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Mercoledì 4 Aprile 2007

Gli artisti scavalcano le case discografiche

Archiviato in: Musica, Diritto d'autore, P2P — Maurizio ( 06:27 )

Su Punto Informatico di ieri, veniva riportata l’intervista pubblicata su La Gazzetta del Pirata ad un artista italiano che ha pubblicato un suo album sotto la licenza Creative Commons. Lorenzo Monni - questo è il nome del musicista - ha utilizzato anche il canale P2P per pubblicizzare il suo album. Non si tratta di un caso isolato. Come già visto in un precedente post, sono sempre di più gli artisti che scavalcano le case discografiche e si gestiscono autonomamente grazie alla Rete. Non si tratta neanche di un fenomeno nuovo e i siti che consentono l’autopromozione cominciano a moltiplicarsi. Ecco alcuni link: Si tratta di un fenomeno inarrestabile ormai. Io lo ripeto, secondo me il futuro della musica sarà: niente più CD audio, niente più album. Ci saranno le singole tracce scaricabili in formato mp3 a prezzi decisamente più bassi. Gli artisti potranno scegliere di mettere gratuitamente online le tracce. Gli introiti potrebbero magari derivare dalla pubblicità. E i discografici? I produttori? Hmmm…Il vecchio modello di business non funziona più, temo.

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Venerdì 23 Marzo 2007

Mp3, P2P, MySpace, RIAA, SIAE, FIMI, Major: intanto la musica va da sola…

Archiviato in: Web, Musica, Internet, Diritto d'autore, Pirateria, P2P — Maurizio ( 07:37 )

E’ da parecchio tempo che avevo intenzione di scrivere un post sulla crisi del settore musicale, sul P2P, sulla pirateria, i CD, le case discografiche e via dicendo. Non lo avevo ancora scritto perché sono pignolo e stavo raccogliendo tutti i dati necessari. Però oggi ho appreso - leggendo Punto Informatico - della lettera inviata all’associazione dei consumatori Altroconsumo da Francesco Rutelli, l’attuale Ministro per i Beni e le Attività Culturali e non ho resistito. Leggendone il contenuto si resta perplessi. Ecco uno stralcio della lettera:
“La distorta pratica del file sharing, intesa come modalità per appropriarsi abusivamente di un’opera d’ingegno in violazione del diritto d’autore, deve essere sanzionata. Ed il fatto che essa assuma il carattere di illecito penale nei casi in cui si accompagni al ‘fine di lucro’ (che, peraltro, la Suprema Corte di Cassazione, con la nota sentenza 149/07, ha riconosciuto non corrispondere al solo risparmio della spesa di acquisto del CD) non deve scandalizzare”.
A quanto pare il Ministro Rutelli non è molto informato in merito all’attuale normativa che regola il diritto d’autore. Secondo la normativa vigente infatti, si configura reato penale anche per coloro che condividono senza contropartita economica, in quanto una recente modifica legislativa ha sosituito il termine ‘lucro’ con ‘profitto’. Si legge infatti sul sito della FIMI (Federazione dell’Industria Musicale Italiana) che
“Chi condivide senza una contropartita economica rimane soggetto ad una sanzione penale che è quella dell’art. 171, comma 1, lett. a-bis”.
Ma non è questo il punto sul quale mi volevo soffermare. Il punto interessante è evidenziato in questo passaggio (sempre tratto dalla lettera di Rutelli):
“Tali sono da considerare gli interessi degli autori e degli editori, per i quali il diritto d’autore costituisce la giusta remunerazione del proprio lavoro, l’opera d’ingegno.”.
E qui occorre fare chiarezza. Si è sempre detto che gli autori devono essere tutelati. Giusto, ma vediamo cosa accade in ambito musicale. Forse non tutti sanno che solo l’8% del prezzo di un CD musicale va all’autore. Il resto va alla distribuzione, ma Il grosso viene intascato dalla casa discografica. Per essere più concreti, su 25 euro che è il prezzo di un CD, solo 2 euro vanno all’artista. Da ciò si evince che anche i prezzi di iTunes store sono gonfiati, in quanto vengono meno i costi relativi alla distribuzione ed alla rivendita (infatti il tutto avviene in Rete). E’ per questo motivo che molti autori si stanno ribellando e si stanno ‘mettendo in proprio’. E’ per questo motivo che stanno nascendo iniziative come Antenna Alliance e Free Music Project. Un crescente numero di gruppi musicali, consente il libero scambio delle loro opere. Per scoprire quale mondo si stia materializzando in Rete, si può cominciare a navigare su siti come Archive.org o come Creative Commons (audio). Spesso gli artisti mettono in rete degli mp3 per farsi conoscere. Molti si appoggiano alla comunità di MySpace. Esplorando il mondo degli artisti indipendenti e delle etichette no-profit, si scopre un intero mondo di musica legalmente fruibile. Legalmente, in quanto sono gli stessi artisti che consentono la libera circolazione della loro musica. Il tutto scavalcando case discografiche, RIAA, SIAE, FIMI, major e chi più ne ha più ne metta. Infatti, a pensarci bene, se parliamo di opere di ingegno, cosa c’entrano le case discografiche? Lo scopo delle case discografiche era - in passato - quello di promuovere e diffondere la musica creata dagli artisti. Ora ciò non è più necessario, perché la tecnologia e la Rete hanno sconvolto completamente l’assetto del mondo discografico. Gli artisti incidono la loro musica, la promuovono e la distribuiscono in modo totalmente indipendente. L’atteggiamento delle case discografiche - e dei politici che tutelano i loro interessi - e’ completamente anacronistico. Una volta produrre un disco richiedeva un notevole impegno economico. Lo stesso discorso valeva per la promozione e la distribuzione. Poi la tecnologia - che opera come uno schiacciasassi che non guarda in faccia a nessuno - ha iniziato la trasformazione. Registrare un pezzo musicale è ormai alla portata di chiunque. Trasformarlo in mp3 è altrettanto semplice. Distribuirlo e pubblicizzarlo non è più un grosso problema. Il vecchio modello di business delle case discografiche è morto. Il bello è che loro non se ne sono accorte. Quanto prima prenderanno coscienza di ciò, tanto meglio sarà per loro. Queste profonde trasformazioni sono sotto gli occhi di tutti, lo dimostrano i successi di iTunes store et similia (nonostante la blindatura con il DRM). La Rete cambia tutta la logica del passato, i vecchi modelli di business non sono più validi e realistici. Infine vorrei tanto parlare di cultura. Le case discografiche infatti, non hanno mai incentivato lo sviluppo dell’arte e della cultura, in quanto hanno sempre promosso musica commerciale. Per essere più chiari: in passato, se eri un artista e volevi creare musica ’seria’ non avevi molte prospettive di vedere diffusa la tua musica. Questo perché i produttori delle case discografiche non avevano interesse alla diffusione della cultura. Il loro unico interesse era - ovviamente - di natura economica. I produttori perciò erano interessati alla promozione di musica meramente commerciale. I produttori decidevano che la tua musica non avrebbe avuto successo, perciò non la prendevano in considerazione tout court. La conseguenza di ciò è che la musica commerciale si diffondeva, a discapito della musica cosidetta seria. Quindi niente rock progressivo alla radio, tanto per essere espliciti, niente video musicali di gruppi underground, niente dischi di fusion, jazz-rock, etnica, blues, country, new-age, elettronica e via dicendo. Per dirla alla Battiato:
“…e sommersi soprattutto da immondizie musicali…sul ponte sventola bandiera bianca…”.
Tale musica non veniva diffusa come avrebbe meritato, restava relegata all’interno di nicchie di appassionati. Totalmente esclusa al grande pubblico. Di conseguenza, la richiesta era scarsa. Se tu non conosci un artista, è difficile che tu lo richieda nei negozi di musica no? E si chiude il cerchio. Quindi le case discografiche sono il veleno della cultura musicale. In pratica le case discografiche hanno affossato l’arte invece di incentivarla. Invece il P2P è uno strumento utile per diffondere la conoscenza. La condivisione permette l’interscambio delle conoscenze. La diffusione della cultura musicale. Chi è ministro della CULTURA, queste cose dovrebbe saperle. Chi è ministro della CULTURA, dovrebbe cercare di diffondere la cultura, non di affossarla. Un celebre negozio di dischi romano, ‘Disfunzioni Musicali’ ha abbassato la saracinesca per sempre. Il motivo? Non vende più dischi. Eppure mi ricordo anni fa, che quel negozio era un punto di incontro per gli appassionati di musica. Insomma, i mutamenti sono già in atto, solo le case discografiche e i brontocrati degli enti controllori (vedi la SIAE) non ne sono consapevoli. Pazienza. Continuassero a perseguire i ragazzini che scaricano mp3. Quando avranno ottenuto ciò che vogliono, ed il legislatore strizzerà l’occhietto con complicità - equiparando chi scarica mp3 al più temibile dei terroristi - beh, a quel punto si renderanno conto di avere un pugno di mosche in mano. Infatti nel frattempo la musica sarà andata avanti senza di loro.

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Lunedì 19 Marzo 2007

I negozi di CD musicali stanno chiudendo

Archiviato in: Musica, Diritto d'autore, Pirateria, P2P — Maurizio ( 07:31 )

Disfunzioni Musicali, il mitico negozio di dischi romano, abbassa la saracinesca per sempre. Stessa sorte tocca a Revolver. Motivo? Non si vendono più CD musicali. Sempre per rimanere in tema, un’ordinanza del Tribunale di Roma impone a Telecom Italia l’obbligo di fornire i nominativi degli indirizzi IP di 3.636 persone (dietro richiesta di una casa discografica tedesca) che avrebbero condiviso alcuni brani musicali tutelati da diritti. L’obbligo viene sancito dalla direttiva europea - recepita dall’Italia - ‘IP enforcement’. Insomma, il mercato dei CD musicali è in crisi per colpa del P2P. Beh, io dico una cosa: i discografici stanno distruggendo un intero settore, grazie alla loro ottusità. Il problema vero è che discografici e politici guadagnano troppo! Hanno un tenore di vita troppo alto, perciò la loro vita è completamente distaccata dalla realtà. Ecco perché non riescono a ’sentire’ certe problematiche. La tutela dei diritti d’autore non c’entra nulla: infatti solo l’8% del prezzo di copertina di un CD musicale va in tasca all’autore. Forse i discografici credono che i CD musicali vengano acquistati da notai, avvocati, commercialisti. Si, anche loro li acquistano, ma il grosso del mercato lo fanno i giovani (magari disoccupati eh?). Ora, il prezzo di un CD musicale è veramente insostenibile da un ragazzino appassionato di musica che riceve la ‘paghetta’ dai genitori. E’ davvero tanto difficile da capire? Cari discografici, vi state scavando la fossa da soli: la musica non viene più veicolata attraverso i canali di distribuzione classici. Noi stiamo vivendo un periodo di transizione. Ecco un esempio di come verrà distribuita la musica in un futuro davvero vicino: Free Music Project. Faccio una previsione: in futuro la musica verrà distribuita gratuitamente, gli autori scavalcheranno le case discografiche e i proventi verranno dalla pubblicità. Alcuni già lo stanno facendo. Che ne pensate?

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Mercoledì 7 Febbraio 2007

I vampiri e l’effetto boomerang

Archiviato in: Copyright, Diritto d'autore — Maurizio ( 14:00 )

Ecco due vicende di ‘vampirismo’ che attirano la mia attenzione: la lettera aperta scritta dal premio Nobel per la pace Mikhail Gorbaciov a Bill Gates e la multa di 4.740 euro comminata dalla SIAE al sito ‘pirata’. Ma rivediamo i fatti. Iniziamo con la questione Gorbaciov-Gates: Aleksandr Ponosov, direttore di una scuola in un villaggio degli Urali, rischia cinque anni di prigione ed il pagamento di una multa di 266 mila rubli (circa 8.000 euro) a causa di alcune copie illegali di Windows. Sembrerebbe che Ponosov abbia acquistato il software credendolo originale. Queste le parole tratte dalla lettera di Gorbaciov inviata alla Microsoft: “L’insegnante ha dedicato la sua vita all’educazione dei bambini e guadagna uno stipendio basso, incomparabile con quelli dei dipendenti della tua compagnia. Potrebbe finire nella prigione di una colonia penale siberiana. E poi la sua responsabilità neppure è certa”. Laconica la replica della Microsoft: “Il caso di mr. Posonov è un caso di crimine, e come tale è stato trattato dalle autorità russe”. La vicenda ha attirato l’attenzione pubblica e anche Vladimir Putin è intervenuto in difesa dell’insegnante. Epilogo della vicenda: le scuole russe della regione di Perm - stando alle affermazioni del ministro dell’educazione Nikolay Karpushin - smetteranno di comprare Windows e cominceranno ad utilizzare software freeware ed open source come Linux. In pratica Microsoft perde (in termini di immagine) e Linux acquista un pezzettino di terreno in più. Vediamo ora la seconda vicenda, la multa richiesta dalla SIAE al sito www.homolaicus.com: il sito web in questione, è - manco a dirlo - senza scopo di lucro, anzi, è un sito culturale e didattico. Di quale orrendo crimine si è macchiato il gestore del sito? Ha ospitato alcune fotografie che rappresentano opere d’arte di artisti viventi (o morti da meno di 70 anni) per 54 mesi. Ecco le parole di un solerte funzionario della SIAE: “Abbiamo rilevato all’interno del vostro interessante sito la riproduzione di opere dell’arte figurativa protette in base alla legge italiana sul diritto d’autore (Legge 22/4/1941, n. 633) in quanto create da artisti viventi o scomparsi da meno di 70 anni. Alcune di tali opere appartengono al repertorio delle arti visive affidato alla tutela della Siae e non risulta per il loro utilizzo sulla rete Internet essere stata richiesta alla nostra Società alcuna autorizzazione”. State attenti a fare fotografie ai quadri e ad inserirle nella vostra pagina web personale! I solerti tutori del diritto d’autore non perdonano! La reazione: petizione online da parte degli insegnanti ed interrogazione parlamentare firmata dal senatore dei Verdi Mauro Bulgarelli. Insomma, io non ne posso proprio più di sentire queste storie. Major che perseguono gli studenti che scaricano un mp3 dai circuiti P2P, case discografiche che ti piazzano il ‘DRM-trojan’ nel CD e ti impallano il computer, la SIAE che persegue i siti che ospitano foto di opere artistiche, il povero insegnante che rischia 5 anni di Gulag…basta! Il diritto d’autore una volta era valido 14 anni, poi è stato esteso sempre di più, oggi è valido fino a 70 anni dalla morte dell’autore. Ma chi stiamo tutelando? Basta, tutto ha un limite! Comunque, anche se sono furibondo, la mia osservazione finale è pacata: Microsoft ha perso a livello di immagine (e di qualche copia di Windows venduta in meno) e la SIAE ha causato una interrogazione parlamentare. Quindi, nessuno ha guadagnato da queste azioni persecutorie. Anzi, al contrario. Io ad ogni modo sono convinto che questi vampiri dovranno soccombere. I CD audio spariranno, fatevene una ragione. Così come sono spariti i floppy disk, i dischi di vinile e le videocassette. Spariranno anche i giornali cartacei e andranno tutti online. La musica sarà distribuita online (i ricavi si avranno magari dalla pubblicità). E’ la tecnologia. Fatevene una ragione in fretta o vi taglierete le gambe con le vostre mani.

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Mercoledì 31 Gennaio 2007

Ancora con questo DRM…

Archiviato in: Diritto d'autore, Pirateria — Maurizio ( 12:58 )

La commissione UE ritiene che il DRM sia indispensabile per evitare che la pirateria attacchi parte dei proventi derivanti dalla vendita online di contenuti creativi. Mi riservo di pronunciarmi in merito, in un successivo post. Io sono convinto che tale approccio non solo sia sbagliato, ma controproducente. Io credo che siano possibili forme alternative al classico schema di vendita online (come abbonamenti o forme di introiti pubblicitari).

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Mercoledì 17 Gennaio 2007

Alan Cox ed il brevetto del DRM

Archiviato in: Diritto d'autore, Open source — Maurizio ( 12:49 )

Sei un paladino dell’open source? Non riesci a sconfiggere il tuo nemico sostenitore del closed source? Combattilo usando le sue stesse armi…i brevetti! A questa sbalorditiva conclusione deve essere arrivato il geniale Alan Cox quando ha presentato una richiesta di brevetto nientemeno che del…DRM! E dire che lui ha sempre combattuto closed source e brevetti! Attenzione però: lo scopo sembrerebbe quello di acquisirne i diritti, per poter poi negare le licenze a chiunque voglia implementare algoritmi di tipo DRM. In Rete molti hanno espresso una certa perplessità riguardo la fattibilità di tale operazione. Non sono un esperto di diritto (anzi è una materia che ho sempre odiato) e anch’io ho le mie perplessità (sulla riuscita dell’operazione e sui brevetti software in generale), però…che dire, mi fido del mitico Alan! Se riesce, devo riconoscere che il piano è proprio diabolico… ;-)

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Radio, Internet e PERFORM

Archiviato in: Web, Musica, Diritto d'autore — Maurizio ( 12:28 )

E dalle! Sempre lì intorno girano. DRM, TPM, Broadcast flag…tutte tecnologie mascherate da innovazioni per la sicurezza e per la protezione dei diritti digitali, ma, in realtà, sistemi per limitare la libertà degli utenti. Sono anni che ci provano con il TPM (versione moderna del vecchio Palladium di Microsoft, tanto per capirci). Sembrava aperto uno spiraglio, con l’annuncio di EMI di eliminare il DRM dai suoi CD audio ed ecco che tocca alle radio che trasmettono in Rete. Delle radio in Rete e della possibilità - oggi legittima - di registrarne le trasmissioni in formato mp3 ne ho già parlato qui. Il punto è che ora i senatori americani ci riprovano con il PERFORM, una nuova legge per ‘blindare’ le trasmissioni delle radio su Internet. Già, altrimenti chiunque potrebbe registrarne i flussi in streaming, ottenendo dei perfetti file mp3. Eppure mi ricordo ancora quando si registravano le trasmissioni radio sulle musicassette! Chi se le ricorda? Questa nuova legge, se approvata, annullerebbe gli effetti dell’Audio Home Recording Act (il quale autorizza la copia delle trasmissioni radio per uso non commerciale).

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Martedì 28 Novembre 2006

P2P e Urbani: manifestazione a Milano per salvare eMule

Archiviato in: Musica, Diritto d'autore, Pirateria — Maurizio ( 12:36 )

Il 10 Dicembre a Milano tutti in piazza per aderire alla manifestazione promossa da ARET (Associazione Radicale Enzo Tortora) e da ScambioEtico per tentare di combattere la legge Urbani. Per chi fosse poco informato in materia, stiamo parlando di P2P o Peer to Peer o File Sharing. Si tratta di tutelare tutti quei sistemi, protocolli e tecnologie che permettono lo scambio di file tra utenti collegati in rete. Si, stiamo parlando dei vari eMule, BitTorrent, Winmx e via dicendo. Già, perché se occorre senza dubbio tutelare il diritto d’autore, è sicuramente ingiusto condannare il P2P tout court. Il file sharing infatti, è un potente mezzo di interscambio culturale, grazie al quale è possibile diffondere e far conoscere la cultura del proprio paese (non dimentichiamo che il P2P utilizza Internet che è la più grande rete di computer a livello mondiale). Non entro in merito alla legalità o meno di scaricare un mp3, in quanto come ho già scritto come la penso su tale argomento in un mio precedente post. Ad ogni modo mi è piaciuta molto la frase che ho letto nel manifesto dell’associazione ScambioEtico e quindi la ripropongo qui: “Visto che ci chiamano Pirati ci identifichiamo con quelli della Malesia descritti da Emilio Salgari, così come essi combatterono per liberare un popolo dal giogo e sopruso degli Inglesi, noi combattiamo per liberare la cultura, saperi e conoscenza dalla schiavitù di una ormai obsoleta normativa mondiale sul diritto d’autore, completamente stravolta dal principio sano che a suo tempo l’aveva ispirata”. E’ una frase stupenda a mio avviso. Concordo pienamente: la conoscenza è potere, non è giusto limitarla per tutelare i diritti di pochi a danno di molti. E’ un concetto tipico della cultura hacker: “Information wants to be free”, l’informazione deve essere libera (se ci si pensa, anche i giornalisti possono essere considerati degli hacker, infatti con il loro lavoro tutelano il diritto all’informazione). La manifestazione del 10 Dicembre è il primo sintomo di un malessere del popolo della rete nei confronti dei vari legacci normativi che tentano da tempo di ‘regolamentare’ la rete. Tali tentativi non tengono conto dell’intrinseca natura anarchica di Internet: non è pensabile creare una normativa nazionale che possa regolamentare ciò che non può essere regolamentato a livello internazionale. Ovviamente stiamo parlando dell’Italia, cioe’ di un paese libero e democratico, perchè come sappiamo in alcuni paesi come la Cina o l’Iran esiste ancora la censura purtroppo (anche se il potere del capitalismo sta facendo vacillare anche loro, in quanto colossi come Google o Microsoft stanno facendo finalmente marcia indietro in quei paesi). Questa notizia è stata tratta da Punto Informatico, la famosa testata online. Puoi leggere l’intero articolo qui.

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