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Sabato 24 Marzo 2007

L’8 per mille dei pacifisti sovvenzionò la guerra in Iraq

Archiviato in: Politica, Scandali, Diritti civili, Guerra — Maurizio ( 10:25 )

Parlando con la gente, noto spesso un atteggiamento di scetticismo nei miei confronti. Mi capita spesso quando parlo delle malefatte della Chiesa ai credenti, o della politica ‘bizzarra’ di Berlusconi ai suoi fan. Della serie: non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ecco perché non discuto più a voce, ma scrivo tutto in questo blog, citando le fonti. A proposito di Berlusconi, ho appena scoperto che una parte dell’8 per mille che doveva essere utilizzato per gli aiuti al terzo mondo, è stato utilizzato per la guerra in Iraq. Per gli scettici, metto ben 3 link: L’Unità, Il Corriere della Sera e La Repubblica. Ecco come si ingannano gli italiani. Questa ‘piccola’ magagna, da sola, dovrebbe far riflettere tutti coloro che hanno votato determinati personaggi…

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Mercoledì 21 Marzo 2007

Sprecomeno subito: parliamo ancora di acqua

Archiviato in: Ambiente, Diritti civili, Acqua — Maurizio ( 19:22 )

Riparliamo di acqua. Axell mi ricorda che domani è la Giornata Mondiale dell’acqua. Da domani, 22 marzo, parte anche l’iniziativa AMREF Sprecomeno subito. L’iniziativa dura un mese (fino al 22 aprile) ed ha come scopo la sensibilizzazione nei confronti del problema della scarsità dell’acqua. E’ “un appello a ridurre gli sprechi in Italia e una raccolta fondi per portare acqua potabile e igiene nelle scuole del Nord Uganda.”. Questa è l’immagine che possiamo mettere nei nostri blog per informare dell’iniziativa:

Giornata Mondiale dell’Acqua

Il link da associare all’immagine è il seguente:

http://www.amref.it/Locator.cfm?PageID=3657

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Domenica 11 Marzo 2007

Neutralità della Rete

Archiviato in: Diritti civili, Internet, Open source — Maurizio ( 21:19 )

Sul blog di catepol ho visto questo interessante video documentario sulla neutralità della Rete:
Allora ho cercato su Youtube e ho trovato un video in italiano che parla della neutralità della Rete:


Ora, i concetti di neutralità della Rete, così come quello di open source, sono molto importanti. Sono punti cardini sui quali si impernia la democrazia e la nostra libertà. Se avete problemi con il video in inglese, date un’occhiata a quello in italiano. Poi, una volta visti i video, FATELI CIRCOLARE. Il potere dei blog è enorme: usiamolo. Smettiamo di guardare passivamente ciò che accade intorno a noi, diamoci da fare per cambiare le cose.
Per chi volesse condividere il primo video, il codice shockwave è il seguente:

<object width=”425″ height=”350″>
<param name=”movie” value=”http://www.youtube.com/v/JP_3WnJ42kw”></param>
<param name=”wmode” value=”transparent”></param>
<embed src=”http://www.youtube.com/v/JP_3WnJ42kw” type=”application/x-shockwave-flash” wmode=”transparent” width=”425″ height=”350″>
</embed></object>

Il codice del secondo video (quello in italiano) è questo:

<object width=”425″ height=”350″>
<param name=”movie” value=”http://www.youtube.com/v/JP_3WnJ42kw”></param>
<param name=”wmode” value=”transparent”></param>
<embed src=”http://www.youtube.com/v/7lfnnj_FnJA” type=”application/x-shockwave-flash” wmode=”transparent” width=”425″ height=”350″>
</embed></object>

Copiate ed incollate tranquillamente!
;-)
Per chi usa Wordpress: il problema dei tag embed (il codice flash shockwave sparisce!) ci sono dei plugin fatti apposta per inserire questo tipo di codice. Io uso Viper’s Video Quicktags.

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Mercoledì 14 Febbraio 2007

Petizione per Karim Amer

Archiviato in: Diritti civili, Petizioni — Maurizio ( 12:58 )

Domani, 15 febbraio è prevista una manifestazione mondiale alla quale parteciperanno Roma, New York, Parigi, Londra, Bucarest, Ottawa, Washington per richiedere la liberazione di Karim Amer ale autorità egiziane. Karim Amer è un ragazzo egiziano di 22 anni, arrestato per aver espresso sul suo blog le proprie opinioni nei confronti del regime autoritario del Presidente Mubarak. C’è anche una petizione online. Firmiamo in tanti e diffondiamo la notizia.

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Domenica 15 Ottobre 2006

Questi sporchi immigrati clandestini…

Archiviato in: Politica, Diritti civili — Maurizio ( 02:11 )

“SONO Mariana Dontcheva, curatrice del museo archeologico di Varna, in Bulgaria. Ho perso per cinque giorni la mia libertà, ho deciso di raccontarvi la mia esperienza al Cpt di Ragusa…”

Mariana Dontcheva è curatrice del museo archeologico di Varna, in Bulgaria, parla sei lingue, viene da Parigi, ha la carta d’identità, ma ritarda di qualche giorno la richiesta del permesso di soggiorno. Questo ‘terribile’ errore sarà sufficiente per farle perdere la libertà per 5 lunghi giorni. Mariana Dontcheva infatti, finisce in un centro di accoglienza italiano. La notizia, tratta dal quotidiano ‘La Repubblica’ risale al 28 Settembre 2006. Si tratta di una notizia vecchia, ma Mariana Dontcheva scrive un diario che testimonia quei 5 giorni passati nel CPT di Ragusa: non potevo evitare di trascrivere il testo di quel diario nel mio blog…

Mercoledi, 20 settembre E’ un pomeriggio sereno. Sono a Grosseto a trovare il mio amico che tra qualche giorno dovrà sottoporsi ad un intervento in ospedale. Due carabinieri bussano alla porta di casa e chiedono i nostri passaporti. Li guardano, li sfogliano, poi ci dicono che dobbiamo andare in caserma per firmare dei documenti… Lì mi sottopongono un questionario, chiarisco i motivi del mio arrivo in Italia e compilo i miei dati personali. Firmo anche un altro foglio, mi spiegano che servirà alla questura dove mi dovrò presentare il giorno dopo. Ci invitano a salire in macchina, partiamo… ma non ci riportano a casa. Chiedo dove stiamo andando, capisco che la destinazione è un’altra caserma . Servono altri accertamenti, i carabinieri dicono che è una procedura standard. Non sono preoccupata, ma un po’ sorpresa sì: mi prendono le impronte, mi scattano la fotografia, cose che ho visto fare con i criminali ricercati. Comincio ad essere inquieta, chiedo che cosa sta succedendo. La risposta è sempre la stessa: non si preoccupi, questa è una procedura di identificazione standard, serve per evitare che gli stranieri entrin o in Italia con un nome diverso… Sono curiosa, cerco di capire perché, per aver ritardato di qualche giorno la richiesta di un permesso di soggiorno, sono già considerata una persona che tenta di varcare il territorio italiano con un altro nome. Finalmente, dopo otto ore, riusciamo a tornare a casa.

Giovedì, 21 settembre Mi presento alla Questura la mattina presto. Sono calma, aspetto paziente il mio turno, provo a fare qualche domanda ma non tira aria, fiuto un clima nervoso, mi rassegno. Rispetto il lavoro degli altri, non è sempre facile. Passano le ore e io sono sempre lì, senza che succeda niente, senza che nessuno mi dica niente. A questo punto chiedo che cosa vogliono da me, che cosa ci faccio lì. Mi dicono: lei deve solo aspettare. Sono in un corridoio stretto, vado su e giù, comincio a preoccuparmi. All’una e mezzo, finalmente vengono da me: devo firmare un foglio. Mi comunicano che mi porteranno a Ragusa in un centro d’accoglienza. Adesso ho paura. Alla mia ennesima richiesta di capire quel che mi sta succedendo, arriva la spiegazione: sarò espulsa dall’Italia perché non ho rispettato i tempi previsti dalla legge per richiedere il permesso di soggiorno. Provo a convincerli che sono una persona perbene, che c’è sì un ritardo ma anche la buona fede. Non posso capacitarmi di essere in una situazione del genere. La legge non si interessa dei singoli casi, mi dicono, la legge è una. Piango, mi vergogno. Penso che con tutte le mie esperienze di studiosa, sempre in giro per missioni culturali nella Comunità europea, non sono riuscita a regolare in tempo una richiesta di soggiorno per pochi giorni in Italia… Non mi era mai capitata una cosa così. Mi sembra di vivere un brutto sogno. Inizia il mio lungo viaggio da Grosseto alla Sicilia. I due carabinieri della scorta sono gentili, fanno di tutto per calmarmi. In piena notte arriviamo davanti alle inferriate del Cpt di Ragusa. Ci aspettano. Vedo donne insonni con gli occhi spaventati. Ricevo lenzuola di carta, un bicchiere con il sapone liquido, un asciugamano. Mi mettono su un letto a castello.

Venerdì, 22 settembre Non riesco a dormire, mi alzo presto. Il cellulare squilla in continuazione, sto organizzando una mostra, non capiscono dove sono finita, perché non torno. Mi danno una tuta, una maglietta, calze, biancheria intima. Il personale del centro è molto gentile, cerca di capire le storie di ognuna di noi e anche di aiutarci. Mi consigliano di prendermi un avvocato e spiegare quel che mi è successo davanti ad un giudice di pace. Le ragazze detenute nel Centro mi chiedono la mia storia e mi raccontano la loro. Storie diverse con un unico finale: siamo tutte qui, al Cpt. Storie che finiscono sempre con la stessa frase: “Non ho fatto nulla di male”. Una madre con cinque figli nati in Italia, laureata in economia, una ragazza che è andata a chiedere aiuto ai carabinieri e loro l’hanno portata al Centro, una donna incinta… Alcune di loro stanno a Ragusa da più di un mese. Io intanto mi leggo le procedure, cerco di capire i dettagli della legge che mi ha portata qua dentro. Sto malissimo, mi sembra di impazzire, i miei amici francesi e italiani mi confortano costantemente.

Sabato, 23 settembre Dopo qualche minuto di conversazione, il giudice di pace mi spiega che per il mio caso non si può fare niente. L’avvocato Maria Platania è più ottimista, mi dà dei consigli. Io voglio solo andarmene al più presto da qui, voglio andare a casa mia, continuare il mio lavoro, partecipare alla presentazione del mio primo libro di poesie. Il mio Paese, la Bulgaria, entrerà nella Comunità europea tra pochi mesi, nel 2007, ma in tutti questi anni mi sono sentita sempre considerata e accettata come una cittadina europea. Sempre: fino a questa esperienza.

Domenica, 24 settembre È il giorno più duro, più lungo. Non succede niente, non si muove niente da “fuori”. Ascolto le storie delle altre donne, mille volte uguali a se stesse. C’è grande solidarietà tra di loro, si appoggiano le une alle altre, spesso piangono sdraiate sul letto oppure ridono nervosamente. Rumore di cellulari che squillano, un’attesa infinita. L’unico evento è la mensa, aspettando il lunedì.

Lunedì, 24 settembre I giornali italiani parlano di me! Questo mi aiuta, sono davvero grata alla stampa. Improvvisamente l’incubo finisce: nella notte io e altre cinque donne veniamo scortate fino a Roma. Le autorità italiane mi raccomandano al comandante dell’aereo: “Trattatela bene, è una brava persona”. Stringo di nuovo il mio passaporto, per 5 giorni non ho avuto identità. Ora sono libera. Spero che la mia storia faccia riflettere.

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Sabato 29 Luglio 2006

Indulto si o indulto no?

Archiviato in: Politica, Diritti civili — Maurizio ( 10:42 )

Non appena si apprende la notizia dell’approvazione da parte della Camera del recente disegno di legge riguardante l’indulto, si prova immediatamente sconcerto e stupore. Lo sgomento credo assalga in particolare chi - come il sottoscritto - ha votato a favore dell’attuale Governo. La sensazione immediata è la stessa che prova colui che scopre di essere stato profondamente tradito da una persona della quale si fidava ciecamente. Superata questa fase iniziale, cominciano ad affiorare i primi dubbi: possibile che l’intera coalizione di Governo ci abbia tradito così spudoratamente? Esistono forse fatti dei quali non sono a conoscenza? La ricerca di ulteriori informazioni al riguardo, si rende assolutamente necessaria. Inutile dire che cercare tali informazioni dalle fonti preposte allo scopo (i giornali) risulta insufficiente. I giornalisti pare si limitino a ripetere pedissequamente (chi più chi meno ovviamente) i dispacci di agenzie di stampa come Ansa e AdnKronos. Ma, un momento…certo, esiste la Rete! Una rapida ricerca mi ha fornito le informazioni che cercavo. Vediamo cosa ho trovato. La costituzione - la legge fondamentale dello stato italiano - è entrata in vigore il primo gennaio del 1948. L’indulto, la grazia e l’amnistia sono istituzioni previste dalla nostra costituzione (cfr. Costituzione). Le differenze sostanziali sono:
  • Grazia: viene concessa ad un solo individuo dal Presidente della Repubblica
  • Amnistia e Indulto: vengono concessi dietro delibera di 2/3 del Parlamento
  • Amnistia: estingue il reato
  • Indulto: non estingue il reato. Condona in tutto o in parte una pena o la converte in altra pena

Tali istituzioni furono concepite per salvaguardare alcuni principi liberali e democratici, basti pensare alla prima amnistia concessa dal Governo italiano nel 1946 per i reati politici: ne beneficiarono 11.800 detenuti politici. Successivamente vennero concesse 19 amnistie dal 1946 al 1986. In media una amnistia ogni due anni e un mese. Le ultime vennero concesse con i provvedimenti del 1990 e 1991 che permisero la scarcerazione di 12.237 detenuti. Tali amnistie tamponarono l’annoso problema dell’emergenza carceraria. Problema che recentemente si è inasprito anche grazie alle scelte effettuate dal precedente Governo. Vediamo tali scelte:
  • la legge sull’immigrazione Bossi-Fini. Nel 2005 le ipotesi di reato introdotte da tale legge hanno provocato 13.654 ingressi in carcere. Di queste, per 11.519 è stata contestata la violazione delle disposizioni sull’espulsione (persone che sono in carcere unicamente in quanto non in regola con il permesso di soggiorno)
  • la legge sulla tossicodipendenza Fini-Giovanardi che ha introdotto le soglie minime sul possesso illecito di stupefacenti. Il superamento di tali soglie comporta la possibilità di arresto anche in presenza di situazioni che in realtà non necessitano di custodia carceraria
  • la legge ex Cirielli (da un lato riduce i tempi di prescrizione per alcuni reati e dall’altro aumenta le pene per i recidivi)

Ma perché restituire alla libertà quei soggetti che hanno commesso dei reati per i quali è espressamente prevista la detenzione? Non è un controsenso ciò? Non si tiene in considerazione alcuna il dolore delle vittime di tali reati? Questo è il dubbio che maggiormente assale chiunque. Ecco perché si rende necessario scoprire quali soggetti beneficeranno di questo indulto. La rete ci viene ancora in aiuto mostrandoci i dati forniti dal DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria). Secondo tali dati attualmente sono reclusi 59.523 detenuti nelle 207 carceri italiane. Le strutture carcerarie attuali possono contenere al massimo 43 mila detenuti. Ciò significa che circa 20.000 detenuti sono in eccesso rispetto al numero di posti attualmente disponibili. Di questi 59.523, 19.836 sono extracomunitari (33%), 16.185 sono tossicodipendenti (27%) e 11.800 (19,83%) sono soggetti affetti da disturbi mentali e patologie del sistema nervoso. Sono 600 i soggetti detenuti per reati di mafia e 7.000 quelli detenuti per omicidi e grandi reati. Occorre infine ricordare che dei 59.523 detenuti, circa il 55% sono definitivi mentre il 45% sono persone in attesa di giudizio (presumibilmente innocenti fino a prova contraria secondo il nostro ordinamento). L’indulto che si vuole concedere, non riguarda reati come quelli di mafia, terrorismo, banda armata, strage, pedofilia, sequestro di persona, usura. Il testo completo è reperibile presso il sito della Camera dei Deputati: Disegno di legge. Ora le idee sono più chiare: conosciamo meglio il problema. Veniamo quindi alle possibili soluzioni. La tesi più sostenuta è la seguente: se il problema è il sovraffollamento, perché non utilizzare le carceri vuote che già esistono e non costruirne di nuove? Semplicemente perché le nuove carceri possono contenere una minima parte della popolazione carceraria in eccesso. Inoltre la costruzione di nuovi istituti di pena richiede anni. Infine, nuovi istituti di pena sono già previsti. Quindi non è questa la soluzione. Senza dimenticare i costi relativi sia alla costruzione dei nuovi istituti e sia alla retribuzione del nuovo personale che si rende necessario. Per capire l’esatta dimensione del problema, basta pensare che le 4 nuove carceri di Tempio Pausania, Cagliari, Oristano e Sassari permetteranno di ottenere 1.400 nuovi posti, a fronte di un investimento di circa 160 milioni di euro. Questi 1.400 posti non sono certo la soluzione ai circa 20.000 detenuti in eccesso. A partire dall’ultimo provvedimento di amnistia ed indulto del 1990, la popolazione carceraria ha avuto una crescita numerica costante:
  • 1990 - 29.113 reclusi
  • 1991 - 35.485 reclusi
  • 1998 - 47.811 reclusi
  • 1999 - 51.814 reclusi
  • 2000 - 53.165 reclusi
  • 2001 - 55.272 reclusi
  • 2003 - 56.250 reclusi
  • Oggi - 59.523 reclusi

Confrontando tali dati con quelli degli altri paesi si rileva che il sovraffollamento risulta più grave solo in Grecia, Ungheria, Cipro e Romania. Questi numeri dimostrano come la realizzazione di nuovi istituti di pena non sia la soluzione definitiva al problema. Ma allora, sono possibili delle misure alternative? Si, è possibile l’affidamento in prova al servizio sociale, la semilibertà, gli arresti domiciliari e la libertà vigilata. Nel 2001 ci sono stati 14.454 casi di affidamento in prova al servizio sociale, 1.835 casi di semilibertà, 7.476 casi di detenzione domiciliare e 873 casi di libertà vigilata. Altre strade percorribili sono la depenalizzazione dei reati minori e la riduzione delle persone detenute in attesa di giudizio. Alla luce di queste informazioni, mi sento meno tradito da chi ho votato. Ad ogni modo non si può ignorare la bocciatura dell’emendamento presentato da Antonio Di Pietro per escludere dall’indulto il reato di voto di scambio (art. 416 ter C.P.). La sostanza della faccenda si può sintetizzare in questi termini: l’indulto si rende necessario per evitare di violare la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (proclamata il 10 dicembre 1948 dall’Assemblea delle Nazioni Unite); l’indulto può essere concesso esclusivamente dietro delibera di 2/3 del Parlamento (quindi occorre ‘accordarsi’ con l’opposizione); l’indulto non può essere concesso mediante referendum. Se si vuole essere più netti: l’Italia attualmente viola la convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, quindi si rende necessario un provvedimento d’urgenza. Accettando gli emendamenti proposti, non si raggiungerebbe l’accordo dei 2/3 del Parlamento e non sarebbe possibile approvare questo provvedimento di urgenza. Ora che è finalmente chiaro ciò che sta accadendo, è inevitabile fare un’ultima riflessione: questo ‘accordo’ con l’opposizione sarà il primo di una lunga serie? Si creerà un precedente? A quanti altri ‘compromessi’ dovrà scendere l’attuale Governo? In Italia è sempre così: tra i vari mali occorre scegliere quello minore (che tradotto significa: votare una sinistra che convince pochissimo per evitare il male peggiore di una destra che non convince affatto). Qualcosa non funziona come dovrebbe a mio avviso…

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