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Venerdì 8 Febbraio 2008

L’uccelletto

Archiviato in: Arte — Maurizio ( 22:48 )

Era d’Agosto e il povero uccelletto
ferito dallo sparo di un moschetto
ando’, per riparare l’ala offesa,
a finire all’interno di una chiesa.
Dalla tendina del confessionale
il parroco intravide l’animale
mentre i fedeli stavano a sedere
recitando sommessi le preghiere.
Una donna che vide l’uccelletto
lo prese e se lo mise dentro il petto.
Ad un tratto si senti’ un pigolio:
cio cio, cip cip cio
Qualcuno rise a ’sto cantar d’uccelli
e il parroco, seccato, urlo’: “Fratelli!
Chi ha l’uccello mi faccia il favore
di lasciare la casa del Signore!”
I maschi, un po’ sorpresi a tal parole,
lenti e perplessi alzarono le suole,
ma il parroco lascio’ il confessionale
e: “Fermi - disse - mi sono espresso male!
Tornate indietro e statemi a sentire,
solo chi ha preso l’uccello deve uscire!”
A testa bassa e la corona in mano,
le donne tutte uscirono pian piano.
Ma mentre andavan fuori grido’ il prete:
“Ma dove andate, stolte che voi siete!
Restate qui, che ognuno ascolti e sieda,
io mi rivolgo a chi l’ha preso in chiesa!”
Ubbidienti in quello stesso istante
le monache si alzaron tutte quante
e con il volto invaso dal rossore
lasciarono la casa del Signore.
“Per tutti i Santi - grido’ il prete -
sorelle rientrate e state quiete.
Convien finire, fratelli peccatori,
l’equivoco e la serie degli errori:
esca solo chi e’ cosi’ villano
da stare in chiesa con l’uccello in mano!”
Ben celata in un angolo appartato,
una ragazza col suo fidanzato,
in una cappelletta laterale,
ci manco’ poco si sentisse male,
e con il volto di un pallore smorto
disse: “Che ti dicevo ? Se n’e’ accorto!”

Carlo Alberto Salustri (Trilussa)

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Lunedì 29 Ottobre 2007

Il Cenacolo di Leonardo Da Vinci? Una cagata!

Archiviato in: Arte — Maurizio ( 07:28 )

“Non sapevo che Vittorio Sgarbi sapesse dipingere!”
“Non lo sa fare, infatti.”
“Capisce di tecniche dei colori, di guazzo, di affreschi, di velatura, carboncino, matita, chiaroscuro, acquarelli, spatola, acquaforte, mosaici, murales?”
“Mai preso matite, pastelli, pennelli in mano.”
“Ma non sa neanche disegnare?”
“No.”
“Ma gli scarabocchi con la penna?”
“None. Niente di niente. Ah, si, alle elementari faceva le stanghette nei quaderni a quadretti, però la maestra gli tirava le orecchie perché le faceva sempre storte…”
“E allora come fa a dire che il cenacolo è una cagata?”
“Perché lui può: è un critico d’arte!
“Azz! E chi lo ha eletto critico?”
“Nessuno.”
“Ah, ma allora si può criticare l’arte anche senza saper dipingere?”
“Certo.”
“Beh, allora io posso criticare lui senza essere un critico d’arte! Sgarbi? Ma vaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaff…”

Non ho mai digerito i critici d’arte, Sgarbi in primis.
E poi ha osato insultare il mio mito: Leonardo. Non un semplice artista, di più: pittore, scultore, musicista, architetto, inventore, scienziato…direi che sia stato un personaggio unico al mondo. Irripetibile. E Vittorio Sgarbi? Un semplice laureato in filosofia.

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Martedì 16 Ottobre 2007

Le foto più viste sulla Rete

Archiviato in: Web, Arte — Maurizio ( 06:27 )

St Paul's

Su Picurls vengono presentate le foto più viste nella Rete. Ecco qui sopra un esempio. Consiglio di visualizzare questa foto nelle dimensioni originali (per visionare tutte le dimensioni, cliccare sull’icona a forma di lente di ingrandimento in alto a sinistra).

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Sabato 29 Settembre 2007

Disegnare con il blocco note di Windows!

Archiviato in: Web, Arte — Maurizio ( 13:39 )

Ne ho viste di cose incredibili in Rete, ma questa è davvero spettacolare. Non è ASCII art. Nooo. Troppo semplice. E’ puro e semplice HTML! Mannaggia a questi giapponesi! Direbbe una tipa che conosco. ;-) Da vedere assolutamente:



Per gli scettici e per quelli che - come me - volessero ‘toccare con mano’, ecco il disegno in formato HTML!
(occhio: la pagina è di circa 1,3 Mbyte!!!)

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Martedì 17 Luglio 2007

Sognare con Julian Beever e i suoi gessetti

Archiviato in: Arte — Maurizio ( 18:32 )

Ho bisogno di sognare un po’ a volte… :-)



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Mercoledì 11 Aprile 2007

Chi fa da se…

Archiviato in: Chitarra, Musica, Riflessioni, Arte — Maurizio ( 06:09 )

Molti sono convinti che per imparare qualcosa, occorra necessariamente frequentare un corso o una scuola. Beh, non sono d’accordo. Ho imparato molte cose da autodidatta (il disegno, la chitarra, l’inglese), anzi, per alcune cose, ho imparato più da solo che con i corsi. Prendiamo ad esempio la musica. Ecco un elenco di alcuni musicisti autodidatti famosi: Luis Armstrong (trombettista jazz), Ferdinando Carulli (chitarrista classico), Francisco Tarrega (chitarrista classico), Ian Anderson (flautista dei Jethro Tull), Andrea Braido (chitarrista rock), Lee Konitz (chitarrista folk), John Petrucci (chitarrista dei Dream Theater), Dizzy Gillespie (trombettista jazz), Marty Friedman (chitarrista rock), Steve Hackett (chitarrista dei Genesis), Steve Howe (chitarrista degli Yes), Jimi Hendrix (se non lo conosci è grave), Jimi Page (chitarrista dei Deep Purple), Stevie Ray Vaughan (chitarrista blues), Frank Zappa (chitarrista indefinibile) e…beh, volevo finire con Friedrich Chopin (IL GENIO del pianoforte, arte sublime allo stato puro). Ok, ma visto che è possibile ottenere qualche risultato anche da autodidatta, vorrei dire perché a mio avviso autodidatta E’ MEGLIO. La classica obiezione dei fautori dei corsi e delle scuole è la seguente: un metodo è il frutto dell’esperienza centenaria di molti, perciò tutto quello che potresti scoprire tu da solo in una vita intera, è quasi sicuramente già stato scoperto da qualcun altro in passato. Inutile sprecare tempo tentando metodi nuovi. Questo è senza alcun dubbio vero, ma quando parlo di autodidattismo, non intendo certo l’assenza totale di qualsiasi metodo. Infatti esistono libri, video, siti, forum, chat, riviste e via dicendo. Basta documentarsi, no? Chi impara da solo, non intraprende un metodo nuovo, non reinventa la ruota. Allora dove sta la differenza? Eccola: un insegnante tende ad impartire lezioni rigide, dalle quali non ci si deve scostare, cerca di incunearti all’interno di schemi prestabiliti, mentre l’autodidatta personalizza il metodo. Il corso è rigido, l’autoapprendimento è flessibile. Ogni individuo è un’entità a sé. Ciò che può essere valido per alcuni, può non esserlo per altri. L’autodidatta è solitamente una persona animata da forte passione. La mia passione per la chitarra ad esempio, mi ha spinto a leggere decine di riviste e di libri tecnici. Io non ho adottato un metodo solamente, al contrario, ho scoperto vari metodi e li ho personalizzati. Adoro quasi qualsiasi tecnica e genere chitarristico, dal finger picking del ragtime, alle ’svisate’ del blues, dalla pulizia e precisione dei pezzi classici alla saturazione dell’hard rock, dall’eleganza dell’improvvisazione jazzistica all’allegria del country bluegrass. Inoltre adoro le contaminazioni. Un’altra obiezione che avanzano i detrattori del metodo ‘fai da te’ è la seguente: se non ti segue un maestro, un insegnante, ti mancherà una guida. Un insegnante sa dove e come indirizzarti, ha una visione di insieme che colui che sta imparando, per forza di cose non ha. Vera anche questa obiezione, ma la mia risposta è sempre la stessa: autodidattismo non significa assenza totale di una guida. Un buon libro ad esempio, può fornire la guida iniziale, può diventare il leitmotif del percorso di apprendimento. Come iniziai lo studio della chitarra? Fu quasi per caso. Iniziai lo studio dei primi accordi (il Re maggiore fu il mio primo accordo), poi comprai il mio primo libro sulla chitarra, il classico metodo: impara la chitarra in 24 ore. Il passo successivo fu un secondo libro: ‘il manuale di chitarra rock’ (di Andrea Carpi). Oggi ho perso il conto dei libri e dei metodi per chitarra che ho letto (si va dal metodo Ferdinando Carulli per chitarra classica, al metodo di chitarra ragtime di G. Unterberger). Ovviamente non mi sono fatto mancare i video didattici di J. Malmesteen e il libro ‘i segreti della chitarra’ di Joe Satriani, nonché libri di jazz sparsi qua e là. La bramosia di sapere, mi ha spinto sempre più avanti. Già, la chitarra è stato uno dei miei primi amori…peccato averla appesa al chiodo da anni. Questo è un mio grande cruccio, perché la manualità si perde con il tempo. L’esercizio dovrebbe essere costante. Il tempo…quante ore mi occorrerebbero? Facciamo almeno 25-26 al giorno? Naaa, mi sa che non mi bastano…

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Sabato 7 Aprile 2007

Come imparare a disegnare e a dipingere

Archiviato in: Chitarra, Arte, Luoghi comuni — Maurizio ( 09:39 )

Un altro luogo comune da sfatare è il seguente: pittori e disegnatori ci si nasce. Coloro che ritengono di essere ‘negati’ nel disegno o nella pittura sbagliano di grosso. Infatti si può imparare a disegnare e a dipingere così come si può imparare a suonare uno strumento musicale. Certo, artisti non si diventa. Chiunque può imparare a suonare il pianoforte, però pochi diventeranno Chopin o Beethoven. Parallelamente, chiunque può imparare a disegnare, però diventare un Monet è un’altra cosa. Io ho imparato a disegnare semplicemente applicandomi. La cosa più importante nel disegno è imparare ad osservare. Infatti gli occhi dell’artista differiscono da quelli dell’uomo comune, proprio in ciò. Noi guardiamo, non osserviamo. Un buon libro per imparare ad osservare (e quindi a disegnare) è disegnare con la parte destra del cervello di Betty Edwards. Ho imparato a suonare la chitarra e a disegnare da autodidatta, anche se sono ben consapevole che non diventerò mai un Segovia o un Manet. Io non sono l’unico ad aver imparato a disegnare. Anche altre persone che conosco lo hanno fatto. Se non vi fidate di me, leggete le opinioni su questo libro nella Rete (ad esempio su ciao.it). Lo stesso Van Gogh - si legge nel libro - all’inizio dovette combattere con problemi di prospettiva. Osservando i primi disegni di una persona di mia conoscenza, Rosina Leoncavallo, molti - me compreso - avrebbero detto: questa persona è negata con il disegno. Beh, osservando i suoi quadri, si resta decisamente sorpresi. A me piacciono i suoi quadri. Credo che spenderei dei soldi per acquistarne qualcuno. Se infatti si può imparare a disegnare e ad osservare, ciò che rende unico un artista è la scelta dei colori, dei soggetti, la cura o meno dei particolari, la scelta delle forme. Queste cose non si imparano. Queste cose sono parte di noi. Ed escono fuori quando disegniamo o suoniamo uno strumento. Inoltre, vi assicuro, disegnare o suonare è un’attività che fa bene allo spirito. E, credo, faccia bene anche al cervello.

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