccato da un altro visitatore, io mi sento in dovere di tutelare chi è stato attaccato. Quindi, non lamentatevi di subire censure se vedrete cancellati dal mio blog commenti di questa natura:
  • Apologia al fascismo
  • Apologia al nazismo
  • Pedofilia
  • Omofobia
  • Razzismo
  • Xenofobia
  • Turpiloquio gratuito
All’inizio mi limiterò a cancellare il commento offensivo, qualora questo venisse ripetuto, non permetterò più all’autore di scrivere sul mio blog. Chiunque può scrivere qui quello che ritiene più opportuno. Chiunque è bene accetto. Però non abusiamo degli spazi che vengono offerti eh?

AGGIORNAMENTO:

Visti i continui attacchi da parte di persone che non hanno alcuna intenzione di dare apporti costruttivi al discorso, visti i continui commenti provocatori tipici di certi personaggi di destra, comunico a tutti i visitatori di essermi altamente rotto le palle di essere tollerante e di dovermi continuamente difendere dai provocatori. Non serve essere tollerante con chi è capace solo di provocare. Questo blog è mio e lo gestisco come meglio credo. Chi viene qui a scrivere commenti è un ospite: prima di entrare deve bussare cortesemente ed evitare atteggiamenti arroganti. Evidentemente la cortesia e la tolleranza del sottoscritto è stata scambiata per debolezza o buonismo. Non è così. Quindi, d’ora in poi, sappiate che non saranno più tollerati commenti arroganti, provocatori, fuori tema e offensivi. I commenti molesti saranno cancellati e i commentatori molesti bannati per sempre. È censura questa? Faccio politica nel mio blog? Siete liberi di pensarla così, ma questa è casa mia e sono libero di dettare le regole che ritengo più opportune. Il blog è di proprietà di chi lo gestisce non di chi lo commenta. Provocatori di destra, siete stati avvertiti.

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Venerdì 19 Dicembre 2008

Diffusione Internet in calo in Italia

Archiviato in: Internet — Maurizio ( 10:28 )

“Cala la diffusione di internet in italia. Nel 2008 le famiglie che accedono alla rete sono il 42 per cento rispetto al 43 per cento del 2007. Si tratta di un caso unico nella Ue: tutti gli altri 27 Paesi, infatti, mostrano un aumento della diffusione tra le mura domestiche.

Secondo i dati diffusi oggi da Eurostat, l’italia si colloca al terz’ultimo posto, peggio di noi solo la Bulgaria (25% ma in aumento rispetto al 2007) e la Romania (30% ma in aumento rispetto al 2007). Al top l’Olanda (86%), poi Svezia e Norvegia (84%), Danimarca (82%), Lussembeurgo (80%) e Germania (75%), Regno Unito (71%). In generale la media europea è del 60%.

L’Italia risulta indietro anche per quanto riguarda la diffusione della banda larga, presente nel 31% delle famiglie contro il 48% della media europea. Tuttavia, la percentuale è in netta crescita rispetto al 16% e al 25% registrati nel 2006 e nel 2007.

Nel nostro Paese risultano basse anche le percentuali di ‘informatizzazione’ di una serie di attività quotidiane: dai servizi bancari (15% contro il 28% nell’ue), ai rapporti con la pubblica amministrazione (15% contro il 28%), passando per la lettura dei giornali (17% contro il 26%), lo shopping online (7% contro il 25%) e la ricerca di un lavoro (7% contro il 13%). ” (fonte: Repubblica.it)
Ogni commento è superfluo.

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