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Lunedì 1 Dicembre 2008

Ecco perché l’e-commerce non decolla in Italia

Archiviato in: Disservizi, Aziende, Economia — Maurizio ( 07:24 )



Leggo oggi un interessante articolo su Punto Informatico che parla di e-commerce. L’articolo dice che nonostante la crisi economica mondiale, l’e-commerce gode di buona salute ma - guarda che novità - l’e-commerce italiano stenta a decollare. Pare che la causa di ciò sia l’arretratezza culturale dei produttori italiani. Ciò è senza dubbio vero, ma i fattori che impediscono lo sviluppo dell’e-commerce in Italia a mio avviso sono molteplici:
  • Arretratezza culturale dei produttori: gli italiani fanno affari a tavola, de visu. La conseguenza di ciò è che nonostante detti produttori si lamentino di continuo del costo del lavoro, della crisi economica, dell’euro, dei cinesi e chi più ne ha ne metta, in realtà il problema sono proprio loro. La parola innovazione non la conoscono e non la vogliono conoscere. I sistemi produttivi sono gli stessi di 50 anni fa. Figuriamoci se prendono in considerazione la vendita online (situazione da paese del terzo mondo numero 1). Molti paesi vendono con il sistema del drop shipping, ma in Italia non se ne parla proprio. Eppure il drop shipping permetterebbe di ridurre fortemente molti costi (es. le spese di magazzino). Ma loro nulla: sono fissati con il costo del lavoro e chiedono soldi al papà stato (leggi: amichetti compiacenti al governo)
  • Sistema di spedizioni inaffidabile: ci sono produttori che specificano chiaramente che non spediscono in Italia. “NO SHIPPING TO ITALY, NIGERIA, BRAZIL, MALTA”. Motivo? Provate ad utilizzare le Poste Italiane per spedire un pacco: è una lotteria. I pacchi a volte arrivano, altre volte si “perdono” per strada. Ci sono stati casi di pacchi aperti, “alleggeriti” e infine richiusi (situazione da paese del terzo mondo numero 2). Ecco la situazione delle Poste Italiane a gennaio. Poste italiane S.p.A. è una società per azioni il cui capitale è posseduto per il 65% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (ex Tesoro) e per il restante 35% dalla CDP (Cassa Depositi e Prestiti, trasformata nel 2003 in SpA e partecipata anch’essa dal Tesoro per il 70% e dalle Fondazioni bancarie per il restante 30%). La società è posta sotto il controllo e la vigilanza del Ministero delle Comunicazioni, ha un organico di circa 150.000 impiegati (nel 1990 si contavano oltre 237.000 dipendenti) ed un utile netto di 675 milioni di euro (bilancio 2006). Un’azienda statale insomma. Un’azienda che non funziona. Brunetta dovrebbe pescare qui, tra i dirigenti. Altro che tornelli
  • Banda larga: in Italia utilizzano Internet meno del 40% degli Italiani. La causa di ciò è l’analfabetizzazione informatica da un lato e la situazione della banda larga italiana dall’altro. Ci sono molti comuni che navigano ancora alla “folle” velocità di 56 Kbps (situazione da paese del terzo mondo numero 3). Questo perché Telecom Italia - il monopolizzatore dei telefoni e della rete Internet italiana - semplicemente non ha convenienza a portare linee ADSL in alcuni comuni. In Francia, per fare un paragone, si viaggia a 100 Mbps. In Italia chi è fortunato arriva a 20. Inoltre gli altri paesi usano da tempo il Wimax. In Italia sta arrivando adesso, perché il Governo, il Ministero della Difesa, l’AGCOM e compagnia cantante, hanno messo i bastoni tra le ruote al Wimax per anni. Il motivo è evidente: il Wimax è visto come un pericolo dai gestori telefonici. I soliti noti insomma. Quelli dei costi delle ricariche telefoniche e delle tariffe cervellotiche.
Volete vedere con i vostri occhi dove vengono bloccati i pacchi che arrivano dall’estero? Volete capire? Bene, vi suggerisco caldamente di visitare questo sito. Letto? Bene, ora andate su Google e digitate “CMP Roserio” (si tratta di una indagine facile facile che è alla portata anche del “re dei tornelli” Brunetta, un ministro che invece di piazzare tornelli ovunque dovrebbe mandar i dirigenti che gestiscono male le aziende). Poi gli imprenditori italiani si lamentano della crisi (SIC!). Continuate a pensare che la colpa è del costo del lavoro, continuate così. Ma i nodi stanno arrivando al pettine. Dopo il ceto medio, la crisi sta arrivando anche al ceto medio-alto. Sono sempre di più i commercianti che chiudono. L’Italia è un paese del terzo mondo, ecco perché c’è la crisi. Berlusco’ continua a pensare ai bonus da 200 euro e alle “social card” da 40 euro, vai.

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4 commenti »

  1. Aggiungerei anche il fatto che molti ricevono il pacco e non pagano.
    Quando qui in Olanda ho ricevuto il pacco, senza pagare, con dentro la notula per pagare successivamente, mi sono meravigliato…che provino a fare in Italia a spedire il pacco e a farlo pagare poi…

    Commento di Giulio — 2 Dicembre 2008 @ 09:33

  2. 15 giorni fa, ho chiesto ad una banca on line italiana di aprire un conto. Ho spedito via posta la documentazione alla sede centrale. Con un’e-mail, la banca mi ha avvisato che il conto è stato aperto e che mi avevano inviato per raccomandatata quanto necessario per accedere al conto. Oggi, è il 15° giorno… Quanto dovrò aspettare ancora? Mah!

    Commento di simona - bread & roses — 2 Dicembre 2008 @ 09:56

  3. Hehe, queste sono le banche italiane. Sono “online” ma per qualsiasi cosa devi usare la posta cartacea! Semplicemente trogloditi. Qualcuno spieghi a questi signori che esiste la posta certificata e la firma elettronica per favore. Negli USA gli elettori votano elettronicamente. In Italia vige ancora la marca da bollo e la carta!

    Commento di Maurizio — 2 Dicembre 2008 @ 10:06

  4. Uno dei problemi in Italia è che non abbiamo prodotti in dropship, ho trovato delle ottime soluzioni su questo forum www.socidropshipitalia.info/forum

    Commento di Alex — 27 Dicembre 2008 @ 12:39

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