Sono passati 10 anni da quando Jorn Barger coniò il termine weblog (diventato poi ‘blog’): era il 17 dicembre 1997. Per l’occasione, su Wired, Jorn Barger elenca i 10 principi che un vero blogger non dovrebbe mai dimenticare quando utilizza i link nei suoi post:
un vero blog è il ‘diario di bordo’ dei link che si vuole salvare e/o condividere (non sarà un tantino riduttivo?)
ciò che scrivi in un post, sicuramente è già stato scritto da qualche altra parte, perciò se hai più post che link ad altri post, probabilmente hai bisogno di prendere qualche lezione di umiltà (mi torna alla mente il concetto di autoreferenzialità, approvo in pieno)
se spendi un po’ di tempo con qualche ricerca, probabilmente troverai già la tua idea ben articolata da qualche altra parte (spesso è vero, però altre volte - scusatemi - si tratta di considerazioni così personali ed originali che è difficile ritrovare la tua idea ‘riprodotta’ da qualche altra parte)
essere davvero se stessi è più di moda dell’omettere un link solo perché quel link non è abbastanza di moda. I tuoi lettori hanno bisogno di conoscerti (lo penso anch’io: è importante essere sempre se stessi)
quando inserisci un link, considera che è sempre possibile migliorare il titolo originale della pagina che stai citando, in modo da evitare al lettore di seguire link che ha già letto (è una cosa che faccio spesso)
includi sempre degli aggettivi che descrivano la tua reazione alla pagina citata. Qualcosa come ‘grandioso’, ‘utile’, ‘intelligente’, etc. (questo è un suggerimento che terrò presente)
considera la fonte che ti ha guidato al link, così i lettori avranno l’opzione di ‘risalire il flusso’ della navigazione dei siti che ti hanno condotto a quel link (cui prodest? Mi verrebbe da pensare. No, non sono d’accordo)
diffida da bizzarre formattazioni, post su più di una pagina, post lunghi et similia. Non mimetizzare il link principale tra altri link non necessari o descritti male (questo mi sembra ovvio)
prendi alcuni dei tuoi autori preferiti e crea un feed di notizie, in modo da tenerne traccia tu e i tuoi visitatori (serve? Ai miei lettori, interessano i miei autori preferiti? Boh!)
ogni tanto, posta nuovamente i tuoi link preferiti, in modo da agevolare chi li ha persi la prima volta che li hai messi (ma così non si rischia di essere ripetitivi?)
Posso - con molta immodestia - dare un suggerimento pure io? Eccolo:
Fatti conoscere. Metti un link ad una pagina dove ti descrivi. Molte persone sono esageratamente sintetiche nella pagina ‘chi sono’ (che secondo me non dovrebbe mai mancare in un blog). Non so voi, ma se a me piace un blog, ho voglia di conoscere meglio anche chi lo scrive. O no?
Esplorando la blogosfera italiana, mi imbatto nel blog VideoMarta. Definirlo blog non è corretto, perché in effetti si tratta di un vlog (videoblog): un blog fatto utilizzando dei video. All’interno di questo vlog, troviamo Marta, una ragazza di 18 anni che - attraverso i suoi video - spiega la tecnologia in maniera semplice. La prima cosa che salta agli occhi è la qualità del prodotto. I suoi video ricordano trasmissioni televisive come ‘Non solo moda’ o ‘Neapolis’:
Da bravo boccalone quale sono, penso: però, è proprio brava questa qui! A dire il vero un dubbio un po’ mi viene. Infatti, la domanda sorge subito spontanea: chi è che la riprende con la telecamera? Boh, sarà il fratello? A quel punto, incuriosito, vado nella classica sezione ‘about’ e scopro che Marta, quei video non li ha creati da sola: quei video sono il frutto del lavoro di 3 persone. C’è chi si occupa degli argomenti tecnici, chi della sceneggiatura, chi fa le riprese, chi fa il montaggio etc. Resto un po’ deluso. E io che inizialmente credevo avesse fatto tutto da sola! Già, con tutti questi nerd e geek che girano nella blogosfera…Esplorando la sezione dei link, scopro che questo vlog in 2 o 3 mesi ha riscosso un notevole successo. Noto anche che molti blogger ne parlano. Proprio come sto facendo io in questo momento. C’è chi - più scaltro di me - nutre qualche sospetto. C’è invece chi critica negativamente l’operazione. Ad ogni modo, la maggioranza dei blogger ne parla bene. C’è poi uno degli autori dell’operazione, che spiega come sia nata l’idea. La mia opinione? A parte la delusione di scoprire una ‘regia occulta’ che toglie di sicuro un po’ di naturalezza alla cosa, a parte la delusione di scoprire una Marta annunciatrice piuttosto che geek, beh, devo dire che il prodotto finito lo reputo davvero ben fatto. Complimenti a tutta la squadra allora! Dopo ICTv, N3tv, ecco nascere i primi vlog italiani. Se però escludiamo quello di Paolo Cevoli e l’ottimo ‘TG satirico’ Nonrassegnatastampa (una visitina è consigliata), siamo ancora a livelli sperimentali e credo che VideoMarta sia il primo vlog degno di questo nome. Piccoli vlogger crescono…
Sono un tipo solitario, un po’ orso via. Ultimamente mi scopro anche poco esploratore. Non ho mai partecipato ad un barcamp, non ho mai esplorato le potenzialità di MyBlogLog, non frequento blog che - quando ci capito per caso - scopro frequentatissimi, non uso twitter, non uso flickr, non uso i feed reader, insomma…qualcuno di voi potrebbe obiettare: ma allora che razza di blogger sei? Atipico come minimo. E dello spirito da esploratore che mi dici?
Purtroppo…in effetti…
Ok, va bene. Da oggi si cambia. Si inizia l’esplorazione della blogosfera in maniera scientifica! Ah, sì! Anche perché ogni tanto scopro un blog nuovo a me sconosciuto e vedo che è trafficatissimo. E allora mi chiedo: possibile che solo io non lo conoscevo? Basta: si parte dalla directory di BlogBabel (come ho fatto altre volte) e si continua con le comunità di MyBlogLog. Poi devo trovare il tempo per leggere tutti questi blog (nooooo, il feed reader non lo usoooooo!). E i post quando li scrivo? Vediamo…calcolando che avrò al massimo un paio d’ore libere al giorno (quando va bene)…calcolando che dormo 5 ore a notte…hmmm…non ce la posso fare, non ce la posso fare…ma…voi come fate?! Dove lo trovate il tempo?! Dite che è colpa mia, eh?
Quando voglio capire come funziona una cosa, la faccio. E’ per questo che un anno e mezzo fa ho aperto un blog. Inoltre mi piace scrivere. Ben presto però, vengo a scoprire la blogosfera italiana e noto alcune ‘irregolarità’ (chiamiamole così). Beh, del resto noi italiani ci dobbiamo sempre distinguere rispetto al resto del mondo, no? Scopro così che i giornalisti italiani non vedono di buon occhio i blogger nostrani. Scopro così fenomeni - nonché tormentoni - come l’autoreferenzialità. Scopro la fissazione dei media old style (leggi ’stampa ufficiale’) con le classifiche di Technorati e di Blogbabel. Scopro altresì che detta fissazione è diffusa anche all’interno della stessa blogosfera italiana. Scopro infine che alcuni blogger - non pochi a dire il vero - praticano tecniche a mio avviso non troppo corrette, con il solo scopo di guadagnare posizioni all’interno di tali classifiche. Alcuni esempi di queste tecniche?
Scambio di link tra amichetti all’interno dei salotti buoni: non mi interessa il contenuto del tuo blog, ma io ‘linko’ te e tu ‘linki’ me. Già, perché Google privilegia un sito rispetto ad un altro in base al numero di siti che lo linkano (Pagerank). Un sito privilegiato ottiene più visitatori di uno meno privilegiato (i ‘tecnici’ mi perdonino la grossolanità della mia spiegazione, ma non ho intenzione di addentrarmi in dettagli tecnici) e quindi si scalano le classifiche. Questi sono i cosiddetti ’salotti’, all’interno del quali, tu che non sei tra gli ‘adepti’, non verrai mai ‘fatto entrare’. Inutile dire che salto a piè pari questo genere di salotti.
Lancio di contest e concorsi vari: tu linki me e io ti faccio partecipare ad un concorso dove è prevista l’estrazione di un premio. A seconda del premio messo in palio, questo sistema permette di incrementare vertiginosamente il numero dei visitatori al blog, in un solo giorno.
Lancio di tormentoni: ogni tanto, qualche blogger tira fuori un meme. Un argomento cioè, che se tu che lo leggi, non ne parli nel tuo blog, sei fuori, non sei un vero blogger. Un meme-tormentone celebre è quello dell’autoreferenzialità dei blog. Non importa il contenuto del meme, può anche essere aria fritta: l’importante è che se ne parli (magari linkandoci a vicenda). Per carità, non che io sia contrario ai meme a prescindere, ci mancherebbe. Molte volte è utile diffondere un argomento all’interno della blogosfera. E’ solo che altre volte, certi tormentoni sono pretestuosi. Servono solo a raccattare link.
Suggerimento di notizie: ci sono alcuni siti, come Oknotizie, dove chiunque può suggerire una notizia (che può anche essere un post personale). Questo è un buon metodo per ottenere maggiore visibilità, in quanto Oknotizie è un sito molto trafficato. Ogni notizia può essere votata e le notizie che ottengono il maggior numero di voti, vengono posizionate in prima pagina. Il problema è che per essere visibile tra le centinaia di utenti, occorre necessariamente posizionarsi in prima pagina. Si posiziona in prima pagina chi ottiene più voti. Un sistema democratico no? Si, peccato però che - alle solite - ci sono sempre gli amichetti che si votano l’un l’altro con il solo scopo di posizionarsi in prima pagina. Questo a discapito di chi non conosce amichetti e suggerisce comunque buone notizie.
Di trucchetti e stratagemmi per guadagnare visibilità e - di conseguenza - scalare le classifiche, ce ne sono molti. Alcuni leciti altri meno (secondo il mio personalissimo punto di vista). Qual è la conseguenza di ciò? La perdita di qualità della blogosfera visibile e ‘conosciuta’. Mi spiego meglio. Quando Tim Berners-Lee inventò il Web nel lontano 1991, aveva in mente il concetto di ipertesto. Un testo si espandeva grazie ai link. Per spiegare e/o approfondire un termine contenuto all’interno di un testo, bastava creare un collegamento (link) ad un altro testo. Ma il collegamento - ovviamente - deve essere pertinente. Se io visito una pagina che parla di razze canine e clicco sulla parola ‘labrador’, mi aspetto che la pagina collegata parli di cani e non di zone geografiche. Ora, se applichiamo questo ragionamento ai blog, risulta evidente come l’uso scorretto dei link possa determinare un deterioramento della qualità della blogosfera. Di solito, quando un blog mette un link ad un mio post, lo fa perché ritiene ciò che ho scritto, meritevole di essere condiviso (bontà sua). Quindi secondo me, se tu scrivi un post di qualità, il link viene da sé, automaticamente. Ecco perché - sempre secondo me - si dovrebbero scalare le classifiche producendo contenuti di qualità e non avvalendosi di trucchi. Che ne pensate?
Beppe Grillo ora scrive il blog anche in giapponese. Quell’uomo è un mito. E’ una persona avanti, sotto certi punti di vista. Anche se ha capito l’importanza del computer molto tardi. Ma lui lo ha capito: ci sono politici che si vantano di non accedere ad Internet e sono orgogliosi del loro analfabetismo informatico! Io non conosco il giapponese, ma non credo sia una lingua molto facile da apprendere. Niente a che vedere con francese, spagnolo o tedesco. Queste ultime tre lingue, le puoi imparare in qualsiasi momento. Ma il giapponese…A me però affascina il cinese. Tempo fa provai a cercare qualche corso elementare di cinese in Rete. Beh, da quel poco che ho visto, il cinese è davvero ostico. Lasciamo perdere la difficoltà nel memorizzare gli ideogrammi (la memoria non è proprio il mio forte) e consideriamo la lingua parlata. Beh, a seconda della pronuncia, dell’intonazione, una stessa parola ha significati diversi. Un vero casino. Ad ogni modo, non escludo che un giorno - quando avrò il tempo libero necessario - non torni a riprovarci con il cinese. L’idea di scrivere una versione del mio blog in inglese invece, mi stuzzica da un po’. Sarebbe una cosa alla mia portata, visto che già anni fa scrissi il mio primo sito sia in italiano che in inglese. Ma questo dannato tempo mi tarpa le ali creative. Già faccio i salti mortali con la versione italiana! Io non so se la molla di Grillo sia la stessa, ma la mia voglia di scrivere anche in inglese, non è una velleità narcisistica, no. Io ho un’amica californiana che è impegnata politicamente e mi racconta le ‘loro’ malefatte. Io le racconto le ‘nostre’. Però, spesso sono così indignato che le nostre malefatte vorrei raccontarle al mondo intero. Vorrei dire agli americani informati (perché non sono tutti così idioti come credete e sono molti quelli che odiano Bush) vedete? Ecco le porcherie che accadono in Italia! Voi spesso ridete di noi, ma sappiate che gli italiani, non si identificano affatto con coloro che li governano…
Ecco una bellissima (anche se trita e ritrita) domanda rivolta a tutti i blogger che mi leggono: voi cosa fate per far conoscere il vostro blog? Come lo pubblicizzate? Non mi deludete eh? Commentate numerosi! In questo post, i commenti, sono d’obbligo!
He he…scherzo eh?
Come dite? Ho usato il vecchio bastardo trucco del titolo ad effetto per cuccare visitatori a man bassa? E’ vero, confesso. Faccio pubblica ammenda. Ma l’ho fatto per un fine nobile: la condivisione della conoscenza!
Questo, è un modo come un altro per creare un elenco di possibili strategie di marketing per aumentare la visibilità del proprio blog. Io, a parte la consueta registrazione su blogbabel, uso oknotizie. Voi? Su, su, condividiamo il know-how! Forza! Dico…avete prestato attenzione al sottotitolo del mio blog?
Ho rimesso il blog di Beppe Grillo nel blogroll, perché condivido tutto quello che dice. Però sono post come quello di oggi che mi fanno tornare i dubbi:
“Gabriele è stato un pretesto per sollevare (di poco) il coperchio della pentola a pressione Italia. Se la politica non abbassa il fuoco in futuro la pentola potrebbe esplodere. Molti lo pensano, come Cristian.”
Allora. Non strumentalizziamo i fatti per favore. Che poi la gente viene dietro. Mi sembra troppo stupida questa affermazione per essere stata partorita da Grillo (che ritengo uomo intelligente). Grillo, sai bene che quel tipo di teppismo è eversione e fanatismo. Gente pagata per destabilizzare. Branchi di esaltati. 20.000 individui appartenenti all’estrema destra e all’estrema sinistra che sono ben noti alle forze dell’ordine. Andiamo! Non si tratta di brave persone che - siccome non arrivano a fine mese - sono stufi e si ribellano. Anche perché - se così fosse - non si capisce quale sia lo scopo di certe azioni criminose. Io se mi fanno esaurire di brutto, vado a buttare il napalm a Montecitorio, non all’entrata di una caserma di polizia! Se mi parli di rabbia per le vicende come quella del G8 ci possiamo stare, ma il teppismo gratuito messo in atto da gente senza cervello - che se sparisse dalla faccia della terra non ci sarebbe un soldo di danno - non ha niente a che fare con chi non arriva a fine mese.
Ma io devo dire che a volte…a volte mi vengono dei dubbi strani eh? A volte mi viene in mente che certi post siano voluti. Se è così, a quale scopo? Aizzare? Creare malcontento? Far salire la rabbia? No, non ci siamo. Questo post lo cassiamo eh?
Ricardo Levi riassesta il tiro. Basta aggiungere al DDL un comma, sostiene:
“sono esclusi dalla registrazione al Registro degli operatori (presso l’Agcom, ndr.) i soggetti che accedano a Internet in forma o prodotti come siti personali o ad uso collettivo che non siano frutto di un’attività imprenditoriale”
Hmmm, posso dire che non va bene per niente? Vediamo, metti che il mio blog inizi ad essere trafficato; metti allora che decida di piazzare della pubblicità per ripagarmi dei costi. Anzi, no, esagero: metti che io diventi famoso come Beppe Grillo e - grazie alla pubblicità - una passione si trasformi in lavoro. Il blog diventa di fatto un’attività imprenditoriale. E allora? Sono per caso un giornalista per il semplice motivo che ci guadagno? Sono un editore? Non vedo il nesso. Potrei guadagnare con un blog dove racconto i sogni che faccio la notte! Oppure un blog dove racconto barzellette. Ah, Levi, Levi! Ma cancellare quella porcata di DDL dalla faccia della terra no, eh? Si vede proprio che lei è un ex-giornalista. Un tecnico informatico come me, conosce la storia della Internet (con la ‘I’ maiuscola) che - proprio per i suoi scopi originari in ambito militare - è nata ANARCHICA (protocolli a parte) e decentralizzata. Internet si è sviluppata così come la conosciamo oggi, proprio grazie all’assenza di controlli e regolamentazioni che tanto piacciono ai burocrati come lei. Burocrati che insistono da anni a volerla controllare, regolamentare. Vogliamo dirla tutta? A me, questa AGCOM che è stata creata nel 1997, non va proprio giù. Non so che farmene. Se fosse un ente davvero indipendente, oggi in Italia non esisterebbe il Digital Divide. Non avremmo l’oligopolio dei gestori telefonici, non avremmo il monopolio di fatto delle linee ADSL e non ci sarebbero aziende costrette ad impugnare il regolamento del bando di gara delle licenze Wimax. Io spero nel TAR, visto che l’AGCOM tutela gli interessi di pochi a discapito della collettività. Ooooh!!! Mi sono sfogato ora che posso ancora farlo!!!
Firma la petizione contro il DDL di Ricardo Franco Levi che impone ai siti web la registrazione presso il ROC equiparandoli a delle testate giornalistiche (firmate con Nome e Cognome, non con uno pseudonimo).
Chi come me frequenta la Rete da un po’, è a conoscenza dei vari attacchi alla libertà di informazione che i Governi hanno tentato al fine di controllare l’informazione che circola su Internet. Forse non tutti sanno che negli USA esiste una legge che impone una tassazione sull’accesso ad Internet (ricerca di informazioni, download, mail, commercio elettronico etc.). Attualmente tale legge non viene applicata in quanto esiste una moratoria firmata dall’ex Presidente Clinton nel 1998. Il primo novembre di quest’anno scade la moratoria. Potenti lobby sentono come una minaccia tecnologie come il VOIP (telefonare tramite Internet), IPTV (televisione su Internet) e blog (informazione tramite Internet). In pratica, le lobby dei grandi operatori telefonici e dei grossi editori spingono per ottenere la tassazione sull’uso di Internet. Forse la moratoria verrà estesa, ma la legge sulla tassazione di Internet non verrà eliminata definitivamente perché ciò non è in discussione. La scusa come al solito è un paventato pericolo. Così come le guerre vengono motivate per combattere il terrorismo, la tassazione di Internet viene motivata dalla perdita di 20 miliardi di dollari di introiti tributari. In poche parole, il legislatore dice: se Internet resta libera, il Paese perderà miliardi di dollari, perciò occorre mettere delle tasse. La verità è un’altra: negli USA più del 70% della popolazione usa Internet e alcuni sondaggi evidenziano come gli americani considerino i blog autorevoli quanto giornali come il New York Times. Bene direte voi, ma noi siamo in Italia, che ci frega? Ci frega, ci frega: il 12 ottobre scorso il Governo ha approvato e mandato all’esame del Parlamento un testo di legge presentato il 3 agosto (in sordina) che tenta di imbavagliare i blog. Secondo tale legge – siamo alle solite – i siti amatoriali (quindi anche i blog) devono essere equiparati alle testate giornalistiche. Cosa significa ciò? Significa che chi gestisce un blog, essendo equiparato ad un giornale, è tenuto alla registrazione presso il ROC (Registro degli Operatori delle Comunicazioni), con tanto di pagamento di bollo, presentazione di certificati e altre pratiche burocratiche. Non solo, con tale legge, la diffamazione tramite blog ora prevede sanzioni penali. L’autore di tale magnifica legge liberale è Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Questi sono attacchi pesanti alla libertà di espressione. Le tasse significano una cosa sola: potrà fare informazione solo chi ha i soldi per farla. La registrazione presso il ROC significa controllo dell’informazione. Nel 2004 ci provò l’allora Ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani con la sua legge 106/2004. Ricordate? Tale legge imponeva la registrazione del sito presso la Biblioteca Nazionale di Roma e quella di Firenze a tutti i gestori di siti web. Una legge folle alla quale tutti si opposero. Poi ci furono tutta una serie di censure a siti web, attuate con la scusa di combattere terrorismo e/o pedofilia. Ricordate il Decreto Pisanu? Ricordate la censura di Gentiloni e dell’AAMS? Ricordate la proposta di censura di Frattini? A me sembra evidente che sono anni ormai che si tenta di imbavagliare l’informazione che viene dal basso, cioè i blog. Evidentemente blog come quello di Beppe Grillo o di Piero Ricca sono troppo fastidiosi. Occorre impedire che tali leggi passino. Dobbiamo ribellarci. Serve una petizione. Per favore, non facciamo come con le altre petizioni (vedi il Wimax). E’ importante evitare questo bavaglio. Facciamo circolare questa notizia e boicottiamo i tentativi di controllo dell’informazione. Io annuncio già da adesso che non registrerò mai alcun sito e/o blog presso il ROC. Questi qui stanno tirando troppo la corda…
“Abbiamo pubblicato uno schema di legge e un questionario sul nostro sito internet, abbiamo ascoltato e incontrato tutti gli operatori del settore (gli editori grandi e piccoli, i giornalisti, gli specialisti della pubblicita’, i distributori, gli edicolanti, i librai), ci siamo fatti aiutare da esperti dell economia e del diritto”
Ma se è notorio che giornalisti et similia NON CONOSCONO LA RETE E LA DEMONIZZANO (non tutti ovviamente, ci sono anche quelli intelligenti). Ma ecco la ciliegina sulla torta:
“Ed e’ proprio per questo che nella legge affidiamo all’Autorita’ Garante per le Comunicazioni il compito di vigilare sul mercato e di stabilire i criteri per individuare i soggetti e le imprese tenuti ad iscriversi al Registro degli Operatori”
Cioé: non vi preoccupate, decide l’AGCOM chi deve essere registrato nel ROC e chi no. Certo, l’AGCOM, quella che ha partorito il regolamento per il bando di gara Wimax A FAVORE DI TIM, WIND, TRE E VODAFONE!!!! Gente, come sono inc…to!!!