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Venerdì 19 Ottobre 2007

Petizione contro la censura ai blog

Archiviato in: Blog, Censura — Maurizio ( 21:07 )

Firma la petizione contro il DDL di Ricardo Franco Levi che impone ai siti web la registrazione presso il ROC equiparandoli a delle testate giornalistiche (firmate con Nome e Cognome, non con uno pseudonimo).

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CENSURA: il bavaglio ai blog è ancora in agguato!

Archiviato in: Blog, Censura — Maurizio ( 15:25 )

Chi come me frequenta la Rete da un po’, è a conoscenza dei vari attacchi alla libertà di informazione che i Governi hanno tentato al fine di controllare l’informazione che circola su Internet. Forse non tutti sanno che negli USA esiste una legge che impone una tassazione sull’accesso ad Internet (ricerca di informazioni, download, mail, commercio elettronico etc.). Attualmente tale legge non viene applicata in quanto esiste una moratoria firmata dall’ex Presidente Clinton nel 1998. Il primo novembre di quest’anno scade la moratoria. Potenti lobby sentono come una minaccia tecnologie come il VOIP (telefonare tramite Internet), IPTV (televisione su Internet) e blog (informazione tramite Internet). In pratica, le lobby dei grandi operatori telefonici e dei grossi editori spingono per ottenere la tassazione sull’uso di Internet. Forse la moratoria verrà estesa, ma la legge sulla tassazione di Internet non verrà eliminata definitivamente perché ciò non è in discussione. La scusa come al solito è un paventato pericolo. Così come le guerre vengono motivate per combattere il terrorismo, la tassazione di Internet viene motivata dalla perdita di 20 miliardi di dollari di introiti tributari. In poche parole, il legislatore dice: se Internet resta libera, il Paese perderà miliardi di dollari, perciò occorre mettere delle tasse. La verità è un’altra: negli USA più del 70% della popolazione usa Internet e alcuni sondaggi evidenziano come gli americani considerino i blog autorevoli quanto giornali come il New York Times. Bene direte voi, ma noi siamo in Italia, che ci frega? Ci frega, ci frega: il 12 ottobre scorso il Governo ha approvato e mandato all’esame del Parlamento un testo di legge presentato il 3 agosto (in sordina) che tenta di imbavagliare i blog. Secondo tale legge – siamo alle solite – i siti amatoriali (quindi anche i blog) devono essere equiparati alle testate giornalistiche. Cosa significa ciò? Significa che chi gestisce un blog, essendo equiparato ad un giornale, è tenuto alla registrazione presso il ROC (Registro degli Operatori delle Comunicazioni), con tanto di pagamento di bollo, presentazione di certificati e altre pratiche burocratiche. Non solo, con tale legge, la diffamazione tramite blog ora prevede sanzioni penali. L’autore di tale magnifica legge liberale è Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Questi sono attacchi pesanti alla libertà di espressione. Le tasse significano una cosa sola: potrà fare informazione solo chi ha i soldi per farla. La registrazione presso il ROC significa controllo dell’informazione. Nel 2004 ci provò l’allora Ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani con la sua legge 106/2004. Ricordate? Tale legge imponeva la registrazione del sito presso la Biblioteca Nazionale di Roma e quella di Firenze a tutti i gestori di siti web. Una legge folle alla quale tutti si opposero. Poi ci furono tutta una serie di censure a siti web, attuate con la scusa di combattere terrorismo e/o pedofilia. Ricordate il Decreto Pisanu? Ricordate la censura di Gentiloni e dell’AAMS? Ricordate la proposta di censura di Frattini? A me sembra evidente che sono anni ormai che si tenta di imbavagliare l’informazione che viene dal basso, cioè i blog. Evidentemente blog come quello di Beppe Grillo o di Piero Ricca sono troppo fastidiosi. Occorre impedire che tali leggi passino. Dobbiamo ribellarci. Serve una petizione. Per favore, non facciamo come con le altre petizioni (vedi il Wimax). E’ importante evitare questo bavaglio. Facciamo circolare questa notizia e boicottiamo i tentativi di controllo dell’informazione. Io annuncio già da adesso che non registrerò mai alcun sito e/o blog presso il ROC. Questi qui stanno tirando troppo la corda…

AGGIORNAMENTO:

Su Panorama si legge la replica di Levi:
“Abbiamo pubblicato uno schema di legge e un questionario sul nostro sito internet, abbiamo ascoltato e incontrato tutti gli operatori del settore (gli editori grandi e piccoli, i giornalisti, gli specialisti della pubblicita’, i distributori, gli edicolanti, i librai), ci siamo fatti aiutare da esperti dell economia e del diritto”
Ma se è notorio che giornalisti et similia NON CONOSCONO LA RETE E LA DEMONIZZANO (non tutti ovviamente, ci sono anche quelli intelligenti). Ma ecco la ciliegina sulla torta:
“Ed e’ proprio per questo che nella legge affidiamo all’Autorita’ Garante per le Comunicazioni il compito di vigilare sul mercato e di stabilire i criteri per individuare i soggetti e le imprese tenuti ad iscriversi al Registro degli Operatori”
Cioé: non vi preoccupate, decide l’AGCOM chi deve essere registrato nel ROC e chi no. Certo, l’AGCOM, quella che ha partorito il regolamento per il bando di gara Wimax A FAVORE DI TIM, WIND, TRE E VODAFONE!!!! Gente, come sono inc…to!!!

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Giovedì 12 Luglio 2007

Come farsi censurare il blog in 3 mosse

Archiviato in: Blog, Censura — Maurizio ( 09:31 )

Il blog di Piero Ricca è stato censurato dalla Guardia di Finanza. O meglio, la GF ha cancellato due post del suo blog. Così chi visita il blog non si accorge della censura. Il sito è stato messo sotto sequestro preventivo - udite udite - a seguito di una querela per diffamazione presentata da Emilio Fede nei confronti di Piero Ricca. La querela è scattata a seguito di una discussione avvenuta al circolo della stampa di Milano tra Ricca e Fede. La discussione verteva sulla questione delle frequenze abusivamente occupate da Rete4. Riassumo:

1 - il cittadino privato A chiede chiarimenti sulla questione Rete4 al cittadino privato B
2 - il cittadino privato B querela il cittadino privato A
3 - la GF mette sotto sequestro il blog del cittadino privato A!!!!

Non entro nei dettagli, hai visto mai che la GF mi intercetti e venga a casa mia!!!! ;)

Ad ogni modo, per chi volesse saperne di più, consiglio di effettuare:

1 - una ricerca su YouTube digitando: Ricca Fede
2 - una ricerca su Google digitando: Ricca Fede

Usciranno fuori qualcosa come 725.000 risultati. Beh, la GF non può sequestrarli tutti, no? ;) Ah, tra i risultati usciranno fuori anche i due post cancellati dalla GF. Già, merito della cache di Google! ;)

Ora sono stanco di scrivere, vado a vedere quel fantastico spettacolo di cabaret che è il TG4. Due risate e mi rilasso un po’! ;)

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Sabato 2 Giugno 2007

Primi effetti del PD: il Santoro edulcorato

Archiviato in: Politica, Scandali, Censura, Chiesa, Informazione — Maurizio ( 11:07 )

Praticamente non c’è blog che non abbia parlato della trasmissione di Santoro che ha mandato in onda il video sulla pedofilia nella Chiesa della BBC Sex Crimes and the Vatican. Io non posso esimermi dal commentare la vicenda. Molti hanno inneggiato alla libertà di espressione, evidenziando come la censura sia stata sconfitta. Beh, non vorrei fare il solito bastian contrario, ma a me, la trasmissione di Santoro è parsa decisamente edulcorata. Quasi si aveva il timore di ‘maltrattare’ troppo la Chiesa che per poco non diventava la vittima di tutta la questione. Un messaggio che è passato poco - direi per niente - è il seguente: non servono le varie…hmmm…come si chiamano? ‘Congregazioni sulle Dottrine della Fede’ (Azz!) e associazioni varie, ma serve una cosa sola: denuncia all’autorità giudiziaria di qualsiasi fatto di questo tipo. Punto. Fine. Non c’è altro da discutere, visto che la pedofilia è un reato e come tale andrebbe combattuto. Qualcuno dice che non si poteva fare di più, altrimenti sarebbe passato il messaggio che i comunisti cattivi condannano la Chiesa abusando di un servizio pubblico come la RAI. Beh, io dico che le cose o si fanno per bene o non si fanno per niente. Altrimenti non si scuotono le coscienze. Non voglio neanche soffermarmi un secondo sulle dichiarazioni dei vari Bondi, Fini e compagnia cantante, perché speculare sui dolori delle vittime è davvero troppo. Di fronte a certe affermazioni mi chiedo costantemente: ma costoro ci fanno o ci sono? Per cambiare le cose, occorre partire dall’informazione. Molti fatti in Italia vengono taciuti. Un esempio dello strapotere della Chiesa? Visitate questo sito. All’estero queste notizie hanno avuto ampio risalto, in Italia non è uscito neanche un trafiletto su un sito web. A parte, ovviamente, qualche blog che consiglio caldamente di leggere…

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Giovedì 5 Aprile 2007

Ma siamo nel 2007 o nel medioevo? L’uomo è un animale!

Archiviato in: Censura, Riflessioni, Chiesa, Scienza — Maurizio ( 06:37 )

Premessa: è un post lunghissimo e ‘documentaristico’ questo…ma non potevo fare a meno di scriverlo. Mi capita spesso di trovarmi invischiato all’interno di discussioni alle quali non vorrei mai partecipare. In tali discussioni ci si ritrova a discutere dell’aria fritta. Ma arriviamo al punto. Un argomento che spesso è fonte di polemiche, è la natura dell’uomo. Allora, visto che siamo nel 2007 e non nel medioevo, chiariamo una volta per tutte questo concetto: l’uomo è un animale (nell’accezione più biologica del termine). Questo è un concetto che deve essere recepito.
MODE SUPERQUARK ON:
Immaginate di ascoltare l’adagio sulla quarta corda di J.S. Bach… ;-)
Il famoso naturalista Linneo già nel 700 classificava le specie viventi. La Chiesa ci ha ‘insegnato’ (leggi indottrinato) che l’uomo è un essere superiore (e gli animali al contrario sono inferiori), che esiste un’anima che ci differenzia dagli animali e via discorrendo. Panzane. Qualsiasi biologo, naturalista, antropologo, etologo, paleontologo, zoologo che si rispetti confermerà che l’uomo è un animale. Anzi, per essere più precisi, secondo la classificazione tassonomica delle scienze naturali, l’uomo appartiene al:
  1. Regno: Animale
  2. Tipo: Cordati
  3. Sottotipo: Vertebrati
  4. Classe: Mammiferi
  5. Ordine: Primati
  6. Famiglia: Ominidi
  7. Genere: Homo
  8. Specie: Homo Sapiens
La distinzione tra animale e vegetale mi sembra superflua. Appartengono al tipo dei cordati tutti quegli animali dotati di una ‘corda’ di sostegno, di una sorta di ’spina dorsale’, un’asse portante, almeno in una fase della loro vita. All’interno dei cordati troviamo gli invertebrati e i vertebrati. Poiché l’uomo è dotato di vertebre, appartiene al sottotipo dei vertebrati. I vertebrati si distinguono in 5 classi diverse: anfibi, pesci, rettili, uccelli e mammiferi. Tralasciando le prime 4, vediamo le caratteristiche che contraddistinguono i mammiferi (classe della quale fa parte l’uomo). Il termine ‘mammifero’ dal latino mamma (cioè mammella) e fero (cioè ‘porto’, portatore), significa animale portatore di mammelle. Infatti i mammiferi sono animali dotati di peli e di mammelle e quindi allattano i piccoli. Sono dotati di un cuore a quattro scomparti (due atrii e due ventricoli), possiedono un diaframma (che divide il torace dall’addome), hanno 7 vertebre cervicali (a parte i bradipi), sono dotati di mandibola e di denti specializzati, hanno 4 arti terminanti con 5 dita (in alcuni sono regredite), sono vivipari, le femmine producono latte e hanno un sistema nervoso evoluto. I mammiferi si suddividono in una trentina di ordini (di cui credo 18 ancora viventi):
  1. Monotremi (ornitorinchi, echidna)
  2. Marsupiali (opossum, canguri, koala)
  3. Insettivori (ricci, talpe)
  4. Dermotteri (i lemuri ‘volanti’)
  5. Chirotteri (pipistrelli)
  6. Tupaidei
  7. Primati (lemuri, scimmie, uomo)
  8. Sdentati (formichieri, bradipi)
  9. Folidoti(pangolini)
  10. Lagomorfi(conigli, lepri)
  11. Roditori(topi, scoiattoli, marmotte, castori)
  12. Carnivori (canidi, felidi, orsi, foche)
  13. Tubulidentati (gli oritteropo)
  14. Cetacei (delfini, balene, capodoglio, balenottere)
  15. Sirenidi (lamantini e dugonghi)
  16. Proboscidei (elefanti)
  17. Iracoidei (procavie)
  18. Perissodattili (equini, tapiri, rinoceronti)
  19. Artiodattili (suini, ippopotami, cammelli, ruminanti)
Le caratteristiche che contraddistinguono i primati sono: maggiore mobilità delle dita, pollice opponibile (nelle scimmie anche l’alluce è opponibile), unghie appiattite (che sostituiscono gli artigli), palme e piante senza peli, sviluppo della coda (ebbene si, l’ultima vertebra coccigea, il cosiddetto ‘osso sacro’ è un residuo atavico della coda), sono quadrupedi (vedi le scimmie e i bambini piccoli) e bipedi, sono erbivori od onnivori (e hanno sviluppato una dentatura adatta allo scopo), hanno uno sviluppo consistente dell’encefalo (in particolare la corteccia cerebrale, che è la parte più evoluta del cervello, il lobo occipitale, dedicato alla vista, il lobo frontale, dedicato al controllo vocale e motorio e il lobo temporale, associato alla discriminazione dei suoni), hanno un senso dell’olfatto ridotto, un senso della vista sviluppato, per ogni parto non hanno più di uno o due figli di media, conducono una vita sociale complessa e organizzata gerarchicamente. Bene, l’uomo appartiene all’ordine dei primati. All’interno dei primati ci sono 2 sottordini: le proscimmie (tipo i lemuridi e i tarsidi) e le scimmie. Scimmie e proscimmie sono divise in una dozzina di famiglie.

Proscimmie:
  1. Tupaidi
  2. Lemuridi
  3. Indridi
  4. Daubentonidi
  5. Lorisidi
  6. Tarsidi
Scimmie:
  1. Callitricidi
  2. Cebidi
  3. Cercopitecidi
  4. Ilobatidi
  5. Pongidi
  6. Ominidi
Chi ha osservato da vicino l’espressione di un orango, non può non notare una forte somiglianza con l’uomo. All’interno della famiglia degli ominidi abbiamo il genere Homo. Il genere homo si è evoluto nel tempo (homo erectus, homo habilis, homo di Neanderthal, homo sapiens e via dicendo). L’uomo che conosciamo oggi, appartiene alla specie homo sapiens. Chiaro? Ci sono ancora dubbi? Spero di no. Spero che questo discorso sia utile per fugare qualsiasi dubbio di sorta: l’uomo è una specie animale come tante altre. Forse un po’ più intelligente (FORSE). Già ma cosa è una specie? La specie è un raggruppamento di individui simili, intesi come organismi viventi con caratteristiche biologiche e morfologiche simili (individui SPECIAlizzati appunto) che riproducendosi generano una discendenza feconda. Nella terra si stima ci siano dai 10 ai 100 milioni di specie diverse. Tanto per avere un’idea, le specie di insetti conosciute sono circa 751.000, le specie di uccelli 9.198, le specie di funghi 46.983, le specie di rettili 6.300 e le specie di mammiferi 4.170 (l’uomo è una delle 4.170 specie diverse di mammiferi conosciute). Ok, ed ora si arriva al punto cruciale: all’interno di ciascuna specie ci sono le razze (o sottospecie). Ad esempio, all’interno della specie ‘cane’ si distinguono le razza labrador, terrier, levriero, spinone, cocker, alano, dalmata. All’interno della specie ‘gatto’ si trovano le razze siamese, soriano, abissino, persiano e via dicendo.
MODE SUPERQUARK OFF
Se continuiamo a seguire il filo logico sin qui illustrato, dobbiamo ammettere la presenza di razze anche all’interno della specie umana. E qui si arriva al punto cruciale. Già, perché ci addentriamo all’interno della censura scientifica. Incredibile, ma vero: la scienza si autocensura. E la Chiesa al solito ha il suo ruolo. Già il concetto di ‘razza umana’ è totalmente fuorviante. Si dovrebbe parlare di razze umane IMHO. Alcuni scienziati non ragionano con onestà intellettuale. Alcuni in buona fede, altri meno. Inoltre c’è sempre il timore di esporsi troppo. Infatti chi inizia a parlare di razze, viene visto con sospetto: tra il concetto di razza e quello di razzismo il passo può essere brevissimo. A dire il vero però, occorre fare una differenza: un conto è ammettere la presenza di razze umane diverse, un altro è discriminarle. Eppure se si cercano degli studi sulle razze umane, si incontrano degli ostacoli. Se l’uomo è una specie animale come un’altra, se ogni specie è divisa in razze diverse, perché non ammettere l’esistenza di razze umane diverse? Morfologicamente parlando, un asiatico è certamente diverso da un europeo o da un africano. O no? Prendiamo un finlandese, un nigeriano e un cinese: presentano delle differenze morfologiche? Direi di si, non ammetterle significherebbe negare l’evidenza: il colore della pelle, la statura, la forma degli occhi e via dicendo. Ehm…Dato che non sono né uno scienziato né un giornalista, zoologi paleontologi, antropologi et similia, non me ne vogliano qualora questo post dovesse contenere delle inesattezze. Al solito, chi notasse qualcosa fuori posto è fortemente incoraggiato ad evidenziarlo con un commento! Grazie.

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Venerdì 16 Marzo 2007

Lo dicevo io che la censura in Rete è in aumento…

Archiviato in: Internet, Censura — Maurizio ( 21:32 )

Uno studio realizzato dalla OpenNet Initiative (portato avanti dalla Harvard Law School, la University of Toronto,la University of Cambridge e la University of Oxford) evidenzia una pericolosa tendenza. Secondo lo studio, “sarebbero almeno 2 dozzine i paesi che praticano forme di censura digitale”. Si tratta di “una forte tendenza nella direzione sbagliata” come ha affermato John Palfrey, direttore del Centro per Internet e Società di Harvard. (fonte: Repubblica.it). Ma questa tendenza è sotto gli occhi di tutti a mio avviso, non credo serva uno studio apposito per evidenziare questo fastidioso andazzo adottato dai governi di vari paesi. Meno male che c’è una notizia in controtendenza: dopo le varie pressioni da parte dei sostenitori della privacy in Rete, Google ha annunciato nel suo blog che l’indirizzo IP verrà cancellato dalla base dati dopo tempo variabile tra 18 e 24 mesi. Ricordo a tutti coloro che temessero la violazione della privacy, che esistono strumenti come TOR che consentono l’accesso ad Internet in modo anonimo. Personalmente non ho mai utilizzato tali strumenti per due motivi: primo, ritengo di non avere informazioni personali e riservate da nascondere (i miei dati sono pubblici), secondo, perché preferisco combattere per un paese libero, senza restrizioni o vincoli di sorta, piuttosto che dover utilizzare strumenti - peraltro perfettamente leciti - per aggirare le restrizioni.

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Lunedì 5 Febbraio 2007

Censura Internet in Thailandia

Archiviato in: Censura — Maurizio ( 13:27 )

Quasi 50.000 siti web censurati in Thailandia. Stando a quanto dichiarato da FACT (Freedom Against Censorship Thailand, un’associazione per la salvaguardia della libertà di espressione e contro la censura in Thailandia), l’11 gennaio 2007, la lista nera ufficiale, conteneva 13.435 siti web sotto censura, con un incremento del 500% rispetto alla vecchia lista del 13 ottobre 2006. Insomma, un vero e proprio giro di vite. Sempre stando a FACT, dal 2002, il governo thailandese ha dato il via ad un processo di censura della Rete che ha causato l’oscuramento di 35.000 siti web. Inizialmente la censura colpiva siti pornografici o schierati politicamente, ma attualmente non si è a conoscenza delle motivazioni che stanno alla base dei nuovi blocchi. Il fenomeno della censura di Internet è in crescita un po’ ovunque. La cosa interessante è che nemmeno i paesi democratici sembrano immuni da questa minaccia in continuo aumento. La questione merita un’indagine più approfondita, che mi riservo di affrontare in un prossimo post (fonte: Punto Informatico).

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Lunedì 29 Gennaio 2007

E vai coi divieti…

Archiviato in: Politica, Censura — Maurizio ( 13:28 )

Commentando sarcasticamente il recente decreto del Ministro Gentiloni in merito alle misure da adottare contro la pedopornografia ebbi a dire: “non mi piace l’impianto di censura che vogliono mettere in piedi…e poi la colpa magari è dei genitori che non educano e che sono assenti, non di Internet. Che facciamo allora, vietiamo i cellulari a scuola?”. Detto fatto! O quasi…Mi hanno sentito?

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Giovedì 18 Gennaio 2007

Parli di Marijuana? Ti sequestro il sito!

Archiviato in: Web, Censura — Maurizio ( 10:29 )

Leggendo questa notizia su Punto Informatico, non credo ai miei occhi. E’ stato sequestrato dalla Polizia Postale un sito web dove venivano fornite informazioni su sostanze allucinogene in circolazione sul mercato illegale e sui loro effetti. Inoltre il sito forniva indicazioni sulla loro coltivazione, preparazione e modalità d’uso. Tutto questo stando a quanto scritto da Punto Informatico. Occorre fidarsi, in quanto il sito in questione (www.psicoattivo.it) è sotto sequestro e non è possibile verificarne il contenuto. Al posto del sito si trova una pagina della Polizia Postale. Stando sempre a quanto dichiarato da Punto Informatico, non si tratta di un caso isolato, in quanto già nel 2005 furono censurati alcuni siti ed il webmaster arrestato. I siti in questione sono www.marjuana.it e www.semini.it. Ora, il cervello è una massa di materia grigiastra che ha come scopo principale la produzione di pensiero. Cioè serve per riflettere. Essendo un essere vivente dotato di cervello, non riesco ad esimermi dal praticare questa ‘bizzarra’ pratica. I pensieri che fluttuano all’interno della mia scatola cranica sono i seguenti: i siti web di cui sopra, non sono stati sequestrati perché diffondevano informazioni, perché in Italia (stato di diritto, democratico e liberale), la diffusione di informazioni non è reato (anzi, è tutelata dall’articolo 21 della Costituzione). Stando a quanto recita la Costituzione la stampa (e quindi anche i siti web) non può essere soggetta a censura o sequestri. Tranne nei casi di violazione delle norme della legge sulla stampa. I siti web di cui sopra non sono stati sequestrati perché vendevano semi di cannabis, in quanto tale pratica in Italia è del tutto legale. In Italia infatti, è vietata la coltivazione della cannabis (da 6 a 20 anni di reclusione; la legge 49/2006, cosiddetta Fini-Giovanardi non non chiarisce la differenza tra coltivazione per uso personale e coltivazione per vendita e spaccio) ma non il possesso dei semi, che possono essere usati per altri fini (ad esempio per collezionismo). Quindi ricapitolando: i siti web di cui sopra fornivano informazioni su sostanze allucinogene e stupefacenti (ed è legale), vendevano semi di cannabis (ed è legale in quanto i semi in sé non sono considerati sostanza stupefacente dalla legge italiana). Dov’è allora l’inghippo? Bene, l’insieme di tutti questi fatti, viene considerata istigazione alla coltivazione (che è illegale). Ma questa argomentazione a dire il vero sembra pretestuosa. Se ciò fosse vero, allora dovremmo sequestrare e censurare migliaia di siti web. In Rete infatti, è possibile trovare qualsiasi tipo di informazione. E sottolineo la parola qualsiasi. Questo fatto, la politica italiana sembra ignorarlo. Ma perché invece di preoccuparci dei siti web che diffondono informazioni, non ci preoccupiamo di quei siti web che non le diffondono? Il portale Italia.it è un sito web annunciato da anni, costato ben 45 milioni di euro ai contribuenti italiani ed ecco cosa ci offre: Italia.it. Sono anni che periodicamente digito l’indirizzo di quel sito per vedere se finalmente sono riusciti a scriverci qualcosa! Anni. Il sito Italia.it si trova in quella situazione dal 3 giugno del 2004. Ancora mi ricordo quando lessi la notizia quasi 3 anni fa…pensai…45 milioni di euro per un portale? E pensare che io stavo creando qualcosa di simile per molto meno…un portale sul turismo a livello mondiale, dedicandomici durante il tempo libero. Ancora ricordo l’inserimento degli indirizzi dei siti web di tutti i comuni italiani…più di 8.000 comuni, tutti inseriti a mano, in circa un mese di lavoro (nel tempo libero). Due sole persone per inserire tutti quei dati. In un mese. Con Italia.it qualche azienda si è intascata 45 milioni di euro e non ha fatto nulla! Ma perché non hanno chiamato a me dico io: gli facevo lo stesso lavoro ad un millesimo di quel prezzo! Leggendo questo post vedo che qualcuno è arrivato alle mie stesse conclusioni. Il dominio Italia.it è intestato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Bene! Ma questa storia meriterebbe un post a parte. Tornando al discorso sequestro e censura, mi torna in mente il libro “Spaghetti hacker” di Stefano Chiccarelli e Andrea Monti. Nel libro viene raccontata la storia dell’hacking in Italia. Cosa mi fa associare questo post a quel libro? La parola ’sequestro’. E’ un libro interessante che consiglio a tutti di leggere. Ma non solo. Mi tornano in mente i siti stranieri di scommesse online (censurati dall’AAMS). Mi torna in mente l’ultimo decreto Gentiloni (che legalizza la censura con il pretesto della pedopornografia). Insomma, l’Italia sembrerebbe un paese dalla censura facile. E questa è la cosa che meno sopporto. Non dico cosa penso in fatto di cannabis, perché altrimenti la Polizia Postale oscura questo blog (non può sequestrare i server di Googe infatti) e come minimo mi arresta per istigazione al consumo di canne. Non dico neanche quanti danni ormai accertati dalla comunità scientifica mondiale possa arrecare il tabacco. Dico solo che quando diedi l’esame di fisiologia ed igiene del lavoro industriale, circa 20 anni fa, lessi una paginetta che illustrava tali danni e rimasi senza parole (chissà che ne pensa Veronesi). Dico solo che lo Stato Italiano incassa circa il 75% del costo di un pacchetto di sigarette (tra IVA, accise e dazio) e - nonostante questo palese conflitto di interessi - ostenta la sua ipocrisia in un modo che a parer mio offende l’intelligenza degli italiani. Accidenti, non riesco a smettere di divagare, ma queste faccende mi indignano. Come recita la celebre frase di Stewart Brand: “information wants to be free”, l’informazione deve essere libera e protetta da censure. Tutto ciò che è censura non fa parte di un paese realmente libero a mio avviso. Il termine stesso ‘censura’ mi incute timore. Ecco perché dobbiamo combatterla in modo forte, chiaro e deciso.

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Lunedì 8 Gennaio 2007

Censura Internet: Italia come Cina?

Archiviato in: Internet, Censura — Maurizio ( 11:29 )

Sono sempre stato convinto dell’ignoranza dei politici italiani nei confronti di quel potente mezzo di comunicazione che è Internet. Ho sempre imputato le loro ‘bizzarre’ normative riguardanti la Rete, ad una scarsa conoscenza del mezzo. Sono dei burocrati goffi ed impacciati, e vecchi ‘mentalmente’ per capire uno strumento così moderno come Internet, pensavo. Ma forse non ho mai capito nulla. Forse mi sono sempre sbagliato. Forse i politici italiani stanno iniziando a capire le potenzialità di Internet ed iniziano ad averne timore. Infatti, rileggendo l’articolo Cassandra Crossing/Italia come Cina (Punto Informatico), ho iniziato a vedere sotto un’altra luce il recente decreto contro la pedopornografia in Rete firmato dal ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di mettere insieme tutti i pezzi del puzzle:
  • legge 7 marzo 2001: in base a tale legge chiunque voglia pubblicare informazioni su un sito web deve ottemperare a speciali disposizioni e - se le informazioni pubblicate hanno carattere periodico - deve registrare il sito presso il tribunale come qualsiasi testata giornalistica (infatti tale legge assimila un sito web siffatto, ad una testata giornalistica). Coloro che non si adeguano a tale normativa sono puniti con reclusione fino a 2 anni (cfr. Punto Informatico)
  • 15 aprile 2004: legge 106/2004 dell’ex ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani. Secondo tale legge tutti i siti web italiani devono depositare una copia elettronica del sito stesso presso le biblioteche centrali di Roma e Firenze. Motivo apparente della norma: “al fine di conservare la memoria della cultura e della vita sociale italiana”
  • 27 luglio 2005: decreto Pisanu. Il decreto impone i fornitori di accesso Internet a tenere traccia di e-mail, siti web, p2p - insomma di tutto il traffico generato dai loro utenti - per un periodo non inferiore a 6 mesi. Cioè tutto ciò che fai in rete viene registrato dal tuo provider per 6 mesi. Scopo del decreto? Per combattere il terrorismo!
  • Finanziaria 2006: provvedimento dell’AAMS (Azienda Autonoma dei Monopoli di Stato) che censura 500 siti dedicati alle scommesse ed ai giochi di azzardo online
  • 2007: riconfermato il provvedimento attuato dall’AAMS e firmato decreto conto la pedopornografia in Rete dal ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni. Il decreto Gentiloni impone ai provider la censura dei siti pedopornografici. Ieri i siti di scommesse, oggi i siti pedopornografici, a quando i siti politici?

Non male come trend. Ma ricapitoliamo: registriamo tutti i siti italiani per conservare la cultura italiana; registriamo il sito al tribunale perché è come se fosse un giornale; censuriamo i siti stranieri di lotterie e casinò perché solo AAMS può gestire le lotterie; teniamo traccia almeno per 6 mesi di tutto quello che fanno i navigatori italiani per evitare il terrorismo; oscuriamo i siti cattivi per proteggere gli italiani dalla pedopornografia. Coincidenze? Politici goffi ed impacciati? Mah…

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