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Venerdì 16 Marzo 2007

Lo dicevo io che la censura in Rete è in aumento…

Archiviato in: Internet, Censura — Maurizio ( 21:32 )

Uno studio realizzato dalla OpenNet Initiative (portato avanti dalla Harvard Law School, la University of Toronto,la University of Cambridge e la University of Oxford) evidenzia una pericolosa tendenza. Secondo lo studio, “sarebbero almeno 2 dozzine i paesi che praticano forme di censura digitale”. Si tratta di “una forte tendenza nella direzione sbagliata” come ha affermato John Palfrey, direttore del Centro per Internet e Società di Harvard. (fonte: Repubblica.it). Ma questa tendenza è sotto gli occhi di tutti a mio avviso, non credo serva uno studio apposito per evidenziare questo fastidioso andazzo adottato dai governi di vari paesi. Meno male che c’è una notizia in controtendenza: dopo le varie pressioni da parte dei sostenitori della privacy in Rete, Google ha annunciato nel suo blog che l’indirizzo IP verrà cancellato dalla base dati dopo tempo variabile tra 18 e 24 mesi. Ricordo a tutti coloro che temessero la violazione della privacy, che esistono strumenti come TOR che consentono l’accesso ad Internet in modo anonimo. Personalmente non ho mai utilizzato tali strumenti per due motivi: primo, ritengo di non avere informazioni personali e riservate da nascondere (i miei dati sono pubblici), secondo, perché preferisco combattere per un paese libero, senza restrizioni o vincoli di sorta, piuttosto che dover utilizzare strumenti - peraltro perfettamente leciti - per aggirare le restrizioni.

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Lunedì 5 Febbraio 2007

Censura Internet in Thailandia

Archiviato in: Censura — Maurizio ( 13:27 )

Quasi 50.000 siti web censurati in Thailandia. Stando a quanto dichiarato da FACT (Freedom Against Censorship Thailand, un’associazione per la salvaguardia della libertà di espressione e contro la censura in Thailandia), l’11 gennaio 2007, la lista nera ufficiale, conteneva 13.435 siti web sotto censura, con un incremento del 500% rispetto alla vecchia lista del 13 ottobre 2006. Insomma, un vero e proprio giro di vite. Sempre stando a FACT, dal 2002, il governo thailandese ha dato il via ad un processo di censura della Rete che ha causato l’oscuramento di 35.000 siti web. Inizialmente la censura colpiva siti pornografici o schierati politicamente, ma attualmente non si è a conoscenza delle motivazioni che stanno alla base dei nuovi blocchi. Il fenomeno della censura di Internet è in crescita un po’ ovunque. La cosa interessante è che nemmeno i paesi democratici sembrano immuni da questa minaccia in continuo aumento. La questione merita un’indagine più approfondita, che mi riservo di affrontare in un prossimo post (fonte: Punto Informatico).

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Lunedì 29 Gennaio 2007

E vai coi divieti…

Archiviato in: Politica, Censura — Maurizio ( 13:28 )

Commentando sarcasticamente il recente decreto del Ministro Gentiloni in merito alle misure da adottare contro la pedopornografia ebbi a dire: “non mi piace l’impianto di censura che vogliono mettere in piedi…e poi la colpa magari è dei genitori che non educano e che sono assenti, non di Internet. Che facciamo allora, vietiamo i cellulari a scuola?”. Detto fatto! O quasi…Mi hanno sentito?

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Giovedì 18 Gennaio 2007

Parli di Marijuana? Ti sequestro il sito!

Archiviato in: Web, Censura — Maurizio ( 10:29 )

Leggendo questa notizia su Punto Informatico, non credo ai miei occhi. E’ stato sequestrato dalla Polizia Postale un sito web dove venivano fornite informazioni su sostanze allucinogene in circolazione sul mercato illegale e sui loro effetti. Inoltre il sito forniva indicazioni sulla loro coltivazione, preparazione e modalità d’uso. Tutto questo stando a quanto scritto da Punto Informatico. Occorre fidarsi, in quanto il sito in questione (www.psicoattivo.it) è sotto sequestro e non è possibile verificarne il contenuto. Al posto del sito si trova una pagina della Polizia Postale. Stando sempre a quanto dichiarato da Punto Informatico, non si tratta di un caso isolato, in quanto già nel 2005 furono censurati alcuni siti ed il webmaster arrestato. I siti in questione sono www.marjuana.it e www.semini.it. Ora, il cervello è una massa di materia grigiastra che ha come scopo principale la produzione di pensiero. Cioè serve per riflettere. Essendo un essere vivente dotato di cervello, non riesco ad esimermi dal praticare questa ‘bizzarra’ pratica. I pensieri che fluttuano all’interno della mia scatola cranica sono i seguenti: i siti web di cui sopra, non sono stati sequestrati perché diffondevano informazioni, perché in Italia (stato di diritto, democratico e liberale), la diffusione di informazioni non è reato (anzi, è tutelata dall’articolo 21 della Costituzione). Stando a quanto recita la Costituzione la stampa (e quindi anche i siti web) non può essere soggetta a censura o sequestri. Tranne nei casi di violazione delle norme della legge sulla stampa. I siti web di cui sopra non sono stati sequestrati perché vendevano semi di cannabis, in quanto tale pratica in Italia è del tutto legale. In Italia infatti, è vietata la coltivazione della cannabis (da 6 a 20 anni di reclusione; la legge 49/2006, cosiddetta Fini-Giovanardi non non chiarisce la differenza tra coltivazione per uso personale e coltivazione per vendita e spaccio) ma non il possesso dei semi, che possono essere usati per altri fini (ad esempio per collezionismo). Quindi ricapitolando: i siti web di cui sopra fornivano informazioni su sostanze allucinogene e stupefacenti (ed è legale), vendevano semi di cannabis (ed è legale in quanto i semi in sé non sono considerati sostanza stupefacente dalla legge italiana). Dov’è allora l’inghippo? Bene, l’insieme di tutti questi fatti, viene considerata istigazione alla coltivazione (che è illegale). Ma questa argomentazione a dire il vero sembra pretestuosa. Se ciò fosse vero, allora dovremmo sequestrare e censurare migliaia di siti web. In Rete infatti, è possibile trovare qualsiasi tipo di informazione. E sottolineo la parola qualsiasi. Questo fatto, la politica italiana sembra ignorarlo. Ma perché invece di preoccuparci dei siti web che diffondono informazioni, non ci preoccupiamo di quei siti web che non le diffondono? Il portale Italia.it è un sito web annunciato da anni, costato ben 45 milioni di euro ai contribuenti italiani ed ecco cosa ci offre: Italia.it. Sono anni che periodicamente digito l’indirizzo di quel sito per vedere se finalmente sono riusciti a scriverci qualcosa! Anni. Il sito Italia.it si trova in quella situazione dal 3 giugno del 2004. Ancora mi ricordo quando lessi la notizia quasi 3 anni fa…pensai…45 milioni di euro per un portale? E pensare che io stavo creando qualcosa di simile per molto meno…un portale sul turismo a livello mondiale, dedicandomici durante il tempo libero. Ancora ricordo l’inserimento degli indirizzi dei siti web di tutti i comuni italiani…più di 8.000 comuni, tutti inseriti a mano, in circa un mese di lavoro (nel tempo libero). Due sole persone per inserire tutti quei dati. In un mese. Con Italia.it qualche azienda si è intascata 45 milioni di euro e non ha fatto nulla! Ma perché non hanno chiamato a me dico io: gli facevo lo stesso lavoro ad un millesimo di quel prezzo! Leggendo questo post vedo che qualcuno è arrivato alle mie stesse conclusioni. Il dominio Italia.it è intestato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Bene! Ma questa storia meriterebbe un post a parte. Tornando al discorso sequestro e censura, mi torna in mente il libro “Spaghetti hacker” di Stefano Chiccarelli e Andrea Monti. Nel libro viene raccontata la storia dell’hacking in Italia. Cosa mi fa associare questo post a quel libro? La parola ’sequestro’. E’ un libro interessante che consiglio a tutti di leggere. Ma non solo. Mi tornano in mente i siti stranieri di scommesse online (censurati dall’AAMS). Mi torna in mente l’ultimo decreto Gentiloni (che legalizza la censura con il pretesto della pedopornografia). Insomma, l’Italia sembrerebbe un paese dalla censura facile. E questa è la cosa che meno sopporto. Non dico cosa penso in fatto di cannabis, perché altrimenti la Polizia Postale oscura questo blog (non può sequestrare i server di Googe infatti) e come minimo mi arresta per istigazione al consumo di canne. Non dico neanche quanti danni ormai accertati dalla comunità scientifica mondiale possa arrecare il tabacco. Dico solo che quando diedi l’esame di fisiologia ed igiene del lavoro industriale, circa 20 anni fa, lessi una paginetta che illustrava tali danni e rimasi senza parole (chissà che ne pensa Veronesi). Dico solo che lo Stato Italiano incassa circa il 75% del costo di un pacchetto di sigarette (tra IVA, accise e dazio) e - nonostante questo palese conflitto di interessi - ostenta la sua ipocrisia in un modo che a parer mio offende l’intelligenza degli italiani. Accidenti, non riesco a smettere di divagare, ma queste faccende mi indignano. Come recita la celebre frase di Stewart Brand: “information wants to be free”, l’informazione deve essere libera e protetta da censure. Tutto ciò che è censura non fa parte di un paese realmente libero a mio avviso. Il termine stesso ‘censura’ mi incute timore. Ecco perché dobbiamo combatterla in modo forte, chiaro e deciso.

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Lunedì 8 Gennaio 2007

Censura Internet: Italia come Cina?

Archiviato in: Internet, Censura — Maurizio ( 11:29 )

Sono sempre stato convinto dell’ignoranza dei politici italiani nei confronti di quel potente mezzo di comunicazione che è Internet. Ho sempre imputato le loro ‘bizzarre’ normative riguardanti la Rete, ad una scarsa conoscenza del mezzo. Sono dei burocrati goffi ed impacciati, e vecchi ‘mentalmente’ per capire uno strumento così moderno come Internet, pensavo. Ma forse non ho mai capito nulla. Forse mi sono sempre sbagliato. Forse i politici italiani stanno iniziando a capire le potenzialità di Internet ed iniziano ad averne timore. Infatti, rileggendo l’articolo Cassandra Crossing/Italia come Cina (Punto Informatico), ho iniziato a vedere sotto un’altra luce il recente decreto contro la pedopornografia in Rete firmato dal ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di mettere insieme tutti i pezzi del puzzle:
  • legge 7 marzo 2001: in base a tale legge chiunque voglia pubblicare informazioni su un sito web deve ottemperare a speciali disposizioni e - se le informazioni pubblicate hanno carattere periodico - deve registrare il sito presso il tribunale come qualsiasi testata giornalistica (infatti tale legge assimila un sito web siffatto, ad una testata giornalistica). Coloro che non si adeguano a tale normativa sono puniti con reclusione fino a 2 anni (cfr. Punto Informatico)
  • 15 aprile 2004: legge 106/2004 dell’ex ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani. Secondo tale legge tutti i siti web italiani devono depositare una copia elettronica del sito stesso presso le biblioteche centrali di Roma e Firenze. Motivo apparente della norma: “al fine di conservare la memoria della cultura e della vita sociale italiana”
  • 27 luglio 2005: decreto Pisanu. Il decreto impone i fornitori di accesso Internet a tenere traccia di e-mail, siti web, p2p - insomma di tutto il traffico generato dai loro utenti - per un periodo non inferiore a 6 mesi. Cioè tutto ciò che fai in rete viene registrato dal tuo provider per 6 mesi. Scopo del decreto? Per combattere il terrorismo!
  • Finanziaria 2006: provvedimento dell’AAMS (Azienda Autonoma dei Monopoli di Stato) che censura 500 siti dedicati alle scommesse ed ai giochi di azzardo online
  • 2007: riconfermato il provvedimento attuato dall’AAMS e firmato decreto conto la pedopornografia in Rete dal ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni. Il decreto Gentiloni impone ai provider la censura dei siti pedopornografici. Ieri i siti di scommesse, oggi i siti pedopornografici, a quando i siti politici?

Non male come trend. Ma ricapitoliamo: registriamo tutti i siti italiani per conservare la cultura italiana; registriamo il sito al tribunale perché è come se fosse un giornale; censuriamo i siti stranieri di lotterie e casinò perché solo AAMS può gestire le lotterie; teniamo traccia almeno per 6 mesi di tutto quello che fanno i navigatori italiani per evitare il terrorismo; oscuriamo i siti cattivi per proteggere gli italiani dalla pedopornografia. Coincidenze? Politici goffi ed impacciati? Mah…

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Sabato 2 Dicembre 2006

Google, YouTube e la censura

Archiviato in: Google, Censura — Maurizio ( 10:03 )

E’ di questi giorni la notizia del video pubblicato su YouTube (recentemente acquistato da Google) del giovane disabile vessato da un gruppo di minorenni. I minori hanno filmato la scena e l’hanno pubblicata su YouTube. Il video è stato visto da moltissime persone ed alla fine è scoppiato il caso. E’ inutile discutere sulla disgustosa vicenda - che va sicuramente condannata - ma forse è il caso di parlare delle pericolose reazioni che tale video ha scatenato. Infatti due responsabili della divisione italiana di Google sono finiti sotto inchiesta. Il ministro dell’istruzione Giuseppe Fioroni (Margherita) ha invocato nuove norme per ‘regolamentare’ l’accesso alla rete. Ecco, ci risiamo: ritornano alla ribalta i censori italiani. Sono passati quasi 10 anni da quando Internet iniziava ad essere conosciuta in Italia (in realtà la Rete esiste da più di 30 anni) e i primi censori italiani - che ancora non avevano ben chiaro cosa fosse Internet - iniziavano a blaterare riguardo impellenti ed improcrastinabili regole in merito all’accesso alla rete. Già, allora la rete veniva identificata da politici e giornalisti come un covo di pornografi e di pedofili. L’ignoranza regnava sovrana allora, in quanto di tutta la rete si conosceva a malapena l’allora neonato WWW che, rammento, è solo UNO dei vari servizi che sono presenti su Internet. Internet infatti è una rete mondiale che permette di veicolare al suo interno una moltitudine di servizi come IRC, come i Newsgroup, come Telnet, FTP e molti altri. Dopo 10 anni credevo che finalmente fosse abbastanza chiaro per tutti di cosa si parla quando si pronuncia la parola Internet. Beh, forse mi sbagliavo: esistono ancora persone che aspirano ad una regolamentazione dell’accesso alla Rete. Internet è anarchico per natura. Non è possibile regolamentarlo. Certo, la censura è sempre possibile, basti pensare alla Cina o all’Iran, ma di certo la censura è un bavaglio che non deve essere assolutamente presente nei paesi liberali e democratici. Ma torniamo al caso Google: è assurdo ritenere responsabile dei contenuti un motore di ricerca! Certi atteggiamenti li troviamo solo - ripeto - in paesi come la Cina, dove sono in vigore norme in materia di censura per nulla auspicabili qui da noi. Google qui fa il suo lavoro (tra l’altro anche bene): scandaglia la rete e mostra i contenuti trovati a chiunque effettui delle ricerche mirate. Come si può ritenerlo responsabile di quanto trova in rete? Infine occorre anche dire che Google, dal canto suo, ha prontamente rimosso il video in questione. Del resto è già presente una direttiva europea (la 2000/31/CE) dove viene espressamente dichiarato che non esiste un obbligo di sorveglianza preventivo in merito ai contenuti a carico del fornitore di servizi Internet. La direttiva 2000/31/CE è stata recepita in Italia con il decreto legislativo 70/2003: il ministro Fioroni se ne è forse dimenticato? Una cosa vorrei dire al ministro dell’istruzione: si occupi delle condizioni scandalose nelle quali versa la scuola italiana invece di occuparsi di Internet! I genitori e gli educatori dove sono finiti? Se alcuni minori filmano delle scene riprovevoli e poi le pubblicano è colpa di un motore di ricerca o degli insegnanti e dei genitori che latitano? Vogliamo parlare dei video porno creati sempre da minori e fatti circolare mediante i cellulari? E’ forse colpa dei telefonini se accadono tali fatti? Su questi fatti si è pronunciata anche ALCEI (una libera associazione di cittadini per la salvaguardia della libertà di opinione in Rete) che sin dal 1996 denuncia la strumentalizzazione di un tema scottante come la protezione dei minori per fini di mera propaganda politica ed infimi interessi.

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