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Mercoledì 17 Settembre 2008

La fine del capitalismo

Archiviato in: Aziende, Economia, Ve lo avevo detto io — Maurizio ( 09:19 )

Effetto domino: dopo Fannie Mae e Freddie Mac (i colossi dei mutui ipotecari), è toccato alla banca Lehman Brothers (altro colosso finanziario). Ora si teme per l’AIG (American International Group, un colosso delle assicurazioni). Gli emblemi del capitalismo americano, stanno venendo giù come pere mature. Draghi dice che è una delle crisi peggiori, il mago Tremonti dice invece che l’Italia ne uscirà vincitrice e che sarà più forte di prima. ROTFL! :-D Bizzarro… l’11 settembre, l’euro, i cinesi, a turno furono additati come colpevoli della crisi economica internazionale e - di conseguenza - italiana. Oggi crollano tutte le maggiori aziende finanziarie americane e Tremonti ci dice che la crisi non toccherà l’Italia! ROTFL al cubo con doppio avvitamento carpiato! Io, da uomo della strada, dico che speculare sul nulla, anzi, tentare di speculare persino sui debiti, è stata la goccia che sta facendo traboccare il vaso. Il capitalismo sta vacillando. La pacchia sta finendo per tutti i capitalisti senza capitali. Ieri interveniva lo stato assistenzialista, oggi intervengono le cordate di privati. Domani anche i privati resteranno senza soldi. Quando ciò accadrà, allora forse qualcuno inizierà a capire. Allora qualcuno inizierà a dubitare della solidità di questo sistema. Se tiri troppo, alla lunga la corda si spezza…

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Macerie da tutte le parti: ma il lunedì si parla di calcio

Archiviato in: Politica, Società, Riflessioni, Aziende, Xenofobia, Tasse, Economia — Maurizio ( 08:16 )

Mi sono davvero stufato della stupidità umana. Torna il razzismo, tornano i venti di guerra (il controllo del petrolio la causa principale), colossi finanziari come FannieMae e FreddieMac inondati di debiti, banche che dichiarano fallimento, compagnie di bandiera in crisi (i vecchi amministratori delegati, dopo aver fatto danni, hanno ottenuto buonuscite milionarie, mi viene in mente un nome: Cimoli), emergenza prezzi, blog oscurati, ICI che ritornano, nullatenenti con lo yacht, incassi record per il fisco (no, non sono i proprietari degli yacht, sono i poveracci che chiudono bottega perché divorati dalle tasse), inflazione in crescita. Ma quando la finiremo di sopportare tutto questo? Quando usciremo dal letargo? Quando finiremo di farci imbambolare dalla tivvù? E mentre accade tutto questo, il lunedì - immancabilmente - nei posti di lavoro si discute di calcio. CALCIO. Questo è l’unico dio degli italiani. Io invece mi sento uno schiavo sfruttato da troppo tempo ormai. Qui occorre mettere mano ai forconi. Ma qualcosa si muove: alcuni cittadini iniziano a controllare i prezzi per denunciare gli aumenti irregolari. Visto che i politici DORMONO

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Mercoledì 6 Agosto 2008

Faccendieri

Archiviato in: Scandali, Disservizi, Lavoro, Monopolio, Lobby, Aziende, Giustizia, Tasse, Economia — Maurizio ( 08:00 )

Perché Telecom Italia ha 23 milioni di linee telefoniche e 4 milioni di guasti? Perché ci sono molti comuni italiani che viaggiano ancora con i modem a 56 kbps? Perché il 187 non funziona? Perché non abbiamo una banda larga decente in Italia? Perché non riusciamo a colpire i grandi evasori fiscali italiani? Perché Telecom Italia annuncia 5.000 esuberi entro il 2010 (ma i sindacati ne temono 10-12.000)? Perché l’economia italiana è in crisi? Per via del costo del lavoro? A causa dell’euro? A causa dei cinesi? No. La colpa è che ormai in Italia non esistono più gli imprenditori. Sapete, quelle persone che investono in risorse, ricerca ed innovazione. Quelle persone che sviluppano un’idea geniale e producono qualcosa di buono. Ormai in Italia esistono i faccendieri. Gente che non riutilizza gli utili delle aziende per fare ricerca e innovare ma unicamente per profitto personale. Gente che compra e vende titoli senza pagare un euro di tasse. Gente che possiede conti cifrati all’estero. Gente che utilizza aziende off shore per gestire montagne di denaro che non si sa da dove vengono e non si sa dove vanno a finire. Gente che non viene mai perseguita dai magistrati e dalla Guardia di Finanza. Insomma, gente come questa.

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Venerdì 1 Agosto 2008

Perché in Italia i “responsabili” non sono mai responsabili?

Archiviato in: Scandali, Disservizi, Aziende — Maurizio ( 08:53 )

In un paese del terzo mondo come l’Italia, se vai su una carretta di stato, ti becchi le zecche. In un paese del terzo mondo come l’Italia, la posta non arriva. Dopo 10 giorni, ancora non ho ricevuto il certificato assicurativo della macchina. Spedito da Genertel il 19 luglio e mai arrivato a destinazione. Merito delle Poste Italiane. Grazie! Se ci si prende la briga di leggere sui forum di Ebay, si scopre che molti venditori italiani utilizzano i corrieri privati. Si scopre anche che molti venditori stranieri spediscono ovunque tranne che in Italia. Motivo? I pacchi spariscono, vengono aperti e trafugati, non arrivano a destinazione, arrivano dopo settimane. Ci sono depositi enormi pieni di pacchi mai arrivati. Giacciono lì da anni. Cose così, insomma. Però c’è Brunetta che se la prende con i fannulloni, cazzo! Eh! Brunetta? Perché non ce la prendiamo con i manager? Con i dirigenti? Con i responsabili? Un pacco non arriva a destinazione? Una bella lettera di richiamo al responsabile dell’area. Al terzo pacco non arrivato, il responsabile viene licenziato. Vogliamo scommettere che le Poste Italiane diventano migliori dei corrieri privati? Altro che colpire i fannulloni.

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Giovedì 31 Luglio 2008

Carbone pulito: il Co2 fa paura? Nascondiamolo!

Archiviato in: Politica, Ambiente, Scandali, Salute, Energia, Aziende — Maurizio ( 09:28 )

Ecco le parole di Claudio Scajola, Ministro dello Sviluppo Economico:
“[…] Dopo tanti sacrifici, anni di lavoro e qualche vita umana si è costruito questa modernissima centrale dove tutto è controllato e tutto è sicuro […]”
Dai, non stiamo a sottilizzare. Qualche vita umana in più, qualche vita umana in meno… che vuoi che sia! Del resto siamo 6 miliardi di individui sulla terra. L’importante è andare avanti con le tecnologie “pulite” (carbone, nucleare). Qualcuno dica a Scajola che il carbone è il combustibile fossile più inquinante che c’è, per favore.

Ecco ora le parole di Carlo Rubbia, premio nobel per la fisica:
“[…] Ma non si risolve il problema nascondendo l’anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure la CO2 dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso […]”
Ma chi se ne frega del parere di un premio nobel: noi abbiamo Scajola! Insomma, siamo alle solite: mentre negli USA abbandonano il carbone pulito, in Italia lo si fa partire. Ricapitoliamo: emissione di nanopolveri nell’atmosfera (roba che fa venire i tumori, per intenderci), emissione di Co2 (il biossido di carbonio che produce l’effetto serra e che il trattato di Kyoto vuole ridurre). Loro però, lo chiamano: “carbone pulito”. Per il Co2 infatti, state tranquilli. Nessun problema: lo stocchiamo sotto terra! Un po’ come le scorie radioattive delle centrali nucleari. Sì, esatto, quelle che hanno contaminato le falde acquifere di Tricastin. Sì, quelle che hanno contaminato 100 operai francesi. C’è un dato di fatto indiscutibile però: su questa terra, nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. In altre parole, dove c’è una combustione, si brucia ossigeno e si crea anidride carbonica (Co2). Lo sanno anche i bambini. Eccole le politiche energetiche ecosostenibili italiane. Il Co2 è pericoloso? NASCONDIAMOLO sotto terra. In altre parole: occhio che non vede, cuore che non duole.

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Martedì 29 Luglio 2008

Le zecche delle carrette di stato

Archiviato in: Politica, Scandali, Disservizi, Aziende — Maurizio ( 08:54 )

Una passeggera su una nave della Tirrenia è stata assalita dalle zecche:
“Sentivo prurito su un braccio - racconta - e mi sono accorta che ero completamente coperta da zecche dalla testa ai piedi. Ce n’erano a centinaia, di tutte le dimensioni. Ho sempre avuto cani quindi ho capito subito che erano zecche” (Repubblica.it)
la risposta della compagnia è stata:
“La società è molto dispiaciuta per quanto successo alla passeggera, è la prima volta in assoluto che, in tanti anni di navigazione, si manifesta una cosa del genere”
in effetti sembra una storia da terzo mondo, non è vero? Eppure la cosa non mi stupisce. Circa un anno fa, il buon Fabrizio Gatti (un vero giornalista) scriveva un reportage sulla situazione delle “carrette di stato” della Tirrenia. Questo è il sottotitolo:
“Traghetti vecchi, nessun controllo, informazioni oscure, ruggine e incuria persino sulle scialuppe. In viaggio sulle carrette di Stato della Tirrenia”
La Tirrenia di Navigazione S.p.a. è una compagnia di navigazione italiana controllata dalla Fintecna. La Fintecna a sua volta, è controllata direttamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (Ministro: Giulio Tremonti). lo scopo della Fintecna? Si legge su Wikipedia:
“Fintecna Finanziaria per i Settori Industriale e dei Servizi SpA, è stata costituita nel 1993 (Governo Ciampi: DC-PSI-PLI-PSDI) con il compito di ristrutturare e privatizzare le attività dei settori delle costruzioni, dell’ingegneria civile e impiantistica facenti capo all’IRI.”
Insomma, noi paghiamo le tasse, il Ministero dell’Economia e delle Finanze prende i nostri soldi e crea Fintecna, con lo scopo di ristrutturare aziende come la Tirrenia. La Tirrenia non ristruttura una mazza. C’è qualcosa che non va in questo meccanismo o sbaglio? Perché gente come Cimoli distrugge Ferrovie e Alitalia e viene premiata con buonuscite milionarie? Poi dice che uno s’incazza. Brunetta? Invece di pensare agli impiegati fannulloni, perché non ti occupi dei dirigenti ladroni?

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Martedì 22 Luglio 2008

Tutta colpa di Tavaroli. Tronchetti-Provera estraneo?

Archiviato in: Scandali, Sicurezza, Aziende, Giustizia — Maurizio ( 14:35 )

Il Corriere sottotitola: “Chiusa l’inchiesta, in 34 verso il processo: corruzione e appropriazione. Indagate Telecom e Pirelli, non gli ex manager Tronchetti Provera e Buora”. La Repubblica invece titola: “Tavaroli: «Tronchetti mi ordinò un dossier sui soldi ai ds»”. L’Unità invece, titola: “Caso Telecom, i pm: la società non impedì i reati”. Insomma, alla fine si chiude l’inchiesta e Tavaroli risulta indagato, a Telecom Italia viene contestata la violazione della legge 231 del 2001 (della serie: “dovevate stare più attenti e controllare i vostri dipendenti”) e Tronchetti-Provera risulta estraneo alla vicenda, ignaro di tutto. Insomma, si raccolgono qualcosa come 5.000 dossier illegali, si scopre un network clandestino di intercettazioni immenso, si spendono milioni di euro per alimentare il network e Marco Tronchetti-Provera, l’ex Presidente di Telecom Italia, nonché azionista di maggioranza è ignaro di tutto. Dobbiamo crederci?

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Martedì 1 Luglio 2008

Italia, paese della giustizia al rovescio

Archiviato in: Scandali, Lavoro, Sicurezza, Aziende, Giustizia — Maurizio ( 09:17 )

In Italia la giustizia funziona al contrario. Il 25 novembre 2006 alla Umbria Olii di Campello sul Clitunno, morirono 3 operai ed il titolare della ditta Manili di Narni Scalo a causa di un’esplosione. Ora la Umbria Olii chiede un risarcimento danni di 35 milioni di euro ai parenti delle vittime (SIC!). Sembra assurdo, eppure in Italia accadono queste cose. Giorgio Del Papa, il titolare della Umbria Olii di Campello sul Clitumno (Pg) è ora indagato dalla procura di Spoleto per omicidio colposo plurimo, aggravato dall’inosservanza delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Nella relazione finale approvata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro, si legge:
“[…] Dalle audizioni effettuate da una delegazione della Commissione presso la Prefettura di Perugia è emersa una discrasia tra la dichiarazione rilasciata dall’impresa (ai sensi del DPR n. 203 del 1988) in merito al ciclo produttivo – cosiddetto Modello unico di dichiarazione ambientale (MUD) – in cui è stato dichiarato il solo trattamento di olio lampante – che in sé non presenta un alto rischio di infiammabilità – e la presenza nel processo lavorativo di olio di sansa grezzo, non segnalata dall’azienda e non riscontrata dagli organismi di controllo prima dell’incidente, suscettibile di ingenerare una sostanza gassosa chiamata esano – rilevata anche nelle analisi effettuate nell’aria e nell’acqua subito dopo l’incidente – che presenta invece un elevato grado di infiammabilità. Va poi rilevato che i lavori di manutenzione effettuati ad opera della ditta appaltatrice avrebbero resa necessaria l’effettuazione di una preventiva informativa da parte dell’azienda titolare dell’impianto circa la presenza di una situazione a rischio, ed in particolare circa la presenza di sostanze gassose altamente infiammabili (nella specie di esano) nei silos sui quali veniva effettuato l’intervento, che peraltro richiedeva l’uso di fiamma ossidrica, suscettibile quindi di determinare l’innesco dell’esplosione, purtroppo drammaticamente verificatasi. E’ verosimile che nel caso di specie tale obbligo informativo non sia stato adempiuto integralmente. […]”
Che altro aggiungere? Credo che la storia si commenti da sé. Ad ogni modo, se volete chiedere spiegazioni, potete contattare direttamente la Umbria Olii.

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Lunedì 19 Maggio 2008

Via gli immigrati dall’Italia. Beh… forse. Anzi, meglio di no. Servono a Prada, Fendi, Ferragamo…

Archiviato in: Scandali, Lavoro, Aziende, Immigrazione, Tasse, Economia — Maurizio ( 10:49 )

Quando affermo che ogni paese ha il governo che merita, non lo dico tanto per dire. Ieri a Report - la trasmissione televisiva di RAI 3 - hanno parlato di made in Italy, immigrati cinesi, falsi e truffe. Come al solito la domenica Report racconta storie sconvolgenti e il lunedì nessun giornale ne parla e tutto continua come se niente fosse. Stando a quanto affermano quelli di Report, le grandi case come Prada, Fendi, Dolce & Gabbana, Ferragamo e via dicendo, si affidano agli immigrati cinesi che lavorano in Italia, per abbattere i costi di produzione. Immigrati senza permesso di soggiorno, senza contratto e che dormono negli scantinati della fabbrica. Altro che made in Italy. I cinesi producono manufatti di qualità ad un costo 10 volte inferiore a quello degli italiani. Certo, perché gli italiani - lavorando in modo regolare - pagano le tasse e i loro dipendenti. I cinesi no. Un Fendi o un Prada qualsiasi, creano degli stivali che hanno un costo di fabbrica italiano di 18 euro. Gli stessi stivali, se lavorati dai cinesi costano 9 euro. Il problema è che poi Fendi e Prada vendono quegli stessi stivali a 1.000 euro. Non male no? Ipotizziamo 100.000 stivali che vengono prodotti a 9 euro e non a 18 euro. Quanti soldi si “risparmiano”? Sì, peccato che così si incentiva il lavoro nero. Peccato che così le fabbriche italiane devono chiudere. Poi però, se i marocchini vendono delle griffe taroccate, le grandi case fanno finta di arrabbiarsi. Già, devono tutelare il made in Italy (SIC!). Un paio di stivali che costano 9 euro e che vengono rivenduti in negozio a 1.000 euro, quanto fruttano? E quanto ci rimette il fisco? In Italia si stima un’evasione fiscale di 270 miliardi di euro. Allora la domanda sorge spontanea: è davvero così difficile stanare i veri evasori fiscali in Italia? A proposito: se per caso ti piace una borsa di Gucci che non ti potrai mai permettere, se vai su ebay e la compri ad un prezzo stracciato, sai benissimo che si tratta di un falso. Tu lo sai e ne sei felice, non ti interessa che sia originale. Già, ma la GF non ascolta ragioni: se ti becca, ti infligge una multa salata per incauto acquisto. Tu - se ritieni che si tratti di un falso - non devi comprare. E a me viene da ridere. Facciamo un esempio classico. Non so se lo sapete, ma le polo della Lacoste, vengono vendute esclusivamente nelle boutique Lacoste. Al di fuori di tali boutique è praticamente impossibile reperire una Lacoste originale. Questo significa che nel 99% dei casi, se compri una Lacoste in un negozio non-Lacoste (non su ebay o in un mercatino), quella maglietta sarà taroccata. In Rete ci sono delle guide che permettono di scoprire se una Lacoste è originale oppure “tarocca”. Beh, io ho verificato la mia Lacoste comprata in negozio e pagata profumatamente. Inutile dirvi cosa ho scoperto… In Italia, l’è tutto da rifare.

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Domenica 18 Maggio 2008

187 e Telecom Italia: quando il disservizio è la regola

Archiviato in: Disservizi, Internet, Tecnologia, Aziende — Maurizio ( 08:10 )

Un anno fa restai senza telefono per qualche mese. A causa di una domiciliazione bancaria, Telecom Italia pensò bene di staccarmi il telefono. A nulla valsero le ripetute chiamate al servizio 187. Gli operatori mi rispondevano con le motivazioni più assurde. A nulla servì l’invio via fax dei pagamenti regolari delle bollette. A nulla valse la prima raccomandata A/R di messa in mora. Risolsi dopo qualche mese con l’invio di una seconda raccomandata di messa in mora indirizzata a Telecom Italia e, per conoscenza, ad AGCOM, a Mi manda RAI 3, a un’associazione di consumatori e all’amministratore delegato di Telecom Italia, Riccardo Ruggiero. La cosa buffa è che il telefono non funzionava ma la linea ADSL sì. A distanza di un anno, mi staccano nuovamente la linea telefonica. Di nuovo il telefono non funziona ma la linea ADSL sì. Dopo le prime chiamate al 187, ecco che mi chiama un tecnico e mi assicura che il problema è risolto. Torno a casa e con stupore scopro che non solo il guasto non è stato riparato, ma che ora non funziona più neanche la linea ADSL. Ora, il telefono è un bene essenziale e Telecom Italia è obbligata ad erogare il servizio entro 48 ore. In caso di ritardi è possibile chiedere un rimborso per ogni giorno senza telefono. L’anno scorso infatti, dopo un po’ di mesi mi arrivò l’assegno con il rimborso. Il punto è che non voglio rimborsi, esigo solo un servizio che funzioni. Già allora pensai di disdire il contratto con Telecom Italia. Ci sto pensando nuovamente. Non l’ho ancora fatto a causa di tutta una serie di problemi che non sto qui a raccontare. Però la pazienza ha un limite. Sto analizzando la possibilità di un accesso ad Internet via satellite. Già, così aggiriamo completamente questo maledetto cavo Telecom Italia. Se l’Italia fosse un paese civile, queste cose non accadrebbero. I servizi funzionerebbero. Ci sarebbero delle alternative valide: satellite, UMTS, Wi-Fi, Wimax, fibra ottica. Ma siamo in Italia. Se passi a Fastweb ad esempio, non è detto che ti sarà garantito un servizio impeccabile. Basta leggere le lamentele presenti nei vari forum. A coloro che lavorano via Internet ad ogni modo, suggerisco due connessioni distinte. Possibilmente con due gestori diversi e con due metodologie di trasmissione diverse. Ad esempio ADSL e satellitare (o magari fibra ottica). Non si sa mai.

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